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Al via nelle scuole la "settimana contro la violenza"

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12 10 2009


Al via nelle scuole la "settimana contro la violenza"
 
 
Intesa tra i ministeri di Pari Opportunità e Istruzione, testimonial Marco Carta  
 

Parte da oggi nelle scuole italiane la "settimana contro la violenza", una iniziativa frutto di una intesa tra il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: testimonial dell’iniziativa il cantante sardo Marco Carta, trionfatore di Sanremo, che ha anche partecipato alla realizzazione di uno spot, in programmazione da oggi, dall’evocativo titolo “La violenza è l’unica nota stonata”.

Domani i due ministeri interessati, Istruzione e Pari Opportunità, firmeranno un bando di concorso per gli studenti che si esercitino a produrre un’opera (testo, disegno, scultura, videografica, musicale e, addirittura, graffiti) sul tema del contrasto alla violenza.

Durante la settimana si attiveranno dibattiti, proiezioni di film e lezioni su come contrastare tutte le forme di violenza fisica, psicologica o tecnologica. All’interno degli istituti si svolgeranno incontri con specialisti, esperti di associazioni (come Telefono azzurro) ed anche personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Polizia Postale.

Fra gli operatori più richiesti dai dirigenti scolastici ci sono quelli della Polizia Postale; oggetto delle lezioni, tra l’altro, l’uso consapevole e non violento dei social network come Facebook. Altri esperti che parteciperanno alla Settimana sono gli operatori della Polizia di Stato e dai carabinieri anti-stalking. Previsti anche corsi di autodifesa per le studentesse. Altro partner dell’evento è Telefono Azzurro. Fra i temi in discussione, anche il bullismo.

È stato anche indetto un concorso rivolto alle scuole per l’ ideazione e la realizzazione di una campagna di comunicazione contro la violenza fisica e psicologica. «Per contrastare sul serio la violenza e diffondere la cultura del rispetto e della tolleranza nei confronti delle donne e dei più deboli in genere, occorre lavorare innanzitutto sui ragazzi. Grazie alla mia collega Mariastella Gelmini, è stato possibile portare tutto ciò fin dentro le scuole» ha detto il ministro Carfagna.

 
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LA BATTAGLIA SI SPOSTA NELLE PIAZZE

  • Nov 30, -0001
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8/10/2009


LODO ALFANO - LE STRATEGIE DEI POLI

Il Pdl prepara una manifestazione
di sostegno al premier Berlusconi.
L'Idv: un corteo per farlo dimettere
ROMA
Il giorno dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano la tensione fra i Poli resta alta. E la sfida sembra spostarsi nelle piazze. Da un lato c'è il Pdl che fa quadrato intorno a Berlusconi e pensa ad una grande manifestazione popolare di sostegno al premier. Dall'altra Di Pietro che chiama a raccolta i suoi e chiede le dimissioni del Cavaliere.

Il centrodestra parla di «sentenza politica» e garantisce che il governo andrà avanti per la sua strada anche perchè «il popolo è dalla sua parte». Quel popolo evocato ieri da Bossi («siamo pronti a trascinarlo») a cui oggi si appella anche Gasparri. «La manifestazione del Pdl a favore di Berlusconi si svolgerà in dicembre», assicura il capogruppo Pdl al Senato. «Proporrò che un'iniziativa che era stata già annunciata precedentemente si possa tenere non con il ringhio ma con il sorriso di chi ama l'Italia, che non è quello invece che caratterizza alcuni personaggi con le toghe e tanti stucchi».

Su Internet invocano la piazza anche gli elettori e i simpatizzanti di Berlusconi che invitano i big a rompere gli indugi e a convocare una manifestazione per «difendere la democrazia». Sul sito di Forza Italia i messaggi sono inevitabilmente a senso unico. Gioia Giraldi manda a dire al Cavaliere:«Resisti! Siamo pronti a scendere in piazza con te, per difendere la nostra democrazia, contro quei mafiosi dei magistrati». Sulla stessa linea Sergio: «Silvio, non mollare mai! Avanti, avanti, avanti!». Anche Angelo da Rimini evoca la piazza «siamo pronti alla mobilitazione contro questa magistratura politicizzata che non fa più gli interessi del popolo italiano ma degli amici degli amici» «Non ti curar di loro ma guarda e passa... Forza Silvio, i sinistri ti vogliono annientare, ma tu tieni duro, per noi che ti vogliamo bene e per tutti gli italiani!», è il messaggio di Anna. Sprona il premier anche Ilario: « Presidente, andiamo avanti contro tutti! Noi non ti lasciamo solo. Non bastano 9 toghette. Noi siamo milioni di italiani fieri di te».

Anche le opposizioni fanno i conti con la piazza. Di Pietro ha annunciato questa mattina una «grande manifestazione», una «piazza Navona 2» per chiedere a gran voce le dimissioni del presidente del Consiglio. «Organizzeremo una manifestazione di piazza per chiedere che si vada alle urne», ha detto, e «per chiedere a gran voce al Silvio Berlusconi di andare davanti al suo giudice». Ma un immediato altolà a Di Pietro è arrivato dal Pd. Franceschini è stato netto: «Io non penso che ci sia la possibilità di una manifestazione del Pd o dell’opposizione, perchè qui siamo di fronte ad una sentenza che va rispettata». Il segretario democratico ha poi stoppato la richiesta di dimissioni avanzata da Di Pietro: «Lo scontro con Berlusconi dev’essere sul piano politico. E poi non basta chiedere le dimissioni per ottenerle. Uno può anche ottenere un titolo sui giornali, ma mi pare difficile che l’opposizione ottenga le dimissioni gridando: sarebbe bello, ma non è così ».


