Manuale di felicità per sole donne

La stampa.it
13/10/2009   
 
Rispondete a queste cinque domande e riflettete. Il consiglio:
"Per cambiare vita bisogna accettarsi"
FRANCESCA PACI
LONDRA
Non è facile essere donna di questi tempi. Chi ha figli passa la vita a domandarsi quanto pesino le occasioni perse interrogando magari libri d’auto-aiuto come quello di Bria Simpson The Balanced Mom, la madre equilibrata. Chi non ne ha cerca conforto nella celebre autodifesa dell’attrice Cameron Diaz, paladina della categoria, senza però riuscire mai davvero a emanciparsi dall’inesorabile tic tac dell’orologio biologico in scadenza o già scaduto. Alcune sono ossessionate dalla bilancia, altre dalle rughe, dalla pulizia della casa, dallo shopping compulsivo a prova d’armadio.

Il brand
«Il nostro brand di femminismo è diverso da quello del passato» sostiene la giornalista inglese Ellie Levenson, autrice del saggio The Noughtie Girl’s Guide to Feminism, una guida al femminismo senza ideologie. Il problema è quanto. Perché sarà pur vero che, come argomenta la Levenson, anche Barbie oggi può essere una suffragetta: ma era questo l’obiettivo? Secondo una ricerca dell’università della Pennsylvanis intitolata The Paradox Of Declining Female Happiness, le donne degli anni 70 erano assai più felici dei compagni maschi, un primato che il nuovo millennio ha completamente capovolto. «Siamo la generazione che ha ottenuto tutto per scoprire che il prezzo pagato non valeva la vittoria» osserva l’esperta di costume del Daily Mail Sarah Hughes. Gli studi confermano che la donna moderna è una specie di catalizzatore di risentimento, sommersa di lavoro, sottopagata, eternamente stressata. L’immagine solare di Julia Roberts sul set del film Eat, Pray, Love che, interpretando l’omonimo bestseller di Elisabeth Gilbert, porterà sul grande schermo nel 2011 la ricetta della felicità - buon cibo, gran sesso, un po’ d’approfondimento spirituale - non basta a colmare il gap. A meno d’essere belle, giovani, ricche, e restarlo per sempre. Non tutto però è perduto, garantisce Marcus Buckingham, il ricercatore della Gallup che ha posto a migliaia di madri, mogli, figlie, cinque domande su cosa le facesse star bene e ha analizzato i dati nel volume Find Your Strongest Life. La risposta è alla portata di molte: le donne felici sono quelle che hanno deciso di esserlo nonostante le varianti salario, prole, carriera. Un’esercito di ottimiste a cui le case editrici non offrono contratti milionari per scrivere un libro.

Il segreto
Il segreto è accettarsi senza riserve ignorando i modelli ideali cui la società contemporanea chiederebbe di conformarsi, più magre, più alla moda, più realizzate, più mamme, più cuoche. Meglio meno, talvolta, per essere wow. E’ il tramonto del femminismo, come sostengono alcuni conservatori americani? Niente affatto, replica Buckingham, la realizzazione dei sogni non c’entra. «Il problema è stare a proprio agio nella propria pelle - spiega -. Le donne felici hanno compreso che la perfezione non è realizzabile se non per brevi momenti da godere fino in fondo e, se lo fosse, non garantirebbe la pienezza della vita». Nel suo album ci sono mamme, imprenditrici che hanno mandato in frantumi il tetto di cristallo, single: «La cosa più frustrante per un ricercatore di modelli è che le donne felici son tutte diverse».

Equilibrio è stabilità
Imparare ad amare la strada intrapresa per percorrerla meglio, che sia la famiglia, il lavoro, il volontariato, crescere un figlio o girare il mondo in business class circondate da uomini manager. Una lezione semplice e difficilissima, ammette Mila Palma, psicoterapeuta italiana a Londra da molti anni: «Non so se le donne siano più infelici degli uomini, di certo, a giudicare dal genere dei miei pazienti, ne parlano di più. A tormentarle, di solito, è il tempo che passa e ricorda i traguardi non raggiunti nell’ambito personale o in quello professionale». La vita come avrebbe dovuto essere anzichè com’è. Rispondere alle cinque domande sul senso della felicità è un gioco, ma non conviene barare al solitario. Se l’esito è positivo chiamatelo poi femminismo, postfemminismo, carpe diem: beata chi ne possiede la chiave. www.lastampa.it/paci

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200910articoli/48220girata.asp
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