E imbarazzante dover spiegare che una legge sullo ius soli non riguarda i ricchi, che gli omosessuali in questo paese non sono tutti Dolce e Gabbana, che il testamento biologico riguarda tutti, perché come diceva Totò "la morte è una livella", che l'inseminazione artificiale se la possono permettere solo i benestanti andando all'estero, che il divorzio anch'esso è un lusso. ...
"Mamma tu compri soltanto profumi per te". Sembra di risentire la bambina protagonista di quella famosa canzone scritta tra le due guerre, la piccolina che con le lacrime agli occhi mormorava malata la sua disperazione all'arida genitrice. ...

Quanto tempo per divorziare!

  • Mercoledì, 10 Aprile 2013 08:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Paese delle donne
10 04 2013

Entro maggio, dovrebbe arrivare nell’aula della Camera la riforma della legge sul divorzio per abbreviare i tempi della richiesta: uno sguardo alla realtà europea.

Una donna scrive all’On.le Binetti: “Io, moglie di un’altra famiglia. Cattolica, sposata in Chiesa, catechista, timorata di Dio, dopo sedici anni certifico il fallimento del progetto che credevo eterno. ..Mi separo legalmente: ma, nonostante un’udienza in Tribunale e una sentenza, io resterò ancora moglie di mio marito per altri tre anni, fino al divorzio. Moglie di quello stesso uomo che, a fine udienza, mi ha informata di avere già un’altra compagna e un figlio. E dunque io oggi sono la moglie di un’altra famiglia. Per i prossimi tre anni, mentre mio marito si dedicherà alla famiglia (quell’altra), è invece a lui che dovrò chiedere il permesso se dovrò rifare il passaporto, e lui, che da me figli non ne ha avuti, resta mio erede universale, avrebbe diritto alla mia liquidazione, qualora ne avessi una, e a diventare proprietario di qualsiasi cosa mi appartenesse.
Io resto sposata ad un’altra famiglia e lui a un asse ereditario.
Perché mio marito, per i prossimi tre anni, non potrà sposare se lo volesse la madre di suo figlio? E perché questo bambino per i prossimi tre anni non avrà diritto ad essere tutelato come lo sono i figli di genitori sposati? Sono cattolica: vent’anni tra volontariato e movimenti ecclesiali, dieci da catechista e da animatrice negli oratori. Lo sono abbastanza per dire che non mi sento minacciate dalle battaglie dei laici quanto piuttosto dai comportamenti diseducativi e purtroppo spesso inqualificabili di tanti difensori dei valori cattolici? Lei, che per fortuna di quest’ultima categoria non fa parte, potrebbe buttare un occhio anche a quell’altro tipo di scorciatoia, di chi predica bene e razzola malissimo?”

Ebbene, entro maggio la riforma della legge sul divorzio arriverà all’aula della Camera. Il relatore Maurizio Paniz ha dichiarato che “a maggio saremo in aula con un provvedimento che sta incontrando una valutazione positiva trasversale e che credo passerà nella sua versione attuale, anche se non mancheranno emendamenti.”

La riforma prevede la possibilità di chiedere il divorzio dopo due anni (anzicchè tre) nel caso in cui ci siano figli minori e dopo un anno nel caso in cui non ci siano figli, oppure sono maggiorenni.

Non è una svolta epocale, ma certo un miglioramento.

Diamo uno sguardo all’Europa: soltanto in Italia , Polonia, Malta e Irlanda del Nord esiste ancora la fase della separazione. Come si è visto oggi occorrono tre anni per ottenere il divorzio, gli italiani stanno ovviando a tale situazione tentando di ottenere un divorzio immediato (in Francia, Inghilterra, Spagna o Romania), in pochi mesi, recandosi all’estero.

La legislazione interna e comunitaria, la dottrina e la giurisprudenza più recente (L.31.5.1995 n.218, Reg. Ce n. 2201/2003) hanno introdotto interessanti novità, consentendo anche alle coppie italiane, a determinate condizioni, di avvalersi del cosiddetto “divorzio express” spagnolo, e di adire l’autorità giudiziaria iberica ( o di altre nazionalità) per chiudere , definitivamente ed in tempi brevi, una esperienza matrimoniale giunta al capolinea.

