Nativi digitaliChiara Saraceno, la Repubblica
16 aprile 2015

Saranno senz'altro nativi digitali sempre connessi, ma i ragazzini della generazione Z sono cresciuti affascinati dai fantasy tecno-medievali di Harry Potter [...] Mentre la tecnologia avanzava e le nonne e mamme modificavano poco o tanto i ruoli di genere femminile, il mondo dei prodotti e modelli per l'infanzia e l'adolescenza sembra tornato ancora più stereotipico di un tempo, pur nella apparente moltiplicazione degli oggetti. ...

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  • Mercoledì, 15 Aprile 2015 14:30 ,
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L'Espresso
14 04 2015

Scuola, interno giorno: il soffitto all’improvviso cede con gli alunni che si ritrovano sotto le macerie. È successo anche oggi, all’elementare Pessina di Ostuni, provincia di Brindisi. Il bilancio: due bambini feriti e una maestra in ospedale.

Uno strato di intonaco di quattro metri è venuto giù dal soffitto dell'aula di una seconda elementare, precipitando in testa a due bambini di 7 anni. In Puglia oltre al danno la beffa: la scuola era stata riaperta quattro mesi fa dopo anni di lavori di ristrutturazione.

Neppure i piani e l’accelerata del governo Renzi riescono a frenare i crolli tra le aule. Si possono eliminare le province, cambiare la legge elettorale e l’assetto dello Stato, ma non evitare che entrando in classe i piccoli alunni rischino la vita.

Un’emergenza nazionale alla quale si è cercato di mettere una pezza con il disegno di legge sulla riforma della scuola (varato un mese fa): uno stanziamento di 40 milioni per finanziare indagini diagnostiche sulle strutture che ospitano le scuole.

Si tratta di garantire la sicurezza di otto milioni di alunni. Impresa che il ministro Stefania Giannini ha spiegato così: «Il lavoro del governo sull'edilizia scolastica è un’operazione enorme. Abbiamo un ritardo di decenni, una massa critica amplissima e la stiamo affrontando con un'estensione di interventi mai vista prima. Certo, non possiamo garantire tutti nell'immediato, ma i crolli non devono essere più nello scenario delle ipotesi possibili».

I NUMERI DEL DISASTRO

Nella realtà si annota, episodio dopo episodio, lo sfascio dell’edilizia scolastica, con edifici vecchi di duecento anni, l'amianto sui tetti e nelle struture interne, gli spazi non più adeguati. Il conteggio dei crolli e dei cedimenti invece non si ferma mai.

A febbraio i cedimenti strutturali sono stati ben sei. Fra questi, quello all’istituto alberghiero “De Cecco” di Pescara dove, il 18 febbraio, si è staccato l'intonaco dalla parete ferendo alla testa, sebbene lievemente, tre studenti quindicenni. L'8 gennaio aveva ceduto l'intonaco in un asilo di Milano ferendo sette bambini. Poi è stata la volta di una scuola media di Bologna.

In sei mesi si contano cinquanta casi: da piccole scuole di provincia agli istituti delle città più grandi, dove ogni giorno entrano migliaia di alunni.

Nel gennaio 2014 uno studente morì in un Liceo di Lecce per la caduta in un pozzo di luce a seguito del cedimento di una grata. È uno degli episodi più gravi degli ultimi anni. Come quello del liceo Darwin di Rivoli dove, nel 2008, a seguito del crollo di un controsoffitto, morì uno studente di 17 anni e altri 17 rimasero feriti. Proprio qualche giorno fa la Cassazione ha confermato le sei condanne per quell'episodio: tre a carico di funzionari della Provincia di Torino e tre per gli insegnanti.

Poi ci sono stati i casi di Palermo (tre feriti alle elementari) e di Russi (Ravenna) dove è crollato il soffitto di una palestra della scuola elementare mentre alcune giovani ginnaste si stavano allenando. In questo caso,
fortunatamente, senza provocare feriti. Il 10 settembre scorso si è verificato un analogo incidente in un edificio di Tivoli, vicino Roma, dove, per il crollo dell'intonaco del soffitto di una palestra, due insegnanti hanno riportato ferite.

I PIANI DEL GOVERNO

Il piano del governo per l’edilizia scolastica è stato annunciato dal premier Matteo Renzi: previsti 21.230 interventi in edifici scolastici per investimenti superiori al miliardo di euro. «Quattro milioni di studenti e una scuola italiana su due sono interessati da questo primo progetto, che porta nell’arco del biennio 2014-2015 ad avere scuole più belle, più sicure e più nuove», ha annunciato l’esecutivo riferendosi ai primi interventi.

