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Si uccide operaia, era in cig da sei anni

  • Lunedì, 26 Maggio 2014 09:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

L'Unità
26 05 2014

Si è uccisa con quattro coltellate all'addome martedì scorso, ma il cadavere è stato trovato soltanto ieri sera. È stato un vero e proprio dramma della solitudine quello di Maria Baratto, 47 anni da 6 anni in cig alla Fiat di Nola e malata di depressione. ...

Il Fatto Quotidiano
15 05 2014

Giovani e felici, un binomio che non esiste più: gli adolescenti sono depressi e, molti, si sono tolti la vita. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della salute, Health for the world’s adolescents, che evidenzia come la causa dominante di malattia e disabilità nei giovani nel mondo, di età compresa dai 10 ai 19 anni, sia proprio la depressione e individua nel suicidio la terza causa di morte, subito dopo incidenti stradali e Aids.

Per la prima volta l’Oms ha fatto un check up completo del mondo giovanile e dei suoi problemi di salute che includono: tabacco, alcol, droghe, Hiv, lesioni, salute mentale e nutrizione. Partendo da una vasta gamma di informazioni, fornite da 109 Paesi, ha stilato quindi due liste: quella delle maggiori cause di morte fra i giovani e di disabilità e malattia. Per quanto riguarda la prima, l’Oms parte da un dato: nel 2012 sono morti circa 1 milione e 300 mila adolescenti.

La maggior parte di essi sono deceduti in incidenti stradali, soprattutto i ragazzi, che hanno registrato un tasso di mortalità su strada tre volte superiore a quello delle ragazze. Incidenti causati, spesso, dall’assunzione di sostanze stupefacenti o alcol, ma anche da eccesso di velocità e problemi di salute mentale. Al secondo posto ci sono, poi, le morti per Hiv, soprattutto nelle regioni africane. Al terzo, appunto, i suicidi, in particolare tra le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni, seguiti subito dopo dalle infezioni alle vie respiratorie, soprattutto fra i 10 e i 14 anni. Questa fascia di età è quella maggiormente colpita anche da meningite (ottavo posto della lista), prevalentemente nei paesi africani.

Anche le morti di parto continuano a essere numerose, nonostante i miglioramenti registrati soprattutto nel sud-est asiatico e in Africa orientale a partire dal 2000: la mortalità materna si colloca infatti al secondo posto tra le cause di morte tra le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni, superata solo dal suicidio. Tra le altre cause di morte ci sono poi, in ordine: violenza, diarrea, annegamento, epilessia e disturbi del sistema immunitario.

Ma destano allarme anche le principali cause di malattia e disabilità. Al primo posto, la depressione, soprattutto fra le ragazze. Gli studi citati dall’Organizzazione mondiale della sanità sostengono che i primi sintomi di disturbi mentali si manifestino intorno ai 14 anni, all’inizio quindi dell’adolescenza. Secondo l’Oms, se gli adolescenti fossero considerati e “curati” in tempo, si potrebbero prevenire morti ed evitare “sofferenze per tutta la vita”. “Non si considerano i giovani e i loro problemi – commenta la scienziata Jane Ferguson, principale autrice dello studio – e non si fa altro che aggravarli nel tempo. Se non si considerano i sintomi negli adolescenti, come ad esempio l’uso di alcol e tabacco, la dieta scorretta e l’obesità,non faranno altro che trascinarsi e peggiorare nel tempo. Nel migliore dei casi, l’adolescente vive una vita da adulto sofferente. Nel peggiore, si toglie la vita prima di diventare adulto”.

Tra le altre cause di malattie e disabilità troviamo incidenti stradali, anemia, Hiv, autolesionismo, mal di schiena, diarrea, disturbi d’ansia, asma e infezioni alle vie respiratorie. Il report sostiene anche che alcuni comportamenti relativi alla salute negli adolescenti stiano migliorando, come i tassi di consumo di tabacco, in diminuzione in più Paesi. Tuttavia, quello che emerge, è una scarsa attenzione agli “adulti del domani”, come se un adolescente non potesse avere problemi, perché appunto “giovane e felice”. “L’adolescenza – si legge nel dossier – è un momento importante per porre le basi di una buona salute in età adulta. Ma il mondo non ci presta sufficientemente attenzione”.

