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Nuri al Maliki, il "nuovo dittatore" secondo i suoi oppositori, spera oggi nella rielezione per il terzo mandato a capo del frantumato stato iracheno. A rieleggerlo dovrà però essere il parlamento formato da 328 deputati che uscirà oggi dal voto a cui sono chiamati 22 milioni di iracheni. ...

Il Mattino
17 04 2014

Diverse centinaia di uomini del villaggio di Raicoast, in Papua Nuova Guinea, sono discese nel vicino villaggio di Sasiko alla "caccia" di persone ritenute streghe e la loro furia si è scatenata per tutta la giornata di lunedì lasciando sul terreno 6 vittime, tra cui due bambine sotto i cinque anni. Più di 20 persone sono rimaste ferite e diverse case incendiate. La polizia in Papua Nuova Guinea ha arrestato 180 persone.

Secondo media locali citati dalla radio nazionale australiana Abc, le autorità hanno esortato la popolazione a mantenere la calma e i familiari delle vittime dall'astenersi da attacchi di vendetta. Vi sono credenze diffuse nella stregoneria nell'arcipelago del Pacifico, specie nelle regioni più remote, dove molti non accettano cause naturali per sfortuna, malattie, incidenti o morte.

"La crescente frequenza di attacchi e di uccisioni di persone accusate di stregoneria" è stata condannata di recente dallo speciale relatore dell'Onu sulla violenza contro le donne, secondo cui la stregoneria è spesso usata come pretesto per mascherare gli abusi contro le donne.

In seguito a violenti attacchi in cui donne accusate di stregoneria sono state torturate e bruciate vive, lo scorso anno il Parlamento di Port Moresby ha ripristinato la pena di morte per crimini violenti e ha abrogato una legge del 1971 che offriva forti attenuanti per tali crimini, se l'accusato agiva per fermare atti di stregoneria.

Secondo Amnesty tuttavia, le riforme non hanno ridotto la violenza legata alla stregoneria e il governo deve introdurre misure urgenti per proteggere le donne a rischio, come istituire dei rifugi e fornire fondi di emergenza per aiutarle a mettersi in salvo.


Pagina 99
27 03 2014

Un tempo era la Calabria dove si andava per diventare avvocato più facilmente. Anche la Gelmini fece così. Ora le nuove frontiere sono Spagna, Romania. ma anche Svizzera e Albania, come fece Renzo Bossi. Adesso il fenomeno riguarda anche medici, dentisti e farmacisti. E ora una sentenza del Tar rende tutto più facile

(In un'inchiesta pubblicata l'8 marzo scorso pagina99 aveva raccontato il fenomeno dei professionisti e degli studenti che, per aggirare l'esame di Stato o il numero chiuso all'università, vanno a prendere il titolo all'estero. Oggi la pubblichiamo qua sul sito anche perchè on una recente sentenza il Tar del Lazio ha stabilito che uno studente iscritto da circa un anno all'Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana ha diritto a ottenere il trasferimento all'Università di Tor Vergata)

All’inizio l’Eldorado era la Calabria. Ottantasette per cento di promossi contro una media nazionale del 50 per cento. Così per tutti gli anni Novanta, all’avvicinarsi dell’esame di Stato, si assisteva a vere e proprie transumanze: migliaia di aspiranti avvocati che da tutta Italia si trasferivano nelle sedi di Catanzaro e Reggio Calabria. Tra i tanti che ne approfittarono, come noto, anche l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Poi lo scandalo. Nel 2001 si scopre che a Catanzaro su 2.301 partecipanti all’esame scritto 2.295 avevano fatto esattamente lo stesso compito. Sull’onda dell’inchiesta della magistratura e delle polemiche, il governo Berlusconi fu costretto a riformare il concorso, introducendo il sorteggio delle commissioni d’esame. Game over, fine dei giochi, direte voi. E invece no. D’altronde si sa, fatta la legge, trovato l’inganno.

