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"Il 70 per cento delle donne italiane dipende economicamente dai mariti o dai compagni. Si pensa davvero che in una simile condizione una donna, anche se abbia subito violenze e abusi, si possa sentire libera di fare arrestare l'uomo che mantiene lei e i figli? E pronta ad andare a vivere sotto un ponte? Quali sono le misure adottate per fare fronte a un problema che è centrale nelle storie di maltrattamenti? Situazioni simili non si contrastano cambiando il Codice penale ma creando un Welfare che assista le donne in difficoltà". ...

Il Fatto Quotidiano
04 10 2013

Addio al riordino delle province: “Dal prossimo gennaio si aprono le porte alle elezioni provinciali”, denuncia Danilo Toninelli, vice presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera per il M5S. “In altre parole, aggiunge il deputato cinque stelle, tra poco più di due mesi la riforma voluta dal governo Monti, rischia di essere totalmente vanificata”. E la chiave è in un emendamento che sarà votato oggi dalla Camera, chiamata a convertire in legge il decreto sul “femminicidio”.

“Si usa il femminicidio per far passare la proroga su province”, sottolinea Nazzareno Pilozzi di Sel. La controversa vicenda delle province, infatti, è inserita nell’ultimo articolo di ben altra e delicata questione: la “Legge sulla prevenzione e contrasto alla violenza di genere”.

L’articolo 12, nella stesura originaria prevedeva (in sintesi) che il mandato dei commissari straordinari alla guida delle province fosse prorogato fino al 30 giugno 2014. È necessario ricapitolare la vicenda: Il decreto Monti prevedeva che i consigli provinciali, in scadenza nel 2012, fossero commissariati; un successivo decreto aveva prorogato il commissariamento nel 2013. E l’articolo 12, prima dell’emendamento di questi giorni, prorogava questo regime fino a giugno 2014.

Poi il colpo di scena: il nuovo emendamento – firmato da Gianclaudio Bressa del Pd – blocca la proroga al 31 dicembre 2013: “Questo è il via libera alle prossime elezioni dei consigli provinciali, a partire da gennaio 2014″, commenta Toninelli, che aggiunge: “In assenza di una riforma con legge ordinaria, approvata entro fine anno, si andrà al voto normalmente, senza modifiche di alcun genere, senza riduzione di funzioni e numero di consiglieri”.

Come dire: si torna al punto di partenza. “È la conseguenza della sentenza della Corte costituzionale”, conclude Toninelli, “che ha decretato l’illegittimità di una parte del decreto Salva Italia targato Monti”. I giudici costituzionali, infatti, hanno sancito che la riforma delle province non può essere disposta per decreto, ma deve seguire l’iter parlamentare. E di questo si sta occupando, da mesi, il ministro Graziano Delrio che proprio una settimana fa ha presentato il suo ddl – in una conferenza unificata – a comuni, province e regioni. Ottenendo uno scarso consenso. Segno che la strada per la riforma, attraverso una legge ordinaria, è ancora tutta in salita.

E con l’emendamento in votazione oggi che ferma i termini al 31 dicembre, e non più al 30 giugno prossimo, i tempi a disposizione del ministro per chiudere questa partita diventano strettissimi: meno di novanta giorni. Una curiosità: l’emendamento in questione è stato presentato in commissione proprio nelle ore in cui, per il Governo Letta, si annunciava la crisi o l’alternativa di un governo di minoranza.

E che i timori del M5S siano fondati, in fondo, lo conferma l’ex ministro della SaluteRenato Balduzzi, di Scelta civica: “Per evitare il ricostituirsi delle province a gennaio, abbiamo solo due strade. O approvare il disegno di legge Delrio entro Natale, oppure intervenire con la legge di stabilità. D’altronde – conclude Balduzzi – continuare con un decreto comporta gli stessi problemi che abbiamo avuto con il “Salva Italia”, che io stesso ho concorso ad adottare, e che la Corte ha dichiarato incostituzionale”.

