Il Manifesto
27 agosto 2013

Caro sindaco Ignazio Marino,
Le scriviamo in merito ad un fatto molto grave che si è recentemente verificato nella Sua città. Una comunità di famiglie Rom di origine serba è fuggita,

Francia, il sindaco socialista che toglie l’acqua ai Rom

  • Martedì, 30 Luglio 2013 12:51 ,
  • Pubblicato in Flash news
Blitz Quotidiano
30 07 2013

Toglie l’acqua ai Rom per costringerli a lasciare il campo abusivo sul quale si sono insediati: è bufera sul sindaco di Wissous, nel dipartimento francese dell’Essonne, dove il sindaco socialista, Régis Roy-Chevalier, è accusato di aver privato del bene comune più prezioso i circa 150 occupanti di un campo nomadi. Succede ad una settimana di distanza dalle parole choc di un altro politico, il sindaco centrista di Cholet, secondo cui ‘‘forse Hitler non ha ucciso abbastanza” nomadi.

Secondo il quotidiano Le Monde, il sindaco si sarebbe difeso dicendo che, in realtà, i rom – tra cui molto bambini – si rifornivano con l’unica risorsa idrica a loro disposizione: delle colonnine anti-incendio che in teoria non potevano utilizzare e che hanno danneggiato.

L’acqua sgorgava senza sosta, creando sprechi e danni per la collettività. Di qui, la decisione di tagliare l’acqua. Un gesto che, oltre ai problemi igienici, comporta seri rischi per i 150 abitanti del campo: appena un anno fa, le fiamme devastarono il loro precedente insediamento di Massy e furono costretti a spostarsi a Wissous.

Ora l’unica fonte d’acqua disponibile è a un chilometro dalle loro roulotte. ”Il problema è che abbiamo bisogno d’acqua per tutto, lavare, bere. Io uso un passeggino e vado a rifornirmi con due bidoni. Ognuno fa come può, ma non capisco il motivo della chiusura dei rubinetti”, racconta Yelena, 34 anni, che effettua il tragitto tre o quattro volte al giorno. ”La cosa più difficile è portare le taniche col calore dell’estate. Ci vuole tempo, energia, ma non abbiamo altra scelta”, gli fa eco Florin, 21 anni, uno dei rari uomini che si occupa di quella che lui stesso ha ribattezzato la ‘caccia all’acqua’. Ma il sindaco non sembra voler sentire ragioni.

”E’ gente che vive illegalmente nella mio comune – attacca il primo cittadino – hanno distrutto le colonnine per far uscire l’acqua, che è sgorgata per giorni e giorni senza controllo. E’ uno spreco totale, e ora le colonnine anti-incendio sono inutilizzabili. Un giorno, l’ultima che rimane a disposizione, verra’ chiusa per le stesse ragioni”.

Una versione che non viene condivisa dalla sezione locale di Europe-Ecologie, il partito alleato dei socialisti in Parlamento. Per l’esponente locale Eve Desjardins, il sindaco cerca di espandere il suo ”spettro elettorale”. ”Non si può fare la guerra con l’acqua! Prendendo decisioni come questa, ha superato i limiti dell’indecenza”, insiste la donna, attaccando l’alleato socialista, a meno di un anno dalle elezioni municipali del 2014. Per Marie-Helene Brelaud, dell’associazione Asefrr, che lotta per i diritti dei nomadi, ”è soprattutto una strategia per sfiancare i Rom” ”E’ un’azione criminale”, rincara la donna, interrogandosi anche sulla ”scelta del calendario estivo, piuttosto curioso…”.

Sono settimane che in Francia la destra moltiplica le dichiarazioni contro nomadi e Rom. Il 7 luglio, il sindaco di Nizza Christian Estrosi, si era spinto fino a lanciare un appello alla ”rivolta” a tutti i sindaci di Francia, contro il comportamento ”criminale” dei nomadi. Nella notte tra venerdì e sabato, due Rom sono stati gravemente feriti durante una ”spedizione punitiva” organizzata da una quindicina di persone, in un campo di Saint-Denis, nella banlieue di Parigi. Per molti commentatori, la politica sta strumentalizzando questo tema per ottenere voti alle prossime elezioni amministrative.


Questa storia inizia il 1° luglio 2009, quando il sindaco di Roma Gianni Alemanno ottiene un finanziamento straordinario di 30,8 milioni di euro per fronteggiare "l'emergenza" rom: è il Piano nomadi firmato con l'allora ministro dell'Interno Maroni. Sarebbe interessante leggere, dopo 4 anni, un consuntivo dei soldi spesi, ma è impossibile: la procedura d'emergenza, infatti, consente di agire in deroga. ...

