IL GOVERNO PREPARA LA STRETTA SU INTERNET E MANIFESTAZIONI

la stampa.it
16/12/2009  


AGGRESSIONE A BERLUSCONI - GIRO DI VITE IN ARRIVO

Nuove norme in Consiglio dei ministri,
in arrivo filtri e multe ai gestori dei siti.
Altolà ai cortei tra gruppi contrapposti


ROMA
Misure «più adeguate», per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di «svolgere tranquillamente la propria azione», ma anche per porre fine a quella che è una «vera e propria istigazione a delinquere» attraverso Internet. Due giorni dopo l’aggressione a Berlusconi, il governo si appresta ad approvare un provvedimento che regoli le manifestazioni di piazza, con l’obiettivo di impedire che schieramenti contrapposti possano trovarsi a stretto contatto, e che limiti la nascita di gruppi e siti sulla rete che possano istigare alla violenza.

Un percorso tutt’altro che semplice, soprattutto per quanto riguarda internet, con il rischio di andare ad incidere pesantemente sui diritti personali e sulla privacy dei cittadini. La maggioranza, ha spiegato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, proporrà già domani al Consiglio dei ministri le misure, che saranno contenute, vista «l’urgenza», in un decreto legge. «Si tratta di misure delicate - ha ammesso lo stesso ministro - che riguardano terreni come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti e pubblici». Ma nonostante ciò, è necessario «trovare un punto di equilibrio» che garantisca tutti. E se il ministro alla Camera aveva parlato di interventi per «oscurare» siti e gruppi inneggianti alla violenza, al Senato ha modificato il tiro, parlando della necessità di «colpire i messaggi violenti» e fermo restando il bisogno di «non coinvolgere la generalità degli utenti del social network che usano la rete per fini assolutamente leciti».

Il ministro intanto ha incassato la collaborazione di Facebook, che dal quartier generale di Palo Alto è intervenuta per rimuovere i gruppi più violenti. Ma lo stesso social network ha subito sottolineato che Facebook rimane un luogo aperto, dove 350 milioni di utenti «possono discutere e condividere tutto ciò che è ritenuto importante». E dunque «il fatto che alcuni tipi di commenti e contenuti possano infastidire, come per esempio le critiche alle politiche del governo e alle ideologie politiche, non è una ragione sufficiente per rimuovere una discussione». Insomma, difficilmente dagli Usa interverranno in futuro, se non in casi particolarmente gravi. Parole che nelle riunioni tra i tecnici che si sono tenute oggi al Viminale, sono state vagliate attentamente, così come sono state messe sul tavolo tutte le difficoltà tecniche di un intervento sulla rete. Alla fine, secondo quanto si apprende, il provvedimento che arriverà al Cdm dovrebbe prevedere la possibilità di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri.

La misura più importante, però, sarà l’attribuzione all’autorità giudiziaria del compito di adottare provvedimenti cautelari verso quei siti, gruppi o blog in cui si ravvisa l’istigazione a delinquere o l’apologia di reato. Provvedimenti che, se non rispettati, farebbero scattare una sanzione penale. Resta il problema dei siti registrati all’estero, sui quali è impossibile intervenire se non tramite rogatoria, che richiede tempi lunghi e lascia ai paesi ospitanti la decisione finale sull’eventuale rimozione. «Stiamo studiando una norma - ha detto Maroni al Senato - che dia potere effettivo alla magistratura, che credo sia l’organo più competente per decidere non se ci sono semplicemente dei messaggi violenti, ma dei messaggi che integrano dei veri e propri reati, per interromperne la commissione».

Quanto alle manifestazioni, il decreto modificherà la norma che ne regola lo svolgimento. Oggi la legge prevede che cortei e sit in contrapposti non possano tenersi negli stessi luoghi solo nei 30 giorni antecedenti le elezioni politiche e una pena che va da 1 a 3 anni per chi viola le disposizioni. Il provvedimento che giovedì sarà in consiglio dei ministri, sottolineano fonti informate, estenderà il divieto a tutto l’anno e innalzerà le pene da 2 a 4 anni. Alla Camera il ministro Maroni ha detto che l’intento del governo è quello di verificare la possibilità di estendere le norme contro la violenza negli stadi anche alle manifestazioni pubbliche: in sostanza si punta ad arrivare ad una sorta di protocollo che fissi regole certe e non modificabili. E che responsabilizzi maggiormente gli organizzatori di cortei e manifestazioni, così come è avvenuto per le società sportive con gli steward.


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200912articoli/50435girata.asp

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook