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Il Fatto Quotidiano
11 02 2013

“Lei quante volte viene?” Chiede l’ex premier a una ragazza con lui sul palco. E continua “ Si giri...” mentre le osserva il deretano.

Che sia chiaro che l’indignazione per questo spaccato di avanspettacolo a cui abbiamo assistito non ha nulla a che fare con rivendicazioni femministe: l’Italia è all’80simo posto del Gender Gap, un indice che viene diramato dal World Economic Forum, e che sta a significare che la profonda misoginia italica ha delle gravi ripercussioni sul Paese tutto.

Ciò che appare grave nel video che riprende il dialogo tra i due, è il comportamento del pubblico. Ride la gente, donne e uomini. E fotografano Berlusconi compiaciuti. Ecco la spiegazione del successo di B. che è il rappresentante di un’Italia arretrata e maschilista di cui conosce usi e costumi, che ha ben interpretato e utilizzato per i propri fini mercantili.

Un’Italia vecchia, lontana dal resto d’Europa dove, davanti a una battuta così vergognosa, il pubblico avrebbe abbandonato la sala, donne e uomini in eguale misura.

Ride anche la ragazza e le ragioni possono essere diverse e opposte. Ride per compiacimento ma io non lo credo perché nel video è evidente come cerchi di riportare il discorso sul tema lavoro. Lo so perché l’ho provato, quanto possa essere difficile in un Paese come il nostro, dove i comportamenti misogini sono socialmente accettati, essere dura e ferma. Dire “lei è maleducato e io con lei non parlo, si vergogni” presuppone educazione al rispetto di sé, centratura, assertività: qualità su cui bisogna lavorare, ecco perché il lavoro nelle scuole assume una importanza fondamentale, per potenziare le ragazze a dire, a esprimere il proprio dissenso a esigere rispetto.

Qualche ora dopo a Ballarò, Neri Marcoré, attore di pregio che amo molto, mi lasciava di stucco esibendosi in un siparietto dove ironizzava, nei panni di Gasparri, su Mara Carfagna presente in studio in questo modo: “Fortuna che c’è la nostra Carfagna elettorale che qualcosa tira sempre su”.

Marcorè ha agito malissimo. Si può sbagliare ma è doveroso scusarsi.

E bene ha fatto Mara Carfagna a chiedere rispetto.

Non c’è da appellarsi qui al suo passato. Più volte ebbi modo di dire che la sua nomina a Ministra era ingiusta non per il suo passato di soubrette ma perché comunicava alle ragazze che esercitare un ruolo istituzionale così importante non prevedesse una preparazione meticolosa.

Ciò nonostante a Carfagna invitata in trasmissione televisiva è dovuto rispetto come a qualsiasi persona.

Ancor più perché, nel momento in cui si è in televisione, si deve sapere che i comportamenti lì messi in atto influenzano chi guarda a casa, in particolare modo le persone più giovani.

Ancor più perché Ballarò è percepito come un programma di cultura ed è grave che avalli un’esternazione così misogina.

Floris e Marcorè lo sanno e dunque saranno apprezzate le loro scuse al pubblico che li segue con interesse.

Tre di un numero infinito di donne che, anche se volessero, il prossimo 14 febbraio non potranno danzare.

Lorella Zanardo


L'insostenibilità elettorale della spesa sanitaria

  • Lunedì, 11 Febbraio 2013 09:03 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
11 febbraio 2013

Dopo le manovre "lacrime e sangue", "governi di emergenza", "tagli lineari" alla spesa pubblica, senza dei quali il famoso "baratro", scopriamo, in piena campagna elettorale, che si può  ridurre la pressione fiscale e aumentare la spesa pubblica. La sanità da questo punto di vista è emblematica.

Monti: «Diritti gay? No in agenda»

  • Giovedì, 07 Febbraio 2013 16:38 ,
  • Pubblicato in Flash news

Guazzington Post
07 02 2013

Mario Monti nel suo tour elettoral-televisivo approda alle "Invasioni barbariche" di Daria Bignardi su La7.