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48050girata.asp

IL FILM CHE L'ITALIA NON VEDRA'

  • Nov 30, -0001
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7 10 09

La storia di Ipazia, prima martire della scienza, uccisa per ordine di un vescovo cattolico, uscirà dopodomani in Spagna ma in Italia nessuno ha acquistato i diritti


FLAVIA AMABILE


Dopodomani sarà nelle sale spagnole, il 26 novembre in quelle israeliane, il 18 dicembre dovrebbe arrivare anche negli Stati Uniti e, probabilmente, a gennaio prossimo in Francia. Accompagnato da polemiche, destinato a far discutere, è il film «Agorà», del regista Alejandro Amenabar, un ritratto di Ipazia, matematica alessandrina, inventrice del planisfero e dell’astrolabio. Ma soprattutto un duro atto d’accusa contro tutti i fondamentalismi religiosi.

Hanno acquistato i diritti per farlo arrivare sul grande schermo anche a Taiwan, in Thailandia e in Grecia. In Italia per il momento tutto tace. I produttori l’hanno guardato con attenzione al Festival di Cannes a maggio, quando era stato presentato fuori concorso. Poi una lunga pausa di riflessione. Così lunga e così silenziosa da aver fatto pensare a molti a qualcosa di più di una semplice valutazione dal sapore economico-aziendale. Sulla rete hanno incominciato a circolare voci sempre più insistenti di pressioni per evitare che il film venisse proiettato nelle sale italiane.

Ad un certo punto, dalle voci si è passati ad una petizione rivolta ai produttori e distributori del film «per provare a voi e ai media che esiste un gran numero di persone» che invece aspettano di vedere il film. La petizione è passata di sito in sito e di gruppo in gruppo su Facebook. In pochi giorni ha superato le settecento firme aiutata anche dall’uscita in questi giorni di un libro su Ipazia («Ipazia, scienziata alessandrina», La Lepre edizioni). «Oggi la chiesa tenta nuovamente l'opera di cancellazione di questa figura scomoda», spiega Mario su Facebook per invitare a firmare la petizione.  '

'Non voglio parlare di censura - aggiunge Jan Klaus Di Blasio, l'autore della petizione - ma deve far riflettere la mancanza di testi sul Neoplatonismo e su Ipazia. Ad esempio, il volume 8 della serie Storia della Filosofia Greca e Romana di Giovanni Reale, Bompiani, l'unico volume non disponibile e dal titolo "Plotino e il Neoplatonismo Pagano".

Ha firmato anche Piergiorgio Odifreddi, matematico, saggista, e soprattutto fiero anticlericale. «La figura di Ipazia è esemplare. Era una matematica, donna di grande cultura, la sua fu la prima battaglia tra scienza e fede. La perse, divenne prima martire della scienza per mano di uomini mandati dal vescovo di Alessandria, Cirillo. Sono trascorsi milleseicento anni ma siamo ancora allo stesso punto».

Il film, infatti, racconta la storia di Ipazia, (Rachel Weisz, l'attrice inglese Oscar per The Constant Gardener), in una Alessandria d'Egitto del IV secolo d.C., provincia remota di un Impero Romano in disfacimento, dove si scontrano tre gruppi religiosi. Cristiani, ebrei e seguaci del culto pagano di Serapide si massacrano a colpi di pietre e coltelli. A nulla vale la giovane saggezza di questa donna filosofa, matematica, astronoma, che vorrebbe fermarli. Cristiani cattivissimi, giudei sanguinari, pagani studenti di astronomia trasformati in soldati, si rivoltano l'uno contro l'altro mentre i romani stanno a guardare. «Le similitudini tra quei tempi lontani e oggi sono molte», aveva ammesso Amenabar alla presentazione a Cannes. «Questo film non è certo contro una o l'altra delle religioni ma contro ogni eccesso, ogni fondamentalismo e ortodossia». E però i cristiani non ci fanno una gran figura: alla religione di Cristo appartengono i parabolani, i monaci che con una mano danno da mangiare ai poveri e con l'altra scatenano massacri.

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Le donne sfatano il tabù del Nobel

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6/10/2009


MEDICINA. LE NUOVE FRONTIERE

GABRIELE BECCARIA

Jack Szostak deve farsene una ragione.
Da ieri è un Nobel, ma il suo viso simpatico resta oscurato da un evento storico: a vincere con lui il premio per la Medicina sono due donne, anche loro americane, Elizabeth Blackburn e l’ex allieva Carol Greider. Non era mai successa un’accoppiata simile e ora quelli con il dente avvelenato verso i giurati di Stoccolma, da sempre accusati di maschilismo scientifico, devono ricredersi.

