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La 27ora
04 11 2014

“Un anno di carcere per una partita di pallavolo” si legge sulla pagina Facebook che chiede la liberazione di Ghoncheh Ghavami, venticinquenne con cittadinanza britannica e iraniana arrestata quattro mesi fa a Teheran e appena condannata a trascorrerne altri 12 nel carcere di Evin. L’annuncio, di ieri, ha scatenato condanne e appelli: la famiglia ha lanciato una campagna sui social media, con l’aiuto delle organizzazioni per i diritti umani. Una petizione ha superato le 700 mila firme su Change.org.
“Propaganda contro lo Stato” è l’accusa contro Ghavami (qui sopra con la madre Susan), anche se non è chiaro il reato commesso. Il 20 giugno la laureata della Soas (la scuola di studi orientali e africani dell’Università di Londra), che si trovava a Teheran “per lavorare per un’organizzazione che aiuta i bambini di strada” (dice il fratello Iman), era stata fermata dalla polizia con altre donne mentre cercava di assistere a una partita di pallavolo maschile (Iran-Italia) allo stadio. Il governo ha proibito alle donne l’ingresso agli stadi di calcio dal 1979 e più di recente anche alle partite di pallavolo “per proteggerle dai fan uomini”.

Ghavami era stata rilasciata su cauzione, ma dieci giorni dopo, tornata al commissariato per ritirare alcuni oggetti personali, è stata arrestata di nuovo. “Amnesty” la definisce una “prigioniera di coscienza” e chiede all’Iran di “abolire le leggi che discriminano le donne, anziché punire chi protesta contro di esse”. I funzionari spiegano la detenzione con “ragioni di sicurezza” slegate dalla partita di pallavolo, ma il processo è stato condotto a porte chiuse senza che la famiglia – che vive a Londra ma si è precipitata a Teheran – potesse assistervi.

“Corrono da un ufficio all’altro cercando di ottenere clemenza o il rilascio su cauzione”, racconta il fratello. Ghoncheh avrebbe passato 41 (su 127 giorni) in isolamento e 14 in sciopero della fame. Agli appelli del premier britannico David Cameron, il presidente Rouhani ha risposto che il potere giudiziario è indipendente.

Mentre la comunità internazionale è impegnata in questi giorni a discutere il programma nucleare iraniano, il caso attira nuovamente l’attenzione sui diritti umani nella Repubblica Islamica – dopo la recente esecuzione di Reyhaneh Jabbari per l’omicidio di un uomo che accusava di tentato stupro e dopo il fermo di giornalisti che hanno documentato le proteste per gli attacchi con l’acido contro donne “malvelate” di Isfahan.

Venerdì scorso l’Iran si è sottoposto, come fanno periodicamente tutti gli stati membri, ad un esame davanti al Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Alle critiche, il rappresentante iraniano Mohammad Javad Larijani ha ribattuto che la situazione nel Paese è migliorata e che l’Occidente tenta di “imporre il proprio stile di vita con lo slogan dei diritti umani”.

Le persone e la dignità
04 11 2014

E’ stata arrestata venerdì 31 ottobre ottobre “per offesa all’Islam”, l’avvocata saudita Suad Al Shammary. La sua colpa è di aver scritto uno o più tweet ironici sulla religione islamica. Nello specifico, a quanto si apprende dai suoi amici, l’attivista avrebbe pubblicato sul suo account una foto di un cittadino che bacia la mano di un imam, commentando: “Guardate con quale arroganza si pavoneggia!”. In altre occasioni la donna avrebbe invitato gli utenti a ribellarsi a “una società maschile”. Parole che non sono sfuggite alle autorità che hanno rinchiuso la donna nel carcere di Gedda. Era da tempo che i conservatori sauditi chiedevano che fosse punita. Lo sceicco Adel al-Kalbani, ex imam della grande moschea della Mecca, mesi fa aveva pregato perché “diventasse cieca e perdesse l’uso di una mano”.

Suad, 48 anni,laureata in Diritto islamico, è nota per il suo attivismo in difesa dei diritti delle donne ed è stata la prima avvocata ad ottenere il permesso di apparire in tribunale durante una seduta pubblica. Il suo ultimo atto, prima di finire in carcere, è stato quello di presentare un ricorso contro l’arresto di due ragazze saudite che avevano guidato l’automobile sfidando il divieto imposto nel regno. Nel 2013 le donne si erano già messe al volante come avevamo raccontato in questo post, una campagna che lei aveva appoggiato sin dall’inizio .

Al Shammary è la portavoce della Rete Liberale Saudita che ha fondato nel 2008, insieme a Reif Baddawi e ad altri tre attivisti, ma il sito è stato oscurato e Baddawi condannato a 7 anni di carcere e 600 frustate per insulto all’islam. Ora si teme che la donna possa seguire la stessa sorte. Secondo quanto denuncia l’ong Gulf Center for Human Rights all’avvocato della donna è stato impedito di assistere agli interrogatori e l’attivista sarebbe stata minacciata dalle guardie che le avrebbero detto: “Ora ci libereremo delle tue cattiverie”.

