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LETTERA 43

Lettera 43
05 11 2015

Il governo degli Stati Uniti ha dato il suo ok: dopo la Gran Bretagna, l'Italia è il secondo Paese autorizzato dagli Usa ad armare i droni prodotti dalla General Atomics Aeronautical Systems, modello MQ-9 Reaper.
Velivoli senza pilota dotati di un motore da 950 cavalli, che potranno essere equipaggiati con missili air-to-ground, bombe a guida laser e altre munizioni.

ARMAMENTO DEL VALORE DI 129 MILIONI. Secondo la Reuters, che ha anticipato la notizia poi confermata dal ministero della Difesa italiano, l'autorizzazione riguarda l'armamento per due droni, per un valore complessivo di 129,6 milioni di dollari.
Armare i droni è possibile solo con licenza americana: il Pentagono ha così soddisfatto una richiesta arrivata da Roma nel 2011.

Ma per che tipo di missioni potranno essere utilizzati? E in quale dei tanti scenari di guerra aperti sullo scacchiere internazionale?
Attualmente sono tre le missioni in cui l'Italia utilizza gli aerei senza pilota con funzioni di ricognizione e sorveglianza: in Iraq, nell'ambito della coalizione di contrasto all'Isis. E nelle due missioni nel Mediterraneo, quella nazionale Mare sicuro e quella europea antiscafisti EunavforMed. In passato, i droni erano stati impiegati anche in Afghanistan e a Gibuti.

IN SIRIA O IN IRAQ. Il generale Leonardo Tricarico spiega a Lettera43.it: «Questi droni possono essere equipaggiati con missili Agm-88 Hellfire e sono in grado di colpire qualsiasi obiettivo. In Siria oppure in Iraq, dove sono già presenti con funzioni di sorveglianza, potrebbero colpire i campi d'addestramento e i pozzi di petrolio in mano all'Isis».
L'autorizzazione fornita dal Pentagono, del resto, è generica.
Nel senso che non è riferita a una missione all'estero in particolare.

IPOTESI LIBIA? DIFFICILE. L'ipotesi che i due droni armati possano essere usati anche per colpire in Libia le basi dei trafficanti di esseri umani, tuttavia, non convince il generale Tricarico: «Un'eventualità del genere potrebbe verificarsi soltanto se l'Onu acconsentisse a far passare la missione EunavforMed alla cosiddetta fase 3, ma allo stato attuale mi sembra difficile».
Agli occhi del generale, non c'è nessuno che in questo momento si stia spendendo «con la dovuta energia» per promuovere la necessaria risoluzione del Consiglio di sicurezza.
Anche perché la comunità internazionale, in Libia, continua a ricercare la via di un dialogo che appare sempre più complicato.

ACCORDO ANCORA LONTANO. Il successore di Bernardino Leon, il tedesco Martin Kobler, è stato confermato nel ruolo di nuovo inviato delle Nazioni unite. Il passaggio di consegne è previsto a novembre, ma per il generale Tricarico «un accordo tra le fazioni libiche è ancora molto lontano, addirittura in alto mare».
In questo contesto l'intervento militare, anche con il solo impiego di velivoli armati senza pilota, non appare praticabile.
«A meno che», aggiunge Tricarico, «a prescindere dal raggiungimento di un accordo tra i rappresentanti politici delle fazioni libiche, non si decida di forzare la mano. Ma mi sembra molto improbabile».

EUNAVFORMED UNO SPRECO DI RISORSE. Nel Mediterraneo lo scenario più verosimile, con o senza droni armati italiani, resterà quello 'dominato' dalla missione EunavforMed: «Una missione che fatta così non ha alcun senso e che continua a consumare inutilmente milioni di euro», è il severo giudizio del generale Tricarico.
D'altra parte, prima che i droni siano effettivamente operativi con la nuova dotazione missilistica, dovrà passare qualche mese.
E dell'altro tempo è necessario agli equipaggi dell'Aeronautica, che devono imparare a pilotarli con il controllo remoto.

PERSONALE GIÀ ADDESTRATO. Anche se, rivela il generale Tricarico, «il personale militare italiano dispone già di alcune unità di livello Top gun», il più alto e maggiormente specializzato nel manovrare i droni.
Un piccolissimo drappello, composto da meno di 10 persone. Che al riparo da occhi indiscreti, assicura il generale, hanno già imparato a usare le nuove armi.

Davide Gangale

Nozze gay, il Texas non ci sta: «Si possono negare»

  • Giu 30, 2015
  • Pubblicato in LETTERA 43
  • Letto 2703 volte

Lettera 43
30 06 2015

Ci pensa il Texas a rovinare la festa della nozze gay: mentre da San Francisco a New York le parate del Gay Pride hanno acquistato il sapore della vittoria, il superconservatore Stato della stella solitaria ha sparato una cannonata sulla sentenza della Corte Suprema americana, che lo scorso 26 giugno ha fatto la storia legalizzando i matrimoni omosessuali su tutto il territorio nazionale.

«VERDETTO FUORILEGGE». L'Attorney general repubblicano Ken Paxton ha definito «fuorilegge» il verdetto della Corte, proclamando che i funzionari statali potranno rifiutare le licenze nuziali, invocando «l'obiezione di coscienza per motivi religiosi». Paxton ha poi chiarito che chi intenderà scegliere questa via rischia una multa o di essere portato in tribunale. Il procuratore ha però assicurato che «molti avvocati» sono disposti a difendere gratis i funzionari che obietteranno in virtù della propria fede.

NY IN STRADA A FARE FESTA. A fronte dell'ostracismo del Texas, dove a fare da apripista del nuovo corso è stata una coppia di gay 80enni, c'è un'America che è scesa in strada a far festa. A New York, dove gli attori britannici Ian McKellen e Derek Jacobi hanno fatto da Gran marescialli alla parata del Gay Pride, il governatore Andrew Cuomo ha unito in matrimonio David Contreras Turley e Peter Thiede davanti allo Stonewall Inn, il bar dove nel 1969 i gay si ribellarono a un raid della polizia: proprio la scorsa settimana il locale è stato nominato monumento cittadino. Era la prima volta che Cuomo celebrava un matrimonio: il governatore, che nel 2011 ha firmato la legge di New York sui matrimoni gay, ha poi marciato nella parata sotto uno striscione su cui era scritto che «la Grande Mela ha aperto la strada».

