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Armi: con la spending review 100 milioni di cannoniere volanti

  • Mercoledì, 20 Novembre 2013 09:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio Afghanistan
20 11 2013

Il Fatto Quotidiano – 19 novembre 2013
di Toni De Marchi

Dovremmo essere tutti grati alle agenzie di stampa per il lavoro oscuro che fanno. Senza di loro, per esempio, non avremmo mai saputo che il generale Roberta Pinotti (utilizzando il suo consueto incarico di copertura di sottosegretario-senatore Pd) ha salutato “l’efficientamento operativo della flotta dei C-27J”. Persino il correttore ortografico mi segnala un errore alla parola efficientamento. Solo la Pinotti o chi le scrive i comunicati non lo sa. Ma transeat, fosse tutto qui. Il bello viene mezza riga prima, quando l’indefettibile generalessa mette questo efficientamento nel “quadro del contenimento dei budget della difesa”. Un momento, rileggiamo con calma. Macché, dice proprio così: nel quadro del contenimento. È la prima volta nella storia dell’umanità che qualcuno dice che vuol spendere un centinaio di milioni di euro in armi (a tanto stima il costo dell’operazione la rivista Analisi Difesa) per “contenere” il bilancio militare. D’altronde non c’è la spending review di Cottarelli?

Alle giravolte logiche, sintattiche e dialettiche degli sponsor italioti dell’armiamoci e partite siamo abituati. Senza sprofondare negli abissi degli F-35 “elicotteri con cui si spengono incendi, trasportano malati” (copyright Francesco Boccia, più noto per essere il marito di Nunzia De Girolamo), tutti i giorni sentiamo parlare di portaerei per la protezione civile (ammiraglio De Giorgi), missili per difendere obiettivi civili (ancora Pinotti) e altre amenità al fulmicotone come queste. Ma qui, davvero, il politically correct raggiunge il suo apice. Speriamo che una risata vi seppellisca.


Purtroppo, all’involontaria comicità della generalessa Pinotti fa riscontro la drammatica realtà di uno Stato con le pezze al culo che si compra sei cannoniere volanti spendendo cento milioni di euro (senza contare il costo degli aerei, naturalmente: quelli li abbiamo già). A parte gli Stati Uniti, nessuno al mondo ha o ha mai avuto in servizio delle cannoniere volanti. I meno giovani ricorderanno l’uso smodato che ne fecero gli americani nel Vietnam. The Awesome Power of USAF Gunships, la meravigliosa potenza della cannoniere, si intitola un articolo del 1999 pubblicato dalla rivista ufficiale dell’Usaf. Ma le hanno impiegate poi praticamente in tutte le loro guerre, da Grenada, a Panama, alla Somalia, all’Iraq, all’Afghanistan e alla Libia. Naturalmente tutte le guerre dove il nemico è uno straccione o poco più perché nulla potrebbero contro un avversario ben armato di aerei e missili. Gli americani spendono però 530 miliardi di dollari per le loro Forze armate, cioè più di quanto non spendano tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme. Hanno anche reparti di delfini e leoni marini (non è uno scherzo, è vero: si chiama US Navy Marine Mammal Program). Che dovremmo fare: costituire battaglioni di cozze per non essere da meno?

La notizia dell’acquisto da parte italiana di sei cannoniere volanti MC-27J Praetorian è stata data ieri al salone dell’aeronautica di Dubai. Si tratta di aerei da trasporto trasformati imbarcando una suite elettronica di sorveglianza e comunicazione e un micidiale cannone ATK GAU-23 Bushmaster da 30 millimetri capace di spazzare con i suoi colpi un’area grande quanto un campo da calcio. Inoltre l’Alenia-Aermacchi sta lavorando per l’integrazione nel sistema d’arma di bombe plananti GBU-44/B Viper Strike guidate dal GPS o bombe razzo di precisione AGM-176 Griffin.

Naturalmente a nessuno è venuto in mente di chiedere il parere alle Camere, come la legge impone. Presenteranno il parere tra qualche mese e lo giustificheranno con il solito ritardo delle poste. Tanto questi comprano gli F-35 come fossero confetti, figurati se fanno resistenza per cento milioncini.