E ieri il giorno della rivincita femminile è stato ancora più dolce per la professoressa Blackburn. Nel 2004 aveva firmato un editoriale al vetriolo sul «New England Journal of Medicine», in cui raccontava di essere stata licenziata dal comitato sulla bioetica e l’uso delle staminali, perché le sue idee contrastavano con la linea conservatrice dell’allora presidente George W. Bush. Ora l’assegno da 1 milione e 400 mila dollari del Nobel che dividerà con i colleghi è la prova che lei vedeva lontano e i politici avevano la vista corta. Al cuore delle ricerche di questo trio c’è il mondo delle staminali e molto di più: c’è una parola esotica - «telomeri» - e ci sono i meccanismi dell’invecchiamento, intrecciati alla promessa di prolungare la giovinezza e battere il cancro.

In termini più seriosi i tre hanno risolto un mistero che si annida nel software della vita, il Dna: hanno capito come i cromosomi vengono copiati durante la divisione cellulare e come sono protetti dalla degradazione di queste repliche. Si tratta, appunto, del processo inventato dall’evoluzione per sfidare il tempo e garantire agli organismi lunghe esistenze. A fare da freno all’invecchiamento sono proprio i telomeri: li si può immaginare come minuscoli cuscinetti protettivi, piazzati alle estremità dei cromosomi, vale a dire le strutture a forma di bastoncello che impacchettano la doppia elica del Dna. Così scongiurano disastri.

Ma nemmeno loro sono imbattibili. A ogni divisione delle cellule pagano un prezzo, diventando un po’ più corti ed ecco perché entra in azione l’enzima che deve rigenerarli. Battezzato telomerasi, produce nuovi «pezzi» di Dna e conduce la battaglia biologica che fa la differenza tra salute e sofferenza, tra vita e morte.

Quattro C e due A: all’inizio delle ricerche Blackburn (e qualche tempo dopo Greider) individuarono questa sequenza di Dna in un organismo unicellulare chiamato Tetrahymena. Si resero conto che i telomeri si ripetevano molte volte e nell’80 lo raccontarono in un «paper». Tra gli scienziati più colpiti, c’è Szostak, che propone un esperimento vertiginoso. Perché non isolare dal materiale genetico della cavia la sequenza delle C e delle A e non inserirla nelle cellule di lievito? Detto e fatto. La sorpresa è grande: il Dna dei telomeri di un organismo protegge i cromosomi di un altro, completamente diverso. Ecco portata alla luce una realtà mai vista prima.

Poi, il giorno di Natale dell’84, Greider scopre la telomerasi e porta alla luce la composizione dell’enzima: un mix di Rna e proteina capace di proteggere le cellule.

Questo «happy ending», celebrato ieri, apre un nuovo inizio: si potrà curare il cancro toccando l’interruttore dei telomeri?


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DUE DONNE CONTRO LE PARCHE

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6/10/2009


EUGENIA TOGNOTTI

E’ facile prevedere che il Nobel 2009 per la Medicina, assegnato per una scoperta nel campo della biologia, non sarà accompagnato dall’inevitabile strascico di polemiche che ogni anno scuote e divide la comunità scientifica internazionale. Il premio è andato, infatti, a tre ricercatori di indiscusso valore scientifico, tra cui - per la prima volta nell’ormai secolare storia dell’ambita onorificenza - a due donne insieme, Elizabeth H. Blackburn, dell’Università della California, e la sua allieva, Carol W. Greider, biologa molecolare, impegnate da anni in un campo di ricerca tra i più promettenti: quello sull’invecchiamento cellulare.

Per comprenderne l’importanza occorre partire dalla motivazione ufficiale del riconoscimento che richiama i risultati dei loro studi sui cromosomi e in particolare la «scoperta del modo in cui i cromosomi sono protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi». Dietro questi termini da addetti ai lavori si nascondono processi importanti per la vita. I telomeri rappresentano la porzione terminale dei cromosomi e servono a evitare che in ognuno di essi le estremità della doppia elica del Dna si congiungano tra loro, bloccandone la divisione e, quindi, impedendo la replicazione del materiale genetico. Il fatto è che, a ogni replicazione del Dna, si verifica un accorciamento dei telomeri, che Liz Blackburn ha paragonato - ricorrendo a un’immagine della quotidianità, assai efficace - alla plastica che protegge dalla sfilacciatura l’estremità dei lacci delle scarpe: la loro progressiva contrazione rende la replicazione sempre più difficoltosa, fino a che, inevitabilmente, i telomeri sono ormai talmente corti da impedirla del tutto.

A quel punto, la cellula subisce danni irreparabili e muore. I telomeri sono quindi dei veri e propri «contatori biologici» che evocano il suggestivo mito di una delle Parche, Atropo, che misura e, inesorabilmente, taglia il filo della vita, decretando il momento della fine. Dopo un certo numero di anni, la maggior parte delle cellule del corpo, una laboriosa officina della riproduzione cellulare, smette di lavorare e va incontro alla morte. Questo perché esiste un limite naturale, cinquanta circa, al numero delle divisioni delle cellule, indicato come «limite di Hayflick», dal nome del ricercatore che lo scoprì negli Anni Sessanta.

