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ANDREOLI E GLI UOMINI SENZA FRENI

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di Flavia Amabile, La Stampa
5 febbraio 2012
 
Dopo il delitto di #Brescia frutto di una persona lucida non di un matto in preda ad un raptus, dice lo psichiatra.

Vittorino Andreoli, psichiatra, una vita trascorsa ad analizzare i meandri della mente nei crimini più efferati, che cos’è successo stavolta in questo delitto di Brescia?
«Ci troviamo di fronte ad una famiglia molto complicata, in una situazione in cui gli equilibri erano molto fragili. Il personaggio principale è la gelosia».

Personaggio?
«Sì, è il termine giusto per indicare chi o che cosa ha svolto il ruolo chiave in questa vicenda».

La gelosia, quindi.
«Si pensava che la razionalità permettesse di dominare questo sentimento, invece non è così. Ed è sempre più evidente che non è così. Queste famiglie complesse sono il frutto della società moderna, ci sono separazioni, figli nuovi: sono situazioni sopportabili se esiste tra le persone un legame razionale. Se invece esistono sentimenti di gelosia o frustrazione non fanno altro che aumentare».

Le famiglie allargate possono essere anche uno straordinario elemento di ricchezza. Perché condannarle?
«No, nessuna condanna. I nuovi matrimoni vanno rispettati e sono il risultato della società moderna danno luogo a situazioni ricchissime ma sono anche armi nelle mani di alcune persone che possono non essere in grado di controllarsi e di fare stragi».

Com’è accaduto a Brescia. Le famiglie allargate però sono composte da uomini e donne ma le vittime sono sempre donne.
«E’ la verità. Ne ho seguiti tanti di casi del genere, alla fine le vittime sono sempre le donne».

Perché?
«Perché in caso di separazione le donne sono più capaci di mostrare il buonsenso necessario, sanno dominare il senso di sconfitta che si prova in questi casi. Sono concrete, si occupano dei figli o, se non ne hanno, hanno sempre e comunque un padre o una madre a cui pensare, sono essere dotati di una concezione sociale della vita».

E gli uomini?
«Negli uomini viene fuori il cacciatore, l’eroe greco, quello che non si rassegna ad essere sconfitto e che combatte comunque».

Ma perché ammazzare persone che non hanno nulla a che vedere con la persona di cui si è gelosi?
«In questo caso ha prevalso la distruttività, la voglia di distruggere l’intero mondo in cui si è vissuti. In genere, infatti, alla fine chi fa questo poi cancella anche sé stesso».

Qualcuno ancora lo chiama amore.
«Niente a che vedere con l’amore. E’ gelosia degenerata in malattia e poi delirio».

Qualcuno parla anche di raptus.
«Nessun raptus, nessun gesto di follia. Il raptus è un evento automatico, dura qualche secondo senza che ci si renda conto di quello che sta accadendo. Qui ci troviamo di fronte ad un atto meditato, voluto, deciso e messo in atto».

In questa storia ci sono anche dei figli sopravvissuti. Come potranno difendersi da un simile peso?
«Per loro è un vero disastro. Si sentiranno vittime e porteranno sempre dentro di loro questo dramma senza riuscire a elaborare il lutto. Purtroppo anche se venissero da me a chiedermi aiuto, probabilmente non saprei come farli venire fuori».

Alla fine il padre è riuscito a distruggere anche loro nella voglia di cancellare il suo mondo?
«Sì, sono vittime della stessa strage. Invece di essere morti sono feriti, ma la loro ferita non si potrà mai cancellare».

Ultima modifica il Martedì, 06 Marzo 2012 10:09
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