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La Repubblica
27 01 2015

Pronto il documento sui nuovi servizi e prestazioni che dovranno essere assicurati ai cittadini a totale carico dello stato o con pagamento di ticket. Quasi mezzo miliardo di investimento. Mercoledì il ministero della Salute lo presenterà alle Regioni

di MICHELE BOCCI

ROMA - Sono pronti i nuovi Lea (i livelli essenziali di assistenza) che mercoledì prossimo saranno esaminati dagli assessori regionali in un incontro con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Per le nuove prestazioni è previsto un aumento delle disponibilità pari a 470 milioni di euro. Si tratta di una tappa necessaria per l'approvazione di nuovi prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket, con le risorse pubbliche.

Nel piano del ministero entrano nei Lea la procreazione medicalmente assistita (Pma), l'epidurale, gli screening neonatali, le vaccinazioni per varicella, pneumococco e meningococco e il vaccino contro l'hpv. Le novità sono contenute nella proposta che Lorenzin presenterà alle Regioni la prossima settimana. Già domani intanto è previsto un incontro con Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e presidente della Conferenza delle Regioni.

A guidare la riforma è la cancellazione di prestazioni ritenute ormai superate che vengono sostituite con l'inserimento di nuove. Prima di tutto c'è la Pma, che vuol dire sia fecondazione omologa che eterologa. Ci sono Regioni italiane che praticamente non erano in grado di assicurare ai cittadini nemmeno la prima. Adesso dovranno avere dei centri pubblici in questo campo. Il parto con l'anelgesia epidurale era un'altra prestazione non sempre disponibile negli ospedali italiani che invece dovrà essere offerta alle donne che la richiedono (non solo per problemi clinici contingenti).

Ma le novità riguardano anche il mondo dei cosiddetti "ausili". Nei Lea vengono inseriti infatti gli Ict, cioè i computer che permettono ai disabili gravi, come ai malati di sla, di comunicare e che ora spesso le famiglie dovevano pagarsi. Andranno assicurati a chi è in determinate condizioni di salute anche apparecchi acustici digitali, barelle per la doccia, carrozzine con "sistema di verticalizzazione", scooter a quattro ruote, kit di motorizzazione per carrozzine, sollevatori fissi e per vasca da bagno, sistemi di sostegno per il bagno e carrelli servoscala.

Riguardo invece alle prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, dove spesso c'è molta inappropriatezza, come ad esempio nel caso delle risonanze magnetiche, si introducono "condizioni di erogabilità" di numerose prestazioni, che saranno assicurate dal servizio pubblico solo quando ci sono certe condizioni cliniche (come avviene per certi farmaci). Per 160 prestazioni si introducono precise condizioni che devono essere rispettate dai medici che prescrivono (e le Asl dovranno controllare che i professionisti seguano le indicazioni). Trentacinque prestazioni, infine, saranno "reflex" cioè andranno in coppia: la seconda si farà solo se la prima ha un determinato esito. E nella riforma si ritoccano anche i follow up, cioè ad esempio gli esami da fare dopo un tumore, per evitare prestazioni inutili al paziente.

E il ministero propone anche di inserire alcune nuove patologie nella lista di quelle esenti dai ticket. Si tratta delle broncopneumopatie croniche ostruttive moderate, gravi o molto gravi, delle osteomieliti croniche, delle patologie renali croniche, del rene policistico, della sindrome da Talidomide, della endometriosi. E tra gli esenti entrano anche i donatori di organo. Inoltre sono state inserite circa 110 malattie rare. Infine, sindrome di Down e la celiachia non sono più considerate malattie rare ma croniche.

Il nodo della sostenibilità per le Regioni del nuovo elenco di prestazioni è da mesi al centro del confronto fra governo e Regioni. La soluzione sarebbe stata trovata, a quanto si apprende, nell'individuazione di nuove risorse che sfiorerebbero il mezzo miliardo di euro.

Pochi giorni fa la Corte dei Conti aveva lanciato un allarme, nella Relazione sulla gestione finanziaria per il 2013, sul rischio che nel medio periodo, senza investimenti, molte Regioni possano non essere più in grado di assicurare l'assistenza minima.

Mario Mieli
27 01 2015

Martedì 27 gennaio, ore 18.00

Piazza dell'Esquilino, lato Via Cavour

Via degli Zingari, 54

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli partecipa alla fiaccolata degli stermini dimenticati dei Rom/Sinti, degli Omosessuali/trans e dei Disabili. Celebreremo il Giorno della Memoria con la consueta Fiaccolata che quest’anno si svolgerà il 27 gennaio 2015, alle ore 18:00, da Piazza dell’Esquilino (lato Via Cavour) a Via degli Zingari 54, ai piedi della lapide che ricorda il comune sterminio patito dal popolo dei Rom/Sinti e dal popolo ebraico da parte del nazismo tedesco e del fascismo italiano.