Chiarita la loro funzione, i telomeri sono stati al centro - in quest’ultimo quarto di secolo - di una intensa attività di ricerca in cui si è distinta la Scuola della Blackburn: quest’ultima, insieme con Szostak, ha scoperto che «un’unica sequenza di Dna nei telomeri protegge i cromosomi dal degrado», mentre con la sua allieva Greider ha identificato «l’enzima che crea i telomeri», chiamato telomerasi, che sintetizzando (duplicando) sempre nuove sequenze telomeriche potrebbe permettere la replicazione cellulare illimitata.

L’enzima che protegge i telomeri e ne genera la continua riproduzione non è attivo nella maggior parte delle cellule umane, ma è stato trovato nelle cellule tumorali delle quali favorisce la crescita: gli inibitori della telomerasi per prevenire la diffusione dei tumori rappresentano una delle linee di ricerca oggetto di indagine. Per le ricadute terapeutiche occorrerà aspettare, naturalmente. Ma la scoperta di quello che qualcuno chiama già - in vista di possibili sviluppi - l’«enzima dell’immortalità» rappresenta di sicuro un decisivo passo avanti per la medicina e apre nuove prospettive per la ricerca sull’invecchiamento, sul cancro e su numerose altre insidiose malattie del nostro tempo.

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"Berlusconi corresponsabile di corruzione"

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6 10 09

Il giudice Mesiano nelle motivazioni della sentenza
«Non poteva essere all'oscuro di quella tangente»

FABIO POLETTI, FRANCESCO SPINI
MILANO
Alla fine, l’utilizzatore era Silvio Berlusconi. Il giudice civile Raimondo Mesiano, al presidente del Consiglio in carica dedica 4 pagine intere della monumentale sentenza con cui obbliga la Fininvest a risarcire la Cir con la cifra record di 749 milioni 955 mila 611 virgola 93 euro per l’affaire Mondadori. Quattro pagine in cui il giudice riscrive a fini esclusivamente storici l’intero iter della vicenda penale, «della corruzione del giudice Metta» attuata da Cesare Previti «con la consapevolezza e l’accettazione» di Silvio Berlusconi. Al giudice civile Mesiano, interessa poco perché non è di sua competenza l’iter penale del processo, sapere che per Silvio Berlusconi è già stata «pronunciata sentenza irrevocabile, che ha dichiarato il reato estinto per prescrizione».

Quel che conta è la sostanza dei fatti. E’ la storia dietro quella maxitangente da 2,7 milioni di dollari con cui è stata riscritta da un giudice corrotto la battaglia di Segrate, danneggiando la Cir di Carlo De Benedetti a favore della Fininvest di Silvio Berlusconi. Scrive il giudice milanese a pagina 121 della sentenza con cui motiva il maxi risarcimento: «Sarebbe naturalmente fuori dell’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito, per le dimostrate finalità corruttive, senza che il “dominus” della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti». Chi sia il “dominus”, il giudice Mesiano, nello scrivere la sentenza nel suo ufficio al sesto piano del palazzo di giustizia di Milano, non ha alcun dubbio: «E’ noto che Fininvest spa è società appartenente alla famiglia Berlusconi, il cui azionariato è suddiviso all’interno di una ristretta cerchia di soci».

I fatti che hanno portato al maxirisarcimento a favore della Cir, motivato nella sentenza civile dal giudice Mesiano sono arcinoti. Si tratta della sentenza che nel 1991 segnò la vittoria di Fininvest sulla Cir per il controllo della Mondadori di Segrate. Sentenza scritta «a seguito della corruzione del giudice Metta», pagato da Cesare Previti con 400 milioni di vecchie lire provenienti dai conti Fininvest. Ricorda il giudice civile milanese: «Quel verdetto ha capovolto completamente il giudizio del lodo, pronunciando la nullità dei patti di sindacato contenuti nella convenzione del 1988». Insiste nelle sue motivazioni il giudice Mesiano: «Cesare Previti aveva da parte di Fininvest e Berlusconi un mandato generale a curare, ai massimi livelli, gli interessi legali della convenuta». Come se non bastasse l’analisi storica, per il giudice Mesiano c’è l’articolo 2904 del codice civile a spiegare il tipo di rapporto intercorso tra Previti e Berlusconi, la responsabilità almeno in via civilistica che intercorreva tra il legale romano che sarebbe diventato un giorno senatore di Forza Italia e il “dominus” della Fininvest destinato tre anni dopo ad entrare per la prima volta a Palazzo Chigi: «I padroni ed i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti».

Fatti noti. Vicende al centro di contenziosi giudiziari infiniti. Di cui anche a vent’anni di distanza la lettura è tutt’altro che facile. Vero che il giudice Metta fu corrotto. Vero che a pagare fu la Fininvest. Stabilito dal giudice civile che insieme a Cesare Previti fu «corresponsabile» in questa vicenda Silvio Berlusconi. Impossibile sapere se davanti a un altro giudice, Carlo De Benedetti avrebbe «sicuramente vinto» la battaglia per il controllo della Mondadori. Su questo il giudice Mesiano non si può sbilanciare più di tanto: «Appare più aderente alla realtà del caso determinare concettualmente il danno subito da Cir come danno da perdita di chance. Vale a dire, posto che nessuno sa come avrebbe deciso una Corte incorrotta, certamente è vero che la corruzione del giudice Metta privò la Cir della chance di ottenere da quella Corte una decisione favorevole».

