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L'Italia, il Paese delle barriere architettoniche

  • Martedì, 18 Novembre 2014 09:52 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
18 11 2014

L'Italia, il Paese delle barriere architettoniche

La nuova metropolitana di Roma. La filovia di Pescara. I treni regionali e le stazioni delle ferrovie italiane. Opere costate miliardi di euro, pensate per aumentare la libertà di muoversi ma rigorosamente vietate ai disabili.

Dovrebbero essere mezzi di trasporto accessibili anche a chi si muove in carrozzina o con le stampelle, ma troppi ostacoli li rendono un incubo: gradini troppo alti, pedane mobili abbandonate, ascensori fuori uso, scivoli con pendenze da vertigini e pali della luce in mezzo ai percorsi.

Con un paradosso: abbiamo un’ottima legislazione nazionale ma quando è il momento di metterla in pratica gli enti locali, i progettisti e chi dovrebbe farla rispettare se ne dimentica completamente.

Le lezioni sono iniziate nel peggiore dei modi per chi ha bisogno di assistenza: insegnanti assenti, strutture inadeguate e braccio di ferro con i presidi per spartirsi le ore. I racconti tra iscrizioni rifiutate e ricorsi al Tar
Così chi può scappa. «Dopo una vita a Milano quando abbiamo potuto ci siamo trasferiti in provincia, in Emilia-Romagna», racconta Dario, 50 anni e un figlio con la sindrome di Down:«Per Luca era come vivere in una giungla e non volevo tenerlo sempre in casa perché per uscire è indispensabile qualcuno che lo accompagni. È umiliante a vent’anni trattarlo come un bambino perché la città lo respinge».

Sono più di quattro milioni eppure l’universo delle disabilità non riesce a uscire dal cono d’ombra in cui si trova. Puntuale ad ogni inaugurazione di un’opera pubblica emergono tutti i problemi.

CITTA’ OFF LIMITS

È la metropolitana più costosa e sudata dal dopoguerra (15 stazioni per meno di 13 chilometri hanno un costo complessivo stimato attorno ai 3,7 miliardi di euro) ma è impraticabile per chi si muove con la carrozzina. Un dislivello di quasi otto centimetri fra la banchina e il treno della Metro C di Roma impedisce alle sedie e rotelle l’accesso ai vagoni. Se non con l’aiuto di un addetto o un accompagnatore.

È la triste scoperta a pochi giorni dall’inaugurazione della nuova linea di metropolitana della Capitale. Attesa per decenni ma nasce già vecchia. Come se vivere in città fosse una prerogativa solo per i normodotati.

Anche fuori dalle metropoli non si trovano esempi virtuosi. Come racconta il Redattore sociale provando la nuova filovia di Pescara: «Per i disabili in carrozzina, il progetto “Filò” è una barriera architettonica tout court, priva delle caratteristiche minime richieste dalla legge italiana ed europea. In altre parole: così come sono stati costruiti gli otto chilometri di filovia fino a Montesilvano, per loro, sono già un calvario».

Non va meglio quando si decide di prendere un treno. Carrozze vecchie e non dotate di pedane ad hoc per le sedie a rotelle, ogni genere di barriere per arrivare in banchina e nessuna assistenza.

Anche prendere un treno diventa una missione impossibile come raccontano le associazioni Ledha e Unione italiana ciechi:«Accedere al trasporto pubblico è un diritto di tutti ma il 90 per cento delle stazioni italiane rimane inaccessibile. Ci sentiamo discriminati. Il trasporto pubblico va potenziato, reso accessibile, velocizzato».

EUROPA COME SEI LONTANA

Eppure l’accessibilità è uno dei pilastri della strategia dell’Unione Europea. Per il decennio 2010-2020 l’obiettivo è ambizioso: abbattere le barriere in un continente che conta oggi circa 80 milioni di cittadini con disabilità. Un numero destinato a crescere con il progressivo invecchiamento della popolazione.

