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La Denuncia

di Alfred Breitman

"Quando un Rom finisce in galera in Italia, è l'inizio di una terribile lotta per la sopravvivenza". L'ha affermato alcuni mesi fa Florin Caldararu, Rom romeno che ha trascorso dieci mesi dietro le sbarre dopo aver subito una condanna per furto. "Noi Rom di solito siamo disposti a patteggiare anche quando siamo innocenti, pur di restare in libertà, perché il carcere per la nostra gente quasi una condanna a morte. Lo stesso razzismo che ci colpisce nelle città italiane è presente in prigione, dove siamo regolarmente insultati, maltrattati, tormentati, picchiati. I Rom che sono usciti di prigione sono quasi sempre pieni di cicatrici sulle braccia o sul petto. Ci feriamo da soli per richiamare l'attenzione delle guardie e sottrarci alle aggressioni". Stamattina il 32enne P.G., Rom sloveno, si è impiccato nelle docce del carcere della Dozza, a Bologna.

SE QUESTA E' LIBERTA'

  • Mar 27, 2010
  • Da
di Monica Pepe

Giovedì sera a Roma ho raggiunto una delle piazze che trasmettevano la puntata di Anno Zero. Non capisco perché come cittadina debba essere costretta, se voglio dare il mio contributo per la difesa della libertà d’informazione e della democrazia, ad assistere ad un intervento ignobile, sessista e omofobo come quello di Daniele Luttazzi. Ha paragonato l’Italia sottomessa al dispotismo politico di Berlusconi ad una donna che viene sodomizzata dal compagno, descrivendone con cura le fasi della penetrazione.

18 luglio 2012

La famiglia intesa come formazione sociale, secondo l'articolo 2 della Costituzione, e non come famiglia fondata sul matrimonio. E' questo il concetto che sta alla base della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Pm di Bologna Maria Gabriella Tavano al gup Bruno Perla durante un processo con rito abbreviato a carico di un carabiniere imputato di omicidio volontario nei confronti della convivente.
di Marco Gasperetti, Corriere della Sera
21 marzo 2012

Un articolo di un regolamento comunale, uno dei tanti. Tre righe appena, quasi invisibili. Eppure destinate a sconquassare la relativa calma del Pd (e della sinistra) fiorentina. E suscitare polemiche tra le donne del partito, soprattutto tra quelle approdate al Pd dai Ds e da altre forze laiche e socialiste. Insomma, quelle iscritte al partito che hanno combattuto per l’approvazione prima e la difesa poi della legge 194 sull’aborto.

di Silenzio assordante, Radio Onda Rossa
12 gennaio 2012

Nadia è una ragazza di 19 anni che è detenuta da due mesi nel Cie di Ponte Galeria, il lager alle porte di Roma in cui lo stato italiano rinchiude le persone immigrate senza il permesso di soggiorno.
Ma Nadia in realtà non è "propriamente" un'immigrata: è un'italiana che vive sotto il ricatto del permesso di soggiorno. Lo stato la considera una straniera, da rinchiudere ed espellere, perché è nata in Italia da genitori marocchini. Una doppia violenza, che si aggiunge a quella patriarcale subita all'interno delle mura domestiche.
Nadia e sua sorella, infatti, avevano denunciato il padre per violenza. E dal carcere il padre le ha “espunte” entrambe, per vendetta, dal rinnovo del permesso di soggiorno.

STORIA DI VALENTINA

  • Gen 03, 2012
  • Da
di Loredana Lipperini, Lipperatura
3 gennaio 2012

Questa è una testimonianza che mi è giunta via mail (loredana.lipperini at gmail.com). E’ una delle molte storie, piccole e grandi, che aiutano a comporre l’immagine di quel che avviene in Italia negli ultimi anni. Grazie a chi me l’ha inviata, e a chi la commenterà nel rispetto di chi l’ha scritta.

Sera di san Valentino. Particolare insulso, ma proprio quella sera mi capita di fare l’amore ben protetta e capita anche che la protezione ceda. Un preservativo rotto. A chi non è mai capitato?
Cerco di non farmi prendere dal panico, penso: domani vado al consultorio più vicino e mi faccio prescrivere la pillola del giorno dopo. Così la mattina cerco su internet quello più vicino a casa mia.
di Laura Eduati, Gli Altri
7 ottobre 2011

Il blog di una ragazza racconta il clima sadico nella casa di accoglienza di Torre Spaccata quando era gestita dalla cooperativa Virtus. Finita in un'altra struttura per donne maltrattate, riceve comunque poco aiuto. Così, insieme alla giornalista che sta seguendo la sua storia, crea un'inchiesta a puntate. Con una redazione mobile, composta dalle donne che con lei vogliono denunciare la Virtus e che, per colpa della mancata assistenza, vagano da un dormitorio all'altro di Roma. Con una paura: venire scoperte dagli uomini che le hanno picchiate.
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da Ufficio Stampa USB
5 settembre 2011

RECAPITATI CUSCINI FUNEBRI A POLVERINI ED ALEMANNO


Continua la protesta a lutto delle educatrici degli asili nido romani. Questa mattina, alle 10.30 sono stati inviati due  cuscini funebri rispettivamente al Sindaco di Roma Alemanno e alla Presidente della Regione Lazio Polverini per denunciare la scomparsa  dei nidi pubblici.
Gli “omaggi” floreali recano ironicamente la scritta: “LE EDUCATRICI AFFRANTE PER LA SCOMPARSA DEI NIDI EDUCATIVI PUBBLICI” (in allegato foto della protesta).
da Noi non siamo complici

Qui potete leggere le motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti di Vittorio Addesso, che si commentano da sole  compresa la ricomparsa dell’ispettore Mauro e di termini come “razza bianca”. Noi diciamo soltanto che siamo state e restiamo, ora più che mai, al fianco di Joy. Perché nemmeno per un attimo abbiamo smesso di credere alle sue parole.
Ma vogliamo anche aggiungere una piccola e non marginale osservazione: per le donne, soprattutto se immigrate, è ancora una volta ribadito dalle istituzioni il diritto patriarcal-istituzionale di abuso.
di Maria Matteo, Umanità Nuova

Milano 2 febbraio. Vittorio Addesso, l’ispettore di polizia che tentò di violentare Joy, una ragazza nigeriana rinchiusa nel CIE di via Corelli a Milano nell’agosto del 2009, è stato assolto. Lo stesso pubblico ministero ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare il proscioglimento dell’imputato.
Facciamo un passo indietro.
Torniamo a quel bollente agosto del 2009, quando il pacchetto sicurezza divenne legge e la reclusione nei CIE passò da due a sei mesi. Nelle gabbie degli immigrati divampò immediata la protesta, con scioperi della fame, episodi di autolesionismo, materassi bruciati, tentativi di fuga.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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