In particolare la vicina Spagna ha recentemente introdotto la Ley 15/2005, il cosiddetto “divorzio express”. Questa legge prevede la possibilità per le coppie sposate, decise ad interrompere definitivamente il rapporto matrimoniale, di richiedere un provvedimento di divorzio, senza dover prima affrontare il procedimento di separazione. Unico presupposto per adire l’Autorità Giudiziaria spagnola è essere sposati da almeno tre mesi.

Anche la Grecia ha approvato una legge che rende possibile alle coppie sposate di divorziare in poche settimane. Le leggi sul divorzio breve esistono già in Francia, Germania, Olanda, Belgio, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo, Croazia, Gran Bretagna, Svizzera, mancano all’appello solo Irlanda, Malta, Polonia e Italia.

Esaminiamo alcune realtà fuori dai nostri confini: in Gran Bretagna il divorzio si ottiene tramite Internet, attraverso siti come “Divorce on line”, grazie ai quali si pagano appena 65 sterline. In Svezia è ancora più facile Basta che la coppia prenda atto, sotto la propria responsabilità, che il matrimonio è finito, si può andare direttamente in Comune e apporre una firma alla presenza di un semplice funzionario amministrativo.

In Italia no, si discute, da anni, nel frattempo le famiglie, i figli, i minori, le nuove compagne e nuovi compagni restano imbrigliati nelle maglie di una politica farraginosa che non funziona e non tutela.

Vediamo le modifiche alle norme attuali : se ci sono figli minori due anni anzicchè tre!! Vi sembra un meraviglioso traguardo?

In realtà, la separazione pone una distanza fisica, non psicologica, ci si sente ancora marito e moglie; il triennio che segue, in attesa che maturino i tempi per chiedere il divorzio, non aiuta ad elaborare il distacco perché il rapporto coniugale è come se non fosse terminato, per cui ci sono rivendicazioni, ripicche, malesseri che hanno invitabili ricadute sui figli. Passano i tre anni, marito e moglie, prima di poter affrontare con serenità un altro procedimento, devono elaborare e fare proprio il “divorzio psichico” dall’altro, percorso non sempre sereno.

Il periodo dalla separazione al divorzio è molto più conflittuale rispetto a quello che segue lo scioglimento del matrimonio.

Anche illustri sociologi, come Chiara Saraceno, dichiarano che “ tutti i consulenti familiari concordano che l’incertezza nello statuto del rapporto dei genitori (il limbo dei tre anni tra separazione e divorzio), unito ai contenziosi che ne scaturiscono, rendono più difficile ai figli l’elaborazione della separazione e la ridefinizione delle relazioni.” Insomma, tempi di attesa troppo lunghi possono causare disagio soprattutto ai figli minori.

Auguriamoci che una nuova e auspicata visione politica, meno confessionale e più laica, riuscirà a prenderne atto e liberare i cittadini da una situazione che crea malessere, fin da troppi anni.


Simona Napolitani, Presidente dell’associazione “Codice Donna” ,
www.codicedonna.it
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Tel 06.3221495
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Se l'ex moglie ha una nuova famiglia di fatto, l'ex marito non deve più pagare gli alimenti. Lo ha deciso la corte di appello di Bologna. Il nuovo legame, secondo i giudici, "altera o rescinde la relazione con il tenore e il modello di vita della pregressa convivenza matrimoniale". ...
Huffington Post
28 01 2013

Turchina ha dodici anni. Da quando ha due anni, ovvero da quando i genitori hanno deciso di separarsi, non puo' dormire a casa del padre perche' la madre non vuole. "Soffrirebbe il distacco materno", dice.

Per molto tempo la donna non ha permesso all'ex compagno, il settantaquattrenne romano Sergio Lombardo, di vedere la figlia: pochi minuti prima dell'incontro spegneva il telefonino. E la bambina spariva. Succede ancora oggi, spesso. A Turchina i parenti materni hanno raccontato, fino alla prima elementare, che Lombardo non era suo padre. "E' solo un signore che vuole stare con te", le dicevano. Poi nel 2007 Lombardo ha ottenuto l'affido condiviso, ovvero piu' tempo per vederla. O almeno questo e' quanto stabilito dal giudice. Ma nella sostanza nulla e' cambiato. Ogni settimana, dal 2003, percorre i trecento chilometri che separano Roma da Termoli per passare qualche ora con la figlia nella speranza che la ex compagna non opponga resistenza.

