Quei migranti, rifugiati e richiedenti asilo abbandonati lungo la “rotta dei Balcani”

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Persone e dignità
07 07 2015

E’ meno conosciuta della “rotta del Mediterraneo” su cui si concentrano politiche, allarmi e accoglienza. Ma è altrettanto pericolosa anche se meno mortale e, soprattutto, si avvia ad essere la più percorsa da migranti, richiedenti asilo e rifugiati che cercano di entrare nell’Unione europea: 21.000 persone nel 2014, saranno molte di più alla fine di quest’anno.

La “rotta dei Balcani”, che inizia dalla frontiera marittima tra Turchia e Grecia e porta migranti, richiedenti asilo e rifugiati lungo Macedonia e Serbia fino in Ungheria, è al centro di un nuovo rapporto di Amnesty International. Vi si legge di violenze ed estorsioni ad opera di autorità di frontiera e bande criminali, di persone abbandonate a sé stesse in un limbo giuridico incerto, arrestate, rimpallate e respinte da una frontiera all’altra.

Per un’Unione europea che al posto della condivisione delle responsabilità e della solidarietà preferisce ancora delegare l’onere dell’accoglienza agli Stati membri della frontiera marittima e ai loro vicini, Serbia e Macedonia sono i luoghi perfetti dove lasciare migliaia di persone che nessuno vuole.

Serbia e Macedonia, che non fanno parte dell’Unione europea ma subiscono le conseguenze del fallimento delle politiche europee in tema d’immigrazione e asilo, si regolano ricorrendo a pratiche illegali. E, al termine della “rotta balcanica” c’è uno stato membro dell’Unione europea, l’Ungheria, intenzionato a trasformare la retorica xenofoba in fatti concreti.

A partire dal marzo 2015, il primo ministro e il ministro degli Esteri dell’Ungheria hanno intensificato la retorica anti-immigrati, minacciando anche l’introduzione di una legge che consentirebbe l’immediato arresto e respingimento di migranti irregolari e la costruzione di una barriera per impedire l’ingresso a migranti, richiedenti asilo e rifugiati provenienti dalla Serbia.

Il 30 giugno, il parlamento di Budapest ha autorizzato il governo a disporre una lista di stati di transito “sicuri”, dove i rifugiati potrebbero chiedere asilo prima di entrare in Ungheria; è probabile che di questa lista farà parte la Serbia.

Ma torniamo all’inizio della “rotta dei Balcani”.

Coloro che approdano sulle isole greche, bambini compresi, vanno incontro a condizioni di accoglienza drammatiche. Per non dover rimanere in Grecia ad affrontare un’estenuante procedura d’asilo, la maggior parte di loro arriva ad Atene per poi varcare i confini con la Macedonia e cercare di raggiungere altri stati membri dell’Unione europea.

Molti rifugiati e migranti vengono arbitrariamente arrestati alla frontiera tra Grecia e Macedonia e a quella tra Macedonia e Serbia. Centinaia di loro trascorrono lunghi periodi di detenzione nel Centro di accoglienza per stranieri della Macedonia (conosciuto come Gazi Baba), senza alcuna salvaguardia legale o possibilità di chiedere asilo. Molti sono trattenuti illegalmente per mesi, in condizioni inumane e degradanti, cosicché possano comparire come testimoni nei procedimenti delle autorità giudiziarie macedoni contro i trafficanti.

Quanto alla Serbia, il numero delle persone fermate lungo il confine con l’Ungheria è passato da 2370 nel 2010 a 60.602, con un aumento di oltre il 2500 per cento. Migranti, richiedenti asilo e rifugiati hanno denunciato di essere stati presi a schiaffi, pugni, calci e manganellate dalla polizia di frontiera serba.

Chi cerca di chiedere asilo in Serbia o in Macedonia va incontro a grandi ostacoli. Nel 2014, solo 10 richiedenti asilo hanno ottenuto lo status di rifugiato in Macedonia e solo uno in Serbia.

Per questo, si cerca di proseguire verso l’Ungheria, dove le cose non vanno meglio. Nel 2014, l’Ungheria ha concesso asilo solo a 240 persone, una piccola parte di coloro che avevano presentato domanda.

Le persone fermate per ingresso irregolare in Ungheria vengono regolarmente detenute, spesso in condizioni degradanti e di sovraffollamento, o sottoposte a maltrattamenti da parte delle forze di polizia. Chi non intende chiedere asilo in Ungheria, ad esempio perché vuole provare a presentare la domanda in altri paesi dell’Unione europea, viene di solito espulso verso la Serbia e da qui, in alcuni casi, ulteriormente mandato indietro verso la Macedonia.

Il rapporto di Amnesty International contiene una serie di raccomandazioni per ridurre la pressione sugli stati, causata dall’assenza di politiche europee in grado di soddisfare le necessità di una maggiore solidarietà globale in risposta alla sempre più grave crisi del rifugiati e di una maggiore solidarietà interna tra gli stati membri, che attualmente condividono in modo iniquo la responsabilità dell’accoglienza dei richiedenti asilo.

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