IN CERCA DI NUOVE TUTELE LEGALI. Una strada, tuttavia, lungo la quale ancora resta molto da fare nonostante le parole del giudice Anthony Kennedy (l'ago della bilancia che ha guidato la maggioranza della Corte): «Nessuna unione è più profonda del matrimonio, per incarnare gli alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. I gay chiedono uguale dignità agli occhi della legge. E la costituzione garantisce loro questo diritto». La prossima battaglia è quella per ottenere tutele legali sul fronte dell'impiego, del diritto all'abitazione, del commercio. Questo perché, come dimostra il Texas, l'opposizione alle nozze omosessuali passa attraverso le leggi sulla libertà religiosa, invocate da molti Stati nella «cintura della Bibbia» per permettere a datori di lavoro, padroni di casa, ristoranti e alberghi di rifiutare servizi a coppie dello stesso sesso.

Norman Atlantic: lasciate stare i migranti

  • Dic 31, 2014
  • Pubblicato in LETTERA 43
  • Letto 2187 volte

Dinamo Press
31 12 2014

Sul naufragio della Norman Atlantic si addensa una nube di polemiche. Strumentalizzate da chi vuole addossare ai migranti la responsabilità dell'incendio. L'incubo della Norman Atlantic non è ancora finito.

Si temono molte vittime all'interno dei garage dove ancora nessuno è riuscito ad entrare. In quei garage ci potrebbero essere una parte dei passeggeri registrati che non si sono trovati, e probabilmente anche alcuni migranti che cercavano di raggiungere l'Italia, in mancanza di altre possibilità di ingresso legale.

Gli ultimi arrivi di migranti da Patrasso ad Ancona, su un traghetto della Minoan Lines, dei quali i mezzi di informazione avevano dato notizia, si erano verificati il 29 ottobre scorso e si erano conclusi in poche ore con il respingimento collettivo verso il porto di partenza tramite il consueto "affido al comandante", una sorta di detenzione temporanea all'interno della nave, prima della riconsegna alla polizia greca. Gli appelli delle organizzazioni umanitarie per l'apertura di canali legali di ingresso per i profughi di guerra erano rimasti inascoltati.

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2014/11/10
Dopo essere transitati da un paese, la Grecia, che la Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha definito come un paese non sicuro per richiedenti asilo, bloccando diversi trasferimenti Dublino ordinati dalle autorità di polizia di paesi appartenenti all'Unione Europea, i migranti avranno continuato ad imbarcarsi a Patrasso e ad Igoumenitsa sui traghetti verso l'Italia, sperando di raggiungere la salvezza in un altro paese europeo. Come è successo in passato a tanti loro compagni di sventura, potrebbero avere trovato una morte orribile.

http://www.huffingtonpost.it/2014/12/29/norman-atlantic_incubo-non-finito-numero-dispersi_n_6391582.html

Il completamento delle operazioni di salvataggio dei passeggeri della Norman Atlantic, almeno di quelli raggruppati sul ponte più alto della nave, l'unico a non avere preso fuoco, non dà ancora certezze sul bilancio finale di questa tragedia avvenuta al limite tra le acque greche ed albanesi. I toni propagandistici usati dal governo e gli attacchi strumentali di chi cerca soltanto di speculare sulla pelle delle vittime di questa tragedia, non devono impedire l'accertamento della verità, ancora avvolta in un fumo denso come quello che ha soffocato la nave ed i suoi passeggeri.

Sarebbero da 38 a 51 i dispersi, secondo dati ancora discordanti, mentre almeno 80 superstiti, soccorsi dalle navi e dagli elicotteri italiani, non figurerebbero sulle liste ufficiali fornite dalla compagnia armatrice. Tra questi potrebbero esserci anche migranti o profughi. Di certo le liste di passeggeri diffuse nelle prime ore, anche dai mezzi di informazione, non offrivano un quadro attendibile delle persone che effettivamente si trovavano a bordo della nave. Nelle liste ufficiali risultavano almeno cinque cittadini di nazionalità siriana, come la donna in stato di gravidanza, con due bambini piccoli, soccorsa da un elicottero alle ore 14 di domenica 28 dicembre e trasferita subito in un ospedale pugliese.

http://www.huffingtonpost.it/2014/12/28/norman-atlantic-la-lista-dei-passeggeri-traghetto_n_6386920.html http://www.lettera43.it/cronaca/norman-atlantic-salgono-i-morti-giallo-sui-dispersi_43675152716.htm

"Italy’s transport minister, Maurizio Lupi, said 427 people — including 56 crew members — were rescued. The ferry company had said earlier that 478 passengers and crew members were aboard. The reason for the discrepancy was not immediately clear. Later, the calculations were further clouded. Italian Navy Adm. Giovanni Pettorino said at least 80 of those rescued did not appear on the official ship manifest. That suggested that there could have been uncounted illegal migrants aboard trying to reach Italy. Both Greece and Italy are major gateways for illegal immigration, but many migrants seek to leave Greece for more promising job prospects in Italy and elsewhere in Europe. Lupi said it “seems absolutely premature” to make a definitive count."

http://www.washingtonpost.com/world/frightening-airborne-rescue-for-stricken-ferry-passengers/2014/12/29/6b13c3da-8f36-11e4-a900-9960214d4cd7_story.html

Nessuno mette in evidenza che le porte dei garage di notte restavano aperte, al punto che alcuni autisti dei camion imbarcati avrebbero preferito dormire nelle cabine dei loro mezzi, piuttosto che pagare il prezzo di una cabina o dormire sui divani o sulle poltrone del traghetto. Un elemento della massima importanza che dovrà essere accertato, anche per stabilire se nel garage vi fossero altre persone imbarcate senza essere state registrate. In questo caso, ancora da accertare, si potrebbe trattare davvero di migranti, più spesso profughi, perchè da anni sono noti i tentativi di afghani, irakeni e siriani che salgono su questi traghetti, nascondendosi sotto o dentro i TIR, e finiscono per essere respinti illegalmente dai porti di Ancona e Venezia. Come succede dal 2008, come ha accertato anche la Corte Europea dei diritti dell'Uomo, che il 21 ottobre del 2014 ha condannato l'Italia e la Grecia per i respingimenti illegali collettvi con "affido al comandante" di potenziali richiedenti asilo afghani ed irakeni scoperti all'arrivo nel porto di Ancona. Molti di quei respingimenti illegali sono avvenuti, ancora quest'anno, dopo l'attracco ad Ancona di traghetti della compagnia di navigazione ANEK.

