Heart of women

  • Venerdì, 08 Febbraio 2013 13:38 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Venerdì 8 febbraio, ore 21.00
Auro e Marco
Viale Caduti nella Guerra di Liberazione, 268 - Roma

I quadri delle ragazze rom

  • Giovedì, 07 Febbraio 2013 17:19 ,
  • Pubblicato in Video

Il nudo va bene ma solo se è “donna”.

  • Mercoledì, 06 Febbraio 2013 13:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

Un altro genere di comunicazione
06 02 2013

I curatori del Leopold Museum di Vienna hanno selezionato in questi mesi una trentina di capolavori di nudo maschile da esporre in mostra dal 19 ottobre 2012 al 28 gennaio 2013 (QUI per saperne di più). Questo evento è nato a seguito di una semplice constatazione, ovvero la presenza esclusiva, negli ultimi duecento anni, di nudo femminile esposto durante le fiere artistiche, a fronte delle moltissime opere disponibili che ritraggono uomini ma mai presentate durante eventi e mostre.
Infatti, se la bellezza del corpo maschile è stata esaltata dalle culture del passato, possiamo notare come nell’arte moderna e contemporanea il nudo maschile sia stato in definitiva censurato senza motivo, dando spazio esclusivamente a corpi di donna, anche fortemente sessualizzati.

Da repubblica.it, però, apprendiamo questo:

“Nulla di scandaloso né di dissacrante o quantomeno di inedito. Eppure, inaugurata solo pochi giorni fa, la mostra nackte männer, uomini nudi, ha già scatenato tra i benpensanti di Vienna un mare di polemiche per i suoi “connotati immorali e corruttori”. Torme di bacchettoni hanno subito dichiarato guerra al museo e alla sua “indecorosa” esposizione”.

Insomma, finchè si tratta di donne possiamo definirla arte, mentre se vi sono uomini nudi si arriva a parlare addirittura di immoralità, corruzione e decoro.

L’articolo li definisce “benpensanti”, io al contrario li definirei “malpensanti”, frutto di quella cultura farcita di stereotipi sessisti e omofobici.

Come ben sappiamo il bigottismo impone una morale a senso unico, che veda la donna come oggetto di giudizio e di desiderio e mai come fruitrice e utente di contenuto; di contro l’uomo deve rivestire un ruolo di “autorità” è non può essere “smutandato”, pena la perdità di virilità e dignità.

A quanto pare la malizia che certi soggetti hanno trovato in queste opere d’arte sta nella paura della bellezza e della sensualità del proprio sesso, sintomo di un’omofobia imperate.

Spesso siamo state erroneamente accusate su questo blog di moralismo, quando abbiamo tentato di sensibilizzare riguardo alle questione di genere e alla rappresentazione stereotipata e artefatta dei due sessi attraverso i diversi canali di comunicazione per scopi commerciali. Ad accusarci sono stati quasi sempre gli stessi soggetti che poi gridano allo scandalo quando vedono un corpo nudo maschile all’interno di un opera d’arte.

Lo ribadiamo ancora una volta: il corpo umano, femminile o maschile che sia, non ha nulla di scandaloso. La malizia spesso risiede davvero negli occhi di chi guarda. La nudità ci rappresenta in quanto esseri umani e il nostro corpo è uno strumento fortemente comunicativo. Ma per molti forse non è sempre così.

Quindi viva il nudo, solo se femminile. E viva l’ipocrsia!

Scacco al re, mostra fotografica contro il femminicidio

  • Venerdì, 18 Gennaio 2013 11:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
18 01 2013

Sono mogli, madri, compagne, fidanzate uccise dagli uomini che stavano loro accanto, mariti, padri, fidanzati, ex compagni per sopraffazione, possesso, per un modo sbagliato di vivere il rapporto con l'altra, per incultura generale, quella che ancora domina le relazioni uomo-donna nel nostro Paese. Sono 113 le donne uccise in Italia solo nel 2012 (73 dal proprio partner), una strage, una violazione perpetrata dei diritti umani che "deve essere affrontata in modo politico, come una piaga sociale", non come episodi di cronaca nera.

La cooperativa TDL vuole che questo messaggio venga raccolto e diffuso: nel nostro piccolo, sperando di interessare l'impegno politico ed associativo delle realtà dell'VIII municipio di Roma, proponiamo questa iniziativa. Una mostra fotografica sulla violenza di genere, cinque storie che vanno dalla violenza fino alla rinascita con lo "Scacco al Re"; storie raccontate da cinque fotografi, ognuno con il proprio stile e la propria esperienza di vita.

La mostra verrà inaugurata oggi, alle ore 17.30, con un intervento sulla tematica della violenza di genere a cura del dott. Mauro Sorrentini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della cooperativa sociale TDL.

Scacco al Re alla Biblioteca Municipale Borghesiana in Largo Monreale (via di Vermicino, Roma), resterà aperta fino al 30 gennaio e sarà visitabile con i seguenti orari: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00, dal lunedì al sabato (escluso sabato pomeriggio).

