Cambogia, 11 esponenti dell'opposizione condannati dopo un processo irregolare

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Le persone e la dignità - Corriere della Sera
24 07 2015

Il 21 luglio, al termine di un processo-lampo viziato da numerose irregolarità, 11 attivisti del Partito nazionale del riscatto cambogiano (Pnrc) di Sam Rainsy hanno ricevuto condanne da sette a 20 anni di carcere per “insurrezione”.

I fatti che hanno dato vita al processo risalgono al 15 luglio 2014. Quel giorno, il Prnc aveva convocato una manifestazione di protesta nel Parco della libertà, al centro della capitale Phnom Penh, nel primo anniversario delle elezioni del 2013, il cui esito era stato contestato dall’opposizione. La manifestazione era diventata violenta dopo l’intervento di reparti della polizia antisommossa.

Il processo-lampo di due giorni fa si è svolto alla presenza di un solo avvocato difensore, dopo che gli altri avevano boicottato l’udienza per protestare contro le procedure sommarie che la corte aveva deciso di adottare. La pubblica accusa non ha presentato alcuna prova relativa alla presunta “insurrezione”. La camera di consiglio è durata 15 minuti.

Insomma, tutto fa pensare a un verdetto già deciso, che rischia di peggiorare le relazioni tra governo e opposizione e di rendere la “cultura del dialogo” promossa da Hun Sen, l’uomo forte del paese, nient’altro che una vuota formula.

All’indomani del verdetto, Amnesty International ha chiesto l’annullamento delle condanne e un nuovo processo, basato su procedure eque. L’organizzazione per i diritti umani ha anche sollecitato la comunità internazionale a guardare con maggiore attenzione a ciò che accade in Cambogia, dove la settimana scorsa il parlamento ha approvato una legge repressiva nei confronti delle organizzazioni non governative.

Riccardo Noury

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