Il Piano generale di edilizia scolastica, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza tutti le scuole italiane, è composto da tre principali filoni: 450 milioni per le "scuole belle", 400i per le "scuole sicure" e 244 per le "scuole nuove". Un piano coraggioso che però si scontra con la realtà italiana.

Come “l’Espresso” ha raccontato, già ad agosto le risorse erano diminuite . La burocrazia impedisce interventi strutturali e molti presidi si sono dovuti accontentare di una mano di vernice. «Abbiamo ricevuto molto meno di quello che in realtà ci servirebbe», spiega Corrado Ezio Barachetti della Cgil scuola della Lombardia. «Secondo il programma ministeriale "decoro" significa rifare la facciata delle scuole, che però hanno bisogno di interventi strutturali. Il piano di ristrutturazione copre il 75 per cento degli interventi necessari, nel nostro caso bastava finire i lavori che aspettano da anni».

In Puglia il governo prevede di spendere 107 milioni di euro, ma solo 30 milioni per il programma #scuolesicure. Stesso discorso per le regioni Lazio, Campania e Calabria, con la bilancia che pende per i lavori di maquillage. Il record negli istituti campani: qui il ministero ha previsto interventi per 183 milioni di euro, e, solo per l’abbellimento, 171 milioni.

SCUOLE MENO BELLE MA SICURE

Per rimettere in carreggiata la sgangherata scuola italiana serve ben altro. Secondo l’associazione Cittadinanzattiva «Non si può aspettare inermi il prossimo episodio di crollo. Occorre agire in via preventiva e rapidamente. La situazione - dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale del settore - è fuori controllo. Oltre all'assenza o carenza di manutenzione si riferiscono quasi esclusivamente a deficit rintracciabili nelle condizioni precarie di tetti, solai e controsoffitti, veri punti deboli dell'edilizia scolastica».

L’associazione avanza una sua proposta: stornare i fondi previsti per il 2015 per i 10.000 interventi di #scuolebelle a favore dell'indagine preventiva e agli interventi di #scuolesicure. Allo stesso tempo accelerare il completamento dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica e un suo pieno utilizzo al fine di individuare e intervenire sulle situazioni più gravi. L’anagrafe del Governo dovrebbe servire ad identificare gli edifici su cui bisogna assolutamente intervenire per la messa in sicurezza ed è attesa a giorni.

Anche "Save the Children", l’organizzazione internazionale che si dedica ai bambini ha preso posizione: «Non è ammissibile che andare a scuola possa tradursi in un rischio anche molto grave per l’incolumità fisica dei bambini», dice Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa. «La questione della sicurezza delle nostre scuole è purtroppo di stretta attualità: ad oggi, nonostante una serie di interventi di manutenzione effettuati nel corso dell’ultimo anno, ci ritroviamo con il 70 per cento delle scuole con più di 30 anni e che necessitano in buona parte di interventi di natura edilizia».

Per tutti è inoltre necessario che gli interventi rispettino adeguati standard di qualità e non avvengano al ribasso e siano oggetto di stretti controlli. Prima della “buona scuola”, c’è la sicurezza e adeguatezza degli edifici scolastici.

La Repubblica
13 04 2015

OSTUNI - "Stavamo incollando delle schede di matematica. Poi è venuto tutto giù il soffitto". E' il racconto di Luca, 8 anni, uno dei due bimbi rimasti feriti, fortunatamente in maniera non grave, nel crollo dell'intonaco in una seconda elementare della scuola "Pessina" di Ostuni. Il piccolo, che ha il setto nasale fratturato una ferita alla testa suturata con alcuni punti e la frattura del setto nasale, è rimasto coinvolto con un altro bambino nel crollo di uno spesso strato di intonaco e calcinacci venuti giù dal soffitto della loro aula, una seconda classe della sezione E. Luca sta abbastanza bene, ma è molto spaventato e con i genitori ha raggiunto l'ospedale Perrino di Brindisi dove verrà sottoposto a una consulenza otorinolaringoiatrica. Anche il suo compagno ha riportato una ferita alla testa ma sta meglio e può tornare a casa.