http://www.meltingpot.org/Caso-Sharifi-et-al-v-Italia-e-Grecia-La-Corte-di-Strasburgo.html#.VKHp44CdA http://www.meltingpot.org/Ancona-Ancora-21-respingimenti-collettivi.html#.VKHtOYCdA

La speculazione giornalistica arriva ad ipotizzare una precisa responsabilità dei "clandestini" che si sarebbero nascosti nei camion nel garage e poi, per scaldarsi, avrebbero acceso un fuoco che si sarebbe esteso al resto della nave. Insomma la colpa del rogo viene attribuita ai migranti, come nelle prime ore avevano già fatto alcuni siti web greci.

http://voxnews.info/2014/12/29/norman-atlantic-anche-2-clandestini-a-bordo/

IN REALTA' NEI GARAGE DORMIVANO ABITUALMENTE, ALL'INTERNO DEI LORO CAMION, ANCHE MOLTI DEGLI AUTISTI CHE, SU QUESTO E SUI TEMPI DELL'USCITA DAI GARAGE, ANDREBBERO INTERROGATI UNO PER UNO.

"Yiorgos Dimopoulos, a truck driver speaking to Mega TV, described how quickly the fire spread and confirmed it was highly likely that other drivers had planned to sleep in their trucks that night on the ferry".

http://www.usatoday.com/story/news/world/2014/12/29/greek-ferry-disaster/20989491/

In Italia, ma non solo, è partita subito la speculazione politica, dopo le tragedie gli sciacalli non mancano mai. E si ritorna a parlare di "clandestini" e "scafisti" ( persino su RaiNews24).

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/speciale-norman-atlantic/norman-atlantic-49-naufraghi-giunti-a-bari-a-bordo-anche-due-clandestini_2086813-201402a.shtml
http://bari.ilquotidianoitaliano.it/cronaca/2014/12/news/norman-atlantics-clandestini-nascosti-tra-camion-incendiati-65910.html/

Quelli che fanno più orrore sono quelli che parlano di una "Concordia seconda", così titola qualche "Giornale", gettando fango sul comportamento del comandante e sui soccorsi italiani, dimenticando che i greci e gli albanesi hanno perso OTTO ORE prima di trasferire la responsabilità degli interventi di salvataggio alle autorità italiane che si sono mosse con la tempestività dimostrata nel corso dell'operazione Mare Nostrum, in condizioni impossibili, con rischi enormi anche per gli operatori che salvavano le persone calandosi dagli elicotteri in piena notte, con visibilità minima, mentre la nave, in fiamme, era squassata da onde altissime. E altre polemiche sono sorte poi da parte albanese, con la proposta di trainare la nave a Valona prima di terminare gli interventi di salvataggio con gli elicotteri. I tentativi di traino peraltro erano stati fatti e nuerosi cavi si erano spezzati per la forza del mare e del vento. Qualcuno pensava di ormeggiare la nave in un porto albanese e fare sbarcare i passeggeri con le passerelle in mezzo alle fiamme?

Se non fossero arrivati i mezzi della Marina Militare italiana, chiamati ad intervenire soltanto dopo le ore 13 di domenica, per il colpevole ritardo delle autorità greche ed albanesi che per ore si sono rimpallate la responsabilità del coordinamento degli interventi di salvataggio, le vittime sarebbero state molte di più. Su questi ritardi dovrà fare chiarezza la magistratura esaminando i tracciati dei mezzi di soccorso e le comunicazioni radio tra le autorità greche ed albanesi nella prima mattinata di domenica 28 dicembre. Il primo allarme veniva lanciato dalla nave alle 4 del mattino, poco dopo la partenza dal porto di Igiumentitsa in Grecia, i primi tentativi di intervento, del tutto inadeguati, si verificavano solo sei ore dopo, e la nave distava soltanto trenta miglia dalla costa. le condizioni del mare non potranno mai giustificare tali ritardi. Come non hanno impedito i successivi interventi dei mezzi di soccorso della Marina militare italiana e del Corpo della Guardia Costiera. Si deve anche alla Marina Militare una prima precisazione sulla presenza a bordo di migranti , e non "clandestini".

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/norman-atlantic-forse-migranti-nascosti-a-bordo-ae431f34-5c28-433b-8330-aab98ed19da4.html

Le indagini saranno comunque lunghe e si potrà accertare la verità solo quando si potranno ispezionare i garage, quando sarà finita la contesa sul porto verso il quale rimorchiare il relitto. Comunque sul fatto che ci siano dispersi non dubita nessuno. Ma è purtroppo più probabile che si trovino, se si troveranno mai dopo tante ore di un incendio devastante, a bordo della nave, piuttosto che in acqua.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/12/29/news/traghetto_fiamme_bari-103917810/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/29/norman-atlantic-10-morti-stampa-greca-38-dispersi-sceso-comandante/1301481/ http://www.reuters.com/article/2014/12/29/us-greece-ship-idUSKBN0K603J20141229

Non si sono ancora spente le fiamme e divampa già il conflitto su dove fare attraccare la nave, ne va anche della proprietà del relitto, e probabilmente del controllo delle indagini. Una polemica tra Italia e Grecia, che nelle prime ore della tragedia era rimasta ammantata dai comunicati ufficiali e che adesso esplode sui media e nella rete.

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/governo-greco-conferma-quattro-corpi-sono-stati-rinvenuti-91465.htm

Dopo questa ennesima tragedia si può attendere nei porti greci ed italiani una ennesima svolta repressiva nei confronti dei migranti, in questo momento soprattutto profughi siriani in transito dalla Grecia verso altri paesi europei.