La mostra è a ingresso gratuito per gli iscritti alla biblioteca
di Francesca Bonazzoli, La 27esima ora
27 gennaio 2012

Sarà l’aria poco allegra che tira nei consumi, sarà che nel commercio non si può propinare la stessa confezione per troppi anni, fatto sta che la pubblicità dei prodotti femminili sta cominciando ad abbandonare il cliché della modella emaciata, scontrosa e imbronciata, il tipo dell’esistenzialista annoiata e nevrotica alla Kate Moss, per intenderci. Finalmente fanno timidamente capolino sorrisi, sguardi diretti, espressioni più vivaci se non intelligenti, insomma più gioia di vivere rispetto all’altezzoso e annoiato distacco delle anoressiche che ci è stato propinato più o meno negli ultimi vent’anni.

La colpa, però, non è dei pubblicitari: loro non inventano mai niente, ma rielaborano immagini già conosciute e riconoscibili, anche se in modo subliminale, che fanno insomma già parte del nostro DNA visivo e dunque provengono dall’arte. Più che mai per quanto riguarda l’immagine della donna, soggetto per eccellenza di millenni di scultura, pittura e poi fotografia.

Il repertorio che l’arte mette a disposizione della pubblicità copre tutta la gamma della bellezza fisica e psicologica femminile, ma si può dividere in due grandi gruppi: le grasse e felici da una parte e le magre e nevrotiche dall’altra.

Le donne di Wildt, con le guance scavate, le occhiaie profonde, il naso affilato e le mani lunghe e affusolate, a un passo dal sembrare artigli, appartengono a pieno titolo al secondo gruppo. Ma a loro volta hanno illustri antenate o contemporanee, prime fra tutte le femmes fatales della Vienna fin de siècle di Klimt: le Giuditte, le Salomé e le signore dell’alta borghesia industriale praticamente coeve alle vergini, alle Marie e sante immacolate di Wildt: queste ultime più spirituali nei pensieri, ma non meno nevrotiche nelle apparenze.

Un altro celebre cultore della bellezza emaciata fu Edvard Munch che, nella vita, le donne le temeva davvero e infatti le dipinse anche come Vampiri. Ma l’elenco sarebbe troppo lungo: andare a cercare questo modello muliebre nel Novecento appare fin troppo facile e basti pensare a Kirchner, Schiele o Helmut Newton. Quello che può sorprendere di più è invece ritrovare la bellezza estenuata già nel Cinquecento, nella prima epoca nevrotica, quella manierista.

Dopo le bellezze perfette, serene e sensuali di Raffaello, Giorgione, Leonardo e Tiziano, gli artisti si interrogarono su come superare tali maestri e non trovarono di meglio che accentuare la perfezione ideale della Bellezza trasformandola in artificiosità. Ecco quindi che Parmigianino inventa ben prima di Modigliani colli allungati, teste piccole e espressioni malinconicamente assenti.

Lo stesso si può dire per le figure dai volti allampanati del Rosso Fiorentino, delle nobildonne algide e assenti di Bronzino o di quelle serpentinate e dagli occhi interrogativi del Pontormo, accusato di essere tedesco, ovvero di aver abbandonato l’armonia della venustà classica per quella gotica, alla Cranach, il padre di tutte le donne ossute della pittura nord europea.

Insomma, quando ad essere rappresentata non è tanto la donna, quanto la sua idea, allora assistiamo alla stilizzazione mentale della sua forma

come già era successo nel Quattrocento per esempio con Pisanello e Cosme Tura che dipingevano donne uscite dall’immaginario fiabesco dei poemi di corte e cavallereschi, più illustrazioni da codice miniato che rappresentazioni reali. Una tentazione in cui cadde anche Botticelli, con le sue donne algide e distanti, più mentali che carnali, il tipo femminile in voga nella Firenze neoplatonica, opposto a quello esaltato a Venezia, capitale della prostituzione dove certi predicatori come il Savonarola non potevano mettere piede e dove veniva apprezzata la Venere formosa e sensuale.

Alla base di ogni ideale di bellezza, quale che sia, ci sono dunque gli stereotipi sulla virtù morale della donna, gli stessi imperituri, da secoli.

Da una parte la donna diavolo tentatrice (Eva) e dall’altra la donna vergine e santa (Maria), una rielaborazione cristiana del kalòs kai agathòs greco dove al bello corrisponde il buono morale (mentre in Grecia il buono era civico). A stabilire il canone di bellezza, poi, è sempre l’uomo, dal mito di Paride in su: è lui ad assegnare la mela che sancisce il modello.

Soltanto, a volte, l’uomo è confuso e non sa se preferire Eva o Maria finendo così per mescolare i canoni di bellezza, se non addirittura i generi sessuali come fecero Michelangelo che mascolinizzò le donne o Leonardo che femminilizzò gli uomini.

Nel frattempo, per la donna, la cristianità ha trovato una terza via, quella della Maddalena penitente, la peccatrice che non può ambire alle virtù di Maria, ma che può redimersi attraverso la preghiera, il digiuno, la sottomissione.

Siamo entrati nel secondo millennio ma anche a causa della pubblicità che li perpetua, gli stereotipi sulla bellezza femminile non sono cambiati.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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