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La 27Ora
27 08 2013

Era uno dei punti novità del decreto legge del governo contro la violenza di genere: «l' allontanamento d’urgenza dalla casa familiare». Ieri i carabinieri di Tricase (Napoli) lo hanno applicato. La misura è scattata per un imprenditore 51enne. Aveva picchiato moglie e figlia; si sono presentate ai militari. Il pronto soccorso ha confermato le lesioni, il pm ha dato l’autorizzazione. In questi 60 giorni in cui il decreto governativo è attivo, prima che il Parlamento lo converta in legge, l’attenzione è obbligo. Si nota nella cronaca. Il 21 agosto un 24enne di Morbegno (So) è stato «allontanato» dopo che la fidanzata era arrivata in caserma con ecchimosi al volto e al braccio. Una telefonata dei carabinieri al pm di turno che ha dato l’ok. Lo stesso il 23 agosto per un 49enne di Terni. E sempre il 23 agosto, a Baranzate (Mi), un 40enne è stato arrestato dopo che la moglie ha chiesto aiuto urlando dalla finestra mentre lui la picchiava. Le botte duravano da anni, lei non aveva mai denunciato temendo ritorsioni. Un cambio radicale rispetto ai giorni, non lontani, in cui se una donna arrivava a chiedere aiuto per le botte si sentiva dire dal piantone: «Signora gli faccia un piatto di pasta col ragù e tutto andrà a posto».

Un cambio radicale rispetto alla disattenzione con cui si seguiva il vecchio codice che consigliava di mettere pace tra moglie e marito. Agire era facoltativo.

Hanno pagato donne come Rosy Bonanno che aveva persino denunciato l’ex compagno. O Michela Fioretti a cui il magistrato aveva negato l’arresto del marito. Uccise. Ormai si sa, 7 donne uccise su 10 avevano chiesto aiuto. Ora c’è un decreto, criticato per la velocità con cui è stato approntato, contestato di incosti- tuzionalità, che a quelle richieste dovrebbe rispondere. Ma quanto tempo quegli uomini staranno lontani da casa? Quanto quegli obblighi rispettano l’autodeterminazione di una donna? Come evitare le ritorsioni? E ancora chi si occupa di quegli uomini? Chi li ascolta? A queste domande il decreto non sembra dare risposte. Il 27 settembre arriverà in Commissione in Parlamento. C’è ancora una possibilità. Fate presto.
L'irrevocabilità della querela, introdotta verosimilmente con l'intento di proteggere la donna da eventuali pressioni, minacce o ritorsioni è una responsabilità che lo Stato non è in grado di assumersi non esistendo attualmente un serio programma di protezione della vittima che ne tuteli l'incolumità, dalla denuncia in poi, né un serio programma di interventi di prevenzione e contrasto alla violenza. ...
Tutto il contrario di ciò che si vorrebbe: una legge organica, adeguatamente articolata e finanziata, che sia realmente efficace rispetto ad un fenomeno - l'uccisione e la violenza di genere - che nasce da una tara storica, radicata nel paternalismo familiare che nega la libertà e l'autodeterminazione delle donne, che tende a relegarle nelle case, senza autonomia finanziaria, senza una rete di servizi per l'empowerment ...

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