La nuova terra promessa degli aspiranti Perry Mason italici che faticano a farcela in patria sono la Spagna e la Romania. Si stima che dal 2010 a oggi siano 3.452 gli abogados e avocat che dopo aver preso l'abilitazione all'estero sono tornati nel Bel Paese iscrivendosi all’ordine. Troppi, per il Consiglio nazionale forense (Cnf), che li accusa di aver strumentalizzato le norme europee sulla libera circolazione del lavoro al solo fine di bypassare il nostro esame di Stato. Gli abogados, forti di una decisione favorevole dell’Antitrust italiana, rivendicano invece il diritto a esercitare dove meglio credono. Da una parte si contesta l’elusione della normativa interna a tutela delle professioni e dei clienti, dall’altra una discriminazione in nome di retaggi corporativi di impronta medievale. La questione è finita alla Corte di giustizia europea, che entro aprile deciderà se dichiarare l'abuso di diritto, mettendo fine all'escamotage del praticantato nei Paesi Ue dove non c'è esame di Stato, o dare ragione agli abogados.

In realtà, il fenomeno degli italiani che vanno all'estero per aggirare le limitazioni all'accesso alle professioni va ben al di là della sola pratica forense. Casi analoghi sono stati registrati, e subito stoppati, dagli ordini dei commercialisti e degli ingegneri. La nuova frontiera sono i medici, i dentisti e i farmacisti. Tutti settori dove l'accesso alla professione è arduo. E per i quali, quindi, più elevata è la probabilità di trovare chi, pur di centrare l'obiettivo, è pronto a scucire fior di quattrini. Gli istituti di formazione e le agenzie specializzate hanno fiutato il business, piazzando sul mercato offerte per tutti i gusti. Si va dall'università a pagamento in Svizzera (in realtà la base è a Sofia) a quella in Albania, senza trascurare le possibilità offerte dal mercato romeno.

Il tariffario? Il minimo è 4 mila euro, la retta annuale richiesta per frequentare la facoltà di medicina in alcune università della Romania, ma si può arrivare fino a 50-100 mila euro per l'intero corso di laurea se ci si vuole fregiare di un titolo con timbro elvetico. Il tutto, ovviamente, chiavi in mano, senza il bisogno di scomodarsi a mettere il naso fuori di casa. Emblematico il caso di Renzo Bossi, laureato in scienze sociali all'Universiteti Kristal di Tirana senza mai essere uscito dall'Italia, pare al modico prezzo di 77 mila euro.

«Da qualche mese», racconta Giuseppe Renzo, presidente della Commissione albo odontoiatri (Cao), «sono iniziate ad arrivare le prime richieste di iscrizione dei neolaureati, sia italiani, sia albanesi, provenienti dall'Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana». La quale, nel 2005, stipulò con diversi atenei italiani, quello di Roma Tor Vergata in primis, delle convenzioni per avviare corsi triennali in medicina, odontoiatria e altre professioni sanitarie destinati ai soli albanesi. «Il sospetto», afferma Renzo, «è che un accordo nato con il nobile scopo di aiutare un Paese in gravi difficoltà economiche e sociali si sia trasformato in uno strumento per favorire i soliti noti, i 'figli di' in grado di pagare la retta annuale di 8-9 mila euro pur di dribblare il numero chiuso previsto dai bandi italiani». Un sospetto che sembra trovare conferma nella recente sentenza con cui il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di una studentessa italiana che ha chiesto di potersi trasferire da Tirana all'Univeristà di Tor Vergata. Lo scorso anno accademico su 2.000 studenti che hanno frequentato i corsi dell'università albanese – che è gestita da una fondazione della Congregazione dei figli dell’Immacolata concezione, un istituto religioso di diritto pontificio – almeno 300 erano italiani. E agli ultimi test di ammissione per le facoltà di Medicina e Odontoiatria e protesi dentaria si sono presentati 596 ragazzi provenienti da tutta Italia. Ignoto il numero di posti disponibili. In via ufficiosa è trapelata la cifra di 150-160 unità.

Ma secondo Renzo i numeri sono più alti. «Ogni anno sono 120-150 gli italiani che si iscrivono alla sola facoltà di Odontoiatria», sottolinea, «e, da quello che ci risulta, a Tirana si stanno preparando ad aprire altri trenta corsi di laurea in base ad accordi con una serie di università italiane. Mi sembra chiaro che la cooperazione c'entri poco: stiamo parlando di mercimonio se non, e mi auguro non sia così, di malaffare». Situazioni analoghe, segnala il presidente della Cao, «si sono verificati in passato in Romania, dove il Nas e il ministero della Salute hanno verificato che solo una piccola percentuale degli italiani iscritti frequentavano i corsi. L'ultimo caso», prosegue Renzo, «è quello di uno pseudo centro di formazione costituito in Svizzera che, in barba alle regole vigenti, predispone al superamento dell'esame di accesso a Medicina e Odontoiatria in base a un accordo con una università di Sofia. Si frequenta solo il fine settimana, il costo va dai 50 mila euro per il corso più breve ai 100 mila per la laurea quinquennale. Ovviamente abbiamo contestato tutto e pochi giorni fa il ministero dell'Università e della ricerca mi ha confermato che non esiste alcun accordo con l'ateneo in questione».

