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La democrazia non è una pillola che si inghiotte la mattina e ci rende democratici. Né si tratta di una tecnica elettorale, bensì di un sistema di valori che trova applicazione nel vivere insieme. ...
Doaa Eladl disegna la porta del parlamento egiziano e sopra ci piazza il simbolo dei gabinetti per soli uomini, o un integralista barbuto i cui peli s'allungano fino a tappare la bocca a una donna. ...

27ora
30 04 2014

Da quando la rapper diciottenne egiziana Mayam Mahmoud è apparsa in tv nel programma “Arabs Got Talent” lo scorso ottobre, è diventata una celebrità. Nei giorni scorsi, mentre riceveva il prestigioso “Index Freedom of Expression Award” a Londra, ha spiegato ai giornalisti che “i rapper uomini parlano spesso delle donne, dando loro la colpa di tutti i loro problemi. Io ho deciso di occuparmi dei problemi delle donne”. Ha cominciato a 10 anni (considera il rap una “estensione” delle poesie che scriveva sin da bambina), e ora studia scienze politiche e sociali. Eppure su YouTube, tra i commenti al suo video si legge: ”E’ carina e sarebbe molto più carina senza quella tovaglia in testa”.

La canzone che l’ha resa famosa si intitola “Femminilità”, e parla del modo di vestire delle ragazze e dei condizionamenti della società:


Le donne della nostra società sono divise
C’è l’hijab, il niqab e in mezzo un po’ di tutto
ci sono molte questioni che ci circondano, legate alle ragazze
sugli abiti e l’apparenza, che non era una condizione in origine
Come puoi controllare tu i miei capelli o il velo sulla testa?
Tu mi guardi, io non mi vergogno
Tu flirti e mi molesti, eppure pensi di non avere torto
Ma queste sono solo parole, non è flirtare, e non sono pietre
Non ci siamo vestite in modo sconveniente, ma l’idea è problematica?
…. Chi dice che la femminilità dipende da come ti vesti?
La femminilità si vede dall’intelligenza…


Proprio un paio di giorni fa, El Paìs raccontava la storia di Ramika Khabari, rapper afghana che dà voce alle rivendicazioni delle donne. Ma ha deciso di non portare più il velo, mentre Mayam vuole dimostrare che non deve per forza essere un simbolo di oppressione.

"Nel mio Paese molte ragazze che indossano l’hijab rinunciano al mondo dello spettacolo, mettono da parte la musica, la recitazione. La mia risposta è: perché guardate solo il velo che porto in testa mentre saltello sul palco, ma non ascoltate quello che dico?"

In realtà, Mayam non è l’unica rapper velata, nè la prima. Yukka, 23 anni, studentessa di giurisprudenza, compone dal 2011 canzoni sulla rivoluzione egiziana vista dal punto di vista delle donne. Anche lei ha cominciato a 10 anni, anche lei porta il velo, ma la sua famiglia non la sostiene (a differenza di quella di Mayam), e dice che è difficile per una ragazza come lei trovare un fidanzato. Ha avuto anche problemi con le autorità (non perché sia donna ma perché le sue canzoni criticavano il governo).

Di recente, un gruppo di donne musulmane che vivono in America hanno lanciato una campagna per dimostrare che si può essere islamiche e alla moda allo stesso tempo. Si fanno chiamare Mipsterz (cioè hipster musulmane) e hanno lanciato un video diventato “virale” su internet, anche se poi alcune di loro hanno finito per criticare il risultato.

"Non sapevamo che saremmo apparse in un filmato con il sottofondo di Jay-Z che parla di ‘niggers’ e ‘bitches’ e cose che non ci rappresentano."

La prossima volta potranno usare la musica dell’egiziana Mayam.

Pagina99
29 04 2014

Emessa la sentenza per un leader dei Fratelli musulmani e altri 682 imputati; confermate altre 37 sentenze. Difensori e gruppi per i diritti umani protestano. Messo al bando il Movimento 6 aprile, che si batte per la democrazia

Un tribunale egiziano ha condannato a morte il leader dei Fratelli musulmani, l'organizzazione politica di cui è parte il deposto presidente Mohammed Morsi, e altri 628 imputati, tutti accusati di sostenere l'organizzazione ora messa al bando. Poco dopo un diverso tribunale ha confermato la sentenza di morte per altri 37 imputati, parte di un precedente maxi-processo. Infine, sempre oggi si apprende che un altro tribunale ha messo al bando il Movimento 6 Aprile, raggruppamento per la democrazia che aveva contribuito in modo decisivo alle mobilitazioni che rovesciarono l'ex presidente Hosni Mubarak nel 2011. Sommate, queste notizie testimoniano di un drastico giro di vite nella repressione in Egitto, in vista delle elezioni presidenziali.

