×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Dove le barriere architettoniche sono illegali

  • Giovedì, 11 Giugno 2015 10:16 ,
  • Pubblicato in Flash news
West
11 06 2015

Andare in canoa o visitare un museo in sedia a rotelle senza l’aiuto di nessuno. Tutt’altro che un’utopia. Almeno in Svezia. Dove l’inclusione delle persone con handicap più che un problema da risolvere è ormai semplicemente la norma. Tanto che dal 1° gennaio 2015 la “mancanza di accessibilità” è addirittura diventata una nuova forma di discriminazione sanzionabile per legge.

E non si parla solo di edifici e trasporti. Stoccolma fornisce ai disabili un ampio ventaglio di servizi di ogni genere e tipo. Come il diritto all’assistenza personale gratuita. Un vero e proprio investimento per il futuro.

Dato che, complice l’invecchiamento della popolazione e il miglioramento dei trattamenti medici per aiutare a gestire problemi di salute a lungo termine, il numero delle persone con disabilità è destinato a crescere sempre di più.

Ivano Abbadessa



Expo: Milano non è una città per disabili

  • Giovedì, 02 Aprile 2015 08:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

la Repubblica
02 04 2015

La Milano dell'Expo è pronta ad accogliere i turisti disabili che arriveranno per l'esposizione e, con ogni probabilità, vorranno anche farsi un giro in centro e visitare i principali luoghi d'interesse della città?

Per capirlo abbiamo trascorso una giornata in giro per Milano assieme a Sonia Veres, affetta da Sma, Atrofia Muscolare Spinale.

Ecco allora che la centralissima San Babila non ha gli scivoli sui marciapiedi e le boutique di Montenapoleone sono quasi inaccessibili per chi è in carrozzina, soprattutto se non si ha un accompagnatore.

Per poter prendere un treno bisogna prenotare con almeno 12 ore d'anticipo. Anche se, proprio per l'Expo, per raggiungere la stazione di Rho Fiera basterà prenotare un'ora prima.

Chi vorrà invece raggiungere in treno le altre località, come ad esempio Como, dovrà pensarci con largo anticipo.

Video di Tiziano Scolari e Alberto Marzocchi

Vogliamo un’Italia senza barriere architettoniche

Il Fatto Quotidiano
02 01 2015

Viene definita barriera architettonica qualunque elemento fisico o senso-percettivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi, soprattutto per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale.

Una scala, un sopralzo, un attraversamento, un marciapiede, una porta. Sono moltissimi gli ostacoli che possono rendere impossibile o estremamente difficoltosi l’accesso ad edifici e la mobilità di disabili, anziani, bambini, genitori e nonni con il passeggino, donne in dolce attesa.

Sit-in "Il welfare non è un lusso, contro i tagli alle politiche sociali"Esiste vasta legislazione in materia, esistono già norme e strumenti di pianificazione per abbattere tutte le barriere esistenti e in quasi tutte le Regioni è obbligatoria la destinazione di una quota degli oneri di urbanizzazione che i comuni incassano per rimuovere le stesse barriere (e con tutto il cemento vomitato negli ultimi trent’anni e i miliardi di oneri incassati dovremmo essere al livello dei paese scandinavi).

Però, purtroppo, le priorità in Italia sono sempre altre e la minoranza di persone che patisce la propria condizione di svantaggio, permanente o temporaneo, si vede sempre sorpassata nel riconoscimento del proprio diritto da esigenze definite superiori (da altri).

E pensare che se l’intero paese affrontasse questo problema “di petto”, stanziando le risorse necessarie e sbloccando molti dei limiti (come il patto di stabilità) che impediscono ai comuni di realizzare piccole opere sul territorio, ne trarrebbe beneficio l’intero comparto dell’edilizia oggi in crisi. Ma occorre una cosciente volontà politica. Quella che porta a scegliere di realizzare l’adeguamento dell’ingresso di una scuola al posto dell’ennesima rotonda con monumento arboreo o scultoreo vicino al centro commerciale. Una volontà che nascerebbe solo se i decisori pubblici si mettessero letteralmente nei panni di una persona costretta su una carrozzina, di un cieco o di un anziano, e si facessero un conseguente esame di coscienza.