L'Unione Europea deve garantire a tutti i profughi in fuga da guerre e dittature che rimangono intrappolati in Grecia la possibilità di ingresso legale in altri paesi che applicano effettivamente le Direttive in materia di accoglienza, qualifiche e procedure, e che garantiscono la protezione dei diritti fondamentali della persona. Ed è anche da questa tragedia che dovrebbe partire una seria riflessione sull'urgenza di una modifica sostanziale del Regolamento Dublino III che continua ad assegnare ai paesi che costituiscono frontiera esterna dell'Unione la responsabilità principale nel controllo delle frontiere comuni europee e nell'accoglienza dei richiedenti asilo.


Articolo tratto da dirittiefrontiere.blogspot.it

Roma, distacchi dell'acqua: i Gap in aiuto dei morosi

  • Dic 16, 2014
  • Pubblicato in LETTERA 43
  • Letto 1686 volte

Lettera43
16 12 2014

Più che Robin Hood, Super Mario. Perché qui non si tratta di rubare ai ricchi per dare ai poveri, ma di aiutare le famiglie romane colpite da un distacco idrico di Acea Ato2, una delle aziende del gruppo che gestisce il servizio idrico capitolino.
Per i Gruppi di Allaccio Popolare, Gap, così si chiamano questi attivisti che intervengono armati di chiavi e tubi e dunque non potevano avere icona migliore del paffuto idraulico dei videogames della Nintendo, l’azienda nega «il diritto all’acqua dei cittadini». Che meritano l’intervento dei “supereroi”.

CIRCA 1.000 DISTACCHI AL GIORNO. Dietro la maschera dell’idraulico più famoso dei videogiochi ci sono i comitati per l’acqua pubblica sorti in occasione del referendum del 2011, sigle e spazi sociali e gli attivisti della rete “diritto alla città”.

Che hanno deciso di ricorrere alle maniere forti con azioni dimostrative contro quella che è vista come una “prepotenza” della società che gestisce l’acqua romana.

Secondo i dati raccolti ufficiosamente ogni giorno «l’Acea opera circa 1.000 distacchi ad altrettante famiglie “morose”, non in regola con il pagamento delle bollette. Super Mario è una goccia, ma il messaggio è chiaro», racconta a Lettera43.it una delle voci della campagna che, ci tiene a precisare, è sopratutto politica.

CONTRO LA «VIOLENZA DELLE ISTITUZIONI». A essere colpiti dai provvedimenti sono soprattutto disoccupati e precari, famiglie povere, in difficoltà economiche, cui l’azienda non lascia altra scelta: mettersi in regola, oppure si rimane a secco.
«Una violenza che le istituzioni non intendono arginare, dato che è appena stato cancellato dal collegato ambientale alla Legge di stabilità 2014, approvato alla Camera lo scorso 13 novembre, un articolo che imponeva ai gestori di lasciare agli utenti morosi almeno il flusso minimo vitale», quel tanto che basta che sopravvivere, insomma, denunciano gli attivisti.

Che contrastano il recupero crediti dell’Acea - e l’assenza delle istituzioni, soprattutto del Comune di Roma - a suon di interventi per riallacciare gli utenti.

Gli attivisti: «Acea? Le priorità sono gli azionisti e la Borsa»

All’inizio di dicembre sono intervenuti sotto il temporale per aiutare decine di famiglie nel quartiere popolare di Torpignattara, periferia della capitale. «Non solo Acea calpesta il diritto all'acqua pur di costringere i morosi a pagare, ma non è in grado di garantire questo diritto nemmeno a chi moroso non lo è più», raccontano dall’organizzazione. «Il condominio in questione infatti, pur avendo saldato il suo debito, attendeva il riallaccio da una settimana, nonostante Acea dovrebbe effettuarlo il giorno successivo al pagamento».
Un'ulteriore prova «del fatto che le priorità dell'azienda sono altre: gli interessi degli azionisti e l'andamento del titolo in Borsa. Gli utenti senz'acqua possono aspettare. Super Mario però non la pensa così, e non si fermerà fino a quando non sarà garantito il deflusso minimo vitale anche in caso di morosità».

INTERVENTI ANCHE IN PERIFERIA. Gli interventi nelle ultime settimane si sono moltiplicati. Oltre 60 le segnalazioni, una decina i riallacci. Il supereroe ha oltrepassato i confini di Roma: sabato 6 dicembre ha fatto il suo esordio a Fiumicino, intervenendo in soccorso di una famiglia che, dinanzi all’impossibilità di pagare bollette per centinaia di euro e di ottenere una rateizzazione, era rimasta a secco.

La signora intestataria dell’utenza, con una figlia di quattro anni, ha versato all’Acea l’intera somma: di risposta, l’azienda ha comunicato che il riallaccio non poteva avvenire prima di 10 giorni. A quel punto è intervenuto Super Mario. Che prima di scendere in campo verifica accuratamente il caso: i pagamenti, se il gestore ha rispettato i termini per l’invio delle comunicazioni all’utente, se tutto in regola, se è possibile riallacciare l’acqua.

SQUADRE DI QUATTRO-CINQUE PERSONE. Per ogni intervento c’è una squadra di quattro o cinque persone. «Via telefono o via mail ci limitiamo a cercare di capire la situazione, diamo informazioni sulle possibilità di fare un reclamo o una diffida», spiega l’attivista, «questo perché si tratta di una situazione al limite della legalità e l’utente deve essere bene informato su cosa facciamo, perché, e quali sono i rischi. Se l’Acea infatti viola un diritto umano, l’utente che rompe i sigilli rischia una denuncia per furto d’acqua e allaccio abusivo, un reato penale punibile fino a sei anni di carcere».
L’obiettivo della lotta contro i gestori dell’acqua, che da settembre scorso hanno cominciato a staccare le utenze in modo “drastico”, non è «l’acqua gratis per tutti, assolutamente, ma che non venga gestita come una merce qualunque. Agli utenti morosi in difficoltà va garantita la possibilità di una rateizzazione consona, e in ogni caso il flusso minimo vitale. Basta rubinetti a secco».
La campagna non si ferma: dopo la partecipazione al corteo di sabato 13 dicembre per il “diritto alla città”, i gruppi di allaccio popolare stanno pensando all’apertura di sportelli informativi a cui le famiglie in difficoltà con Acea potranno rivolgersi per chiedere aiuto.

