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E casi come quello recente di una militare ventenne fatta ubriacare e violentata da tre ufficiali durante un party vicino all'accademia di Annapolis, spingono a togliere ogni potere a comandanti [...]. ...
"Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l'indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all'anno, dileggiare ogni regola ed ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell'inaudita gravità di certi comportamenti. Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco, svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale". ...

Violenza sui minori: i mostri da temere

Il Fatto Quotidiano
12 06 2013

Nei giorni scorsi la cronaca ha raccontato di maltrattamenti nei confronti di bambini e di bambine accaduti nelle scuole materne. In quindici giorni abbiamo conosciuto tre storie di abusi che ci hanno turbato profondamente perché le autrici delle violenze erano insegnanti e perché erano donne. La distruttività frantuma l’illusione che esista solo l’aspetto buono, accogliente e amorevole del femminile. Non c’è nulla che sia percepito come eversivo e destabilizzante come la violenza delle donne perché a loro è affidato e persino imposto, da sempre, il ruolo di protezione e cura di bambini, adulti e anziani. La violenza delle donne è percepita come profondamente “demoniaca” e fa ancora più paura di qualunque altra violenza percepita come più accettabile. La magistratura farà chiarezza sulle cause delle violenze: burn out professionale, frustrazioni accumulate o pulsioni sadiche ma quello che è avvenuto, secondo me, riguarda anche il tradimento.

Innanzitutto il tradimento della fiducia che i bambini e le bambine nutrivano nei confronti delle maestre da cui si aspettavano protezione, cure e rassicurazioni; il tradimento della fiducia dei genitori che avevano affidato i loro figli all’istituzione scolastica; il tradimento della scuola da parte delle maestre che hanno tradito anche loro stesse.

Dobbiamo fare tesoro dei tradimenti perché ci rivelano sempre realtà scomode, quelle che non vogliamo (quasi mai) affrontare. Sogniamo mondi ordinati che non siano turbati dalla distruttività ma se vogliamo continuare il nostro impegno quotidiano con la lotta al caos dobbiamo accantonare la paura e tenere viva la coscienza. In questo caso la realtà che ci è stata rivelata è quella di una violenza avvenuta là dove non vorremmo nemmeno immaginarla: nelle aule colorate e piene di giochi di una scuola materna, nei confronti di bambini indifesi che avevano appena cominciato a camminare. L’errore più grande che potremmo fare è pensare che queste maestre siano mostri e collocare la violenza altrove o proiettarla dove ci spaventa meno: nella devianza e nella mostruosità o in qualcosa che non può far parte della nostra quotidianità. Riconoscere la violenza è ancora più difficile se chi la commette ha un ruolo istituzionale o di potere. Quanto gioca la disparità tra un/una maltrattante e la vittima se quest’ultima è in una situazione di soggezione o di “inferiorità”?

I bambini sono stati considerati per secoli dei minus habens, esseri privi di soggettività. Era una regola usare nei loro confronti metodi di correzione anche violenti o umilianti. Oggi gli abusi sui minori sono reati, chiediamo il rispetto dei bambini ma siamo abituati a ragionare in maniera dualistica: razionalità e irrazionalità, buono o cattivo, luce o ombra. Quando incontriamo la violenza dove non ce l’aspettiamo, negli uffici, nei luoghi istituzionali, nelle famiglie “rispettabili” allora distogliamo lo sguardo, rimuoviamo, neghiamo: per ignavia, per codardia, per evitare la sofferenza, persino per collusione con gli autori di violenze o perché deleghiamo sempre ad altri il ruolo di fare coscienza.

Queste sono storie che si ripetono con i colleghi che non si sono accorti, gli amici che non hanno visto, i familiari o i genitori che non hanno colto subito le ansie e le paure dei loro cari. Non viviamo in mondi ordinati o pacifici ma per rendere meno letale la violenza e limitarne i danni come la sofferenza psicologica o fisica non dovremmo mai abdicare alla coscienza e ignorare quello che sentiamo. I mostri che dobbiamo temere sono quelli che portiamo nelle nostre menti e sono quelli che ci fanno chiudere gli occhi davanti alle vittime di violenza oppure ci rendono ciechi quando gli autori o le autrici delle violenze siamo proprio noi.

