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Regno Unito, l’arcivescovo cancella le “messe gay”

  • Venerdì, 04 Gennaio 2013 09:36 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Stampa
04 01 2013

La messa che si celebrava ogni due settimane nel quartiere di Soho, a Londra, “riservata” a omosessuali, lesbiche, bisex e trans gender non si terrà più. Lo ha annunciato Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster. La messa aveva suscitato perplessità a livello pastorale e teologico, e provocato le proteste di molti cattolici londinesi, che ne avevano scritto ripetutamente a Roma. Il nuovo Prefetto della Congregazione per la Fede, Gerhard Ludwig Mueller, aveva deciso di affrontare il problema, come abbiamo scritto qualche tempo fa.

Ed evidentemente qualche cosa è accaduto. La messa si svolgeva a Warwick Street, nella Chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione. La cancellazione, che può essere interpretata come una risposta alle proteste, viene d’altronde nel momento in cui la Chiesa cattolica, insieme ad altre confessioni cristiane e non, è fortemente impegnata a contrastare il progetto del leader conservatore Cameron che tende a ridisegnare, con l’approvazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso, l’immagine della famiglia.

La diocesi di Westminster in una dichiarazione afferma che mentre la celebrazione della liturgia riservata in particolare agli omosessuali cesserà, “continuerà la cura pastorale della comunità”, nella chiesa Jesuit Farm, a Mayfair, nel centro di Londra, la sera della domenica.

L’arcivescovo Nichols ha pubblicato una sua dichiarazione sul sito web del “Catholic Herald” ricordando che “L’uso corretto della nostra facoltà sessuale è all’interno del matrimonio, fra un uomo e una donna, aperto alla procreazione e alla cura di una nuova vita umana”. La dottrina cattolica chiede alle persone con orientamento omosessuale di condurre una vita casta. La celebrazione della messa sollevava proteste, a dispetto delle assicurazioni in base alle quali questo insegnamento non sarebbe stato messo in discussione.

La tradizione della messa quindicinale durava da sei anni. Nichols ha affermato: “Per molti anni la diocesi di Westminster ha cercato di estendere la cura pastorale della Chiesa a coloro che vivono un’attrazione verso lo stesso sesso. Questa attenzione è stata motivata dalla consapevolezza delle difficoltà e dell’isolamento che possono sperimentare e dall’imperativo di Cristo di amare tutti”.

Ora, ha detto Nichols, dopo sei anni “era matura una nuova fase”. E in questi sei “La situazione della gente con attrazione verso lo stesso sesso è cambiata sia socialmente che nella legge civile. Comunque i principi della cura pastorale offerti dalla Chiesa e l’insegnamento della Chiesa in tema di morale sessuale non sono cambiati”.

Lo scopo dell’iniziativa era quello di permettere alle persone omosessuali di entrare più pienamente nella vita della Chiesa. E adesso l’arcivescovo chiede “al gruppo che negli anni recenti ha aiutato a organizzare la celebrazione della messa due domeniche al mese a focalizzare i suoi sforzi nel fornire a quelle persone la cura pastorale”, senza però l’organizzazione di una messa speciale a loro riservata. La chiesa di Our Lady of the Assumption sarà affidata all’Ordinariato di nostra signora di Walsingham, che raccoglie fedeli e sacerdoti di tradizione anglicana entrati in comunione con Roma.

Omogenitorialità, l'ospedale di Padova riconosce le mamme gay

  • Mercoledì, 02 Gennaio 2013 09:37 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Mattino di Padova
02 01 2013

Da “padre” al più generico “partner”. Così cambia il braccialetto che ora permette l'accesso libero anche alle compagne delle partorienti. Il primario: "Ci adeguiamo ai cambiamenti culturali e sociali"

PADOVA. Basta una parola. Da “padre”, ad un più generico “partner”. Mentre l'Italia si divide, la politica si interroga se sia giusto che le coppie gay possano adottare figli, la realtà, come spesso accade, è già almeno tre passi avanti.

L'azienda ospedaliera ha fatto i conti con una famiglia non contemplata dalla legge: per questo ha dovuto cambiare la dicitura sui braccialetti di riconoscimento che vengono stretti al polso dell'altra “metà della coppia” dopo la nascita del figlioletto. Finchè ad essere dotati di sistema di riconoscimento erano solo mamma e bimbo di problemi non ce ne sono stati, il nodo è venuto al pettine nel momento in cui, per una questione di sicurezza (il bracciale rientra in quel grande calderone che si chiama “Gestione del rischio clinico”) è stato dotato di fettuccia anche l'altro genitore.
Prima riportava solo un numero, poi è stato aggiunto un “madre” e “padre”. Circa due mesi fa è accaduto l'imprevedibile. Il personale della Clinica avrebbe potuto continuare a cercare il papà di quel bimbo nato nel reparto diretto da Giovanni Battista Nardelli ovunque. Nessuna risposta alla ricerca del “padre” cui attaccare al polso il bracciale dedicato. Madre single? Nemmeno per idea. Al momento della firma dei documenti, è stato risolto il rompicapo. In Clinica si sono trovati di fronte ad una coppia di fatto costituita da due “lei”, una delle quali ha dato alla luce un bambino. «Di fronte a questa situazione abbiamo capito che la dicitura “padre” avrebbe, di lì in avanti, potuto creare inopportuni imbarazzi per i genitori. Ne è nato un percorso di verifica con la direzione sanitaria fino alla soluzione: abbiamo modificato i bracciali, non facendo più scrivere “padre”, ma un più generico “partner”. E' stato un processo lungo, scattato a seguito di un evento oggettivo, che ci ha permesso però di compiere una riflessione fondamentale», spiega Nardelli.