Diritti per i rom, sanzioni per chi li viola

  • Venerdì, 05 Aprile 2013 12:22 ,
  • Pubblicato in Flash news
Altraeconomia
05 04 2013

Lunedì 8 aprile ricorre la "Giornata internazionale dei rom e dei sinti". Anche nei Paesi dell'Unione europea, che però continua a discriminarli. Secondo Amnesty International, infatti, l'Ue non sta facendo abbastanza per porre fine alla discriminazione dei rom negli Stati membri. Per questo, lancia un appello alla Commissaria europea.

"L’Unione europea deve attuare immediatamente le numerose misure a sua disposizione per sanzionare i governi che non contrastano la discriminazione e la violenza ai danni dei rom –ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International-. Si tratta di comportamenti contrari alle norme e ai principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani su cui è stata fondata l’Ue".

I circa sei milioni di rom che vivono nei paesi dell’Unione europea si trovano, a livello nazionale, al di sotto di quasi tutti gli indici di sviluppo sui diritti umani: otto su 10 sono a rischio povertà e solo uno su sette ha terminato le scuole di secondo grado.

Sono alcune dei dati contenuti nel dossier "Diritti umani qui, diritti dei rom adesso", con il quale Amnesty International chiede all’Unione europea di assumere un’azione determinante e giocare un ruolo di primo piano per porre fine alla discriminazione dei rom in Europa. Al documento (può essere scaricato qui), l'associazione accompagna un appello indirizzato alla Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding.

Gli sgomberi forzati -secondo Amnesty- continuano a costituire la regola, e non l’eccezione in molti Paesi europei, tra cui Francia, Italia (ne avevamo parlato qui) e Romania. L’istruzione è segregata in Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, in contrasto con le leggi nazionali ed europee che proibiscono la discriminazione razziale.

Tra il gennaio 2008 e il luglio 2012, in Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria sono stati registrati oltre 120 gravi attacchi contro i rom e le loro proprietà, tra cui sparatorie, accoltellamenti e incendi. Le autorità, comprese le forze di polizia, non hanno prevenuto molte di queste aggressioni  e, in seguito, non hanno compiuto indagini approfondite.

La Direttiva sull’uguaglianza razziale, adottata dall’Ue nel 2000, vieta la discriminazione basata sulla razza o l’etnia sui luoghi di lavoro, nell’educazione, nell’accesso ai beni e ai servizi, all’alloggio e alle cure mediche. La Carta dei diritti fondamentali, entrata in vigore nel 2009, a sua volta proibisce la discriminazione e tutela i diritti all’educazione, all’assistenza sociale e nel settore degli alloggi nonché al lavoro.

In quanto organo esecutivo dell’Ue, la Commissione europea ha il potere di intervenire contro gli stati membri quando non rispettino le norme dell’Ue e la Carta. Ciò, tuttavia, non si è ancora mai verificato nei casi che hanno riguardato politiche e prassi nazionali discriminatorie contro i rom o altre minoranze etniche.

"La Commissione europea puo’ produrre un impatto duraturo sulle vite delle comunità emarginate e discriminate in Europa, compresi i rom. Purtroppo, finora ha esitato ad agire contro gli stati che violano i diritti umani dei rom -ha dichiarato Dalhuisen-. Osserviamo la Commissione sanzionare stati membri su questioni tecniche relative ai settori dei trasporti e delle tasse, ma non su quelle che sono d’importanza vitale per milioni di persone, come gli sgomberi forzati, la segregazione e gli attacchi basati sull’odio".

"L’Ue, Nobel per la pace, ha il potere di porre fine alle diffuse prassi discriminatorie di molti dei suoi stati membri. Deve farlo adesso"  ha concluso Dalhuisen.

L’azione di Amnesty International in occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti fa parte della campagna globale "Io pretendo dignità", lanciata nel 2009 dall’organizzazione per i diritti umani, che si concentra sulle violazioni dei diritti umani che causano e acuiscono la povertà.

La campagna chiede a tutti i governi di vietare gli sgomberi forzati, tutelare il diritto a un alloggio adeguato e assicurare che tutte le vittime delle violazioni dei diritti umani, inclusi i diritti economici, sociali e culturali, ottengano forme efficaci di rimedio a livello nazionale e internazionale.