La prima di queste cannoniere volanti sarà consegnata, dice il comunicato dell’Alenia-Aermacchi che le costruisce, il 31 marzo 2014. In tempo per essere “testata in scenario operativo nel primo semestre del 2014” (sono parole del comunicato, non mie). Come si capisce, bisogna fare in fretta. Per avere un teatro operativo bello fresco sotto mano bisogna andare in Afghanistan prima che le truppe si ritirino, alla fine del prossimo anno. Altrimenti dove trovare tanti cattivi talebani contro cui sparare con la suprema giustificazione di difendere qualche inalienabile diritto umano come il diritto all’oppio, ad esempio, la cui produzione oltre il passo Kyber si è moltiplicata dopo l’inizio della guerra (nella provincia di Helmand nel 2012 si è prodotto il triplo dell’oppio del 2006)? Alla fine cento milioni cosa sono se vogliamo efficientare la flotta e soprattutto contenere il budget. Peccato che non ci si possa mettere anche la protezione civile. Ma non si sa mai: qualcosa da fare gliela troviamo anche quiI

Corriere della Sera
19 09 2013

Un altro caso simile a quello di Trayvon Martin - il ragazzo afroamericano ucciso da un vigilante - scuote gli Stati Uniti.

Si tratta della morte di Jonathan Ferrell, un ragazzo di 24 anni, ucciso sabato notte da un poliziotto con una scarica di 12 colpi di pistola.

INCIDENTE D'AUTO - I fatti si sono svolti sabato notte, a Charlotte, in North Carolina. L'auto di Jonathan Farrell - un atleta, fino a poco tempo fa giocatore di football nella squadra di un'università della Florida - è finita in un burrone. Nonostante fosse stordito, il ragazzo è riuscito a venirne fuori, sfondando il parabrezza. Si è quindi arrampicato sulla strada e ha raggiunto una casa nelle vicinanze per chiedere aiuto. Ha quindi bussato ripetutamente alla porta, ma erano le due e mezza e una donna che era nella casa ha pensato che si trattasse di un malintenzionato che voleva entrare con la forza. La signora ha quindi chiamato il 911, il numero d'emergenza della polizia.

UCCISO CON 12 COLPI - Sul luogo sono arrivati tre agenti e Jonathan è andato loro incontro, forse correndo, e molto probabilmente agitato e confuso. Secondo quanto dichiarato, uno dei poliziotti ha allora tentato di fermarlo con una pistola elettrica, «senza successo», e un altro ha aperto il fuoco: «Ha sparato 12 colpi», di cui solo due non l'hanno colpito, ha poi riferito la polizia. Farrell, che era disarmato, è morto sul colpo.

«SONO STATO AGGREDITO» - Il poliziotto che ha sparato, Randall Kerrick, bianco, ha detto di essere stato aggredito da Jonathan Ferrell. È stato incriminato per omicidio colposo, ovvero uso eccessivo della forza in legittima difesa, secondo quanto precisa la Cnn, e poi rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di 50 mila dollari. Jonathan era «un ragazzo totalmente americano sopravvissuto ad un terribile incidente, chiedeva aiuto ed è stato crivellato di colpi», ha affermato l'avvocato della famiglia Ferrell, Chris Chestnut, che smentisce la ricostruzione fatta dalla polizia: l'agente non avrebbe dato nessun avvertimento a Jonathan prima di sparargli.

«AFROAMERICANI NEL MIRINO»- L'incredibile e drammatica vicenda riaccende le polemiche contro le «pistole facile» dell forze dell'ordine verso gli afroamericani mentre è ancora viva l'ndignazione per la morte Trayvon Martin e l'assoluzione del vigilante che gli ha sparato, George Zimmerman. «Ogni giorno, in questo Paese un afroamericano può essere ucciso senza motivo dalle persone che dovrebbero proteggerlo», ha accusato Kojo Nantambu, della National Association for the Advancement of Coloured People (Naacp), la più grande associazione di afroamericani.

L'infanzia rapita, I bambini armati di Napoli

Corriere della Sera
05 09 2013

Il calcio di un fucile il grilletto ben visibile e poi una parte in ferro che sembrava il carrello privo di caricatore. Era un fucile. Lo imbracciava un ragazzino di una decina di anni che appena si è accorto di essere visto ha cominciato a correre. Tutto si è consumato in pochi secondi, la strada era sconnessa e per questo le immagini non sono chiarissime.

Il ragazzino si è rifugiato in un varco di fronte a quella specie di favelas/discarica a cielo aperto di via delle Brecce a Napoli che chiamano campo rom. Pochi minuti dopo è uscito in bici. Senza perdere tempo è corso in un bar ad avvisare alcuni uomini che si sono precipitati fuori per cercare di rintracciare chi aveva fatto le riprese.

LA BIDONVILLE DI NAPOLI - E' accaduto durante uno dei giri a Gianturco, periferia est di Napoli: giri necessari per documentare il fenomeno della prostituzione minorile. Si dice che molti ragazzini e ragazzine avviate alla prostituzione provengano da lì. Un luogo spettrale che potrebbe sembrare Korogocho o Dandora a Nairobi o una bidonville di Rio de Janeiro. Un luogo sopraffatto da rifiuti e topi dove i bambini fanno lo slalom con le biciclette tra fusti, rottami ed escrementi. Un luogo nel quale però spesso si vedono entrare ed uscire auto di grossa cilindrata.

