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L'Unità
11 03 2013

Di Roberto Arduini

Prima donna e prima gay dichiarata: Christine Quinn, speaker del Consiglio comunale di New York si prepara a correre per la poltrona di sindaco della Grande Mela. Quinn ha ufficialmente lanciato la sua candidatura alle primarie del partito democratico in vista della corsa alla poltrona di sindaco del prossimo novembre. Nel caso di vittoria, Quinn sarebbe, non solo la prima donna, ma anche il primo omosessuale dichiarato a guidare la metropoli statunitense. A maggio dell'anno scorso, la Quinn ha sposato la sua partner di lunga data Kim Catullo.

L’annuncio della sua candidatura è arrivato nei classici 140 caratteri di Twitter: «Mi candido a sindaco perché amo questa città, è il posto più importante del mondo», ha scritto. In allegato al proprio “cinguettio” ha inserito un link a un suo videoclip. Per convincere i suoi concittadini, la democratica ha già avviato un tour “walk and talk”, cioè un dibattito itinerante in ogni quartiere della città che terminerà poco prima delle primarie di settembre. Il cavallo di battaglia della sua campagna è garantire alla classe media e operaia le stesse opportunità che New York diede ai suoi genitori quando si trasferirono nella City.

Un sondaggio condotto dalla Quinnipac University ha appena mostrato come il 78% dei newyorkesi che si direbbe entusiasta di avere un sindaco omosessuale, preferendolo così al modello dell'uomo d'affari portato avanti dall’attuale sindaco Bloomberg. Per vedere l'esito della corsa elettorale bisognerà comunque attendere novembre, quando si terranno le elezioni per rinnovare il sindaco della città.

Padova: ragazzo gay denuncia i genitori omofobi

  • Martedì, 26 Febbraio 2013 14:15 ,
  • Pubblicato in FAN PAGE
FanPage
26 02 2013

Il ventenne non ne poteva più delle continue ingiurie da parte dei genitori: il suo dramma è iniziato il giorno che ha deciso di raccontare la sua omosessualità.

Un'inquietante vicenda di omofobia è avventa nel padovano, dove un giovane ventenne gay, stanco delle offese a sfondo sessuale fatte dal padre e dalla madre, domenica mattina ha deciso di rivolgersi alle forse dell'ordine e denunciare il suo dramma. I genitori adesso dovranno rispondere  in concorso del reato di ingiurie. I due non sono una coppia di sprovveduti, bensì persone agiate e di buona cultura che, inspiegabilmente, anziché proteggere il figlio hanno deciso di offenderlo e discriminarlo, tentando ogni giorno di farlo sentire un “diverso”. L'unica colpa del ragazzo è stata quella di raccontare alla famiglia la sua omosessualità. da quel giorno la sua vita è stata un vero inferno, con continue umiliazioni che, infine, l'hanno convinto a sporgere denuncia.
Corriere della Sera
26 02 2013

Un uomo e una donna in spiaggia leggono dai rispettivi dispositivi portatili, ma l'uomo fatica a leggere sul suo tablet a causa del sole. La donna invece non ha problemi sul suo e-reader, il nuovo modello pubblicizzato in questo spot di Amazon per il mercato Usa. La sottotrama sembra quella di un flirt in corso tra i due, ma quando lui si convince a comprare lo stesso modello di lettore della donna e propone di festeggiare l'acquisto, si scopre che sia lui che lei hanno un marito. E i due consorti salutano dal bar della spiaggia. Amazon opta dunque per uno spot progressista, sposando il marketing con i diritti delle coppie omosessuali.

Video


La Repubblica
19 02 2013

STRASBURGO - Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.

La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l'Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d'Europa. Nella sentenza la Corte afferma che l'Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell'orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l'adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate.

VIDEO Grillini: "Coprire vuoto legislativo"

Le reazioni. Sulla possibilità di dare bambini in adozione a coppie gay "prendo la legislazione tedesca, tale e quale", ha commentato il candidato premier del Pd Pier Luigi Bersani. "Non ci piace pensare a matrimoni ufficiali" tra omosessuali, "ma riconosciamo la tutela dei diritti di chi è in questa situazione", ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Quanto all'adozione dice: "io su questo non ho un mio parere definitivo, non sono un tuttologo e certe cose non sono riuscito ad approfondirle". E ha aggiunto: "Auspichiamo di trovare una maggioranza in parlamento anche nella sinistra per tutelare i diritti individuali di queste persone anche con cambiamenti al codice civile". Parere positivo anche da Paola Concia del Pd
"E' giunto il momento di smetterla di rincorrere le sentenze dei tribunali e capire che è giunta finalmente l'ora di fare una legge", ha detto Concia. Per il segretario del Prc Paolo Ferrero: è un "bene la Corte di Strasburgo che apre alle adozioni per le coppie omosessuali", mentre il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, attacca: "Per l'Europa mamma e papà non esistono più. Rispetto le scelte affettive dei singoli, ma non scherziamo proprio su matrimonio e adozioni gay". "Auspico che l'Italia possa adeguarsi presto all'esempio di questa storica sentenza: per tutti i figli delle famiglie arcobaleno, che meritano tutela e diritti, e per la piena uguaglianza di tutti i bambini del mondo", ha detto il presidente di Gay Project, Imma Battaglia.

La vicenda. Il caso sul quale si è pronunciata la Corte per i diritti umani è nato da un paradosso: la concessione dell'adozione alla partner avrebbe fatto perdere i diritti alla madre naturale, sua compagna. I giudici di Strasburgo hanno affermato che il governo austriaco non è riuscito a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori. Tuttavia la Corte ha nel contempo sottolineato che gli Stati non sono tenuti a riconoscere il diritto all'adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate.