La nuova tendenza non ha risparmiato i medici. «All'Università romena di Arad, in Transilvania», ricorda il segretario generale della Federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) Luigi Conte, «ci sono stati 266 connazionali iscritti a Medicina e 320 a Odontoiatria. C'è poi il caso dell'Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana. Spesso l’iscrizione a questi atenei è un escamotage per bypassare il numero programmato. Una programmazione del numero dei nuovi professionisti sanitari è invece indispensabile. Anzi, con la libera circolazione dei pazienti e dei professionisti, dobbiamo cominciare a pensare a una programmazione a livello europeo». Al fenomeno non sfuggono neppure i farmacisti, gli infermieri e i fisioterapisti. Anche qui la Mecca dei viaggi della speranza di chi non supera l'esame d'accesso in Italia sono la Romania, la Bulgaria e l'Albania.

Ma il fenomeno più vistoso resta quello degli abogados. Le prime richieste di iscrizione risalgono al 2001, ma il boom arriva nel 2011, con ben 298 neo avvocati provenienti da Madrid che, in un triennio, diventano 1.022. Ad oggi su un totale di 3.759 legali “stabiliti” il 92% è italiano. L'83% ha preso l'abilitazione in Spagna, il 4% in Romania. «Queste pratiche», sostiene Andrea Mascherin, consigliere segretario del Cnf, «falsano la concorrenza tra avvocati nei paesi Ue. I giovani legali italiani che seguono le regole sono svantaggiati rispetto a coloro che ottengono il riconoscimento di un titolo acquisito all'estero con scorciatoie e furbizie. Per non parlare dei rischi per i diritti dei cittadini che si affidano a questi professionisti». Un tentativo analogo ci fu, nel 2010, per gli economistas, i commercialisti italiani abilitati in Spagna, ma andò a vuoto. Grazie ad Andrea Bonechi, all'epoca membro del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec) con delega alla riforma delle professioni. Il suo intervento alla conferenza dei servizi interministeriale di via Arenula – l'organismo che si occupa di valutare le domande estere di iscrizione agli ordini nazionali e le misure compensative necessarie a stabilire l'equipollenza dei titoli di studio – è rimasto negli annali. “Nella primavera del 2010”, racconta a pagina99, “si presentò il primo caso. Feci uno show, ancora se lo ricordano. L'Avvocatura si espresse in maniera favorevole, ma io dissi chiaro e tondo, e feci mettere a verbale, che quel sistema era una truffa per aggirare la normativa nazionale e che l'ordine non intendeva iscrivere alcun furbo all'albo: l'unica misura compensativa ammessa era l'esame di Stato italiano».

L'omologazione dell'iscrizione all'ordine del malcapitato fu, ovviamente, sospesa. «Ci fu un'altra decina di casi», ricorda Bonechi, «dei tentativi dalla Romania, dalle Repubbliche baltiche e dalla Bulgaria. Ma non ci fu nulla da fare. D'altronde certe cose succedono solo da noi. Negli altri Paesi europei l'iscrizione è ammessa solo se c'è la qualifica professionale. Qui, invece, si agisce con superficialità. È così che è nato il caso degli abogados. E se non ci fossimo messi di traverso sarebbe successo lo stesso anche con gli economistas». Stesso discorso per gli ingegneri. Nel 2009 ci furono alcuni casi di ritorni dalla Spagna, ma l'ordine emanò una circolare con cui si escluse la possibilità di iscriversi all'albo. Adesso è la volta delle lauree in Albania. Dopo la levata di scudi dei medici e degli odontoiatri sul caso Tor Vergata, con tanto di interrogazioni parlamentari, si è fermato tutto. Se ne riparlerà, forse, quando le acque si saranno calmate.

Domenico Lusi

 

Resiste la "tregua umanitaria" di Homs

  • Giovedì, 13 Febbraio 2014 15:00 ,
  • Pubblicato in Flash news
il Manifesto
13 02 1014

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