Daria Bignardi: “Vendola ha detto: possibile che i liberisti in economia non siano liberali nei diritti?”. Il tema è quello dei diritti civili dei gay. "Io non sono liberista ma per un mercato con forti poteri pubblici che fanno rispettare le regole", risponde Monti. Ma sulla domanda tergiversa un poi'. Daria Bignardi: "Quindi non mette questi diritti nella sua agenda". Lui: "No". Matrimonio e adozione? "Li vedo più in là nel tempo". La conduttrice incalza: Francia, Germania... "Francia divisa" osserva il candidato premier. "Ma Hollande l'ha fatto", puntualizza lei. “Non è una priorità del movimento politico a cui ho dato vita perché ho unito forze per creare le condizioni perché non ci sia più la disoccupazione giovanile”. Poi afferma: "Io sono per rafforzare i diritti civili delle coppie omosessuali. Bisogna fare dei passi avanti. Ci sono alcuni diritti, ne vorrei di più".

Sul dopo voto: «Oggi Vendola ha fatto dichiarazioni di grande durezza e chiarezza, non ho niente da aggiungere», dice commentando le parole del leader di Sel che ha ribadito la incompatibilità tra i programmi del centrosinistra e l'agenda Monti. «È bene che non ci siano ambiguità perchè chi governerà o le forze che insieme governeranno il Paese avranno di fronte un compito durissimo». E a Daria Bignardi che osservava come Vendola proprio non lo ami risponde: «L'amore è una libera scelta». D'altronde, dichiara, la disponibilità del leader di Sel «mi pare sia limitata alle riforme istituzionali, io mi riferisco all'agenda di governo», «dicendo quali sono le nostre idee e cosa vogliamo fare, unire quelli che sentono la voglia e hanno il coraggio e la forza di superare le tantissime resistenzae corporative che in Italia si frappongono alle riforme: senza riforme incisive i giovani italiani non avranno un futuro».

“Quando nelle riforme abbiamo toccato gli interessi delle categorie dei partiti allora il gioco si è fatto duro”, dichiara il premier.

Mossa a sorpresa della conduttrice che cerca di dare una luce più umana possibile e meno distaccata al professore: gli ha fatto mettere in braccio un cucciolo di cane....

 

Lidia Baratta, Linkiesta
4 febbraio 2013

Comincia il viaggio elettorale de Linkiesta "Italia al voto", che accompagnerà il lettore nelle elezioni 2013: donne, lavoro e consumi, imprese, Sud, italiani e Stato, oligopoli, finanza e risparmi. La prima puntata è dedicata all'Italia al femminile, tra carenza di asili nido e una flessibilità lavorativa che non paga.

Ma Monti mente?

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 09:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Manifesto
31 01 2013

Durante il suo governo è passata una delle riforme più gravi che siano state mai fatte in Italia per il mondo del lavoro, riforma a cui è stata chiamata una donna, la ministra Elsa Fornero, perché, come disse lei stessa al Convegno di Snoq sulla violenza a Torino l’anno scorso, “quando ci sono problemi gravi da risolvere, chiamano noi”. Un governo che diminuendo drasticamente il welfare (e quindi asili e assistenza ai bambini) è andata a incidere sulla possibilità delle madri – che in Italia sono ancora le prime a prendersi cura dei figli così come degli anziani svolgendo un lavoro che spetta allo Stato e in maniera del tutto gratuita – di andare a lavorare, un governo che alzando il tetto di età per andare in pensione, sia per le donne che per gli uomini, ha anche tolto a queste madri la possibilità di accudimento dei figli da parte dei nonni. Un governo che per le donne ha fatto ben poco, primo fra sul problema del femmincidio, di cui si è parlato constantemente sui media per un anno come mai era stato fatto negli anni precedenti, contro il quale Monti ha fatto firmare sì la Convenzione Europea contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Istanbul 2011) – con anche un ddl di ratifica firmato da Napolitano il giorno prima della chiusura dei lavori – ma che come politiche immediate e concrete non ha mosso un dito. Monti ci ha tolto quello che non aveva ancora tolto Berlusconi: l’ex presidente del consiglio ci aveva tolto la dignità ma Monti ci ha tolto il diritto alla vita, o meglio alla sopravvivenza.

Oggi la cartina di tornasole sono le donne che entrambi hanno messo nelle loro liste, una componente di genere di cui solo una piccola minoranza ha la possibilità di essere eletta. E se contro Berlusconi tuona Feltri, uno dei “suoi”, dicendo che in quelle liste ci sono “Almeno dieci migno*te”, Monti dopo aver scritto su Twitter che “La priorità per l’Italia è valorizzare il ruolo delle donne”, ha candidato 216 donne su 904 di cui 11 capolista donne su 51, a cui si aggiunga che le “montiane” sono piazzate nelle retrovie con pochissime possibilità di essere elette e che saranno pochissime quelle che potranno arrivare in Parlamento.