Ecco perche', dopo aver denunciato innumerevoli volte la donna per inottemperanza dell'ordine del giudice, invano, Lombardo ha deciso di ricorrere alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo.

Martedi' arrivera' la sentenza che potrebbe condannare l'Italia e il suo sistema giudiziario minorile per aver violato sistematicamente il diritto della bambina a vedere suo padre. "I decreti del Tribunale per i minorenni sono tutti a mio favore. L'affido e' condiviso. I giudici hanno scritto che ho ragione nel pretendere di frequentare Turchina. Eppure la mia ex compagna puo' continuare a sottrarsi ai suoi obblighi senza che nessuno intervenga" spiega l'uomo, esasperato.

Numerose relazioni del Tribunale per i minorenni hanno stabilito che Lombardo e' un padre affettuoso e adeguato. Nel suo sito - e' psicologo e artista - ha dedicato una sezione dedicata alla storia della sua paternita' difficile. Turchina e' il nome che ha scelto per parlarne in pubblico. Invece i servivi sociali hanno assicurato che la madre manda spesso all'aria gli incontri famigliari e hanno ordinato, per lei, una terapia psicologica coatta affinche' possa riflettere sul suo dovere di madre. Eppure la situazione e' rimasta identica.

"Sulla carta i provvedimenti del Tribunale sono ineccepibili", sottolinea il suo avvocato Giorgio Vaccaro, esperto in diritto di famiglia. "Ma in Italia manca un braccio operativo che faccia in modo che Turchina e suo padre possano incontrarsi senza ostacoli". In sostanza, lamentano che nessuno interviene per modificare il comportamento materno. Facile pensare al bambino di Cittadella (Pd) strappato a forza dai parenti della madre all'uscita della scuola. In quel caso, spiega il legale, il Tribunale aveva stabilito che la madre non era adeguata e dunque il bimbo doveva essere affidato al padre.

La vicenda di Lombardo e' diversa e ricalca quella di numerosi padri separati. Turchina e' nata nel 2001. Due anni dopo e' arrivata la separazione dei genitori. E cosi' e' cominciato il calvario settimanale, ore di macchina per raggiungere il luogo dell'appuntamento con la figlia, per poi rimanere in attesa del nulla. "Mia moglie spegneva spesso il telefono, oppure mi diceva che quel giorno Turchina non aveva voglia di passare del tempo con me". Pochi mesi dopo la separazione scatto' un tranello: i parenti dell'ex compagna denunciarono Lombardo per violenza privata. Il processo si e' concluso lo scorso anno, con l'assoluzione completa dell'uomo. Lombardo non ha mai passato il Natale, la Pasqua o le vacanze estive con la figlia. Riesce a vederla poche ore la settimana, non sempre, e il rapporto e' tutto da costruire: "Turchina non si lascia abbracciare da me, e nemmeno prendere per mano. Ancora non si fida, a causa di tutto quello che le hanno raccontato".

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo gia' nel 2010 condanno' l'Italia per una storia simile: un uomo di Rimini aveva fatto ricorso perche' i servizi sociali non erano stati capaci di trovare una mediazione con l'ex moglie che negava le visite al figlio. "Se i giudici mi daranno ragione per me sara' una vittoria di principio", conclude Lombardo che nemmeno questa settimana e' riuscito a dare la buonanotte alla bimba. E, come sempre, non ha ottenuto di conoscere il numero del suo telefonino.

Dopo la sentenza, attendera' comunque l'esito delle cause contro la madre di Turchina: processi penali che durano da anni e che, una volta conclusi, non e' detto porteranno ad un cambiamento. "Il problema della macchina giuridica e' proprio questo", specifica il suo legale: "Un tribunale impiega molto tempo prima di giudicare mentre il destino affettivo di un bambino merita celerita'. Molto spesso gli incontri stabiliti avvengono durante il weekend, quando i servizi sociali non lavorano. Se l' ex coniuge nega di far vedere il bambino l'altro genitore non puo' fare altro che incassare. Oppure presentare un esposto, che pero' arrivera' a sentenza mesi dopo. Su queste lacune continuano le ingiustizie".

Turchina è un nome di fantasia, la sua vicenda è drammaticamente vera.

Laura Eduati

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