Quote rosa: più donne alla Bce

  • Ago 29, 2013
  • Pubblicato in LETTERA 43
  • Letto 3228 volte

Lettera 43
29 08 2013

Un'infornata di donne in tailleur grigio, in quota per tre col resto di due, da inserire nel maschilistico mondo della Banca centrale europea.

ARRIVANO LE QUOTE ROSA. È questo l'obiettivo del direttivo dell'Eurotower di Francoforte, che sorveglia e dirige la politica monetaria della moneta unica: riequilibrare il rapporto fra uomini e donne attraverso l'introduzione delle quote rosa nei livelli dirigenziali. E migliorare la propria immagine tradizionalista, avviando un processo di modernizzazione al suo interno.

Lo ha rivelato in esclusiva la Süddeutsche Zeitung del 29 agosto, citando fonti interne, fra cui quella autorevole del direttore tedesco dell'istituto, Jörg Asmussen.

IL DOPPIO DELLA PRESENZA ATTUALE. «Entro la fine del 2019, la Bce ha intenzione di introdurre il sistema delle quote rosa, arrivando ad affidare alle donne il 35% delle posizioni di responsabilità nei quadri del managment intermedio e il 28% in quelli superiori», ha dichiarato l’algido banchiere.

«In questo modo, in 6 anni la quota femminile si raddoppierà rispetto alla situazione attuale». Oggi quelle percentuali sono di gran lunga inferiori: rispettivamente del 17 e del 14%.

Il direttorio aveva preso la decisione già nei mesi scorsi, ma ha ritenuto di renderla nota soltanto adesso.

Finora, il mondo dei banchieri centrali è stato un dominio esclusivamente maschile.

Nei 55 anni di vita della Bundesbank tedesca, per esempio, solo una donna è riuscita a sedersi nel consiglio direttivo. E anche nella Banca centrale europea, entrata in funzione nel gennaio 1999 assumendo tutte le funzioni di politica monetaria delle 11 banche centrali nazionali dei Paesi che avevano adottato da subito la moneta unica, l'ingresso nel consiglio direttivo è riuscito solo a due esponenti del gentil sesso.

LA MODERNIZZAZIONE DELLA BCE. Attualmente, l'organo che sovraintende al destino dell'euro è composto da 23 membri, tutti maschili e le cose non vanno meglio neppure nei piani più bassi: dei 14 direttori dipendenti dal direttore generale, solo 2 sono affidati a donne.

«Con l'introduzione delle quote rosa, l'Eurotower cerca per la seconda volta in poche settimane di migliorare la propria immagine pubblica», ha osservato la Süddeutsche Zeitung, «e di aprirsi a una fase di modernizzazione».

PUBBLICI I VERBALI DELLE SEDUTE. Si tratta, ha fatto notare il quotidiano tedesco, del secondo tentativo di svecchiamento. «A fine luglio, la Bce aveva annunciato che in futuro i protocolli delle sedute del consiglio direttivo sarebbero state rese pubbliche, in modo da permettere ai cittadini europei di comprendere meglio i motivi e i meccanismi delle decisioni prese. Ora, con la scelta di aprire i settori dirigenziali all'universo femminile, si è compiuto un ulteriore passo verso il superamento del tradizionale mondo dei banchieri centrali».

Il problema è proprio nei posti di comando, perché se si guarda al rapporto fra i due sessi all'interno dell'intera Bce, già oggi l'equilibrio è sostanzialmente rispettato e uomini e donne sono quasi equamente rappresentati.

CAMBIO DI MENTALITÀ. Man mano che si sale ai piani superiori, ai livelli decisionali, lo squilibrio diventa invece sempre più evidente, se non imbarazzante. «Credo proprio che l'introduzione delle quote rosa costringerà la Bce a cambiare», ha detto fiducioso Asmussen, «ma affinché questa decisione abbia successo, sarà necessario un cambio di mentalità all'interno del gruppo dirigenziale dell'istituto».

Donne con eccellenti curricula e robuste ambizioni di carriera ce ne sono a sufficienza all'interno dell'Eurotower e la loro pressione deve essersi fatta sufficientemente forte, negli ultimi tempi, tanto da spingere il direttorio ad aprir loro le porte.

LA PROVA NEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA. Asmussen è convinto che il nuovo meccanismo favorirà il cambiamento e che in 6 anni il volto del gruppo dirigente della Bce sia destinato a cambiare sensibilmente. Una prima opportunità è data dalla costituzione del consiglio di sorveglianza, che offre nove posti dirigenziali di alto livello: la prima cartina di tornasole per valutare la bontà delle intenzioni.

LA PAURA DEL MASCHIO. Il direttore generale del personale Stephen Keuning ha riferito al quotidiano bavarese che «l'esperienza indica che le stesse donne appaiono ancora restie a presentare proprie candidature per le posizioni più alte, probabilmente intimorite dal dominio maschile».

Tanto che era stato varato una sorta di programma di incoraggiamento volontario, con mentori che avrebbero dovuto prendere sotto le proprie ali protettive candidate donne e promuoverle nelle posizioni dirigenziali. Un meccanismo troppo paternalista, che ha prodotto effetti limitati.

UNA SVOLTA LENTA. «Sarà decisivo un cambio di mentalità ai piani dove siedono i capi», ha aggiunto Gertrude Tumpel-Gugerell, l'austriaca che dal 2003 al 2011 ha fatto parte del direttorio della Bce, «e l'incoraggiamento dato fin dall'inizio alle donne a programmare una carriera dirigenziale. Un altro ostacolo è rappresentato dalla scarsa mobilità dei dirigenti e, per giungere a un consiglio direttivo dal volto più femminile, sarà necessario ancora molto tempo».

