da Giap
19 luglio 2012


Piazza Alimonda, Genova, h. 17:30 circa del 20 luglio 2001. I tutori dell'ordine hanno appena massacrato di botte il fotografo Eligio Paoni, colpevole di aver fotografato da vicino - e troppo presto - il corpo di Carlo Giuliani, e hanno metodicamente distrutto la sua Leica. Nel cerchio rosso, un agente lo trascina sul corpo e gli preme la faccia su quella insanguinata di Carlo (ancora vivo). Non è difficile immaginare cosa gli stia dicendo.

"Devastazione e saccheggio", ancora la vendetta Genova

di Valerio Renzi, Il Manifesto
29 giugno 2012

«Devastazione e saccheggio», questo il reato per cui, 11 anni dopo il G8 genovese del 2001, 10 manifestanti rischiano di scontare 100 anni di carcere complessivi se il prossimo 13 luglio la Corte di Cassazione confermerà le condanne di secondo grado rendendole definitive.
100 anni di carcere sono tanti, troppi, per chi viene accusato di aver rotto una vetrina, rubato una bottiglia in un supermercato, o solo di essere presente mentre questi e altri atti venivano compiuti. Solo per essere presente?

Genova non è finita. Dieci, nessun@, trecentomila...

  • Lunedì, 11 Giugno 2012 13:19 ,
  • Pubblicato in L'Appello
GENOVA NON È FINITA. DIECI, NESSUN@, TRECENTOMILA...
Appello alla società civile e al mondo della cultura


La gestione dell'ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”,  il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In  questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.

E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.

Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.
Assemblea di supporto ai e alle 10 di Genova 2001

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Lo "spirito di Genova" vive ancora

  • Giovedì, 14 Giugno 2012 07:50 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
di Francesco Caruso
14 giugno 2012

Luglio 2001 centinaia di migliaia di persone si riversarono per le strade di Genova per contestare il vertice internazionale del G8. Il Genoa social Forum, l'assedio ai grandi del pianeta, la morte di Carlo Giuliani, le menzogne e le violenze poliziesche.
Tutto questo è avvenuto all'incirca dieci anni fa.

La violenza sotto la pelle dello Stato

  • Giovedì, 12 Luglio 2012 06:38 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
di Monica Pepe, Paese Sera
12 luglio 2012

"Ora qualcuno mi crederà" ha detto una ragazza che quella notte tra il 21 e il 22 luglio era dentro la Diaz a Daniele Vicari, all’uscita del film "Diaz. Don’t clean up this blood". La violenza camminava sotto la pelle dello Stato a Genova nei giorni del G8 del 2001. Dopo 11 anni la giustizia si è parzialmente divincolata dalla sua iniqua controfigura. Una sospensione del tempo interminabile per chi non gode della stessa dispensa di chi la impone, per chi ha subito una violenza spietata e il fiotto dei ricordi sbocca senza argine.

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