DONNE IN STRADA A SCUOLA DI NON VIOLENZA

di Paola Zaretti*
3 maggio 2011

Donne in Strada, un evento che ha raccolto otto incontri svoltisi a Padova, in strada, dall'11 settembre al 30 ottobre 2010 sui temi della Guerra, della Prostituzione, dell'Infanticidio, della Paternità, del Lavoro del Suicidio, dell'Amore - è nato come un esperimento per volontà di Oikos-bios (Centro Filosofico di Psicanalisi di Genere Antiviolenza).
Si è trattato di un esperimento decisamente inedito e originale lungo il quale abbiamo voluto dislocare, seminare, lasciar tracce, impronte e memoria dei brani più struggenti e più significativi tratti da opere di donne illustri e di uomini sensibili alle tematiche di genere nella speranza che il moltiplicarsi della loro visibilità e fruibilità in differenti contesti, facciano della passione di Oikos del dentro e fuori, di questo nostro andirivieni dalla strada all'istituzione e ritorno, un'opportunità per abbandonare al loro destino vecchie dicotomie declassate ed escludenti, in favore di un paziente lavoro di ri-tessitura di connessioni fra personale e politico, fra pubblico e privato.

Certo è che non avremmo mai dato inizio a questo esperimento inedito e originale se non avessimo riconosciuto nel pensiero di Arendt qualcosa di intimamente nostro, qualcosa che nel profondo ci appartiene. Se non pensassimo, con lei, che

"l'umanità non si raggiunge mai in solitudine, né rendendo pubblica la propria opera" ma solo esponendo "la propria persona al rischio della sfera pubblica".

Se non fossimo d'accordo con lei sul fatto che:

"il significato più profondo del compiere un atto o del pronunciare delle parole in pubblico è indipendente dalla vittoria e dalla sconfitta e deve rimanere immune dall'esito finale, nonché dalle conseguenze buone o cattive".

Se non sapessimo - per averlo sperimentato sulla nostra pelle - quel che Rosa Luxemburg sapeva :

"Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene".

Se non fossimo persuase, come lo era Carlo Michelstaedter, che

"il coraggio non  vuole la prudenza ma l'atto".

Se - come Soren Kierkegaard - non avessimo compreso che

"Il silenzio è la seduzione del diavolo e più si tace più il demonio diventa terribile".

Se non sapessimo che

"pensare è un atto eroico" - come scriveva Simone Weil - per i rischi che il pensiero comporta.

Benché la parola "etica" - usata e abusata -  non sia nelle nostre corde, convinte come siamo che andando di questo passo, fra un po' parleremo, di stupri etici, anziché di stupri etnici, tuttavia il senso Etico, Sociale e Politico di Donne in strada è condensato in queste e in altre parole da noi pronunciate come se ci appartenessero da sempre e non ci fosse alcun bisogno di aggiungerne di nostre, in sovrappiù, con la nostra stupida firma, spinte da quel delirio di Narciso che porta tanto spesso a mettere il proprio nome, pur di farlo, su libri da rottamare.

Tutto, o quasi tutto è già stato detto. Tutto o quasi tutto è già stato scritto e noi post-moderni solo rarissimamente riusciamo a essere qualcosa di più che dei brillanti o pessimi ripetitori, che dei mediocri o brillanti commentatori e quando non si è all'altezza neppure di questo, beh!, allora tacere è pudore.

Oltre a tante parole di donne, sono state offerte, attraverso questa pubblica lettura, anche i pensieri e le parole di un uomo deciso a denunciare i danni che il sistema patriarcale ha prodotto su di lui. Un uomo che parla della miseria del maschile, che vuole rompere con la storia del maschile affermando la sua differenza rispetto ai modelli di costruzione della virilità, convinto - come noi - che non sia in alcun modo possibile "costruire una politica di trasformazione che non si misuri con una critica dei modelli di mascolinità" (Ciccone) e che sia dunque politicamente e culturalmente necessario "agire un conflitto esplicito all'interno del maschile" (Ciccone), se si vuole evitare che certe spinte trasformative precipitino e vengano miseramente ridotte a palliativi, a forme "emendative" e "subalterne".

Di queste forme subalterne ed emendative ci narrano la maggior parte delle iniziative istituzionali e associative che si vanno moltiplicando in questi ultimi tempi sul tema della violenza in diverse città.
Pare davvero di essere tornati indietro di quasi mezzo secolo, pare davvero, dalla riproposizione di discorsi vecchi e scontati, che quarant'anni di storia siano stati inghiottiti nel nulla e che sia necessario ricominciare tutto da capo.
Inutile ribadire che queste forme emendative e subalterne sono fiale di valium propinate al pubblico, false risposte a problemi veri, o da parte di chi, in buona fede, non ha ancora compreso a fondo quel che:

"Non si esce da un pensiero semplicemente pensando di uscirne, almeno finché quel pensiero dell'uscita si struttura sulle medesime categorie del pensiero dal quale si vuole uscire" (Cavarero)

o da coloro che, invece, in malafede, distribuiscono, nei loro discorsi pubblici, il sedativo della legalità facendo stalking nei luoghi di lavoro, eliminando le donne-madri dai posti di lavoro precedenti e magari - chi lo sa? - picchiando in casa mogli e/o stuprando figlie e figli.

Ciò di cui c'è bisogno, per cambiare realmente le cose, è dunque una posizione soggettiva di radicale "estraneità" all'ordinamento simbolico generatore di quel sistema di pensiero. Ma come Arendt ci ricorda, questo non basta: per raggiungere l'umanità occorre  rappresentare quell'inizio di qualcosa, quella "natalità" di cui la stessa Hannah, citando Agostino, ci parla: "Initium ergo ut esset, creatus est homo, ante quem nullus fuit".
Donne in strada ha voluto essere questo inizio per

"interrompere ciò che è comunemente accettato e irrompere nello straordinario, dove non trova più applicazione ciò che è vero nella vita comune e quotidiana". (Arendt)

Dall'Evento è nata una riduzione teatrale presentata a Padova presso il Centro Culturale S. Gaetano il 26 Marzo 2011 e recentemente pubblicata.

 *Oikos-Bios

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