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Dei delitti e dei Le Pen

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La Stampa
09 04 2015

Sollevando lo sguardo Oltralpe, potete godervi lo spettacolo distruttivo ma anche istruttivo di un padre e di un figlia che si azzannano intorno alla propria creatura. Marine Le Pen ha ereditato dal padre Jean-Marie un partito fascista impresentabile e lo ha trasformato in una piattaforma di risentimenti che potrebbe issarla alla presidenza della Repubblica, a patto di depurarlo da elementi urticanti per la maggioranza dei francesi, quali l’antisemitismo. Ma come reagisce il capofamiglia? Anziché gioire per la figlia, e goderne in disparte il trionfo sentendolo anche un po’ suo, si scaglia contro il sangue del suo sangue in un crescendo shakespeariano, riesumando opinioni impronunciabili sulle camere a gas naziste pur di scassare il giocattolo che aveva regalato a Marine. E lei? Lungi dal sopportare le paturnie dell’avo e manifestare quantomeno un po’ di riconoscenza filiale, gli si scaglia addosso senza pietà, arrivando a minacciare di espellerlo dal movimento da lui creato.

Vista da qui, la faida di monsieur e madame Le Pen appare un fenomeno incomprensibile. Il parricidio sta alla base di tante civiltà europee. Non della nostra, però. Gli italiani, scriveva il poeta Umberto Saba, non sono parricidi ma fratricidi: per informazioni rivolgersi a Romolo e Remo. Lungi dal pensare di ucciderlo, essi desiderano darsi al padre per avere da lui il permesso di uccidere gli altri fratelli. Renzi rappresenta un’eccezione, ma solo perché i suoi babbi politici si erano già uccisi tutti fra loro (e i pochi sopravvissuti continuano a farlo).

Massimo Gramellini

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