La manifestazione chiederà l’integrazione, con i tre stermini dimenticati, della Legge 211 “Giorno della Memoria”

Il Fatto Quotidiano
23 01 2015

Le associazioni per i diritti delle persone con disabilità hanno presentato tre ricorsi al Tar contro l'aggiornamento del metodo di calcolo dell'indicatore indispensabile per accedere a prestazioni sociali agevolate. Chi riceve assegni e altre indennità risulta in molti casi "ricco" e perde il diritto a ulteriori aiuti o l'accesso alle case popolari

di Luigi Franco

Stop al nuovo Isee. La protesta dei famigliari delle persone disabili va avanti da mesi. La revisione dell’Indicatore della situazione economica equivalente rischia infatti di sfavorire soprattutto chi è in condizioni più gravi. Le novità sono state approvate dal governo a fine 2013, ma sono entrate in vigore solo a inizio 2015, dopo che a novembre un decreto del ministero del Lavoro ha predisposto i nuovi modelli per la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a fine Isee. A essere coinvolti dalle modifiche sono milioni di persone, visto che la dichiarazione Isee è indispensabile per l’accesso a prestazioni sociali agevolate e aiuti per le situazioni di bisogno. L’Isee è stato ripensato anche per rendere il modello meno permeabile a elusioni e abusi. Ma ora sfavorisce i disabili più gravi. Queste almeno le accuse di diverse associazioni, che hanno presentato ben tre ricorsi al Tar, la cui sentenza è attesa a breve.

In particolare, tra gli aspetti più criticati c’è il fatto che i contributi ricevuti a fine assistenziale devono essere conteggiati nel reddito. Sebbene il decreto del 2013 prevedesse di prendere in considerazione tutti i trattamenti pensionistici, le indennità e gli assegni percepiti, il modello approvato a dicembre indica esplicitamente solo gli aiuti erogati dall’Inps, come le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento. Rimangono pertanto esclusi nel computo del reddito i contributi erogati dagli enti locali, come per esempio quelli per la rimozione delle barriere architettoniche, per i progetti di vita indipendente, per il trasporto o la social card. Un cambiamento in corsa che si è reso necessario forse proprio per rispondere ad alcune delle contestazioni mosse nei ricorsi.

Ma questo non basta a chi si è rivolto alla giustizia amministrativa: “E’ assurdo dal punto di vista giuridico che tali entrate vengano equiparate al reddito da lavoro – sostiene Silvana Giovannini, referente del coordinamento Disabili Isee No Grazie -. Disabilità e lavoro sono la stessa cosa?”. E non è sufficiente a placare le polemiche una serie di franchigie – comprese tra 4mila e 9.500 euro in base a gravità della disabilità e a seconda che il disabile sia maggiorenne o minorenne – previste proprio per abbattere la parte di reddito derivante dai contributi di tipo assistenziale. “Io sono madre di un ragazzo costretto a letto che ha diritto a due indennità, come invalido civile e come non vedente – racconta Chiara Bonanno, una delle coordinatrici di Stop al nuovo Isee, altra realtà che è ricorsa al Tar -. Ora questi soldi faranno reddito e avranno conseguenze sulla mia richiesta di affitto agevolato nelle case popolari, nonostante abbia lasciato il lavoro per assistere mio figlio. Noi siamo considerati più ricchi rispetto a una famiglia senza handicap, con una madre vedova e un figlio che risultino senza occupazione, magari perché lavorano in nero. Il problema è questo”.

Altro punto sotto accusa è il tetto da 5mila euro per le spese che si possono detrarre nel calcolo dell’Isee, come quelle mediche o per l’acquisto di cani guida. “Anche questa è una illegittimità palese – continua Giovannini -. Una persona disabile di solito è costretta dalle sue condizioni a cure particolari e costose”. Per la richiesta di prestazioni sociosanitarie il nuovo Isee dà poi la possibilità ai disabili maggiorenni, senza coniuge e senza figli, che vivano con i genitori, di indicare un nucleo famigliare ristretto, composto dalla sola persona con disabilità senza i genitori. Un vantaggio che non hanno invece i disabili minorenni. E nemmeno i disabili anziani, che nel calcolo del loro reddito devono considerare anche quello di coniugi e figli non conviventi. “Se parliamo di non autosufficienza – sostiene Giovannini – non fa differenza essere minorenni o meno. Perché un disabile minorenne o anziano devono essere penalizzati? Non si possono considerare in modo diverso stati di disabilità identici”. “Facendo così lo Stato dice che un anziano non autosufficiente è un problema della famiglia, non dello Stato stesso”, aggiunge Bonanno.