Ma non basta, perché esistono anche i paradossi.

Mario Monti, durante il suo mandato, non ha mai risposto direttamente alle sollecitazioni che gli sono state fatte dalla Convenzione No More! contro la violenza maschile sulle donne che chiedeva, ancora oggi chiede, al governo politiche precise e la revisione del Piano antiviolenza varato dalla ex ministra delle Pari opportunità, Mara Carfagna, durante il governo Berlusconi, per verificarne l’impatto anche in base alle raccomandazioni Onu.

Monti però forse ha la memoria corta, o non si rende conto che non può dire una cosa e farne un’altra: non può dire che le donne sono una risorsa se poi non considera grave il fatto che una donna può essere uccisa in quanto donna, o che basta avere un terzo di quote rosa nelle liste – oltretutto mal piazzate – per farci stare zitte. Ma soprattutto, dopo quello che ha fatto, non può mandare la seguente lettera alla assemblea delle associazioni femminili sulla democrazia paritaria che si è svolta lunedì scorso.

 

Messaggio del Presidente del Consiglio Mario Monti

UNA AGENDA PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Roma, lunedì 28 gennaio Sala della Mercede,

“Mi dispiace non poter essere presente oggi a questo interessante incontro, che già nel titolo evoca un approccio a me familiare, e del tutto condivisibile, cioè quello della definizione di un’”Agenda”.

In effetti ho molto apprezzato l’iniziativa di tante e diverse associazioni, più di 50, che sono riuscite a trovare un terreno d’intesa e sottoscrivere un “Accordo di azione comune per la democrazia paritaria”. E di riunire le candidate e i candidati alle prossime elezioni politiche per presentare, discutere e condividere tale Agenda.

L’Accordo ha indicato importanti e significativi obiettivi: per la presenza delle donne nelle liste e in posizioni eleggibili, norme di garanzia per una rappresentanza di genere paritaria, per le riforme elettorali e i rimborsi, par condicio e presenza e rispetto della figura femminile nei media.

II metodo disegnato costituisce un buon esempio, anche per la politica in generale, e auspico pieno successo alla realizzazione della vostra Agenda per la democrazia paritaria nella prossima legislatura e la qualità della partecipazione civica.

L’Italia non è un Paese per donne e deve diventarlo. Ho indicato, peraltro in sintonia con i programmi europei, come una delle priorità del mio programma il miglioramento della condizione delle donne, partendo dall’occupazione, sia in termini di misure per la partecipazione, che di sostegno alla scelta di avere figli e alla responsabilità della cura degli anziani per entrambi gli adulti nel nucleo familiare. L’obiettivo non è solo quello di incoraggiare le donne ad avere una carriera e un reddito proprio ed equo , ma anche quello di fare in modo che arrivino ad occupare con autorevolezza posizioni di responsabilità, condizione necessaria affinché l’organizzazione del lavoro e la comunicazione sulle donne cambino davvero.

Il Parlamento che sarà eletto nel prossimo febbraio dovrà affrontare senza ulteriori rinvii la riforma della legge elettorale: mi impegnerò in questa direzione e opererò affinché si trovi una soluzione condivisa tra le forze politiche che agevoli l’obiettivo della democrazia paritaria.

Questo Paese ha bisogno di utilizzare le proprie risorse migliori, dei giovani e delle donne. Ha anche bisogno di regole, trasparenza, contrasto efficace alla corruzione. Voi donne, e voi donne delle associazioni che siete riuscite a parlare con una voce sola, potete contribuire in maniera decisiva in questa operazione di risanamento, ma anche di rilancio e credibilità dell’Italia.

Anche le forze politiche devono guardare al proprio interno e promuovere maggiore partecipazione femminile, mobilità e ricambio; già in questa tornata elettorale si possono effettuare importanti scelte”.

Per tutti questi motivi auguro buon lavoro a tutte le partecipanti all’incontro e certamente esaminerò personalmente con grande attenzione i risultati delle vostre discussioni”.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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