I vincoli della legge 40, che vietano la fecondazione eterologa, nulla hanno potuto di fronte alla volontà di due donne di diventare madri. Nessuno ha chiesto come è stato concepito quel figlio, se all'estero con la procreazione assitita o in altro modo. In Clinica l'imperativo non è stato rispondere a domande, ma risolvere una questione urgente.

«Ci troviamo di fronte a cambiamenti culturali e sociali cui noi clinici dobbiamo saper rispondere in modo adeguato», continua il direttore della Clinica ginecologica. Ed ai mutamenti il professor Nardelli ci è più che è abituato: sono scritti nero su bianco nei report del centro di Pma, cui si rivolgono sempre più donne over 40 dopo la delibera regionale che permette di accedere al servizio fino ai 50 anni. Cambiano le donne, ma si modifica anche l'assistenza: il 2013 secondo Nardelli sarà l'anno della rivoluzione, in cui le ostetriche avranno nuove competenze. A loro i parti fisiologici (con la supervisione di un medico): «Perchè di norma la gravidanza è uno stato della donna, e non una patologia».
La forma stessa di queste analogie manifesta il retropensiero discriminatorio, l'idea che la donna sia inferiore all'uomo, o che un amore gay sia inferiore a un amore etero.
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Insorge il mondo omosessuale dopo lo scandalo scoppiato sul bacio saffico tra due ragazze alla stazione di Acilia che ha scatenato l'ira di un carabiniere, poi denunciato dalle due ragazze.
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Il gay in galera per tre anni per un sms

  • Martedì, 18 Dicembre 2012 14:39 ,
  • Pubblicato in Flash news
Giornalettismo
18 12 2012

Succede in Camerun, dove gli omosessuali vengono puniti con il carcere
 
di Alberto Sofia

Sembra assurdo, ma nel 2012 si può ancora finire in carcere per i propri orientamenti sessuali. In Camerun una Corte d’appello ha confermato la condanna a tre anni per il 32enne Jean-Claude Roger Mbede, come riporta il New York Times. La sua presunta “colpa”? Essere gay. Questo perché lo stato centro africano giudica l’omosessualità un vero e proprio reato: l’articolo 347 della costituzione condanna pesantemente le persone che commettono “atti sessuali disdicevoli con esemplari dello stesso sesso”, con pene che vanno dai 6 mesi ai 5 anni. Ma non è l’unico paese a reprimere in modo violento gay, lesbiche e transgender.

REPRESSIONE- L’uomo era stato condannato perché era stato intercettato un messaggio di testo, con il quale Roger Mbede confessava di essersi innamorato di un altro ragazzo. La sentenza di condanna è stata una pesante battuta d’arresto per gli attivisti che da anni lottano per la tutela dei diritti della comunità LGBT in Camerun. Un paese considerato come la nazione più repressiva in Africa, quando si tratta di perseguire coppie dello stesso sesso.

CONDANNA – Roger Mbede era stato provvisoriamente rilasciato su cauzione nel mese di luglio, dopo aver scontato un anno e mezzo di carcere. Il suo avvocato ha adesso 10 giorni per presentare un appello alla Corte suprema del paese. Mbede, in attesa della sentenza, aveva anche denunciato le continue violazioni e abusi subiti in carcere: ”Non sono sicuro di poter sopportare gli attacchi anti-gay e le molestie che ho subito da altri detenuti e dalle autorità carcerarie, per ‘colpa’ del mio orientamento sessuale”, aveva spiegato. Non senza attaccare un “sistema di giustizia così ingiusto e repressivo”.

IN AFRICA – La libertà provvisoria era stato concessa in seguito alle forti pressioni da parte degli attivisti di tutto il paese e per il peggioramento delle condizioni di salute del detenuto. Colpa della malnutrizione e dei ripetuti assalti. L’omosessualità resta ancora illegale in molti paesi africani: Liberia, Nigeria e Uganda hanno recentemente presentato modifiche legislative che rafforzano le normative anti-gay, già molto repressive.

IN CARCERE – In Camerun, soltanto l’anno scorso, 14 persone sono state perseguitate per la loro omosessualità: 12 sono state condannate, così come spiega Human Rights Watch. Spesso le “accuse” non sono nemmeno vere: tanto che molte persone sono state mandate in galera sulla base di semplici denunce e indiscrezioni. Sempre nello stesso paese, non va dimenticato lo scandalo scoppiato nel 2004, quando la nazionale camerunense si era presentata ai Mondiali di calcio con un completo molto aderente, realizzato dalla Puma. Allora erano stati gli stessi giocatori a prendere le distanze  dalla posizione omofoba espressa dalle istituzioni del paese africano.

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