Costretti a scontare la pena dietro le sbarre nonostante le condizioni di salute precarie a causa dell'assenza di residenze sanitarie adatte. In tutta Italia i detenuti portatori di handicap sfiorano quota mille. E solo il penitenziario di Parma ha eliminato le barriere architettoniche
Libero accesso ai trasporti, agli spazi e ai servizi pubblici, alle tecnologie, è una vera e propria sfida. Per questo da cinque anni è stato creato “ Access City Award ”, il premio europeo per rendere le città più vivibili premiando gli esempi più virtuosi.

Sono sette le città europee che si contendono il primo posto per l’edizione 2014: Arona (Spagna), Borås (Svezia), Budapest (Ungheria), Helsinki (Finlandia), Logroño (Spagna), Lubiana (Slovenia) e Città di Lussemburgo (Lussemburgo). Nessuna tra queste è italiana. In cinque anni mai una finalista. Solo Alessandria, Brescia e Parma sono entrate tra le selezionate ma sono lontane anni luce dalle concorrenti.

L’esempio da seguire è Berlino, premiata un anno fa come la città più accessibile d’Europa. Nonostante i suoi tre milioni e mezzo di abitanti (la somma della popolazione di Roma e Palermo) spostarsi liberamente, fare turismo è la normalità nella capitale tedesca. Sono stati effettuati massicci investimenti, a partire dal sistema dei trasporti con metro, autobus e marciapiedi a portata di tutti.

Il Reichstag, dove ha sede il Parlamento tedesco, è uno dei simboli di Berlino e della sua politica senza barriere. E ancora: musei dotati di modelli tattili per non vendenti e ipovedenti. Percorsi multi-sensoriali di visita pensati per le persone con disabilità sensoriali.

«Per me il problema maggiore non è logistico», racconta Katrina Voigt, studentessa che fa parte di uno dei gruppi di lavoro creati su misura dalla municipalità:«Penso che non sia solamente un problema architettonico. È una questione culturale, bisogna lavorare sulla percezione che gli altri hanno di noi».

Calci e pugni a giovani mutilati, comprati in Romania, deportati in Italia e costretti a mendicare ai semafori. Coltelli usati per minacciare ragazzi disabili e costringerli a chiedere l'elemosina, sotto il sole e con la pioggia, dalle 7 alle 19, sette giorni su sette. E la scioccante realtà ricostruita in otto mesi di indagini sul racket della questua gestito da due clan romeni. 
Franco Vanni, la Repubblica ...
Disabili e solidarietàManuela Campitelli, Il Fatto Quotidiano
16 settembre 2014

In Italia succede sempre così. Se hai un problema, o te lo risolvi da solo, o paghi qualcuno perché te lo risolva, oppure ti rivolgi al volontariato. Capita poi, alcune volte, che a fare leva sul sostegno volontario, non sia direttamente il singolo, ma addirittura lo Stato poco sociale.

Il Fatto Quotidiano
26 08 2014

Il centro per l’impiego di Chieti cerca gruisti, carrozzieri, saldatori, verniciatori, sarti tagliatori, manutentori meccanici. Queste le offerte di lavoro riservate a luglio ai diversamente abili, in base alle legge 68/99. Molto difficile, però, immaginare un disabile nei panni del gruista o del saldatore. Di certo non potrebbe salire su una gru Lorenzo Torto, un ragazzo di 26 anni di Chieti affetto da tetraparesi spastica e costretto su una sedia a rotelle. E’ stato lui a scoprire il fatto e a presentare un esposto alla Procura, corredato dalla sentenza della Corte di giustizia europea che l’anno scorso ha sanzionato l’Italia per non aver recepito la direttiva 2000/78, che combatte le discriminazioni in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. “Mi auguro che il magistrato si pronunci al più presto, stabilendo se queste mansioni decisamente fisiche siano compatibili con la condizione di diversamente abile”, dice al fattoquotidiano.it Torto. Che è oggi tra i più attivi paladini nella battaglia per i diritti dei disabili italiani nel mercato del lavoro. Proprio una sua petizione fu alla base della condanna del nostro Paese – dove l’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego - da parte dell’Europa. L’anno scorso è stato anche convocato dal Parlamento europeo per presentare le sue richieste. ”Purtroppo l’Italia non ha ancora recepito pienamente questa direttiva comunitaria, nonostante il pronunciamento europeo. È trascorso oltre un anno e nulla di concreto si è mosso. Se proseguiamo su questo binario riceveremo presto una seconda condanna. E intanto assistiamo a questi schiaffi alla dignità umana”.