Il bambino era seduto al secondo banco: "Il maestro era alla lavagna - ha raccontato - e quando è venuto giù tutto ha fatto uscire tutti i compagni". Il piccolo Luca è stato invece portato nel corridoio con l'altro bambino investito dai calcinacci in attesa dell'arrivo dell'ambulanza. "Ho avuto tanta paura - ha aggiunto Luca - ma ora sto molto meglio". Subito dopo il crollo si è ferita anche una maestra giunta a soccorrere i bambini: è scivolata sui pezzi di intonaco e si è fratturata il malleolo. I bambini, a quanto riferito dalla direzione sanitaria dell'ospedale di Ostuni, hanno prognosi di 10 e 15 giorni. Sono anche stati sottoposti a una tac.

"Siamo allibiti": è stato il commento di Patrizia, la madre del piccolo Luca. Accanto a lei il marito, Giovanni. Entrambi, dopo una mattinata trascorsa al pronto soccorso, hanno accompagnato il bimbo all'ospedale di Brindisi per gli altri accertamenti sanitari disposti. "Ci ha chiamato la scuola - ha raccontato ancora la madre - e poi siamo corsi qui in ospedale. E' stato uno spavento terribile. Sono cose che non dovrebbero accadere a scuola, specie in un edificio che è stato appena ristrutturato e inaugurato".

Il sostituto procuratore di Brindisi, Pierpaolo Montinaro, ha disposto il sequestro dell'intero immobile di via Pola. La scuola è stata completamente evacuata. L'istituto, sottoposto a lavori di ristrutturazione per cinque anni, era stato riaperto lo scorso gennaio. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, i carabinieri e i tecnici del Comune. Immediate le polemiche - "è questa la 'Buona scuola' di Renzi" - ed è tanta la rabbia dei genitori.

"Queste cose non devono succedere. Ora basta, non possiamo temere per la vita dei nostri figli - sono state le parole del papà di un alunno - i nostri bambini sono in pericolo. La scuola va chiusa e vanno effettuati controlli a tutti i solai. Non può succedere una cosa simile in una scuola appena ristrutturata". Amara anche la constatazione di Vendola: "A Ostuni si è sfiorata una strage, gli amministratori ci dicono che si tratta di una scuola recentemente consegnata, questo rende insopportabile quanto accaduto. È un crimine nei confronti dei bambini. Tutto questo è inaccettabile, si faccia piena luce sulla vicenda", ha dichiarato il governatore pugliese.

"Stiamo cercando di vedere e verificare cosa è successo e perché. Questo è il dovere come sempre puntuale che ci mette a fianco della scuola, del dirigente, delle famiglie dei due bambini che purtroppo sono rimasti leggermente feriti", ha dichiarato il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. E ha aggiunto: "In altri casi non c'è stato bisogno di fare questo primo atto perché la vetustà degli immobili giustificava l'accaduto. In questo caso invece dobbiamo capire come mai è successo. La ristrutturazione è stata fatta come sempre dagli enti locali, ma ciò non ci esime come governo a vedere se ci sono responsabilità e se sì che siano pagate". Parlando a margine di un incontro sul tema del cyberbullismo, Giannini ha sottolineato che quanto accaduto a Ostuni "è l'ennesima riprova della necessità di quello che stiamo facendo", cioè "il piano sull'edilizia, il controllo sistematico dei contro soffitti e degli intonaci, che sono spesso quella parte fragile soggetta a questi problemi, e soprattutto l'anagrafe dell'edilizia, che sarà pronta tra pochissimo".

 


L'istituto dove è avvenuto il crollo conta circa 700 allievi. Alcune classi, immediatamente adiacenti a quella dove si è verificato l'incidente, in un primo momento sono state trasferite in palestra. Ai bambini è stato spiegato che erano in corso delle prove di evacuazione in corso per non spaventarli. Nei momenti concitati che sono seguiti al crollo anche una maestra che prestava soccorso ai bambini è scivolata ed è dovuta ricorrere alle cure dei sanitari. Molti genitori degli alunni del Pessina si sono però precipitati alla scuola, chiedendo di riportare i figli a casa.
Crollo Ostuni, l'assessore all'inagurazione della scuola: ''Completamente funzionante''

 

"La scuola è rimasta chiusa per anni, per lavori di ristrutturazione, almeno dal 2010 - ha raccontato infatti il Gianfranco Coppola che è anche andato in ospedale per sincerarsi delle condizioni dei due bambini feriti - sono stati effettuati i rifacimenti dei solai al piano superiore e gli intonaci al piano terra, dove c'è l'aula in cui si è verificato il crollo. Dopo quanto successo, ho disposto una ordinanza che impone lo stop alle lezioni fino a data da destinarsi".