Ai sindaci basterebbe poco. Girare la propria città nelle condizioni di chi ha difficoltà deambulatorie, di chi è non vedente, sordo, oppure semplicemente mamma di due gemelli.

L’impatto con la dura realtà sarebbe immediato e molto più comprensibile di mille relazioni tecniche.

Percorrendo in sedia a rotelle lo stesso tragitto casa-municipio che si compie tutte le mattine fischiettando, ci si renderebbe conto di come sia difficile superare un gradino, scendere da un marciapiede, affrontare la difficoltà una breve salita o la pericolosità di una rampa in discesa con pendenza superiore all’8%.

Andando in posta con gli occhi bendati o con gli occhiali che simulano l’ipovisione si capirebbe quanto siano importanti i segnali acustici, la presenza di corrimano e l’assenza di piccoli dislivelli sulla strada. Una volta affrontato questo “safari” a caccia delle barriere architettoniche della città sarà poi sufficiente rileggere l’art. 3 della Costituzione per ridefinire il “giusto” Piano delle Opere Pubbliche: “(…) E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Sembra scritto apposta per abbatterle tutte e subito queste barriere.

Quindi cosa stiamo aspettando? Serve forse un diktat della Trojka?

Domenico Finiguerra

Vogliamo un'Italia senza barriere architettoniche

  • Lunedì, 29 Dicembre 2014 08:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
29 12 2014

Purtroppo, però, le priorità in Italia sono altre e la minoranza di persone che patisce la propria condizione di svantaggio si vede sempre sorpassata nel riconoscimento del proprio diritto da esigenze definite superiori (da altri). E pensare che se l'intero paese affrontasse questo problema "di petto", stanziando le risorse necessarie e sbloccando molti dei limiti (come il patto di stabilità) che impediscono ai comuni di realizzare piccole opere sul territorio, ne trarrebbe beneficio l`intero comparto dell`edilizia. Ma occorre una cosciente volontà politica. ...

L'Italia, il Paese delle barriere architettoniche

  • Martedì, 18 Novembre 2014 09:52 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
18 11 2014

L'Italia, il Paese delle barriere architettoniche

La nuova metropolitana di Roma. La filovia di Pescara. I treni regionali e le stazioni delle ferrovie italiane. Opere costate miliardi di euro, pensate per aumentare la libertà di muoversi ma rigorosamente vietate ai disabili.

Dovrebbero essere mezzi di trasporto accessibili anche a chi si muove in carrozzina o con le stampelle, ma troppi ostacoli li rendono un incubo: gradini troppo alti, pedane mobili abbandonate, ascensori fuori uso, scivoli con pendenze da vertigini e pali della luce in mezzo ai percorsi.

Con un paradosso: abbiamo un’ottima legislazione nazionale ma quando è il momento di metterla in pratica gli enti locali, i progettisti e chi dovrebbe farla rispettare se ne dimentica completamente.

Le lezioni sono iniziate nel peggiore dei modi per chi ha bisogno di assistenza: insegnanti assenti, strutture inadeguate e braccio di ferro con i presidi per spartirsi le ore. I racconti tra iscrizioni rifiutate e ricorsi al Tar
Così chi può scappa. «Dopo una vita a Milano quando abbiamo potuto ci siamo trasferiti in provincia, in Emilia-Romagna», racconta Dario, 50 anni e un figlio con la sindrome di Down:«Per Luca era come vivere in una giungla e non volevo tenerlo sempre in casa perché per uscire è indispensabile qualcuno che lo accompagni. È umiliante a vent’anni trattarlo come un bambino perché la città lo respinge».

Sono più di quattro milioni eppure l’universo delle disabilità non riesce a uscire dal cono d’ombra in cui si trova. Puntuale ad ogni inaugurazione di un’opera pubblica emergono tutti i problemi.