Nessun dubbio invece per Francesco Paolo Sisto, del Pdl, presidente della commissione Affari costituzionali: “La riforma Delrio andrà in porto entro fine anno. Oggi convertiremo in legge solo un provvedimento conservativo che, in sostanza, fino a dicembre 2013, non modifica la situazione esistente. Ne sono certo: non ci saranno più elezioni provinciali”. Di certo, in realtà, c’è solo che il 31 dicembre scadranno i commissariamenti. E da gennaio se la legge Delrio non sarà approvata in tempo, le Province potranno tornare al voto.

Loredana Di Cesare 

GiULiA: ddl violenza, serve maggiore informazione

  • Venerdì, 04 Ottobre 2013 09:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
04 10 2013

Donne uccise, maltrattate, ferite. Vittime di familiari, mariti, compagni: una strage che l'informazione documenta ogni giorno, chiamandola finalmente con il suo nome. Femminicidio.

Non è un'emergenza ma un fenomeno strutturale. Di nuovo, e positivo, c'è che i media adesso vi prestano attenzione. La stessa attenzione che GiULiA, la rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome, chiede sia riservata al provvedimento di conversione in legge del decreto governativo per il contrasto della violenza di genere che finalmente arriva oggi in aula a Montecitorio.

Apprezziamo quanto di positivo contiene, e chiediamo di fare presto per evitare la decadenza il 15 ottobre. Ma occorre anche andare oltre: il disegno di legge non dà le risposte che da tempo aspettiamo e riduce il fenomeno a una dimensione puramente criminale.

Trascura ciò che chiede la Convenzione di Istanbul: monitoraggio, prevenzione (anche attraverso i media), formazione, protezione e sostegno delle donne vittime di violenza maschile. L'intervento sul piano penale è importante, ma senza un approccio integrato non basta, da solo, a contrastare il femminicidio.

GiULiA auspica che vengano corretti in aula gli aspetti più controversi del provvedimento e soprattutto che siano stanziate risorse. E che sia varato il nuovo Piano nazionale contro la violenza: con un metodo di ascolto e partecipazione che faccia tesoro delle competenze della società civile. Per colmare le gravi lacune del disegno di legge in esame.

GiULiA chiede a giornaliste e giornalisti di dare adeguata e costante informazione sul dibattito e l'iter del provvedimento.

La prima modifica sostanziale è che i centri antiviolenza entrano da protagonisti nella legge e si aggiudicano la maggior parte degli stanziamenti per i quali è stata trovata una copertura. Si tratta di una cifra bassa, 30 milioni di euro, che intanto serviranno a non far chiudere i centri, riconoscendoli come strumenti essenziali a dare il necessario supporto alle donne che decidono di denunciare. ...

Educazione sentimentale a Scuola per quali sentimenti

  • Mercoledì, 02 Ottobre 2013 07:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

L'Unita'
02 10 2013

Molti di noi hanno letto sui giornali in merito a diverse iniziative autonome sull’educazione sentimentale a scuola. Tra gli emendamenti al Decreto contro il Femminicidio, inoltre, ce n’è uno che riguarda proprio la proposta di inserimento dell’ “educazione sentimentale” a scuola come insegnamento autonomo. Iniziative apprezzabilinelle intenzioni ma da valutare con estrema cautela.

Aderisco alla lettera inviata da Graziella Priulla, docente di questioni di genere, presso l’Università di Catania richiamando riflessioni e attenzione su un tema così delicato.

Che vuol dire “educazione sentimentale”? Chi la insegna? In base a quale formazione professionale, seguendo che curriculo scolastico, quale metodo, quali contenuti? Con che criteri? Di tipo disciplinare, pedagogico, didattico, psicopedagogico,..?

Negli altri paesi, riguardo l’educazione di genere, come è più corretto individuarla e definirla, non “educazione sentimentale” bensì di genere, le politiche scolastiche distinguono correttamente vari ambiti e azioni: quello dell’educazione sessuale, condotta da personale medico-sanitario, l’educazione di genere, che ha un contenuto metodologico-scientifico-culturale condotta da insegnanti disciplinari, cioè con un programma definito ministerialmente in un insegnamento specifico, oppure l’attività trasversale interdisciplinare che attiene a tutti gli insegnamenti in merito alla rimozione di stereotipi o linguaggi sessisti, condotta direttamente dagli insegnanti, formati e sensibilizzati.