I due bambini "hanno riportato alcune ferite alla testa ma non sono gravi - ha spiegato il sindaco - i medici stanno facendo ulteriori accertamenti. Sono stati applicati loro dei punti di sutura. Uno dei due alunni è stato sottoposto a tac. L'insegnante ha riportato soltanto lievi lesioni". Il comandante dei vigili del fuoco di Brindisi, Michele Angiuli, ha aggiunto che le condizioni dei bambini "sono serie ma non gravi", spiegando che nella scuola "si è verificato il distacco di 5 metri quadrati di intonaco, per uno spessore di 3 centimetri, collassato all'improvviso; un peso significativo, venuto giù in maniera uniforme. Un bel blocco - lo ha definito - che ha investito i bambini".

I vigili del fuoco hanno dato indicazioni al sindaco affinché l'intera struttura sia dichiarata inagibile. "Questo - sottolinea Angiuli - anche in considerazione del fatto che erano di recente finiti lavori di ristrutturazione che avevano coinvolto anche la parte dell'intonaco. Si devono fare tutte le verifiche e i controlli del caso. I vigili del fuoco stanno procedendo al prelievo di campioni di intonaco per indagini su quanto accaduto".

"Abbiamo sentito urlare, poi siamo andati a vedere e c'erano calcinacci dappertutto - è il racconto di una insegnante che si trovava in un aula poco lontana da quella interessata dal crollo - e un bimbo perdeva sangue. Dall'aula accanto ci hanno detto che si è sentito un tonfo. Abbiamo avuto molta paura". L'insegnante che era nella classe composta da circa 15 bambini che effettuano il tempo pieno è stato solo ferito di striscio dalla caduta di pezzi di calcinaccio di circa tre centimetri, perché si trovava in quel momento alla lavagna.

E pensare che un anno fa, l'ex sindaco della Città bianca, Domenico Tanzarella, alla guida del Comune per 12 anni, scrisse al premier Matteo Renzi dopo la visita istituzionale in una scuola di Treviso, per informare il capo del governo degli investimenti fatti nel campo della sicurezza a scuola. "Noi pionieri della ristrutturazione delle scuole", scriveva, illustrando quanto fatto. "Il Comune di Ostuni di cui sono sindaco da 12 anni - si legge nel testo della missiva di allora - è uno dei pochissimi in Italia ad avere ristrutturato e riqualificato tutte le scuole pubbliche di proprietà comunale. Nonostante le ristrettezze imposte dal patto di stabilità abbiamo investito circa 10 milioni di euro rendendo sicure e dando dignità ai luoghi nei quasi crescono i nostri ragazzi. Il tutto mantenendo l'indebitamento del Comune sotto la soglia del 3%. Le sue parole confermano che le scelte fatte sono state pionieristiche e all'avanguardia trovando, ovviamente, l'apprezzamento convinto della comunità che mi onoro di rappresentare. Dirigenti, corpo docente e studenti vivono in strutture scolastiche dove è garantita la sicurezza e la serenità e di questo meniamo veramente vanto".

Il crollo di oggi, però, e i due bambini finiti in ospedale, raccontano una storia diversa. "Ancora un caso di soffitto che crolla in una scuola italiana - è il commento del Codacons - a dimostrazione dello stato di fatiscenza in cui versano gli istituti scolastici nel nostro paese. Ci chiediamo - si legge nella nota dell'associazione - che fine abbiano fatto il Piano generale di edilizia scolastica che obbligava il ministero dell'Istruzione ad adottare precisi provvedimenti in materia, e il famoso piano sulle 'scuole sicure' annunciato dal premier Renzi che prevedeva 400 milioni di euro per 2400 interventi a partire dal 2015. Intanto gli istituti scolastici continuano a perdere pezzi e speriamo non si debba arrivare, come sempre accade in Italia, ad una vera e propria tragedia per vedere finalmente ascoltate le nostre richieste in fatto di sicurezza".