CITTA’ OFF LIMITS

È la metropolitana più costosa e sudata dal dopoguerra (15 stazioni per meno di 13 chilometri hanno un costo complessivo stimato attorno ai 3,7 miliardi di euro) ma è impraticabile per chi si muove con la carrozzina. Un dislivello di quasi otto centimetri fra la banchina e il treno della Metro C di Roma impedisce alle sedie e rotelle l’accesso ai vagoni. Se non con l’aiuto di un addetto o un accompagnatore.

È la triste scoperta a pochi giorni dall’inaugurazione della nuova linea di metropolitana della Capitale. Attesa per decenni ma nasce già vecchia. Come se vivere in città fosse una prerogativa solo per i normodotati.

Anche fuori dalle metropoli non si trovano esempi virtuosi. Come racconta il Redattore sociale provando la nuova filovia di Pescara: «Per i disabili in carrozzina, il progetto “Filò” è una barriera architettonica tout court, priva delle caratteristiche minime richieste dalla legge italiana ed europea. In altre parole: così come sono stati costruiti gli otto chilometri di filovia fino a Montesilvano, per loro, sono già un calvario».

Non va meglio quando si decide di prendere un treno. Carrozze vecchie e non dotate di pedane ad hoc per le sedie a rotelle, ogni genere di barriere per arrivare in banchina e nessuna assistenza.

Anche prendere un treno diventa una missione impossibile come raccontano le associazioni Ledha e Unione italiana ciechi:«Accedere al trasporto pubblico è un diritto di tutti ma il 90 per cento delle stazioni italiane rimane inaccessibile. Ci sentiamo discriminati. Il trasporto pubblico va potenziato, reso accessibile, velocizzato».

EUROPA COME SEI LONTANA

Eppure l’accessibilità è uno dei pilastri della strategia dell’Unione Europea. Per il decennio 2010-2020 l’obiettivo è ambizioso: abbattere le barriere in un continente che conta oggi circa 80 milioni di cittadini con disabilità. Un numero destinato a crescere con il progressivo invecchiamento della popolazione.

Costretti a scontare la pena dietro le sbarre nonostante le condizioni di salute precarie a causa dell'assenza di residenze sanitarie adatte. In tutta Italia i detenuti portatori di handicap sfiorano quota mille. E solo il penitenziario di Parma ha eliminato le barriere architettoniche
Libero accesso ai trasporti, agli spazi e ai servizi pubblici, alle tecnologie, è una vera e propria sfida. Per questo da cinque anni è stato creato “ Access City Award ”, il premio europeo per rendere le città più vivibili premiando gli esempi più virtuosi.

Sono sette le città europee che si contendono il primo posto per l’edizione 2014: Arona (Spagna), Borås (Svezia), Budapest (Ungheria), Helsinki (Finlandia), Logroño (Spagna), Lubiana (Slovenia) e Città di Lussemburgo (Lussemburgo). Nessuna tra queste è italiana. In cinque anni mai una finalista. Solo Alessandria, Brescia e Parma sono entrate tra le selezionate ma sono lontane anni luce dalle concorrenti.

L’esempio da seguire è Berlino, premiata un anno fa come la città più accessibile d’Europa. Nonostante i suoi tre milioni e mezzo di abitanti (la somma della popolazione di Roma e Palermo) spostarsi liberamente, fare turismo è la normalità nella capitale tedesca. Sono stati effettuati massicci investimenti, a partire dal sistema dei trasporti con metro, autobus e marciapiedi a portata di tutti.

Il Reichstag, dove ha sede il Parlamento tedesco, è uno dei simboli di Berlino e della sua politica senza barriere. E ancora: musei dotati di modelli tattili per non vendenti e ipovedenti. Percorsi multi-sensoriali di visita pensati per le persone con disabilità sensoriali.

«Per me il problema maggiore non è logistico», racconta Katrina Voigt, studentessa che fa parte di uno dei gruppi di lavoro creati su misura dalla municipalità:«Penso che non sia solamente un problema architettonico. È una questione culturale, bisogna lavorare sulla percezione che gli altri hanno di noi».

facebook