La battaglia al Tar contro il nuovo Isee va di pari passo a quella da portare avanti negli enti locali per l’innalzamento delle soglie di accesso alle prestazioni sociali agevolate. Il rischio, altrimenti, è uno. “L’esclusione dai servizi essenziali di persone con disabilità gravi e non autosufficienti e con un reddito molto basso”, dice Giovannini. Un rischio reale anche secondo Carlo Giacobini, direttore della testata online HandyLex.org, che dopo avere eseguito una serie di simulazioni spiega: “Nella maggior parte dei casi con il nuovo Isee, ferme restando le soglie di accesso ai servizi, non cambia molto. E in certi casi ci sono pure dei miglioramenti. Ma per chi ha disabilità più gravi e ha quindi diritto a indennità plurime, il nuovo sistema rischia di essere svantaggioso. E questi sono proprio coloro che avrebbero più bisogno di tutele, come i pluriminorati con nuclei famigliari ristretti. Elementi di svantaggio ci sono pure per i non vedenti e per gli invalidi sul lavoro”.

Huffingtonpost
14 12 2014

In questo terzo post affronterò i problemi relativi all'accessibilità dei locali pubblici romani (bar, ristoranti pub ecc...) che incontrano ogni giorno le persone disabili. La domanda che mi porrò nello specifico è la seguente: una persona in carrozzina o con problemi di deambulazione (non necessariamente deve essere disabile) è in grado di accedere autonomamente a queste strutture? Prima di rispondere è obbligatorio fare una premessa che si riallaccia al post precedente sui mezzi pubblici. Se il disabile decidesse di recarsi in questi locali "a piedi" si troverebbe di fronte ad un'impresa tutt'altro che semplice. I marciapiedi di Roma sono infatti piedi pieni di buche e sprovvisti di scivoli, il che costringe a spostarsi sul lato della strada con non pochi pericoli che credo non ci sia bisogno di spiegare. Ma torniamo all'argomento preso in esame.

Ogni volta che decido insieme ai miei amici di andare per locali a prendere qualcosa da bere o da mangiare devo fare una chiamata preliminare per accertarmi se la struttura è accessibile e spesso, pur essendo dei posti molto belli, sono costretto a scartarli. Nei casi in cui invece il locale è accessibile mi trovo spesso e volentieri di fronte ad un altro problema: la maggior parte dei bagni non sono attrezzati. I maniglioni sono disposti male oppure hanno il logo della sedia a rotelle ma sono comunque impraticabili (cosa ancora peggiore).

Di seguito farò un breve accenno alle norme che regolano l'abbattimento delle barriere architettoniche. L'articolo 3 della Costituzione sancisce che "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto le libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana". Precisamente, la legge che disciplina l'abbattimento delle barriere architettoniche è la numero 13/1989, che stabilisce i termini e le modalità per l'accessibilità a vari ambienti con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Il Decreto ministeriale 236/1989 è però molto più rigoroso nella definizione di termini e concetti. Esso sancisce che persone affette da disabilità fisica o psichica hanno il diritto di raggiungere l'edificio e le relative unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di godere dello spazio e delle attrezzature in condizioni di sicurezza e autonomia. Inoltre essi hanno il diritto di accedere agli spazi di relazione e almeno ad un servizio igenico in ogni unità immobiliare e di modificare lo stabile secondo le proprie esigenze.

Esaminiamo ora la legge quadro sull'handicap (104/1992). Essa stabilisce che il rilascio delle concessioni edilizie sia vincolato al rispetto delle norme sull'abbattimento delle barriere. Le opere pubbliche devono essere considerate inagibili e inabitabili qualora i disabili abbiano difficoltà ad accedervi e sono previste delle sanzioni per i responsabili. Il decreto del presidente della Repubblica numero 503/1996 disciplina l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, con particolare riferimento all'accessibilità diretta ai servizi e regolamenta anche le soluzioni che la pubblica amministrazione deve adottare per garantire l'accesso ai servizi erogati ai cittadini. Infine il ministero per i Beni e le attività culturali il 16 maggio 2008 emanò un decreto (il numero 114) in cui vi erano contenute le linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi culturali.

Come ho scritto nel post precedente, a luglio ho avuto occasione di fare una vacanza di 4 giorni a Berlino e ancora una volta mi dispiace dire che qui il disabile può entrare nei locali pubblici senza difficoltà. Infatti ci sono montascale, i bagni sono più spaziosi e i maniglioni sono posizionati un po' dappertutto. Pur capendo che Roma è una città antica e di conseguenza le strutture sono un po' vecchie, le leggi che regolamentano il superamento delle barriere architettoniche, come abbiamo visto, esistono ma non sono applicate (mistero). E, dispiace notarlo, è inaccettabile che alle soglie del 2015 lo Stato non si renda conto che l'accesso ai locali pubblici è un diritto di tutti. Come afferma un proverbio la speranza è l'ultima a morire e io voglio essere fiducioso che il futuro sarà migliore.