Nell’ambito di questa campagna, Amnesty International ha promosso la campagna europea "Per un’Europa senza discriminazione", con l’obiettivo di ridurre la persecuzione, l'esclusione e la discriminazione sulla base di sesso, razza od origine etnica, nazionalità, religione, orientamento sessuale, di genere o su altri aspetti relativi all'identita’ e alla coscienza di ogni individuo, perpetrate da stati e attori non statali, affinché tutte le persone in Europa possano godere di un'effettiva ed efficace protezione da ogni forma di discriminazione.

“Via i Rom da Torino”

  • Mercoledì, 03 Aprile 2013 08:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
03 04 2013

“Affittiamo dei treni e rimandiamoli a casa”, le soluzioni istantanee all’integrazione dei cittadini rom torinesi fioccano in questi ultimi mesi. A lanciarla è il capo gruppo Lega Nord in consiglio comunale Fabrizio Bocca. A scatenare il “fastidio” cittadino 5 milioni di fondi da sbloccare nei prossimi giorni per bonificare gli insediamenti.
guarda la gallery:


NERO SU BIANCO – L’accordo è datato dicembre 2012. La Giunta comunale di Torino ha dato il suo ok con delibera all’accordo tra Palazzo civico e Prefettura di Torino per un finanziamento statale, che consentirà di risolvere i problemi legati agli insediamenti Rom e Sinti. Lo stanziamento era stato “congelato” lo scorso anno dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva giudicato illegittimo lo stato di emergenza per le comunità, dichiarato dal Governo nel 2008. Gli interventi che toccheranno la città piemontese riguarderanno interventi di bonifica ambientale e di carattere igienico-sanitario e sociale. Una via per rendere vivibili i campi nomadi non autorizzati. Intanto tra i corridoi di Palazzo Civico si parla di un nuovo campo nomadi, deliberato sotto il comando di Chiamparino nel 2011, con un costo di 1 milione di euro. Una soluzione che non risolverebbe le criticità emerse in campi come quello di Germagnano, dato che sarebbero previste solo 16 piazzole per ospitare un totale di 100 posti. Sono 4 mila i rom che si aggirano tra le strade della città.

LE DIFFICOLTA’ – Tra roulotte e baracche non tutto però funziona in modo eccellente. L’acqua scarseggia, e spesso per i bimbi è problematico raggiungere la propria scuola. Per esempio nel campo (irregolare) di Lungo Stura vivono circa mille persone. Durante questo inverno sono scoppiati tre incendi, a causa delle stufe accese sia di giorno che di notte. Nel capoluogo sono nove gli insediamenti abusivi e quattro quelli autorizzati per sinti e rom. In particolare negli campi d’etnia rom la difficoltà è tra famiglie. I frequenti fumi, dati da falò di materiale plastico e non, non sono ben tollerati dalla vicina cittadinanza.

RINVIO A PERDERE – Slitta di un anno il processo contro i torinesi Luca Oliva, 22 anni, e Guido Di Vito di 61, arrestati il 10 dicembre 2012 per l’incendio al campo Rom della Continassa, nel rione Vallette. I capi d’accusa sono pesanti: si va dall’incendio fino al danneggiamento doloso, con l’aggravante della discriminazione razziale, resistenza a pubblico ufficiale. Entrambi gli accusati negano l’accaduto e hanno ammesso solo di aver partecipato alla fiaccolata contro lo stupro della sedicenne, percorso poi finito con un raid all’insediamento. All’epoca la ragazza confessò di esser stata violata da due rom, accuse che poi si rivelarono false, ma che nel giro di poche ore scatenarono la rabbia di cittadini inferociti contro la comunità. Nel processo sia Comune che sei rom del campo si sono costituiti parte civile. La Procura ha deciso di far rientrare nel procedimento seguito dal pm Paola Trovati, anche altre dieci persone che la sera dell’incendio avrebbero aggredito alcuni cronisti e ostacolato i soccorsi.

SFOGO LEGHISTA – “Quello che chiediamo – ha aggiunto Fabrizio Ricca – è un rastrellamento capillare, baracca per baracca, per far uscire allo scoperto tutta la refurtiva accumulata e non ancora scoperta e presidi costanti delle forze dell’ordine, anche se, probabilmente, l’unico modo per poter risolvere definitivamente una situazione ormai critica sarebbe quello di affittare qualche treno con cui rispedire a casa loro questi ospiti più che mai indesiderati. Siamo stufi di perdere tempo e denaro dietro a gente di questo tipo”.