A quanto ammontassero le chance della Cir il giudice Mesiano lo ha pure calcolato. E sulla base di quel calcolo ha stabilito al centesimo il risarcimento. Scrive il giudice: «E’ congruo determinare che la Cir aveva l’80% delle chance». Trovata la percentuale di probabilità è poi solo una questione di numeri: oltre 284 milioni di euro sono il danno patrimoniale subito da Cir a cui vanno aggiunti 8 milioni e passa euro per le spese legali e altri 20 milioni e rotti per danni da lesione dell’immagine della Cir. In tutto fanno 312 milioni 917 mila 463 euro che «rivalutati dalla data di commissione dell’illecito» fanno 937 milioni 444 mila 514 euro. Ma il giudice riconosce alla Cir solo l’80% di quella cifra, come 80% erano le probabilità che vincesse davanti a un giudice non prezzolato. In tutto fanno la bella cifra di quasi 750 milioni di euro. Un record nella storia dei risarcimenti giudiziari in sede civile. Ma non è finita qui. A questa maxi cifra vanno aggiunti ancora i danni non patrimoniali sopportati dalla Cir «la cui liquidazione spetta ad altro giudizio».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/47965girata.asp

IL DUBBIO DELLE QUOTE ROSA

  • Nov 30, -0001
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21 07 09  

IL GENERE A DODICI STELLE

  

marco zatterin

Margot Wallstrom vuole le quote per le nomine europee. Porposte e incertezze. Che ne dite?

E' un ritornello che, per definizione, non smette di ritornare. Succede ogni volta che in Europa si diffonde la frenesia delle nomine e delle poltrone da assegnare. Sta succedendo adesso. La vicepresidente della Commissione Ue, la svedese Margot Wallstrom, classe 1954, da dieci anni a Bruxelles dove è responsabile della Comunicazione. Ora, a pochi mesi dalla scandenza del suo incarico, rilancia la proposta di un sistema delle quote rosa. E' vero - riconosce - che possono essere oggetto di malintesi, "ma perché si considerano le quote meno democratiche del sistema attuale, nel quale gli uomini si eleggono tra di loro?". Secondo la Wallstrom, le foto di famiglia dei leader europei (rito consueto ai Vertici Ue) mostrano prevalentemente uomini in giacca nera e cravatta, con la sola eccezione della cancelliera tedesca Angela Merkel, a fronte di una popolazione europea composta al 52% di donne. "Ogni volta, sono sempre più a favore delle quote. Può darsi che entrino alcune donne che non ci piacciono, ma non è quello che succede oggi con alcuni uomini?". La vicepresidente della Commissione Barroso, già commissaria Ue all'ambiente nella Commissione Prodi, nota che le elette all'europarlamento sono il 35%, quattro punti in più dell'ultima tornata elettorale, ma si dice molto delusa perché per le nuove poltrone di presidente stabile della Ue e di ministro degli esteri europeo girano solo nomi di uomini. "Le donne continuano ad essere invisibili" ha commentato.

Per la presidenza stabile della Ue, il nome che circola con più insistenza è quello dell'ex premier britannico Tony Blair, che ha ricevuto il sostegno del governo inglese, mentre per l'Alto rappresentante della politica estera sono indicati soprattutto il ministro degli esteri svedese Carl Bildt e l'italiano Franco Frattini, anche se non viene escluso il nome dell'ex presidente irlandese Mary Robinson. A capo della Commissione Ue è stato riproposto José Manuel Durao Barroso, mentre la presidenza dell'Europarlamento è già andata al polacco Jerzy Buzek. Uomini, uomini e ancora uomini. Ecco perché la Signora Wallstrom vuole le quote rosa: per riequilibrare per legge una tendenza certamente contestabile. Mi chiedo se sia veramente giusto. Voi, signore, accettereste di avere un posto solo perché deve andare ad una donna? Va bene, sarebbe meglio che niente, però? E come fare ? Si stabilisce che su 27 commissari Ue almeno 13 devono essere di sesso femminile. Chi li designi? Chi dice a un paese o all' altro ?devi mettere una donna?. E se quel paese avesse il perfetto candidato uomo e fosse costretto a mettere un altro solo per una questione di genere?

La parità dei diritti è giusta e sacrosanta. Ma è difficile diffonderla per legge. Servono esempi virtuosi dai capi di governo, dalla politica, dal potere in generale. E' un questione culturale, nasce dal rispetto e dall'educazione. Alle ultime elezioni alcuni partiti si sono imposti delle quote rosa, ma la gente (anche le donne) hanno votato gli uomini. Il muro è nella testa della gente. Le donne fanno più difficoltà perchè il medioevo è ancora fra noi. Cominciamo dalle scuole allora, anzi dagli asili, e continuiamo con le famiglie.

 Se volete facciamole pure, le quote. Ma scommetto che non si va da nessuna parte.