Di cosa parliamo quando parliamo di genere a scuola

  • Lunedì, 13 Aprile 2015 11:36 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
13 04 2015

Matilde era una mia alunna che in seconda elementare, a una mostra d’arte contemporanea, mi chiese se l’artista potesse essere una femmina, visto che in quella esposizione gli artisti erano solo maschi.
Mohammed, in quella stessa classe, nella gita di più giorni, lo trovammo una mattina al risveglio che aveva sistemato tutti i suoi compagni di stanza sui letti mentre dava il cencio sul pavimento perché in un posto sudicio non si dormiva bene.
Laura in prima elementare disse che da grande voleva fare la muratrice - non il muratore, proprio la muratrice - perché le piaceva il lavoro del suo babbo.
Giorgio ha un trasporto affettivo fisico verso tutti e tutte, maschi e femmine, ma il suo amico del cuore è Andrea ed è sempre lì a riempirlo di baci.
Edoardo ha messo in scena un teatro di burattini fatti con le bic e i tovagliolini di carta in cui prende le difese di un compagno che è un po’ più basso degli altri e lo fa diventare volante perché così si riscatta.
Anna elenca i compagni più importanti per lei e cita maschi e femmine perché ha sempre detto che lei si sente anche un po’ maschio, ma lo dice a bassa voce.
Luca non ha nessun imbarazzo nella pettinatura con la cresta alta che si fa lui stesso ogni mattina e nessuno lo ha mai preso in giro per la sua originalità.

Detesto di tutta questa campagna contro una non ben specificata “ideologia del gender” che alcune insegnanti starebbero veicolando nella scuola pubblica, detesto - dicevo - il non avere idea di cosa accada in una classe. Non sapere la complessità, non interrogarsi su chi entra in classe ogni giorno e sa di avere davanti una trentina di mondi che cercano di entrare in relazione tra loro e con noi.
Chi urla che le maestre indottrinano ha forse la famosa coda di paglia: pronto a concepire questo lavoro come un’opera di indottrinamento, di plagio e di riempimento di vuoti.
Ma insegnare è tutta un’altra faccenda.

La mia prima reazione di fronte agli attacchi scomposti e molteplici di quest’ultimo mese è stata un rifiuto. Si è trattato di un attacco ibrido: argomentazioni senza spessore, toni caricaturali, nessuna capacità di citare fonti, banalità, falsità ma anche diffidenza, toni violenti, diffamazione ed un’aggressiva chiamata alle armi dimenticando che, a fare così, il terreno di battaglia diventano i bambini e le bambine. Mi fa specie pensare che in alcuni casi siano stati dei genitori a gridare al lupo rivolgendosi alla stampa invece di cercare una spiegazione dalle insegnanti. Significa che queste persone consegnano i propri figli per otto ore al giorno a delle persone di cui non si fidano e di cui bisogna aspettare il passo falso, l’errore, la caduta così da poterle cogliere in flagrante.

Più è profonda la cattiva fede (qui nome omen), più io mi ritiro in classe dove, in questi giorni, abbiamo allestito una piccola officina/falegnameria e stiamo lavorando sulla bicicletta. Vorrei dire, infatti, di venire a titolare che anche nella nostra scuola si fa propaganda di “ideologia gender” perché - indovina un po’, caro sentinello in piedi - le bambine smontano i pezzi della bicicletta come fossero meccanici e - incredibile! - ne capiscono il funzionamento come fossero ingegneri. Ma allora il sentinello avrebbe gridato allo scandalo pure qualche mese fa, quando abbiamo fatto un laboratorio di cucito per realizzare delle stelline e dei pupazzini morbidi, ed è stato naturale che i bambini - maschi - imparassero e volessero cucire esattamente come le femmine.

La cattiva fede sta nell’attaccare la scuola pubblica e prima di tutto le insegnanti senza minimamente chiedersi su che basi la scuola scelga di attivare alcune pratiche. Nel 2010 mi capitò tra le mani il Rapporto Eurydice, la Rete di Informazione sull’Istruzione in Europa, dal titolo “Differenze di genere nei risultati educativi - Studio sulle misure adottate e sulla situazione adottata in Europa”. Leggendolo presi chiaramente visione del problema: l’Italia veniva richiamata perché sprovvista di sguardi e pratiche relative al genere, sia a livello politico che educativo. Analizzando la situazione, emergeva questo, ad esempio: “L’obiettivo più comune delle politiche di uguaglianza di genere nell’istruzione è la lotta contro i ruoli e gli stereotipi tradizionali [...] Sembra che si facciano sforzi per includere genere ed uguaglianza di genere come argomenti o temi interdisciplinari nei curricoli scolastici dei paesi europei. Lo stesso non si può dire riguardo allo sviluppo di adeguati metodi didattici e linee guida specificamente orientati al genere, che invece potrebbero avere un ruolo importante nel contrastare gli stereotipi di genere rispetto all’interesse e all’apprendimento”.