Pierluigi Mennitti

Bolzano, un uomo colpisce con l'acido la compagna

  • Mag 20, 2013
  • Pubblicato in LETTERA 43
  • Letto 2469 volte
Lettera43.it
20 05 2013

Voleva lasciare il partner che la costringeva a prostituirsi. Lui l'ha sfigurata e ha tentato di darle fuoco.

Un'altra vittima dell'acido. Si tratta di una 24enne romena, sfigurata dal compagno che aveva deciso di lasciare. L'episodio risale a qualche settimana fa, ma è stato reso noto solo domenica 19 maggio dal quotidiano Alto Adige. Due giorni prima l'uomo, un 44enne anche lui romeno, è stato rintracciato dalla Squadra mobile di Bolzano. Oltre ad aver gettato acido in faccia alla ragazza, il carnefice aveva gettato una bottiglia di alcol addosso alla giovane e, poi, un fiammifero per darle fuoco. Ne sono risultate le ustioni, sul 30% del corpo, per le quali il sostituto procuratore di Bolzano, Luisa Mosna, aveva emesso un'ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio e lesioni personali gravissime.

COSTRETTA A PROSTITUIRSI. C'è anche un'altra accusa nei confronti dell'uomo: sfruttamento della prostituzione. La 24enne, infatti, pare avesse deciso di lasciarlo proprio per smettere di essere costretta a prostituirsi e a subire botte. A salvarla dalle fiamme erano state delle prostitute, vicino alla stazione ferroviaria, che hanno sentito le urla. L'hanno trovata come una torcia umana e le hanno gettato addosso delle coperte. La giovane poi in ospedale, dov'è giunta in condizioni molto serie, ha parlato di un incidente, ammettendo solo in un secondo momento l'aggressione: la paura l'aveva frenata, ha spiegato. Tra le conseguenze anche la perdita della vista da un occhio.

La disperazione muta delle 'madri per sbaglio'

  • Mar 22, 2013
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Lettera43
22 03 2013

Feti abbandonati. Bambini gettati nell'immondizia. Dietro il dramma, la condizione delle donne che non cambia col tempo. Neppure coi diritti.

L'ultimo l'hanno trovato a Roma, nella pattumiera di un bar vicino al Circo Massimo. Un feto, probabilmente frutto di un parto prematuro.
Questo a meno di un mese dalla scoperta del cadaverino di un bebè - nato vivo - in un cestino dei rifiuti dell'Ospedale San Camillo, e a due dal salvataggio di una neonata da un cassonetto del centro di Bologna, pochi giorni dopo che una ragazza aveva partorito un bimbo nel bagno di un McDonald della capitale.

Tutte scoperte fortuite che, insieme con lo sgomento e con lo sdegno, suscitano una domanda più inquietante: quante volte sarà successo, tra un episodio e l'altro, senza che nessuno se ne accorgesse, perché non c'erano in quel momento passanti in grado di cogliere quel vagito, o di distinguerlo da un miagolio, o troppo frettolosi per lanciare uno sguardo in più in quel cestino dei rifiuti?

NELL'800, 100 MILA ABBANDONI. L'abbandono dei neonati, perfino la loro soppressione quando non voluti o «figli della colpa», è vecchio come il mondo e tuttora praticato in angoli del mondo non poi così remoti.
In Italia non c'è bisogno di rievocare il paterfamilias romano che sollevava da terra i figli che intendeva riconoscere come suoi e allontanava con il piede quelli che non voleva accollarsi, pur avendoli generati.
Si calcola che nella cristianissima Europa occidentale verso la metà dell'800 venissero abbandonati più di 100 mila bambini l'anno; molti in Italia, prima soprattutto al Nord, e verso fine secolo anche nel Mezzogiorno.

DONNE VITTIME DEGLI UOMINI. Il picco degli abbandoni si registrava nei mesi di febbraio, maggio e giugno, quando nascevano i «bastardi» concepiti durante la mietitura del grano, la vendemmia o la raccolta delle castagne.
Era la mobilità a esporre le donne, contadine e braccianti a giornata nelle fattorie altrui, alla promiscuità (che poteva essere amore passeggero, ma altrettanto spesso seduzione violenta o stupro) e alle gravidanze indesiderate.
Erano donne sole, indifese, senza il sostegno di una famiglia, senza la minima nozione di educazione sessuale o di rispetto per il proprio corpo, senza la possibilità di rivolgersi a un medico o a una levatrice; considerate inferiori dallo Stato, dalla Chiesa e anche dalla scienza, in balia di qualunque uomo, cui erano soggette per il semplice fatto di essere femmine e al quale non potevano dire no, perché comunque se lui voleva poteva farle passare per donnacce.

DISONORATE PER UN FIGLIO. Rimanere incinta era la rovina, il disonore e la fame, per sé e per il figlio.
C'era chi la faceva finita (ogni giorno fiumi e canali restituivano cadaveri di «traviate») e c'era chi tentava di salvarsi annientando il «frutto del peccato» in cui, nell'abbrutimento della disperazione, non sarebbe mai riuscita a vedere una creatura da amare.
La letteratura dell'800 attingeva abbondantemente ai loro drammi. La dolce Margherita del Faust di Goethe, in preda alla paura e alla vergogna, uccide il bimbo avuto clandestinamente dal protagonista e viene condannata a morte (ma Dio la perdonerà).
La madre dei mostri di Maupassant nasconde le gravidanze irregolari stringendosi il ventre in un corsetto di asticelle e di corde e partorisce esseri ripugnanti che vende alle fiere.

FRUTTI DI GREMBI PROLETARI. È improbabile che le decine di feti mummificati o in salamoia esposti nei musei di anatomia (all'epoca non c'erano freezer come quelli dell'Università Bicocca di Milano) fossero stati concepiti da signore bene all'interno di matrimoni borghesi.
Più plausibile che fossero prodotti da grembi proletari che non facevano una bella vita, ammesso che le loro proprietarie fossero sopravvissute all'aborto, procurato o spontaneo che fosse.
Prima si riconoscevano le donne povere costrette ad abbandonare i bambini

Anche oggi ci sono molte donne fra noi la cui vita non è troppo diversa dalle quella delle infanticide del 1850. Ragazze che hanno lasciato la casa, la famiglia e perfino il loro Paese, per cercare un lavoro qualsiasi; deboli e prive di protezioni, sprovviste delle informazioni utili per tutelare la loro salute, non solo sessuale, soggette a qualcuno o a qualcosa che imbavaglia la loro capacità di opporsi.
Solo che 150 anni fa quelle donne potevi riconoscerle. Non erano le belle signore con la crinolina e la cuffietta di pizzo (anche se pure loro e le loro figlie a volte dovevano ricorrere in segreto alla «ruota degli esposti» davanti ai brefotrofi e agli ospedali), ma popolane e contadine scarmigliate, con la gonna stazzonata, lo scialle logoro e il fazzolettone legato sotto la gola.