Twitter @Nadiesdaa

 

 

Sbatti gli abusi sessuali in tv

  • Martedì, 21 Maggio 2013 09:11 ,
  • Pubblicato in Flash news
Giornalettismo
21 05 2013

La storia di Anna Hall, da quasi vent'anni in prima linea contro il traffico di bambini inglesi

di Valentina Spotti

“Tutti sanno cosa sta succedendo qui, ma non troverai mai nessuno disposto a dirlo apertamente”. L’avventura di Anna Hall, regista di Leeds, comincia diciassette anni fa quando casualmente viene a conoscenza di un gruppo di uomini di origini pakistane ma di cittadinanza britannica che rapiscono e violentano ripetutamente ragazzine inglesi, trasformandole in piccole schiave del sesso. La sua missione diventa così quella di raccontare queste atrocità all’opinione pubblica, attraverso una serie di documentari in cui si fa luce sulla tremenda realtà del traffico di esseri umani. La svolta nel 2002, quando la Hall ottiene l’accesso ai documenti dei servizi sociali di Bradford, potendo quindi seguire in prima persona le storie di queste ragazzine misteriosamente scomparse.
 
MADRI TERRORIZZATE - Alla vigilia della messa in onda sulla tv inglese del suo ultimo documentario, The Hunt for Britain’s Sex Gangs, Anna Hall racconta la sua esperienza al Guardian, ricordando le storie di due madri di Keighley, un quartiere di Bradford. “Una aveva tre figlie – racconta – Le due maggiori erano state molestate. Era terrorizzata dall’idea che potesse accadere anche alla più piccola, che aveva soltanto dodici anni. Si è trasferita subito dopo la fine delle riprese del documentario. L’altra donne, invece, aveva mandato via la figlia, credendola al sicuro. Invece l’aveva fatta tornare tra le mani del suo aguzzino”.

LE ACCUSE AI DOCUMENTARI - I documentari di Anna Hall sono stati spesso osteggiati dalle autorità locali: molti politici del West Yorkshire hanno tacciato il suo lavoro di essere propagandistico e in diverse occasioni la messa in onda è stata sospesa, specie durante il periodo elettorale. Nel 2004 uno dei suo documentari è stato visto da quasi due milioni di telespettatori ma, come racconta la regista  stessa “Abbiamo risvegliato alcune coscienze, ma la pellicola è sparita dalla circolazione. Mi chiedo se abbiamo fatto la cosa giusta. So di non essere razzista, lo so dal profondo del mio cuore”.
 
“NESSUNO NE PARLA” - C’è ancora molto su cui lavorare. In primo luogo, racconta la Hall, bisogna imparare a gestire gli abusi psicologici: “Il documentario mostra come in altri paesi le cose vadano meglio. Noi non abbiamo nessun tipo di assistenza vera è propria: conosco un sacco di ragazzine che sono state profondamente ferite e c’è da chiedersi come entreranno nell’età adulta. Sono terrorizzate da quello che potrebbe succedere loro se denunciano i loro stupratori: credono alle minacce contro i loro genitori e i loro fratelli. Dopotutto hanno solo dodici anni. Guardo i miei figli, hanno dodici anni anche loro. E non ho idea di come risolvere questa situazione. Di sfruttamento sessuale minorile non si parla da nessuna parte, nemmeno nelle scuole – conclude la regista – Eppure quando una ragazzina che prima andava bene a scuola comincia a marinare le lezioni, quello è un segnale che qualcosa non va”.
Stella De Zuani, Fermata d'Autobus
14 maggio 2013

Fermata d'Autobus è un'Associazione ONLUS, nata nel 1998 a Torino per iniziativa di un gruppo di professionisti (già fondatori della Comunità Il Porto nel 1983), che si occupa del trattamento di soggetti adulti che presentano patologie psichiatriche associate a disturbi di dipendenza da sostanze (Doppia Diagnosi)...

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