Melania Carnevali

L'Aquila 50 anni dopo (Manuele Bonaccorsi, Left)

  • Domenica, 06 Aprile 2014 07:42 ,
  • Pubblicato in Il Ricordo
Manuele Bonaccorsi, Left
5 aprile 2014

L'Aquila sembra un pipistrello. Le sue ali - larghissime - occupano tutta la valle dell'Aterno, si insinuano tra prati e ruscelli, invadono i boschi, fino alle pendici del Gran Sasso:

L'Aquila 50 anni dopo (Manuele Bonaccorsi, Left)


L'Aquila sembra un pipistrello. Le sue ali - larghissime - occupano tutta la valle dell'Aterno, si insinuano tra prati e ruscelli, invadono i boschi, fino alle pendici del Gran Sasso: un pulviscolo di case di legno, capannoni abbandonati, villette a schiera, sorte intorno ai ruderi delle new town, realizzate sulla base di un progetto voluto dopo il sisma del 2009, dal governo del leader della destra Silvio Berlusconi. ...

La Repubblica
03 04 2014

Ancora una strage negli Stati Uniti. E di nuovo nella base militare di Fort Hood, in Texas, dove già nel 2009 furono uccise 13 persone. Quattro i morti e 16 i feriti. Tra le vittime il responsabile della tragedia, che si è tolto la vita. Si tratta di un militare di 35 anni, Ivan Lopez. Aveva prestato servizio in Iraq nel 2011, soffriva di depressione ed era sottoposto ad accertamenti per sospetto disturbo post traumatico da stress. Stando alle prime ricostruzioni, tutto sarebbe iniziato da una sparatoria tra due soldati. Per ore si è parlato della possibilità che i killer fossero due, ma a quanto pare Lopez ha agito da solo. L'epilogo dopo una breve caccia all'uomo cui hanno partecipato la polizia locale e gli agenti dell'Fbi. Le autorità escludono la matrice terroristica.

I colpi d'arma da fuoco, 10 o 20, sarebbero partiti dall'area dell'ospedale della cittadella di Fort Hood, dalla zona in cui si trova una piscina adibita alla riabilitazione motoria. Ai primi spari l'intera area è stata isolata, come un vicino college: per diverse ore nessuno ha potuto uscire o avvicinarsi. I militari della base e le loro famiglie sono stati invitati tramite i social network a cercare riparo e a non venire allo scoperto fino a nuovo ordine.

Il presidente Barack Obama è stato subito informato dell'accaduto e costantemente aggiornato sugli sviluppi, così come il capo del Pentagono, Chuck Hagel. "Abbiamo il cuore spezzato per aver vissuto di nuovo una storia simile - ha detto il capo della Casa Bianca - Voglio solo assicurare che stiamo facendo di tutto per andare a fondo e capire cosa è successo". E ancora: "Quegli uomini hanno sacrificato molto per la nostra libertà. Molti sono stati più volte in Iraq e in Afghanistan. Hanno svolto valorosamente il proprio compito e quando sono nella loro base in patria hanno bisogno di sentirsi al sicuro. Non sappiamo ancora che cosa sia accaduto, ma ovviamente quella sensazione di sicurezza è stata ancora una volta spezzata".

Il 5 novembre del 2009 a sparare fu un ufficiale e psichiatra dell'esercito, Nidal Malik Hasan, di origine palestinese. Uccise 13 persone e ne ferì oltre 30 fra i commilitoni in attesa di vaccinazioni o documenti perché erano appena rientrati da missioni all'estero o si preparavano ad andare in Afghanistan o in Iraq. Fu la più sanguinosa strage mai avvenuta in una base militare in territorio statunitense. Hasan, colpito, rimase paralizzato. Ad agosto è stato condannato a morte.

Dopo quell'episodio, le misure di controllo sono state irrigidite in tutte le basi sul territorio statunitense. Ma questo non è bastato a evitare che tragedie simili si ripetessero. Lo scorso settembre un ex militare della Marina ha aperto il fuoco all'interno del Washington Navy Yark e ha assassinato 12 persone prima di essere a sua volta ucciso. Anche in quell'occasione, Hagel ha ordinato di rivedere i sistemi di sicurezza.

I motivi della strage di oggi a Fort Hood sono ancora oscuri. Pochi giorni fa la giornalista di FoxNews Jana Winter aveva riferito che l'Fbi dava la caccia a una recluta dell'esercito che stava pianificando un attentato di matrice jihadista ai danni di soldati americani, ispirato alla strage del 2009.

Fort Hood, nel centro del Texas, è la maggiore base militare americana del mondo, e può ospitare oltre 50 mila uomini. Si trova a Killeen, a metà strada tra Waco ed Austin, a circa 100 chilometri dalle due città. Dedicata al generale dell'esercito confederato John Bell Hood, costruita nel 1942 per rispondere alla macchina da guerra nazista, la base ha una superficie di circa 40 chilometri quadrati ed è sede tra l'altro di due divisioni, la prima di cavalleria e la prima ovest dell'esercito. Fort Hood è divisa in tre sezioni. Accanto alla struttura centrale, ci sono West Fort Hood e North Fort Hood.

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