Martedì 28 ottobre altri tre avvocati erano stati condannati per aver disobbedito alla legge e aver messo a repentaglio il sistema giudiziario. I tre accusavano lo Stato di effetturare arresti arbitrari violando i più elementari diritti umani.
Secondo l’Arab Social Media Report il 40% dell’attività su Twitter nel mondo arabo viene generata in Arabia Saudita.
La scorsa settimana Sheikh Abdul Aziz al-Sheikh, grande mufti saudita, aveva definito in televisione il social network “la fonte di tutti mali e di tutte le devastazioni”. “La gente – aveva aggiunto – usa twitter per far girare bugie, calunnie e pettegolezzi ai danni dell’Islam”.
Un atteggiamento che ricorda tanto il premier turco Erdogan che nel marzo del 2014 aveva oscurato (brevemente) il social network promettendo di “sradicarlo”.

Cluster bombs sui civili, arrivano conferme

  • Venerdì, 24 Ottobre 2014 13:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
24 10 2014

"Ho rimosso decine di volte le schegge dai corpi dei feriti : le truppe ucraine utilizzano bombe a frammentazione", dichiara un chirurgo di Donetsk, roccaforte dei ribelli filo-russi, confermando le accuse lanciate l'altro ieri da " Human Rights Watch" contro le forze di Kiev.

L'organizzazione non governativa ha denunciato l'uso da parte dell'esercito ucraino delle "cluster bombs" contro i separatisti filo-russi dell' est, anche se il ministero della Difesa ucraino respinge l'accusa. "Queste armi non sono fatte per distruggere gli edifici ma solo per uccidere la gente. Ho rimosso decine di volte dai corpi di militari e civili i piccoli dardi partiti dalle munizioni usate da ucraini e che sono vietate in tutto il mondo ", racconta indignato il chirurgo dell'ospedale Kalinin a Donetsk, che non vuole fornire il suo nome.

L'Ucraina, come gli Stati Uniti e la Russia, non ha firmato il Trattato di messa al bando delle munizioni a grappolo del 2008, ma le autorità di Kiev negano egualmente di avere utilizzato tali munizioni contro i ribelli. "Questi piccoli dardi causano lesioni in profondità, alle volte troviamo fino a 20 o 30 freccette all'interno di una sola ferita", continua il chirurgo.

A pochi chilometri dall'ospedale Kalinin, nella piccola città di Makiivka vicina a Donetsk, un leader dei ribelli ha mostrato ai giornalisti bombe inesplose piene di centinaia di piccole freccette di 2 cm di lunghezza e provviste di alette. "Questo ordigno ha colpito Makiivka, un altro simile è caduto in quartieri vicini all'aeroporto di Donetsk, dove il fuoco dell' artiglieria è quotidiana," ha detto Alexei, combattente ribelle di 40 anni. Secondo lui, le forze ucraine "usano queste munizioni dall'inizio della guerra" contro Donetsk , e questi dardi di solito vengono sparati da sistemi di tubi lanciarazzi montati su camion, sul tipo dei vecchi "organi di Stalin".

Nell' ospedale 17 di Donetsk, il chirurgo Nikolai Vladimirovich conferma a sua volta di avere verificato gli effetti di questo tipo di arma: "Dieci giorni fa ho dovuto compiere un intervento su una persona raggiunta da questo tipo di ordigno", racconta, mentre In altri tre ospedali della città altri chirurghi dicono di non aver mai avuto a che fare con questo tipo di munizioni. "Ho visto questa roba in TV, ma mai nel nostro reparto di chirurgia", dichiara uno dei leader dei servizi di emergenza presso l'ospedale regionale di Donetsk, il chirurgo Igor Vasilyevich.

Da parte sua, il vice primo ministro dell'autoproclamata "Repubblica di Donetsk", Andrei Pourgin, continua a parlare di "crimini di guerra" commessi dall'esercito ucraino. "Ci sono stati decine di casi in cui hanno usato tali armi, e questo é un crimine di guerra. Speriamo che qualcuno analizzi questi crimini in modo da garantire che un tribunale internazionale giudichi i colpevoli , vale a dire, lo stato ucraino".

A saldare i pavimenti di una nave. A scaricare antracite dai treni. A forgiare pezzi di alluminio. Tra fabbriche e cantieri, sono questi i mestieri che gli italiani si ritrovano a svolgere nel 1959. È l'altra faccia del boom economico, del progresso e del benessere che si diffondono nel Paese. È la faccia pulita, di milioni di persone oneste e generose che accettano la sfida di lavori estenuanti pur di garantire dignità sociale a se stessi e alla famiglia. Nessuno sa cosa produce, e per quale utilizzo. Si lavora, si aspetta la paga. E basta. ...
Doaa Eladl disegna la porta del parlamento egiziano e sopra ci piazza il simbolo dei gabinetti per soli uomini, o un integralista barbuto i cui peli s'allungano fino a tappare la bocca a una donna. ...

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