PROVARE A STARE DALL’ALTRA PARTE – Ma c’è chi non la pensa né come la Lega Nord né come i Fratelli d’Italia locali. E’ il caso dell’associazione AIZO, federata con la Romani Union – Associazione Mondiale degli Zingari, riconosciuta dall’ONU. Opera nel settore dell’emarginazione specificamente con e per il popolo rom e sinto. A Torino è presente da almeno 40 anni con uno sportello dedicato agli stranieri , iniziative di inserimento (anche post carcere) e con corsi doposcuola. Tutte persone attive sia nei campi abusivi che in quelli regolari. “Le risorse economiche sono limitate” spiega Carla Osella, presidente. La città però non è mai stata una città intollerante. “Torino non allontana nessuno. E’ vero che non dà molte cose. Adesso ci sarà un bando in base a questi 5 milioni di euro, a cui seguirà un appalto. In realtà il vero problema di Torino è la grande accoglienza che è finita poi con l’adattarsi a quello che il Comune può offrire”. L’associazione di recente è stata al fianco degli immigrati con una manifestazione in piazza Castello. Il 6 marzo si è scesi in strada per protestare contro un provvedimento, emanato nel dicembre 2012 dalla Provincia di Torino, nel quale si invitano le aziende del settore a non acquistare rame di provenienza non certificata. Questo per diffidare dai ladri del prezioso materiale. La questione però cambia quando se si fa di tutta un erba un fascio. “Il problema – racconta Osella – è che loro non sono più ambulanti quando portano tonnellate di materiale ferroso o rame”. Anche se lo vendono quindi, per via del loro status, non vengono riconosciuti come venditori. Così c’è chi lo scorso mese con un cartello al collo ha sfilato precisando: “Raccogliamo il materiale dai rifiuti, dalle cucine rotte. E poi lo rivendiamo. Noi vogliamo lavorare”. La Regione al tempo promise di impegnarsi per risolvere il caso. Finora però non è stato attuato nulla, nonostante le promesse fatte. Sulle battute della Lega la Presidente taglia corto: “E’ un discorso che ha già fatto qualcun’altro e che ha portato ai lager”. In realtà ricorda che l’allontanamento già esiste e si chiama rimpatrio volontario. Giusto quindi allontanare chi vive nell’illegalità più totale, ma la cosa non deve cadere nell’indifferenza. “Chi vuole rimare qui in modo legale – ricorda – purtroppo cade nell’accattonaggio. Un fenomeno in deciso aumento nelle nostre strade. Spesso ci raccontano che preferiscono sopravvivere senz’acqua e in mezzo ai topi piuttosto che tornare nel paese d’origine e morire di fame”.

SOLITO GIRO – Il piccolo grande tassello che manca all’integrazione made in Italy è sempre lo stesso. Un piatto c’è, il campo pure, ma la combinazione giusta tra valori culturali e inserimento nella società latita. Così ci si arrangia, si trova qualsiasi cosa pur di guadagnare, unico fine mandare il denaro alla famiglia oltralpe. “Le regioni dovrebbero fare una serie di tavoli” suggerisce Osella, metodo che verrebbe incontro a tutte quelle esigenze già espresse in sede europea. I bambini giunti nel Belpaese si trovano poi davanti ad un bivio: “Quando sono tra i banchi a volte vivono l’emarginazione anche nella scuola. Il problema è nella fase adolescenziale, quando passano una crisi identitaria: da una parte il mondo italiano, dall’altro il loro, differenti”. Ci sono partiti contrari allo straniero anche se dotato di cittadinanza italiana. “Il razzismo istituzionale e quello dell’uomo della strada” spiega Osella. “Entrambi sono gravi. Il secondo lo fa per ignoranza, i primi lo fanno perché conoscono ma non li vogliono”. L’emarginazione è un sottile filo che spesso gioca dietro valori differenti. Osella e Mara Francese hanno scritto un libro chiamato Il Pogrom della Continassa. Tra le righe si cerca di spiegare perché una bugia ha portato ad un incendio e come mai Torino, buona, operaia e di sinistra, si trova ora ad affrontare paure che prima toccavano altre città ma non lei. Inchiostro che ben si riassume tra le parole di Marius: “Vorrei sognare come tutti e svegliarmi al mattino in una casa riscaldata, poter prendere il caffè seduto su una sedia comoda. Vorrei che i miei figli potessero frequentare ogni giorno la scuola, avere un lavoro bello e importante, in cui impegnarsi. Vorrei aver studiato da bambino ed essere capace di leggere e scrivere, vorrei poter sognare come i miei coetanei, che vedo passare per le strade, ma non posso sognare. Perché?”.

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