Che ci faceva un ragazzino con un fucile smontato? Lo aveva trovato nei rifiuti? Lo stava portando a qualcuno? Perché quando ha visto che c'era una telecamera è scappato via? Chi è andato ad avvisare e perché?

I MINORI USATI DALLA CAMORRA - I bambini a Napoli spesso vengono utilizzati nelle operazioni militari dei clan o comunque nel «sistema camorra». Emerge da molte indagini della Dda, di carabinieri, polizia e guardia di Finanza che spesso hanno documentato l'impiego di minorenni come vedette o trasportatori di armi. Sono i nuovi «muschilli» e il principio è sempre lo stesso di trent'anni fa: le conseguenze giudiziarie per un minorenne sono molto meno gravi qualora venga trovato in possesso di armi o droga e quindi i camorristi preferiscono trasferire i rischi sui ragazzini.

«COSI' ARRUOLANO NOI RAGAZZINI» - Il meccanismo lo spiega bene una ragazza di diciassette anni della zona tra Miano e Secondigliano che ha visto tanti amici arruolati dai clan e perfino i suoi fratelli. E' stata intervistata di spalle e in maniera anonima non solo perché è minorenne ma soprattutto per proteggerla, perché il suo modo di parlare «anticonformista» rispetto all'ambiente che è costretta a frequentare già più di una volta l'ha messa nei guai.

Il quadro che descrive è agghiacciante: i clan utilizzano i ragazzini per trasportare le armi, nasconderle e anche usarle, senza alcuno scrupolo. Una delle mansioni sempre più affidate ai minori è proprio quella di occuparsi delle armerie: puliscono i “ferri” (in gergo sono le pistole) li portano in posti impensabili e poi li vanno a prendere quando servono. «Dipende dalle cosiddette capacità... se sono di fiducia possono anche tenere il ricavato delle piazze di spaccio; ma se c'è un conto sbagliato, anche se loro non c'entrano niente vengono picchiati come se fossero adulti».

UN PREZZARIO (ANCHE PER UCCIDERE) - Poi elenca un prezzario che resiste e si adegua a qualsiasi crisi: «I guadagni dipendono dall'andamento delle piazze di spaccio. Il budget settimanale può andare dai 1500 euro, 2mila e a volte anche 3mila per uno spacciatore, mentre un palo guadagna circa 150 euro al giorno. Chi detiene le armi guadagna di più perché è richiesta responsabilità, chi fa il cassiere 5/600 euro alla settimana ma comunque dipende da quanta droga si vende«.

E per uccidere? «Beh.. quello dipende dalla persona che stai andando ad uccidere. E' chiaro che il prezzo è diverso se devi uccidere un ragazzo di una piazza di spaccio o un boss avversario».

Pensi davvero che possano mandare a fare questo genere di cose a dei ragazzini? «Si. Sicuramente». Con lo stesso distacco imposto dalla precoce esperienza e da un vissuto troppo denso per la sua età aggiunge che i ragazzini che diventano killer di solito si drogano: «Una persona con un minimo di cervello, non dico di intelligenza, non ha la forza di togliere la vita ad uno che nemmeno conosce, di cui non sa niente e che gli hanno fatto vedere solo in fotografia. Sono quelli che non hanno niente da perdere ma non hanno capito niente. Quelli più grandi fanno rischiare la vita e la galera ai più piccoli».

I RAGAZZINI ARMATI - Intanto scorrono le immagini girate dai carabinieri per conto dei pm della dda di Napoli durante l'ultima guerra di camorra tra i cosiddetti «girati» e gli «scissionisti», bande di camorra che gestiscono profitti milionari. Le figure con il volto oscurato sono tutti minorenni. Come soldati si passano le armi, le puliscono, controllano, stanno in trincea. Le famiglie spesso se non sono complici sono silenti. Un silenzio assenso che suona come una condanna.

«A volte è la famiglia che li avvia o che li sfrutta, in altri casi sono i ragazzini che vivendo in famiglie molto povere e contesti degradati, subiscono il fascino di questi personaggi della criminalità organizzata», spiega Gina Bonsangue, una delle operatrici sociali più qualificate e attive a Napoli.

La sua esperienza è quella formata nei quartieri cosiddetti difficili, come la Sanità, dove i bambini sono tanti, la criminalità pervasiva e la rassegnazione della gente perbene tenace. «I bambini vengono pagati profumatamente e i soldi li portano in casa contribuendo al bilancio familiare. - conclude Gina - Sono infanzie rubate, anzi io parlo di abusi sui minori anche in questi casi perché lasciare che un minore lavori, per giunta ai limiti della legalità, è un abuso e una violenza».

