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l'Espresso
22 01 2015

Sono stati riuniti per la prima volta in un libro, curato dal poeta e pittore Arturo Benvenuti, 250 disegni realizzati dai prigionieri dei lager del Reich. Con la prefazione, di cui vi offriamo un estratto, scritta nel 1981 da Primo Levi

"A misura che il passare degli anni ce ne allontana, e benché i decenni che sono seguiti non ci abbiano risparmiato violenze ed orrori, la storia dei Lager hitleriani si delinea sempre più come un unicum, un episodio esemplare a rovescio: l’Uomo, tu uomo, sei stato capace di far questo; la civiltà di cui ti vanti è una patina, una veste: viene un falso profeta, te la strappa di dosso, e tu nudo sei un mostro, il più crudele degli animali. Da allora, il nazionalsocialismo (a meno di poche voci deliranti che ne giustificano i crimini, o li negano, o addirittura li esaltano) vale come riferimento, come il nodo da evitarsi. Su di esso sono comparse innumerevoli opere di testimonianza e di interpretazione, ma mancava finora in Italia un libro come questo. Penso che, al di là della pura commemorazione, esso abbia un valore suo specifico: a descrivere quell’orrore, la parola risulta carente. Le immagini qui riprodotte non sono un equivalente o un surrogato: esse sostituiscono la parola con vantaggio, dicono quello che la parola non sa dire. Alcune hanno la forza immediata dell’arte, ma tutte hanno la forza cruda dell’occhio che ha visto e che trasmette la sua indignazione". (Primo Levi)

Così nel 1981 Primo Levi scriveva nella prefazione al lavoro di documentazione, scelta e ricerca portato avanti da Arturo Benvenuti sulle opere visive prodotte nell'orrore dei lager nazisti. A distanza di oltre trent'anni l'opera ha visto la luce e arriva in libreria, qualche giorno prima della giornata della Memoria e di un anniversario importante, quello dei settant'anni dalla liberazione di Auschwitz. Si intitola K.Z. Disegni degli internati nei campi di concentramento nazifascisti (edizioni BeccoGiallo ). Scorrendone le pagine si è presi da un senso di vertigine. E' vero ciò che scrive Levi, che il tratto di una matita o di una penna può "sostituire la parola con vantaggio". E a dirlo è lo scrittore che ha inventato con 'Se questo è un uomo' una lingua capace di raccontare i meccanismi della macchina dello sterminio. Dalle ombre e dai chiaroscuri di queste tavole, realizzate all'interno dei lager con mezzi di fortuna o, più di rado, subito dopo la fine della guerra, emergono potenti come fantasmi tragici uomini e donne senza nome e senza volto. Ridotti a figure, a emblema stesso del dolore. Fuggono dai cani e dalle percosse dei loro carcerieri, si accasciano gli uni sugli altri nelle baracche, emergono come corpi scheletrici, ormai indistinguibili gli uni dagli altri, dalle cataste di cadaveri agli angoli del campo.

Scrive Arturo Benvenuti, classe 1923, che il libro costituisce "un contributo alla giusta “rivolta” da parte di chi sente di non potersi rassegnare, nonostante tutto, ad una realtà mostruosa, terrificante". Un tentativo di resistenza senza "vuote parole, senza retorica. Così come senza parole e senza retorica hanno saputo resistere gli autori di queste immagini, tremende “testimonianze” di una immane tragedia. Atti di accusa, ma anche inequivocabili messaggi di ieri per l’oggi. Senza inutili discorsi. Non ce n’è davvero bisogno".

Di discorsi inutili non c'è bisogno. Ma di arte al servizio della memoria, che sia musica, letteratura o disegno, c'è ancora bisogno eccome.

K.Z. sarà presentato attraverso una serie di mostre nelle principali città italiane.
Qui le prime date confermate:
Dal 22/01 al 22/02 | Padova, Centro Culturale San Gaetano
Dal 27/01 al 27/02 | Roma, Libreria Fandango. Inaugurazione ore 18.00

Lara Crinò

Huffingtonpost
02 11 2014

Ennesima profanazione ad un campo di sterminio nazista. A Dachau è stata rubata da sconoscuti la scirtta "Arbeit Macht Frei" (Il lavoro rende liberi" che sorgeva all'ingresso. Lo riferisce la stampa tedesca. Quasi 5 anni fa, nel dicembre 2009, venne trafugata in Polonia quella identicata del più noto campo di sterminio di Auschwitz.

Il personale di sicurezza di Dachau si è accorto oggi all'alba che dall'ingresso dell'ex campo di concentramento mancava una parte di 190x95 cm: a differenza di Auschwitz, infatti, a Dachau la scritta 'Arbeit macht frei' è incorporata nel cancello. Secondo la polizia i ladri hanno agito di notte scavalcando un altro cancello per raggiungere quello del lager, ma al momento non hanno altre informazioni.

Immediate le reazioni di sdegno in tutta la Germania, ma soprattutto in Baviera, dove si trova Dachau, alla notizia del furto della scritta 'Arbeit Macht frei' dal cancello dell'ex campo di concentramento. Il direttore della Fondazione bavarese dei memoriali dell'Olocausto, Karl Frellerm, ha parlato di un "atto vergognoso". Per la direttrice del museo di Dachau, Gabrielle Hammermann, è una "profanazione".

Lo storico Marcello Pezzetti, direttore del Museo della Shoah, sta preparando la grande mostra che a Roma, dal 27 gennaio, racconterà la storia delle liberazioni e della "Endphase" decisa dai nazisti accerchiati ...

la Repubblica
19 06 2014

La polizia americana ha arrestato a Philadelphia, in Pennsylvania, un uomo di 89 anni che avrebbe fatto il guardiano nel campo di sterminio di Auschwitz negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Johann Breyer, meccanico in pensione, nato in Cecoslovacchia da madre americana, è brevemente comparso dinanzi a un tribunale che gli ha negato il diritto di cauzione proprio in relazione alla gravità dei presunti reati e resterà in carcere fino alla prossima udienza, prevista in agosto, in vista del verdetto sull'estradizione richiesta dalla Germania.

L'uomo, che era stato arrestato martedì, ha riconosciuto di essersi arruolato nelle Waffen-SS a 17 anni, ma ha negato di esser stato uno dei custodi del lager nazista in territorio polacco. Emigrato oltre Atlantico nel 1952, negli Stati Uniti l'uomo si era sposato e ha avuto figli e nipoti. Le autorità tedesche, sulla base di nuovi accertamenti su fonti documentali, hanno aperto nel 2012 un'inchiesta a suo carico sospettando che abbia avuto in qualche modo un ruolo nell'uccisione delle centinaia di migliaia di ebrei nel 1944.

Secondo la procura tedesca di Weiden in der Oberpfalz, l'anziano ha partecipato allo sterminio messo in atto dai nazisti ad Auschwitz, dove furono uccisi almeno 344mila ebrei arrivati a bordo di 158 treni provenienti da Germania, Ungheria e Cecoslovacchia.

Con il processo a John Demjanjuk nel 2011, la giurisprudenza tedesca ha ampliato la possibilità di condannare i criminali nazisti permettendo l'apertura di nuovi procedimenti contro ex guardiani di campi di sterminio.


Il suo impegno antifascista gli è costato nuove offese da parte di anonimi fascisti e la sua biografia non è bastata a dissuadere da gesti vandalici: nel 2010, le sette mattonelle che, davanti alla sua casa, ricordano il nome dei suoi familiari scomparsi, furono imbrattate di vernice nera. ...

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