 

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=113&ID_articolo=595&ID_sezione=242&sezione=

 

 

RIVOLUZIONE ROSA IN KUWAIT: QUATTRO DONNE IN PARLAMENTO

  • Nov 30, -0001
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17/5/2009

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200905articoli/43813girata.asp

Acil al-Awadi, al centro nella foto, festeggia la sua elezione
Crollo dei fondamentalisti che passano da 24 seggi a 16
KUWAIT CITY
Giornata storica per il Kuwait, dove quattro donne sono state elette per la prima volta in parlamento, la Majlis al-Umma (assemblea nazionale unicamerale). Le donne avevano ottenuto il diritto di voto e di candidarsi nel 2005, ma sia nelle elezioni del 2006 che in quelle del 2008 non era mai accaduto che una donna fosse eletta.

Questa volta l’esercito velato si è dato da fare. Le donne erano il 57% sul totale degli aventi diritto al voto, 16 candidate per conquistare almeno un seggi. Nella precedente consultazione solo il 30% delle aventi diritto era andato alle urne e sul fallimento elettorale era pesata la tradizione tribale di negare la preferenza a qualsiasi candidata donna.

Nell’emirato conservatore, fra le rarissime democrazie del Golfo, il parlamento conta 50 seggi, il trono è ereditario e il sovrano nomina il primo ministro. Sempre l’Emiro decide quando sciogliere la Camera. I risultati ufficiali delle consultazioni di ieri sono stati annunciati oggi dalla magistratura ai microfoni della tv di Stato. Il Kuwait guida la regione nella lunga marcia della conquista per i diritti politici del popolo.

Diversi osservatori, però, sostengono che la stabilità e l’economia abbiano molto risentito di un ruolo eccessivamente forte del parlamento, che l’ha portato a frequenti scontri con i ministeri del governo che sono ancora selezionati e governati dalla famiglia reale. Il voto di ieri è risultato da uno di questi conflitti, che ha portato l’emiro a sciogliere il parlamento e convocare le elezioni, per la seconda volta in un anno.

Una delle elette, Massouma al-Mubarak, era stata anche la prima ministra donna del governo nel 2005. Le altre sono l’attività per i diritti delle donne Rola Dashti, l’insegnante di pedagogia Salwa al-Jassar e la professoressa di filosofia Aseel Al-Awadhi. Entrambe candidate liberali, Awadhi e Dashti hanno in comune anche un passato di studi negli States.

Dal voto di ieri è emersa anche un’importante perdita di consenso dei fondamentalisti musulmani, che sono passati da 24 seggi ai 16 attuali. Il Kuwait non riconosce ufficialmente i partiti. I candidati possono essere indipendenti, appartenere a gruppi o rappresentare semplicemente le loro tribù. I kuwaitiani alle urne hanno detto di essere stanchi delle contese fra deputati e membri dell’esecutivo, che hanno portato a tre elezioni e addirittura cinque governi in tre anni.

Le crisi politiche hanno di fatto congelato lo sviluppo nel ricchissimo paese petrolifero in un momento in cui si trova ad affrontare la pesante congiuntura economica globale e sono crollati i proventi delle vendite dell’oro nero, che rappresentano il 90 percento delle entrate di governo.

Mio nonno, orco della Torino bene

  • Nov 30, -0001
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"Mio nonno, orco della Torino bene"
Francesca, 38enne: mi ha violentata
per tredici anni, ha rovinato tutti noi
NICCOLO’ ZANCAN
TORINO

«Mi chiamo Francesca, ho 38 anni, vivo e lavoro a Torino. Da undici anni sono impegnata in un percorso di psicoterapia molto duro. Sto lottando per tutti i problemi indotti dagli abusi sessuali subìti da quando avevo due anni. Il pedofilo era della specie peggiore: gentile, di successo, autoritario e affettuoso. Mi faceva anche le coccole, mio nonno materno».

Questa testimonianza, sotto il titolo «le mie ali verso la libertà», è sul sito di Prometeo, un’associazione che si occupa di lotta alla pedofilia e tutela dell’infanzia. Trovare Francesca in città non è stato difficile. Perché dopo 36 anni di dolore e silenzio («Vivevo in uno stato di anestesia delle emozioni, la rabbia completamente repressa»), dopo undici anni di terapia («Ho speso circa 50 mila euro, ma l’analisi mi ha salvato la vita»), ha deciso di non nascondersi più. Arriva in anticipo all’appuntamento. È una donna minuta, pallida e coraggiosa. Ricopre un ruolo importante in un ufficio dell’amministrazione pubblica. Seduta al tavolino di un bar del centro, ordina un bicchiere di Franciacorta. Beve a piccoli sorsi, mentre spiega perché ha deciso di raccontare la sua storia: «Condividere il dolore mi aiuta. È giusto che il mondo sappia. I pedofili regnano sovrani nel silenzio».

Qual è il primo ricordo?
«L’ho ricostruito con precisione a posteriori. Estate del ‘73. Quell’anno i miei genitori hanno fatto una crociera. Io ero una bambina con un brutto rapporto con l’acqua, mi faceva paura. Mi hanno lasciata a casa dei nonni, avevo due anni e mezzo. Ho pianto quasi tutto il mese».

Quando succedeva?
«Quando era il momento di cambiarmi, di mettermi a dormire, anche quando i miei parenti erano in un’altra stanza. Da quell’estate, fino a quando ho compiuto 15 anni, è successo sempre. Quando andavamo da loro, quando venivano a trovarci nella casa al mare, in montagna. Tutte le volte, anche più volte al giorno. Iniziava sempre con le coccole, poi mi spogliava e faceva quello che voleva. Ogni tanto mi sussurrava parole volgari. Poi mi coccolava ancora».