Dunque l’educazione di genere più in generale può essere o un insegnamento specifico o una declinazione dell’educazione al rispetto e al riconoscimento dell’altro, con una sensibilizzazione specifica verso la consapevolezza di genere, che permea tutta la metodologia didattica, non un insegnamento specifico. In entrambi i casi comunque interferisce con estrema cautela col delicatissimo ambito della formazione dei sentimenti di un/a ragazzo/a in crescita se non come riflesso culturale.

E da noi? Dopo anni di assenza di interesse e riflessioni collettive o della politica intorno alle tematiche educative di genere ci sembra che ci sia una tendenza opposta, la iper attenzione, che, anche se la salutiamo con soddisfazione, senza un adeguato approfondimento preventivo dal punto di vista metodologico, scientifico e di metodo rischia di creare equivoci e confusione, se non danni.

Mi pare che ci si stia accodando al boom di sensibilizzazione tirandoci dentro la scuola senza nessun approfondimento serio e specifico, pur essendo la scuola il terreno principe dell’educazione e delle educazioni. Intanto non abbiam chiaro nel dibattito attuale, e il caso Barilla ne è un esempio, se le questioni di genere debbano esplicarsi in riflessioni sui processi culturali o morali e qual è il confine tra le riflessioni “morali” o “sentimentali” e la “libertà”.

Qual è il confine tra “al di qua” e “al di là” di un complesso educativo/comportamentale “etico collettivo” che qualcuno di noi è in grado di sostenere o condividere o trasferire? Ancor più difficile diventa il terreno di riflessione se tutto ciò lo trasferiamo a ragazzi e ragazze in crescita.

Cos’è l’Educazione Sentimentale? Qualcuno può dirmelo?

Se cerco su un dizionario enciclopedico trovo che “L’educazione sentimentale è un romanzo di Gustave Flaubert, scritto nel periodo che va dal 1864 al 1869, e pubblicato nello stesso anno, suddiviso in tre parti, delle quali le prime due contano sei capitoli ciascuna, mentre l’ultima sette”, dunque in pieno periodo romantico.

Qualcuno/a si sveglia la mattina e decide di fare “educazione sentimentale”? Decidendo in modo non meglio definito che si debbano trasformare in insegnamenti “sentimenti buoni” o ”cattivi”? C’è una Commissione del Sentimento? Ne fa parte Lord Byron o Madame Bovary?

Con quali strumenti professionali di tipo pedagogico-didattico, se non medico-psicologico? Con quale formazione o abilitazione? Con quali effetti di tipo psicologico sui ragazzi? Operativamente in cosa consiste? E anche, con quali risorse si accede a questo insegnamento? C’è un concorso? In un momento di precariato e di criticità sul reclutamento scolastico? Troppa confusione, un po’ di superficialità e poca accortezza. Si tratta di educazione e di processi educativi. Andarci con le pinze. Non credete?

Qualcosa però si può fare e si deve fare, intanto che si attivano percorsi di ricerca scientifica e di riflessione negli ambiti e nelle sedi preposte a farlo prima di arrivare nelle classi. Qualcosa che è già stato studiato, sperimentato e proposto.

Ad esempio suggerire un adeguamento degli strumenti chiave con cui si trasmettono gli insegnamenti, cioè i libri di testo, e rimuovendo da questi in modo attento stereotipi e linguaggio sessisti, adeguandoli all’oggi. Lo dice persino Papa Francesco, apriamoci alla modernità, ma con criterio: i libri di scuola sono fucine di discriminazioni e stereotipi inalterati e trasmessi senza grossi mutamenti dall’epoca di Flaubert, anzi, prima ancora dall’ Emilio di Rousseau direi…di cui abbiam festeggiato il 250esimo lo scorso anno.

Proponiamo di adottare ad esempio il Codice Polite, che abbiamo promosso con una petizione, e di cui da tempo ne proponiamo l’adozione normativa, un Codice messo a punto alla fine degli anni 90, da una Commissione Interdisciplinare di esperti di vari ambiti e vari Paesi in merito alla rimozione degli stereotipi e dei linguaggi sessisti dai libri di testo e alla presenza del femminile e dei generi nei contenuti trasmessi dai libri.