Ma come è potuto succedere che alcune imprese, con il viatico di un Centro per l’impiego, abbiano messo nero su bianco offerte del genere? “La direttiva europea”, spiega Torto, “parla chiaro. Impone al datore di lavoro di assumere lavoratori diversamente abili ma al tempo stesse chiede di trovare soluzioni ragionevoli. E quindi afferma, al di là del buon senso, che mai un disabile potrebbe andare a fare il gruista o l’elettricista o altre mansioni impossibili“. Di conseguenza, secondo Torto, “la ricerca del Centro per l’impiego di Chieti è un falso in atto pubblico. La colpa è sia delle aziende, sia, ovviamente, del centro per l’impiego stesso: possibile che i suoi funzionari leggano quel genere di mansioni e non ne colgano al volo l’assurdità prima di firmare? Non si rendono conto della sofferenza che arrecano a persone già costrette a vivere su una sedia a rotelle?”.

A chi finiranno, dunque, questi posti di lavoro sulla carta riservati agli invalidi? “È il classico metodo. A un certo punto diranno: “Io ho cercato dei disabili, come ci impone la legge, ma non li ho trovati””, sostiene Torto al fattoquotidiano.it. “Quindi, trascorso un determinato lasso di tempo, assumeranno persone perfettamente sane in quota legge 68/99. È un meccanismo perverso”. La legge 68/99 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”) ha come finalità “la promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato”. I datori di lavoro sono obbligati a assumere un lavoratore disabile se l’azienda occupa dai 15 ai 35 dipendenti, due dai 36 ai 50 dipendenti e il 7 per cento di tutti gli occupati se l’impresa conta più di cinquanta addetti. “La 68/99 non vale nulla, perché in realtà non obbliga il datore di lavoro ad assumere un diversamente abile, non avendo in sé sistemi sanzionatori tali da punire il datore di lavoro disonesto”, è la conclusione di Torto. “O meglio, una sanzione esiste: due o tre euro per ogni giorno “fuorilegge”. Una miseria. All’imprenditore conviene pagare la penale”.

Corriere della Sera
14 07 2014

Accusato di violenza sessuale aggravata, maltrattamenti e riduzione in schiavitù un cittadino serbo di 34 anni

Avrebbe costretto la sua compagna disabile e ridotta su una sedia a rotelle ad elemosinare per strada, minacciandola e violentandola ripetute volte. Per questa ragione, un cittadino serbo di 34 anni, con precedenti penali, è stato arrestato dalla polizia a Bari. È accusato di violenza sessuale aggravata, minacce gravi, maltrattamenti in famiglia, riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, e lesioni personali.

È stata la stessa donna che si trovava in una strada del centro a chiedere l’intervento di una pattuglia della polizia che stava passando in quella zona, denunciando le violenze subite. La donna, impaurita e con evidenti segni degli abusi, ha raccontato agli agenti di essere costretta dal suo convivente a restare molte ore al giorno per strada per elemosinare nonostante la sua completa disabilità motoria, e di subire ripetutamente minacce di morte per sè e per la sua famiglia. La donna è stata quindi soccorsa da personale del 118 e la polizia ha rintracciato l’uomo che, una volta trovati riscontri alle accuse della donna, è stato arrestato. Alla vittima, accompagnata al pronto soccorso del Policlinico, è stata diagnosticata la rottura di un dente, varie ecchimosi su tutto il corpo e lesioni riconducibili ad una violenza sessuale subita la sera prima.

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