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200904articoli/10300girata.asp
25 aprile 2009
Perché nessuno se n’è accorto?
«Non lo so. Ho dato molti segnali che nessuno ha raccolto. Né in famiglia, né a scuola, neppure i medici. La pipì a letto fino a 6 anni, forti dolori addominali con ricoveri in ospedale, disegni inequivocabili, che dopo aver fatto appallottolavo diligentemente. Avevo gravi difficoltà a relazionarmi con gli altri bambini».

Resta la domanda: perché nessuno se n’è accorto?
«Si era interrotta completamente la comunicazione. Da fuori sembravamo la famiglia del Mulino Bianco, dentro era l’inferno. Ma devo dire che se mi avessero fatto un esame medico, fino a una certa età, non avrebbero trovato nulla. Quel bastardo stava molto attento a non lasciarmi segni».

Come è stata l’adolescenza?
«Ero anoressica, non mi alimentavo, bevevo, mi drogavo. È stata un casino, la mia vita. Rapporti pessimi con i miei genitori. Ma agli occhi degli altri, sembravo una ragazza di buona famiglia, un po’ viziata, che sentiva il bisogno di evadere e fare la controcorrente. Dicevano di me: "Guarda quella, ha avuto tutto..."».

Quando è riuscita a rompere il silenzio?
«Dopo avere cambiato tre analisti fino a trovare quello giusto. Dopo aver lavorato molto su me stessa. Era il 2001. Dicevo mezze frasi, avrei voluto urlare ma ero senza voce. Durante l’ennesima scenata in casa dei miei genitori, ho allargato le braccia: "Non è possibile che non abbiate ancora capito".

E loro?
«Mi hanno convocata la sera dopo: "Abbiamo chiuso il cerchio". Avevano pensato ai vicini, al campeggio, al medico, allo zio. Per anni io stessa ho difeso quel pedofilo bastardo. Ma quel giorno, dalle loro facce, ho capito che avevano capito: il nonno».

Cosa ha fatto il nonno?
«Ricordo l’ultima telefonata, si sentiva braccato. Mi ha detto: "Stai facendo soffrire la tua famiglia". Urlava. Ma quella volta ho avuto la forza di urlare più forte di lui».

Qual è stato l’ultimo atto?
«Si è sparato un colpo in testa con la pistola regolarmente denunciata. Ha lasciato una fotografia con scritto dietro: "Piango lacrime di sangue". Il giorno del suo funerale io e mia cugina abbiamo brindato. Ma avrei preferito un processo, avrei preferito saperlo in carcere per il resto della sua vita. La castrazione chimica non basta».

Come può descriverlo?
«Un uomo alto, di bell’aspetto, slanciato, affabile. Era un dirigente d’azienda rispettato da tutti, il che complicava le cose. Non mi sono ancora liberata di lui. Quando è morto, ho scoperto che ha abusato anche di mia madre, di mia cugina e non so di quanti altri bambini. Ha sempre avuto case confinanti con scuole elementari. Nell’ultima, in giardino, si era creato un gabbiotto inaccessibile».

Può esistere un risarcimento per una tragedia così?
«Credo di no. Resta una traccia profonda, incancellabile. Prendo ancora psicofarmaci, ho attacchi di panico. Il mio rapporto con la fiducia si è interrotto quando avevo due anni. Ho paura degli altri, controllo continuamente se mi hanno rubato la borsa. L’unica cosa è riuscire a guardare il passato senza provare un dolore lancinante».

Lei ci riesce?
«Non sempre. Mi chiedo: ma perché proprio a me? Come sarebbe stata diversa la mia vita? Ho un blocco: non riesco ad avere figli.

I suoi genitori?
«Siamo tutti in terapia. Ci siamo abbracciati, abbiamo parlato e pianto insieme. Disperati. Mi sono ritrovato nella situazione controversa di essere io a consolare loro. Non si danno pace. Mi chiedono continuamente: "Ma noi dov’eravamo mentre succedeva tutto questo?"».

Dov’erano?
«Mio padre al lavoro e alle riunioni politiche. Mia madre era a fare volontariato per altri bambini».

Che senso ha, ora, affidare il suo dolore a un articolo di giornale?
«Vorrei abbracciare chi ha sofferto come me. Vorrei sentirmi abbracciata. Sento il bisogno di lanciare un messaggio. Le vittime sono molte di più di quelle che pensiamo. I bambini custodiscono segreti tremendi perché si sentono responsabili di qualsiasi cosa. Bisogna cercarli nella loro tana di disperazione, sconfiggere il silenzio».

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200904articoli/10300girata.asp
25 aprile 2009

 

L'ITALIA CHE CAMBIA, IN PEGGIO

  • Nov 30, -0001
  • Pubblicato in LA STAMPA
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http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/05/14/l-italia-che-cambia-in-peggio


 

http://speculummaius.files.wordpress.com/2008/06/immigrati.jpg

Due documenti che cambiano l'italia (in peggio) e che bisogna conoscere.