Quando è lo Stato a calpestare i diritti

  • Venerdì, 21 Novembre 2014 11:13 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
21 11 2014

A Napoli per seicento studenti disabili la scuola non è ancora iniziata. Perché la provincia ha tagliato i fondi. Ma come si può pretendere che i cittadini rispettino le regole se le istituzioni sono le prime a violarle?

E poi arriva la filosofia del rifiuto, quel “Preferire sempre di no” di Ennio Flaiano, utile provocazione, tanto più motivata quanto più ti accorgi che le parole che dici e quelle che ometti, consapevolmente o meno, hanno un peso specifico che sfugge al tuo controllo.

E poi arriva la filosofia del rifiuto quando ti accorgi che diventi scudo per chi vorrebbe fare ma non fa (perché tanto ci sei tu) e per chi di fare non ha alcuna intenzione. E scudo anche per chi ti utilizza: per colpire quelli che crede siano tuoi amici o per esaltare quelli che crede siano i tuoi nemici. Sì perché gli amici e i nemici non te li scegli più, sono gli altri (pochi altri) che leggendo le tue parole o sentendoti parlare, decidono con chi stai e chi detesti. Non riesci mai a scrivere sperando che si ragioni sul tuo messaggio, ma si finisce sempre sull’indagare le cause del tuo messaggio, le sue finalità, ma non quelle evidenti, sarebbe troppo facile, bensì quelle nascoste.

Ci sono onnipresenti il Gruppo Bilderberg, le scie chimiche e perché uno che potrebbe parlare di tutto e che generalmente scrive di camorra, decide di parlare di unioni gay, di eutanasia, del modo di comunicare del presidente del Consiglio o di clickbaiting. Chi vuole aiutare? E chi vuole criticare? Magari non si vuole criticare o favorire nessuno, magari si sente il bisogno di esprimere la propria opinione su argomenti che spesso risultano marginali, quando dovrebbero essere affrontati quotidianamente. Se io studiassi o scrivessi solo di mafie, sarei incapace di fare qualunque tipo di valutazione su di loro, perché le mafie nascono, vivono, crescono, si nutrono e muoiono in questo mondo. Le organizzazioni criminali godono della mancanza di diritti, ovunque, nelle carceri e tra gli uomini liberi. Usano le nuove tecnologie, cavalcano il malcontento o approfittano delle calamità naturali e dei momenti di prosperità. Ricostruiscono dopo i terremoti, dopo le alluvioni, bonificano dopo aver inquinato, salvano gli istituti di credito con le loro sconfinate liquidità provenienti dal narcotraffico.

Perché non ti occupi di trattativa Stato-mafia? Perché non parli dello scempio che si sta facendo della Costituzione? Perché non parli di Israele e Palestina? Io rispondo che ritengo più utile scrivere di come per seicento studenti disabili a Napoli la scuola non sia ancora iniziata. La provincia ha interrotto l’erogazione dei fondi necessari e la situazione nel resto d’Italia non è migliore. Tagli ai fondi per i non autosufficienti sono previsti in tutte le regioni, quindi non stupiamoci se in tutta Italia sono quasi centomila i ragazzi che non hanno insegnanti di sostegno.

Fermiamoci a riflettere su cosa comporta una situazione del genere. Lo Stato non è un’entità astratta, ma è l’insieme di norme che regolano la vita della comunità e coincide con la comunità stessa. Lo Stato è regole, amministratori e cittadini. Quindi se le disabilità non sono affrontate responsabilmente dallo Stato, come possiamo immaginare che la società possa considerare normali situazioni che sono di fatto ghettizzate dalle politiche nazionali? I casi di classi che si svuotano in presenza di alunni con handicap (o extracomunitari) sono realtà tangibili, è assurdo negarli. D’altra parte, come è possibile pretendere dal cittadino una consapevolezza maggiore rispetto a coloro che dovrebbero aver fatta propria quella consapevolezza? Come possiamo pretendere che ci sia rispetto quando i diritti civili sono calpestati e negati ogni giorno?

Sconvolge leggere di quel professore che a Perugia avrebbe picchiato uno studente perché gay. Ma sconvolge davvero o possiamo dire che negare le unioni gay, impedire che i matrimoni contratti all’estero siano registrati in Italia, avvelena l’aria?
Io credo che non ci sia modo migliore di difendere la Costituzione che parlando di diritti civili; che non ci sia modo migliore di contrastare le organizzazioni criminali che mettendo i cittadini in condizione di potersene occupare. Ma fino a quando una famiglia vedrà negato il diritto allo studio per il proprio figlio disabile, fino a quando vivrà la sua emarginazione come una inspiegabile ingiustizia, non crederà nello Stato e la filosofia del rifiuto sarà l’unica opzione possibile.

Roberto Saviano

 

 

 

 

 

 

 

 

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