OGGI STESSI DIRITTI DEI MASCHI. Oggi invece sia le disperate sia le protette si vestono allo stesso modo, si servono nelle stesse catene di negozi e vanno a farsi la ricostruzione unghie dallo stesso estetista. Hanno tutte la stessa aria dura e spavalda delle popstar da rotocalco, sembrano non aver paura o bisogno di nulla. E ne avrebbero qualche ragione: godono degli stessi diritti dei maschi, lavorano; oggi la giustizia le protegge, e nessun uomo, almeno sulla carta, ha diritto di disporre di loro.
Esistono, poche ma esistono, strutture in grado di fornire alle donne informazioni sulla contraccezione e sulla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, e di assisterle nel difficile frangente di una gravidanza indesiderata o anche di un aborto spontaneo.

RAGAZZE FRAGILI E IMPAURITE. Eppure tante ragazze, straniere ma anche italiane, sono sole, fragili, impaurite, inconsapevoli. A volte è un disturbo interiore sottovalutato o non diagnosticato a paralizzare la parte di loro capace di prendersi cura di un bambino.
A volte è il panico, l'immaturità o l'odio per se stesse a spingerle a buttare via, cancellare, addirittura far sparire in un water, come il più sporco dei prodotti del proprio corpo, quello che poteva essere una speranza luminosa, un progetto bellissimo.

DIFENDERE LE DONNE NELLA REALTÀ. Ci piace tanto discutere, arrabbiarci e protestare contro l'immagine nella donna nei mass media. Che è giusto e doveroso, per carità; ma sarebbe ora di tornare a dedicare un po' di discussioni, rabbia e proteste anche alla situazione delle donne nella realtà, come facevano le nostre madri femministe, che non scendevano in piazza per denunciare Gabriella Farinon, gli spot dello Spic&Span o i varietà di Antonello Falqui con le ballerine in minigonna, che non è che fossero suffragette.
Chiedevano rispetto, certo, ma soprattutto cose concrete, per se stesse, e anche per le loro sorelle che non avevano il coraggio di farsi avanti: autodeterminazione, consultori, divorzio, pillola, aborto.
Diritti: alla libertà, all'uguaglianza, alla felicità. Quelli per cui dobbiamo tornare ad alzare la voce, per il nostro bene, per i bambini che abbiamo e avremo, per le bambine che domani saranno donne.
Perché nessuna donna veramente libera butterà mai via un bambino, neanche un bambino mai nato.

Lia Celi

Rom, Hollande è il nuovo Sarkozy

  • Mar 15, 2013
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Lettera43
15 03 2013

Il socialista aveva promesso una svolta sulle espulsioni. Invece sta seguendo la strategia del suo predecessore. E il suo ministro dell'Interno promette nuovi sgomberi dai campi.

Scordatevi la gauche molle e lassista, spauracchio sventolato per tutta la campagna elettorale dal cinico sarkozysmo.
È sempre più difficile, infatti, immaginarsi una politica interna più dura che quella proposta da Manuel Valls.

In un'intervista rilasciata a Le Parisien, il ministro dell'interno ha confermato di voler continuare, sulle orme del suo predecessore Claude Guéant, la politica di smantellamento sistematico dei campi rom dal suolo francese.
Senza comunque annunciare nuove misure restrittive, Valls ha spiegato che «ora più che mai, gli smantellamenti sono necessari e proseguiranno». Anche perché, secondo il ministro, i rom «hanno vocazione a restare in Romania o a tornarci».

LA PIAGA DEI ROM IN FRANCIA. Parole forti quelle del ministro dell'Interno, figura molto discussa del governo Jean-Marc Ayrault proprio per i suoi toni duri.
Non bisogna dimenticare però che in Francia esistono «più di 400 campi illegali», di cui due terzi nella regione parigina, dove alloggiano più di 8 mila persone. Una situazione «complessa e mal digerita» dagli abitanti dei quartieri popolari limitrofi.
Insomma, nel nome del «rispetto della legge e dei residenti», Valls ha chiarito di non poter lasciar andar avanti «questa situazione intollerabile».

LA PROMESSA DI «UMANITÀ». «Procederemo con umanità», ha comunque sottolineato Valls, «senza dimenticare l'obbligo di offrire un accompagnamento sociale, il problema della scolarizzazione, accesso alla casa e nel mondo del lavoro».
Il governo ha esperimentato «azioni alternative» con molte associazioni su tutto il territorio, ma quando i progetti dovevano effettivamente concretizzarsi le famiglie selezionate «si vaporizzavano».

Eppure, «François Hollande si era impegnato durante la campagna elettorale a non procedere a delle espulsioni senza 'soluzione'», ha ricordato Le Monde. E nessuno si è scordato la circolare ministeriale dell'agosto 2012, che prevedeva una «soluzione di alloggio» per ogni espulsione effettuata.

STESSO BILANCIO DI SARKOZY. Ma, a far tremare la sinistra restano le cifre preoccupanti di una macchina lanciata da Nicolas Sarkozy e che sembra non volersi fermare. Il bilancio di quasi un anno di presidenza di Hollande in termini di espulsioni «è lo stesso di quello del suo predecessore», ha sottolineato Le Monde. Senza contare che, secondo le informazioni raccolte da Le Figaro, l'inquilino di Place Beauvau avrebbe dato «l'istruzione precisa» alla polizia francese di «invadere» le baraccopoli a cielo aperto della banlieue parigina a forza di «controlli di identità».