Il processo di massa contro Mohamed Badie, «guida generale» dei Fratelli musulmani, e gli altri 628 imputati, è stato molto criticato dagli avocati difensori e da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty international: la richiesta dell'accusa è arrivata dopo un procedimento durato appena due giorni, e i difensori dicono che era materialmente impossibile leggere migliaia di pagine di atti e considerare la posizione di ciascun imputato.

Il mese scorso un simile maxi-processo di era concluso con 529 sentenze capitali: oggi la pena di morte è stata confermata per 37 di loro, mentre per altri è stata riconvertita in ergastolo. In entrambi i processi di massa l'accusa è di appartenere alla Fratellanza e di aver ucciso due poliziotti, in due precisi episodi avvenuti lo scorso agosto in due cittadine della provincia di Minya, nell'Egitto meridionale. Molti degli imputati protestano: in molti casi non si trovavano sul luogo dei fatti, non sono neppure simpatizzanti della Fratellanza. Tutti gli imputati hanno diritto a fare ricorso. La richiesta di morte per Mohamed Badie sarà inoltrata al Muftì d'Egitto, per un parere (solo consultivo).

Sentenze capitali così «all'ingrosso» sono il segno della volontà di annientare la Fratellanza musulmana e zittire il dissenso, dicono i gruppi per i diritti umani. «La decisione [del tribunale] è forse il più ampio ricorso alla pena di morte nella storia mondiale recente», nota Sarah Leah Whitson, di Human Rights Watch: «Sembra che queste sentenze puntino a instillare il terrore in quanti si oppongono al governo ad interim». Non tutti in Egitto condividono tanta indignazione per le condanne a morte, al contrario: dopo mesi di martellamento sulla minaccia di terrorismo interno, e un'ondata di attacchi che ha raggiunto anche il Cairo, il messaggio arrivato all'opinione pubblica è che gli imputati sono pericolosi terroristi: o almeno, questo commentano i media ufficiali.


L'escalation repressiva è segnalata anche dalla messa al bando del Movimento 6 Aprile, annunciata da fonti giudiziarie riprese sul sito web del giornale al Ahram. Tre figure leader del movimento – Ahmed Maher, Mohamed Adel e Ahmed Douma – sono in galera, dopo che in dicembre sono stati condannati a tre anni con l'accusa di fomentare proteste illegali: due settimane fa il loro appello è stato respinto e le sentenze confermate. I tre sono condannati in base a una legge sulle manifestazioni pubbliche approvata in novembre denunciata da più parti – secondo Human Rights Watch la legge «da nei fatti carta bianca alla polizia per bandire ogni pubblica manifestazione in Egitto». Sabato al Cairo alcune centinaia di persone hanno manifestato contro questa legge. In questo caso si tratta dell'opposizione laica e democratica, ossatura del movimento di piazza Tahrir nella primavera 2011: rimasto però in minoranza, schiacciato tra la Fratellanza musulmana e la generale restaurazione di legge e ordine.

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Egitto: altri 683 pro-Morsi condannati a morte

  • Lunedì, 28 Aprile 2014 10:21 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
28 04 2014

Deferito il caso al Gran Mufti. L'accusa è quella di avere partecipato a manifestazioni non autorizzate, di istigazione alla violenza, di avere incendiato edifici pubblici

IL CAIRO - Il tribunale egiziano di Minya in Alto Egitto ha condannato a morte la guida spirituale dei fratelli musulmani, Mohamed Badie, e altri 700 militanti dei fratelli musulmani fedeli al deposto presidente Mohamed Morsi. Lo hanno reso noto fonti della magistratura egiziana. E' stato invece deferito il caso al Gran Mufti d'Egitto, nell'ambito del processo contro oltre 1.200 sostenitori della Confraternita. La stessa corte ha commutato in ergastolo la pena capitale a 492 pro Morsi dei 529 condannati a marzo.

I sostenitori dei Fratelli musulmani erano accusati di avere partecipato a manifestazioni non autorizzate, di istigazione alla violenza, di avere incendiato edifici pubblici e di avere creato problemi alla circolazione stradale lo scorso dicembre. Poco prima della sentenza, gli avvocati della difesa di 12 degli imputati si sono ritirati in segno di protesta contro il giudice, che secondo loro non avrebbe rispettato i diritti dei loro assistiti.

Intanto riprende oggi al Cairo l'udienza del processo a un gruppo di giornalisti della tv satellitare Al Jazeera, accusati di sostegno ai Fratelli musulmani e diffusione di notizie false.

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