Ci sembra una via più corretta, sperimentata, che offre strumenti di lavoro e di sensibilizzazione in modo semplice e strutturato alle insegnanti e agli insegnanti, agli studenti e alle studentesse. Senza attivare esperienze non meglio definite o sperimentate e senza gravare sulle casse dello Stato. Attenendosi a criteri scientifico-culturali. Intanto che si elaborano linee guida nei curriculi scolastici sulle tematiche di genere, dal punto di vista metodologico e di contenuto, per capire se è meglio attivare insegnamenti specifici o formare e preformare tutti gli insegnamenti attraverso metodologie didattiche nuove e attente, è meglio non affidarsi ad “apprendisti stregoni”, anche in assoluta buona fede, in grado poi di non controllare i complessi processi che si attivano.

Sul Codice Polite è stato presentato un emendamento al Decreto Scuola adesso in discussione.

Mila Spicola

Per chi volesse approfondire allego a seguire la lettera di Graziella Priulla e il testo dell’emendamento sul Codice Polite

“Gentili deputate,

Molte di noi, impegnate a vario titolo sul fronte della didattica, non sono d’accordo con l’ora di “educazione sentimentale” nelle scuole. C’è in proposito un dibattito non solo sulle riviste specializzate, ma anche su facebook, e le insegnanti e le loro associazioni mi paiono sostanzialmente concordi.
Cosa ben diversa è l’educazione di genere, da considerare trasversale nei percorsi scolastici e nei programmi di tutte le discipline, e non confinata in uno spazio che tra l’altro rischia di fare la fine dell’educazione civica e dell’ educazione alimentare. Abbiamo prodotto negli anni un ricco materiale, esistono buoni libri. Ci vuole rigore metodologico e culturale, ci vuole preparazione specifica.
L’educazione al rispetto reciproco dovrebbe esser già ovvia per la scuola, e se non c’è stata finora non sarà un’ora in più a farla praticare.
Passa dai modelli di comportamento quotidiani, dalle relazioni, e dalla quotidiana e paziente decostruzione degli stereotipi: non da un’ora riempita non si sa bene di che cosa .

I miei dubbi nascono non da qualche elucubrazione teorica, ma dalle centinaia di ore che ho passato nella formazione dei futuri docenti e dei docenti in servizio: non è questo che chiedono, non è questo che serve. Vogliono libri di testo diversi, programmi più attuali.
Discutere in classe degli accidentati percorsi delle conquiste femminili (nell’ora di storia, nell’ora di filosofia, nell’ora di italiano, nell’ora di religione, nell’ora di scienze ecc.), parlare delle culture che hanno sostenuto e sostengono il patriarcato, ritrovare figure e sguardi femminili che la storia ufficiale ha ignorato, consentirebbe tra l’altro di introdurre finalmente nelle aule la storia del ’900: lo sapete – tanto per fare degli esempi – che nessuna delle ragazze dei miei corsi sa quando è stato introdotto il divorzio o quando le donne hanno potuto votare, che cos’era il delitto d’onore, che cosa sono le politiche di parità, che cos’è il tetto di cristallo, che significa grammatica sessista e via discorrendo …? Sapete che i ragazzi credono che esista ancora il capofamiglia? sapete che nessuno di loro ha mai sentito parlare della dialettica natura/cultura?
Il lavoro da fare è immenso, ma dobbiamo partire col piede giusto.” Graziella Priulla, sociologa della comunicazione e della cultura, docente ordinaria diSociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania, Catania”

Il testo dell’Emendamento per l’adozione del Codice Polite:

CAMERA DEI DEPUTATI

Gruppo Parlamentare Partito Democratico

Testo emendamento:

Dopo l’articolo 6 del disegno di legge n. 1574, “Conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”, aggiungere l’articolo 6 bis:

Si sollecita e si propone alle case editrici che tutti i libri di testo adottabili in ambito scolastico rispettino le indicazioni contenute nel Codice di Autoregolamentazione Polite (Pari Opportunità nei Libri di Testo), esplicitate operativamente nei due Vademecum allegati al Codice, attraverso una dichiarazione di adesione al medesimo Codice. Si sollecitano e si propone ai docenti di adottare libri di testo scolastici che rispettino le indicazioni contenute nel Codice di Autoregolamentazione Polite (esplicitate operativamente nei due Vademecum allegati al Codice) e che recano una dichiarazione di adesione al medesimo Codice.
On. Simona Malpezzi