LA PROTESTA DEI ROM. In realtà «sono poche le famiglie di rom sinceramente interessate a integrarsi nella società», ha spiegato Valls.
«Non è un'intervista, ma un articolo dettato che posso solo giudicare male», si è confidato a Libération Laurent El Ghozi, membro fondatore dell'associazione Romeurope.

Le associazioni «temono una massiccia ripresa delle espulsioni dopo la tregua invernale», ha spiegato Libé. Anche perché che «Valls lo accetti o no» sono tantissime le famiglie rom che vivono in Francia da più di 10 anni e che non hanno nessun legame di parentela con chi è rimasto in Romania o in Bulgaria.

Siria, bambini reclutati dai gruppi armati

  • Mar 13, 2013
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Lettera43
13 03 2013

Rapporto di Save the Children: usati come combattenti e scudi umani. Scuole distrutte. Infanzia devastata.

Due anni dopo l'inizio della guerra civile in Siria, sono i bambini a pagare il prezzo più caro. L'allarme è stato lanciato dall'ultimo rapporto di Save the Children, intitolato «Bambini sotto tiro», secondo cui un numero crescente di minorenni siriani viene reclutato da gruppi armati, sia governativi sia anti-regime.

I bambini vengono impiegati come sentinelle, informatori, combattenti e in alcuni casi anche come scudi umani.

Nello studio viene anche sottolineato come la malnutrizione e le malattie siano ormai rischi costanti per i giovani siriani e tra le vittime «dimenticate e innocenti» ci siano anche le ragazzine costrette a matrimoni precoci.

VITA SCONVOLTA. Circa 2 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza in Siria, ha stimato Save the Children, e i due hanni di conflitto hanno sconvolto ogni aspetto della loro vita. Un gruppo di ricercatori turchi ha rilevato che tre bambini su quattro in Siria hanno perso un loro caro a causa della guerra. Molti non hanno accesso alle strutture sanitarie e vivono in condizioni igieniche degradate.

DISTRUTTE 2 MILA SCUOLE. Faticano a trovare il cibo, a decine di migliaia sono costretti a vivere nascosti in fienili, parchi o grotte, senza servizi igienici e senza scuola, perché la gran parte degli insegnati sono fuggiti. In un Paese dove il 90% dei bambini andava a scuola (la percentuale più elevata del Medio Oriente), più di 2 mila scuole ora sono state distrutte o danneggiate, altre vengono utilizzate come rifugio mentre in alcune zone, con il prezzo del combustibile salito del 500%, i giorni più freddi dell'inverno hanno costretto gli sfollati a bruciare i banchi per potersi scaldare, in un circolo vizioso che toglie anche in questo modo futuro ai bambini.

MANCANO MEDICI E OSPEDALI. I bambini feriti o colpiti da malattie, come la diarrea, che si diffondono rapidamente a causa delle scarse condizioni igieniche, spesso non trovano le cure indispensabili perché la metà degli ospedali nel Paese sono danneggiati, un terzo sono inservibili e molti medici sono sfollati o rifugiati.
Nella sola zona di Aleppo, secondo alcune fonti, i medici erano 5 mila all'inizio del conflitto e oggi sono rimasti in 36. Non si contano inoltre i parti che avvengono in condizioni di insicurezza e igiene estreme, senza alcuna assistenza.
 
«INFANZIA SPAZZATA VIA». «Per milioni di bambini siriani, l'innocenza dell'infanzia è stata spazzata via dalla cruda realtà di una guerra viziosa alla quale cercano di sopravvivere in qualche modo», ha commentato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. L'ong ha chiesto a tutte le parti in conflitto di consentire un accesso libero e sicuro alla popolazione in difficoltà e di assicurare che ogni sforzo venga fatto per porre fine ai combattimenti, lanciando un appello internazionale all'Onu.

«È ora di dire basta tutto questo, perché la vita di troppi bambini in Siria è sempre più vicina a un punto di non ritorno. Dobbiamo fermare le violenze e consentire l'accesso degli aiuti in tutto il territorio».

PISA, ABUSA DI BIMBA: SOLDATO USA IN MANETTE

  • Nov 30, -0001
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Lettera43
29 05 2012


DIRITTI

Sulla piccola di sette anni violenze ripetute. Arrestato un sergente. Nuovo caso di presunta pedofilia.

Una serie di ripetute violenze sessuali su una bambina di sette anni è stata scoperta e interrotta martedì 29 maggio dal Nucleo investigativo telematico della procura di Siracusa e dai carabinieri della base Usa di Camp Darby, con l'arresto di un sergente di 28 anni, originario della Florida.
Il militare è accusato di violenza sessuale pluriaggravata su minore e di produzione di materiale pedopornografico.
Al sergente sono state sequestrate foto di altri bimbi sotto i 10 anni costretti a subire atti sessuali e abominevoli crudeltà, perfino con il coinvolgimento di animali.
Perquisiti la sua casa, in un comune del Pisano e l'ufficio dentro la base di Camp Darby. La violenza sessuale è stata individuata grazie a una denuncia di Telefono Arcobaleno.
FONDAMENTALE L'AIUTO DELLA MAESTRA. Le indagini hanno avuto una svolta quando una maestra di una scuola toscana, tra le molte interpellate dagli investigatori, ha riconosciuto da alcune immagini la sua alunna, consentendo così di risalire all'esatta identità della bimba, che così è stata sottratta al suo aggressore.
Alle indagini del Nit ha collaborato il Ncis, il servizio investigativo della Marina degli Stati Uniti.
BECCATO PER UN PARTICOLARE. Proprio esaminando immagini di abusi su bambini, Nit di Siracusa e personale del Ncis americano hanno riconosciuto sullo sfondo un particolare riconducibile alle Spiagge Bianche di Rosignano (Livorno), una località di mare piuttosto nota in Toscana, poi hanno individuato dalla scena un gadget dei 'Gators', gruppo sportivo dell'Università della Florida: è stato questo particolare a orientare gli investigatori verso la base americana di Camp Darby.
Il sergente è stato portato nel carcere di Pisa. È stata invece già allontanata dalla Toscana la bimba vittima delle violenze: ora si trova al sicuro in una struttura protetta di un'altra regione.

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