Che piaccia o meno a guardiani, sentinelle e altri crociati, la scuola era ed è un luogo in cui si veicolano disuguaglianze di genere. Certo, il genere non è l’unica variabile che incide sul successo scolastico e sul benessere in classe. Tra i fattori decisivi c’è sempre la condizione socio-economica di provenienza, cosa che dovrebbe accendere molti campanelli d’allarme quando si erodono soldi e finanziamenti alla scuola pubblica a vantaggio di quella privata. Leggendo, comunque, la variabile “genere” in molte ricerche e anche in alcune indagini internazionali (PIRLS, PISA, TIMMS) vengono fuori alcuni problemi: che le ragazze hanno un’autostima minore dei ragazzi nelle scienze nonostante abbiano il medesimo interesse; che le percezioni degli insegnanti sulle peculiarità maschili e femminili (peculiarità o stereotipi?) sono ancora decisive per promuovere equità tra i generi; che la presenza femminile è prevalente tra le insegnanti ma scarsa fra i dirigenti scolastici e che decresce al crescere della scala accademica; che le politiche per la formazione dei docenti non prendono in considerazione la prospettiva di genere.

A me, come insegnante, preoccupa molto il fatto di avere un così grande potere su delle giovani persone. Sono moltissimi gli studi su come le aspettative di chi insegna riescano ad influenzare l’autostima, la fiducia in se stessi, il successo scolastico di ragazzi e ragazze e, prima ancora, di bambini e bambine. Abbiamo discusso spesso con alcune colleghe del perché ci aspettiamo che le bambine siano più “diligenti” e i bambini più “intuitivi” in scienze e matematica e scagli la prima pietra chi può dire di essere totalmente immune da questi stereotipi. Siamo figlie di una cultura che ha prodotto “uomini che non sanno amare e donne che si tengono lontane dalla scienza”, come scriveva Evelyn Fox Keller in un bellissimo saggio di trent’anni fa (Sul genere e la scienza, Garzanti, Milano 1987), perciò decostruire questi schemi fa molto bene anche a noi, ci rende più responsabili delle nostre pratiche. Ci invita a pensare alle nostre proiezioni ed attese su bambini e bambine e su cosa trasmettiamo loro, ovvero a tutto ciò che non è ufficialmente presente nei programmi scolastici ma che veicola molti più contenuti di quanto immaginiamo. Gli esempi che cito all’inizio parlano, in un certo senso, di ruoli non così attesi rispetto al genere di appartenenza: bambini che imparano ad esprimere affetti ed emozioni, a prendersi cura dello spazio di tutti; bambine che si immaginano in ambiti in cui non sono rappresentate né immaginabili. Molti anni dopo gli scritti di Bruno Munari, il punto è ancora questo: aprire il ventaglio delle possibilità, ampliare le conoscenze, cercare di scegliere consapevolmente, sentirsi nello spazio aperto della relazione e non in quello chiuso del confine.

Non si tratta di pratiche che si attivano con un solo strumento - un libro, un gioco, un laboratorio - né in un tempo circoscritto. Si tratta di uno sguardo da allenare, di nuove lenti con cui guardare, di un clima senza censura da costruire quotidianamente. È facile e probabile che, sentendosi libera di esprimersi, una classe tiri fuori le peculiarità di ciascuno, permetta di osservare e conoscere altri punti di vista, ampliando così le possibilità di immaginarsi e di ispirarsi.

E allora di cosa parliamo, quando diciamo “genere” a scuola?

Di costruzione di uno spazio pubblico che è ambito diverso dal privato della casa e della famiglia e che ci insegna a riflettere sulla nostra identità. Su chi siamo e cosa immaginiamo di essere in futuro. La scuola serve anche a questo: a imparare che esistiamo in autonomia, che ci viene richiesto un pensiero nostro perché lo abbiamo e possiamo imparare a praticare la libertà di esprimerlo. Forse è questo che spaventa così tanto: immaginare che già da piccoli si voglia lasciare il nido per andare alla scoperta del mondo.

Eppure è proprio così. Le nostre classi sono piene di Cipì. Per favore, lasciamoli liberi di imparare a volare.

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