On Davide Faraone

Motivazioni

il Parlamento ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l’11 maggio 2011. Con un crescendo sempre più drammatico si registrano sempre più innumerevoli casi di violenza sulle donne e di femminicidi i cui numeri non sono più tollerabili e nei rigardi della quale tematica si stanno mettendo in campo misure a tutela delle donne; tra le diverse azioni da adottare per contrastare tali fenomeni, prioritaria è quella volta a prevenire discriminazioni e sessismi prima che degenerino in meccanismi patologici di violenze sulle donne; tale azione, per la sua specifica valenza, è da svolgersi prioritariamente in campo educativo attraverso interventi non estemporanei o generici ma da programmare all’interno del sistema scolastico, sulla scorta di quanto avviene già a livello europeo.

Tutti i Paesi membri hanno predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione e di lotta contro gli stereotipi. In particolare, già con il Quarto Programma d’azione (1996-2000) la politica europea delle pari opportunità si era integrata in tutti i settori e nelle azioni dell’Unione e degli Stati membri, ivi compresa l’azione educativa che si svolge nella scuola, pur nel rispetto delle peculiarità e tradizioni dei singoli Stati.

La Comunità Europea, con l’obiettivo strategico B4, “Formazione a una cultura della differenza di genere”, ha stabilito la necessità “di recepire, nell’ambito delle proposte di riforma della scuola, dell’università, della didattica, i saperi innovativi delle donne, nel promuovere l’approfondimento culturale e l’educazione al rispetto della differenza di genere”.

In tale prospettiva si collocano azioni europee e nazionali relative al settore educativo che devono procedere in due direzioni specifiche, la prima: fissare tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento e delle linee generali dei curriculi scolastici la cultura della parità di genere e il superamento degli stereotipi; la seconda, l’intervento sui libri di testo, riconosciuti in tutte le sedi internazionali, come un’area particolarmente sensibile per le politiche per le politiche delle pari opportunità.

Il nostro Governo, con una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 marzo 1997 (GU 21.5.1997, n.116) recante “Azioni volte a promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini”, già da allora ha posto tra gli obiettivi prioritari volti a promuovere la parità di opportunità tra uomini e donne “la formazione a una cultura della differenza di genere” ed ha individuato tra le azioni specifiche di tale obiettivo l’aggiornamento dei materiali didattici.

In quel contesto si colloca il progetto POLITE (Pari Opportunità nei Libri di Testo) che, nel 1999, ha visto l’AIE, editori italiani associati, impegnati a darsi un codice di autoregolamentazione volto a garantire che nella progettazione e nella realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici vi fosse attenzione allo sviluppo dell’identità di genere e alla rimozione degli stereotipi, come fattore decisivo nell’ambito dell’educazione complessiva dei soggetti in formazione.

Tuttavia, il codice POLITE elaborato, scritto e approvato dalla quella partnership, non è mai stato recepito come norma specifica da valere erga omnes e tutt’ora è stata vanifica la pur lodevole e necessaria iniziativa.

Di recente, una petizione pubblica alla quale hanno aderito più di tredicimila persone, ha chiesto, analogamente a quanto avviene in quasi tutti i paesi membri dell’Unione Europea, l’adozione di provvedimenti da introdursi in ambito scolastico volti a perseguire la cultura del rispetto e della consapevolezza delle identità di genere, in particolare, l’adozione proprio del Codice POLITE con l’introduzione di azioni specifiche da attuarsi in campo scolastico-educativo attraverso metodologie e contenuti volti alla diffusione di una cultura rispettosa delle identità di genere e alla rimozione degli stereotipi sessisti.

Ecco perché il presente emendamento, diretto all’attenzione delle case editrici e dei docenti, suggerisce e stimola l’adozione di tale Codice da parte delle case editrici come compendio di indicazioni operative per redarre libri secondo una moderna e aggiornata visione di genere, e suggerisce ai docenti l’adozione di testi redatti seguendo quelle indicazioni.

Si suggerisce e stimola dunque un libero incontro tra domanda e offerta in un momento in cui la sensibilizzazione verso la promozione di una sana cultura delle relazioni tra i generi è più che mai attuale e necessaria.

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