Amalia De Simone


Corriere della Sera
11 07 2013

Konrad Schafer, 15 anni, è un killer a sangue freddo.
Il ragazzino aveva ricevuto in dono dal padre un fucile calibro45 il 25 giugno, il giorno prima dell'inizio delle sue scorribande. La gang, della quale facevano parte anche una ragazza, la 17enne Victoria Rios, e due giovani di vent'anni, Juan Sebastian Muriel e David Damus, aveva cominciato prendendo di mira case e negozi, poi era passata a bersagli in carne e ossa.

Ne hanno fatto le spese David Guerrero, 17 anni, e Eric Roopnarire, di 22.
 
VITTIMA SGOZZATA - «Non abbiamo indicazioni di sorta che le vittime stessero facendo qualcosa di male», ha detto il capo della polizia di Kissimee Lee Massie annunciando gli arresti: «Sfortunatamente per loro, c'erano un paio di individui che avevano deciso di ammazzarli senza alcuna ragione».

Dopo aver avuto il primo «assaggio» con l'assassinio di Guerrero, il 26 giugno, i giovani killer avevano aspettato fino alla notte del 3 luglio per rapinare e uccidere Eric Roopnarine. Damus aveva premuto il grilletto e Schafer aveva finito il lavoro tagliando la gola della vittima.
ARMI IN USA - Episodi di violenza insensata di cui sono protagonisti giovanissimi: le «gesta» di Konrad e dei suoi compagni arrivano mentre in America, a dispetto dell'indignazione per la strage dei bambini di Newtown in Connecticut, è sempre più facile entrare in possesso e usare fucili e pistole.

Ieri l'Illinois è diventato il 50/mo stato americano in cui è possibile portare in luoghi pubblici armi da fuoco nascoste nonostante l'opposizione del governatore democratico Patrick Quinn e nonostante in fatto che Chicago, la metropoli più importante dello stato, sia una delle capitali degli omicidi degli Usa: 60 feriti e 12 morti solo durante il lungo ponte del 4 luglio.
05 05 2013

I due erano soli in casa, la piccola, 6 anni, è grave. Sarebbe stata colpita al torace. Gli investigatori pensano ad un incidente
 
OAKLAND PARK (Florida) - Ancora una volta una tragedia dovuta alle grande diffusione di armi negli Stati Uniti coinvolge dei bambini. Due fratellini stavano giocando a nascondino nella loro casa quando il maschietto, che ha 13 anni ha sparato alla sorellina, di sei, che ora versa in condizioni critiche in ospedale. E' accaduto a Oakland Park, in Florida, e lo sceriffo locale dice che con ogni probabilità si è trattato di un incidente. Una situazione simile a quella di qualche giorno fa in Kentucky dove un bimbo di 5 anni aveva ucciso pe errore la sorella di 2.

I due ragazzini erano soli in casa, quando i vicini hanno sentito l'eco di uno sparo. Uno di loro, Justin Latourrette, ha raccontato alla CBS che la piccola è stata soccorsa da personale paramedico. "L'hanno portata fuori tenendola in braccio. Era possibile vedere che aveva una ferita al torace, sopra al cuore. Aveva gli occhi aperti, ed era sotto shock". Un altro vicino, Peter Milano a sua volta ha raccontato alla NBC che i due fratellini "stavano giocando a nascondino, e non so come, ma il ragazzino ha sparato a sua sorella". "I genitori che hanno (in casa) armi cariche devono sapere che che è bene tenerle in un posto dove i bambini non possano raggiungerle", ha commentato ancora Latourrette.

Le indagini sono ancora in corso, e non è chiaro se la polizia arriverà a definire un'incriminazione. I detective stanno appunto cercando di definire esattamente come il ragazzino sia venuto in possesso della pistola. In quel momento, ha notato Dani Moschella, portavoce dello sceriffo locale, i due bambini erano soli in casa. La vicenda riecheggia mentre ancora è forte l'impressione per un simile dramma avvenuto appena pochi giorni fa, in Kentucky, dove un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini, che gli era stato regalato per il suo compleanno e con cui giocava abitualmente. E anche mentre a Houston, in Texas, è in corso la convention annuale della Nra, la potente lobby delle armi. Si tratta del primo appuntamento del genere dopo la strage nella scuola elementare di Newtown, in cui sono stati uccisi 20 bambini e sei adulti, e anche dopo il voto del Senato del 17 aprile che di fatto, per il momento, ha affossato la riforma sul 'gun-control', voluta invano da Barack Obama per limitare la diffusione di armi.

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