La vicenda sulla quale la Corte ha stabilito la violazione dell'articolo 14 e 8 della convenzione europea dei diritti umani, che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare, riguarda due donne che vivono da anni in una relazione stabile e il figlio che una di esse ha avuto da un uomo con cui non era sposata. Nel 2005 le donne hanno concluso un accordo di adozione per creare un legame legale tra il minore e la compagna della madre.

Ma quando si sono rivolte al tribunale per far riconoscere l'accordo, questo ha opposto un rifiuto. In base l'articolo 182.2 del codice civile austriaco la persona che adotta "rimpiazza" il genitore naturale dello stesso sesso, interrompendo quindi il legame con quel genitore. Nel caso in questione quindi l'adozione non avrebbe creato un nuovo legame o rimpiazzato quello con il padre, ma avrebbe reciso quello con la madre naturale del bambino.

Germania amplia diritti adozione per gay. Intanto proprio oggi la Corte costituzionale federale tedesca ha rafforzato i diritti di adozione per le coppie omosessuali, decisione che il ministro della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger ha definito "un passo storico". La sentenza prevede che un membro di un'unione civile deve poter adottare il figliastro o il figlio adottato del proprio partner. Finora le leggi tedesche permettevano solo l'adozione di figli biologici. La Corte si è espressa in seguito al caso di una donna a cui era stato negato di adottare una bambina bulgara precedentemente adottata dalla sua partner.

La Repubblica
14 02 2013

PORDENONE - Per raccontare questa storia conviene partire dall'anagrafe. Marco e Giovanni - Repubblica ne conosce la vera identità ma li chiameremo così, "almeno per il momento" - hanno 35 anni, stanno insieme da sette, e convivono. Per il Comune di Pordenone sono una "Famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo". In pratica: una coppia more uxorio ("come matrimonio"). Maggio 2011: Marco e Giovanni acquistano casa.

La Regione Friuli Venezia Giulia prevede un "Contributo Prima Casa". È un incentivo a fondo perduto per aiutare chi fa il primo investimento immobiliare. Si tratta di 17mila euro, che non è un patrimonio ma nemmeno una cifra trascurabile per coloro che, a 30 anni, decidono di mettere su casa. Chi può accedere al contributo? Lo spiega l'articolo 8 comma 3 del regolamento regionale: "... possono presentare domanda persone maggiorenni in forma singola oppure associate qualora si tratti di coniugi o di conviventi more uxorio, ovvero di coppia intenzionata a contrarre matrimonio o a convivere more uxorio".

Essendo registrati all'anagrafe come "famiglia", Marco e Giovanni presentano la loro richiesta. Siamo a ottobre 2012. Con grande sorpresa la coppia riceve la lettera di Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia (titolare della convenzione con la Regione per l'erogazione di questi contributi): domanda respinta. Motivo? Nella missiva si cita proprio l'articolo 8 e si sottolinea che la coppia non risponderebbe al requisito di "conviventi more uxorio".

Di più: a rafforzare la convinzione di avere subito un torto, una discriminazione in quanto "coppia gay", c'è il fatto che ai due ragazzi, in Regione, viene spiegato che se la richiesta l'avessero presentata separatamente - cioè da singoli cittadini, cioè spacchettando la coppia - il finanziamento l'avrebbero quasi certamente ottenuto. Ma tant'è. La storia finisce sul tavolo di Giacomo Deperu, presidente di Arcigay Friuli. "Ci è sembrata da subito una discriminazione, oltretutto basata su una contraddizione evidente".

La pratica viene affidata all'avvocato Francesco Furlan, presidente della commissione Pari Opportunità dell'ordine degli avvocati di Pordenone.

Il legale scrive a Banca Mediocredito e fornisce il documento dell'anagrafe che attesta la registrazione della coppia come "Famiglia basata su vincolo affettivo". Pare incredibile: il Comune di Pordenone considera Marco e Giovanni una famiglia, ma l'ufficio legale della Regione, tramite Banca Mediocredito, smentisce lo stesso Comune e risponde nuovamente picche. Niente da fare: per la Regione i due ragazzi non sono una coppia more uxorio, e per questo nega loro il diritto alla casa.

Possibile? Possibile. Di fronte al doppio rifiuto che arriva da Trieste - sede della Regione - Arcigay Friuli decide di andare fino in fondo per difendere i diritti della coppia e di fare causa alla stessa Regione impugnando il documento davanti al Tar. "Confortati dalle interpretazioni di altri comitati Pari opportunità europei - spiegano Deperu e Furlan - sottolineiamo che sono ormai numerose le sentenze (Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Tribunale di Milano) che definiscono more uxorio - "come matrimonio" - il rapporto di unione affettiva tra due uomini o due donne che, non potendosi sposare, devono poter avere pari diritti rispetto alle coppie coniugate. E sottolineiamo anche che l'Unione europea e i regolamenti comunitari invitano ad agire in tal senso, proprio per non discriminare le coppie gay".

Marco e Giovanni non si sono ancora rassegnati. Il sogno di una casa di proprietà non è ancora svanito. Qualora il Tar accogliesse il ricorso di Arcigay - circostanza, carte alla mano, tutt'altro che improbabile - la partita si riaprirebbe in loro favore. E a quel punto, se la giustizia bocciasse l'"interpretazione" della Regione, si creerebbe un precedente per tutti i casi simili.

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