Il Pacchetto sicurezza così come esce dall'iter delle commissioni, dopo lunga discussione e un taglia e cuci che ha eliminato alcune cose (l'art. 60 sulla istigazione e apologia in rete è stato soppresso per merito della rete e di un emendamento a cura del deputato Cassinelli. fuori dal pacchetto sicurezza c'e' inoltre - a parte che l'opposizione al ddl carlucci - chi sta combattendo una fondamentale battaglia contro la possibilità che telecom possa rilasciare accesso a internet a pacchetti invece che per intero), ne ha lievemente modificato altre e ha lasciato un insieme di norme che legittimano fanatici razzisti e moralizzatori dei costumi (quelli altrui) a pattugliare le strade, condannano i migranti, grandi e piccini, all'invisibilità, norme che criminalizzano la razza, il colore della pelle, e condannano ogni atto di dissenso (viene reintrodotta l'offesa a pubblico ufficiale) rivelando una vocazione persecutoria nei confronti di ogni opposizione civile e facendosi scudo del potere di controllo che la stessa richiesta di sicurezza (tramite telecamere, controllo preventivo su internet e schedature di massa) autorizza.

--->>>Trovate l'intero documento, con a sinistra il testo approvato in febbraio e a destra le successive modificazioni, QUI.

Il libro bianco sul futuro modello sociale progettato dal ministro Sacconi, con contorno della vice Roccella e tutto il cucuzzaro. Merita una lettura perchè sacconi progetta il modello di welfare, parla di tutto, si concentra sulla famiglia che diventa ancora più un ammortizzatore sociale, descrive uno smantellamento della sanità pubblica e auspica quella privata, parla di disoccupati come fossero noccioline senza immaginare ammortizzatori sociali differenti dalla succitata famigghia, parla di ambiente come sacrificabile ai ricatti di delocalizzazione delle avide imprese (prospettata come unica soluzione alla crisi), di controllo del privato dei cittadini, delle nostre abitudini, dei nostri modelli di riferimento, compresi quelli sessuali, del tipo di famiglia da autorizzare e supportare (tutto finto perchè il supporto è delegato al lavoro delle donne) e della natalità di razza "italiana" da promuovere per contrastare il sorpasso da parte di altre culture (la stessa cosa che dice casini, per capirci). Tutto in nome della crisi.

Il libro parla molto di donne, di come aiutarci a "restare" a casa a fare figli, di come "aiutarci" a sostenere i ruoli di cura che lo stato ci affida - cazzarola che novità - e di come diventare "perno" della rinascita economica italiana con spirito patriottico e senso del dovere. Tutto ciò per la gloria dato che nessun@ ci riconosce un euro e che le pensioni saranno spostate a tarda età quando già defunte dalla stanchezza non potremo neanche più fruirne. Tutto ciò pare una cosa nuova ma in realtà è già sentita. La raccontava Mussolini, quello che al pari del nostro presidente del consiglio, non nascondeva il suo libertinaggio e che rinchiudeva in manicomio una moglie per liberarsene. Il libro bianco dice un sacco di cose interessanti che saranno attuate in maniera strisciante, senza che nessuno se ne accorga. Se l'italia diverrà quello che sacconi & company prospettano non ci resta che emigrare in spagna (da poco approvata la civilissima norma che consente la vendita della pillola del giorno dopo anche alle minorenni per prevenire gli aborti).

--->>>Trovate il capolavoro a cura del ministero del lavoro, salute e politiche sociali QUI.

E' l'italia nella quale viviamo e nella quale ci ritroveremo a vivere. Una nazione con una scuola che si privatizza e che non lascia accesso al merito (che gran fesseria!) ma a chi può pagare più tasse e può sostenere le spese degli studi. Un modello scolastico che somiglia tanto a quello della cepu, che non costruirà cultura e che ha totalmente abdicato il ruolo "educativo" alla televisione con le conseguenze che tutt* conosciamo.

E' una italia mediocre, che continua a guardare al passato e che spaccia per "innovazione" la misoginia, i personalismi di Brunetta e la depenalizzazione delle responsabilità relative la sicurezza sul lavoro per imprese che vengono assolte a prescindere dalla quantità di morti che hanno sulla coscienza.

E' una italia che tace sulle tante donne che ogni  giorno vengono picchiate, uccise, stuprate, in famiglia, sulla pedofilia che viene dai contesti "sicuri" (casa, famiglia, chiesa, scuola), sui ricatti perennemente inflitti ai tanti e alle tante precari@ senza futuro.

E' una italia estremamente povera che perde tempo e si lascia incantare nell'adorazione di un uomo, all'estero definito già come "il nuovo duce d'europa" o come "Io, il supremo", che regala collane e orologi d'oro ad amici e conoscenti mentre delega uomini di fiducia a gestire centinaia di milioni di euro speculando con finte promesse su una tragedia come il terremoto, sfugge a processi cancellati dalla legge lodo-alfano e assolve il falso in bilancio che è responsabile di un pezzo importante della crisi economica.

E' una italia sganciata dal mondo, avvisata dal consiglio d'europa, ora denigrata persino dall'Onu. Una italia non libera, assai miserabile nei valori di disumanità che promuove, ipocrita, profondamente maschilista. E' una italia fascista.

Noi non saremo complici di questo scempio.

Come dice uno slogan: immigrati per favore non lasciateci soli con gli italiani

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