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10 12 2012

Un mega matrimonio: sono stati in 1.600 (800 coppie in tutto) a dire "sì" tutti insieme, grazie all'entrata in vigore della legge che legalizza il matrimonio gay nello stato di Washington. Un vero boom: nella sola città di Seattle, ad esempio, le autorità hanno celebrato 140 matrimoni.
Due neo-spose, Robin e Danielle, vestite in giacca bianca, e una rosa all'occhiello spiegano: "Il nostro rapporto è più forte che mai ora che è anche riconosciuto dallo Stato. E speriamo che un giorno questo succeda in tutto il Paese".

Oltre allo Stato di Washington, anche Maine e Maryland anche accettato i matrimoni gay durante il referendum che si è svolto lo scorso 6 novembre, insieme alle elezioni presidenziali. Il matrimonio gay è riconosciuto anche in altri stati degli Usa: Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, New York.
L'entrata in vigore di questa nuova misura nello stato di Washington arriva appena pochi giorni dopo la storica decisione della Corte Suprema di valutare il diritto ai matrimoni omosessuali ancora vietati a livello federale ma ora riconosciuti in molti Stati. I nove giudici della Corte si riuniranno per la prima volta in marzo per ascoltare le diverse ragioni pro e contro e prendere una decisione attesa prima della fine di giugno.
Oggetto di scherno e di scherzi pesanti da parte dei compagni di scuola che gli rendono la vita impossibile. Destinatario di tanta cattiveria e stupidità, un ragazzino di 16 anni della provincia di Vicenza, vessato e umiliato al punto tale di non volere più andare a scuola.
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Corriere della Sera
27 11 2012

Gli omosessuali tagliati fuori dall’esercito in Turchia. La norma è contenuta nel nuovo regolamento disciplinare militare che è in questi giorni al vaglio del governo Erdogan. Secondo quanto ha riferito ieri il quotidiano Milliyet i gay turchi saranno allontanati dall’esercito per le loro “scelte di vita” considerate “innaturali” . Se il regolamento messo a punto dal ministro della Difesa Ismet Yilmaz fosse approvato, per la prima volta nella storia della Turchia l’omosessualità verrebbe chiaramente considerata come “innaturale” in un documento delle forze armate.

Le relazioni tra gay non sono illegali in Turchia ma non c’è alcun riconoscimento per le coppie dello stesso sesso né alcuna legge che tuteli i diritti civili degli omosessuali. Nel Paese si sono verificati numerosi episodi di omofobia. La Commissione dell’Unione Europea per l’allargamento aveva bacchettato Ankara nel 2009 per gli scarsi progressi fatti sul tema: “Desta preoccupazione l’uccisione di molti transessuali e travestiti – si leggeva nel documento – . I tribunali hanno spesso avvalorato la tesi della provocazione a vantaggio degli assassini in questione”.

E’ anche vero però che la Turchia è stato il primo Paese musulmano a consentire un gay pride. A Istanbul dal 2003 e ad Ankara dal 2008 ogni anno gli omosessuali marciano per i loro diritti. E sono sempre di più. Dai primi sparuti gruppi di 30 persone ai 10mila del 2011. Tra l’altro lo scorso settembre la ministra della Famiglia e delle Politiche Sociali Fatma Şahin si era incontrata con un’organizzazione LGBT e aveva promesso che il governo avrebbe lavorato attivamente per includere nella nuova Costituzione i diritti delle persone LGBT: “Se la libertà e l’uguaglianza sono un diritto di tutti allora la discriminazione in base all’orientamento sessuale dovrebbe essere eliminata e i diritti di questi cittadini riconosciuti”.

Anche per questo il progetto di riforma che il ministro della Difesa sta per sottoporre all’approvazione del governo ha suscitato sorpresa nelle associazioni gay-lesbiche. La proposta è stata definita una violazione dei diritti umani e delle scelte di vita personali, “che non hanno nulla a che vedere con la capacità a svolgere il servizio militare”. Il nuovo regolamento prevede fra i motivi di una possibile espulsione dall’esercito anche l’omicidio, il furto, le frodi o una condanna a oltre un anno di carcere. Come a dire che un gay equivale a un assassino. Forse sarà meglio che il governo ci ripensi.

Suicida a 15 anni, le accuse della madre

  • Martedì, 27 Novembre 2012 08:18 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
27 11 2012

'I docenti sapevano delle offese e hanno taciuto'
Il ragazzino che si è impiccato in casa, forse per le vessazioni di alcuni compagni che lo accusavano di essere gay. "Perchè la scuola dice solo ora che veniva deriso?" si chiede la mamma. A riferire le sue parole il legale di famiglia.

Teresa M., laureata in Giurisprudenza senza aver mai esercitato, mamma di un ragazzo di 15 anni suicida in casa, porta nuovi elementi alla tesi delle vessazioni bulliste subite da Andrea, il suo figlio estroso. Dice, dopo aver convocato una conferenza stampa una settimana dopo la tragedia: "L'ho saputo soltanto dopo la morte, ma qualcuno sui muri della sua scuola aveva scritto: "Non vi fidate del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio". Un docente fece cancellare la scritta e nessuno mi avvertì". Ancora: "Dell'esistenza di una pagina Facebook intitolata al "ragazzo con i pantaloni rosa" e destinata a schernire mio figlio non sapevo nulla, ma ho saputo, quando ancora Andrea era tra noi, che qualcuno gli aveva rubato la password per accedere alla sua pagina Facebook, quella personale, e che in un'occasione qualcuno è entrato direttamente in una sua conversazione. Mio figlio una volta mi raccontò che gli era stato rubato e restituito il suo computer personale". Per farne che? "Per sostituirsi a lui e inserire una frase sconcia sulla pagina della ragazza di cui era innamorato. Per creargli un problema con lei", e ora parla il padre di Andrea, Tiziano S., dipendente del Comune di Roma.

"Crocifisso come Gesù"
Il Gay Center: In classe lo prendevano in giro
L'indagine della Procura di Roma, si scopre conversando con l'avvocato Eugenio Pini, sta virando verso alcuni compagni della classe seconda A del liceo Cavour, quindicenni che, insieme ad altri ragazzi più grandi ma sempre minorenni, da due stagioni bullizzavano il ragazzino colto che suonava il pianoforte con le unghie smaltate e colorate, Andrea cresciuto in una scuola media tutta maschile e confessionale, Andrea voce del coro del Vaticano approdato alle superiori in una comunità scolastica dura. Il gruppo ostile ad Andrea e ai suoi modi, tratteggiano l'avvocato e il nonno, si può definire "qualunquisticamente di destra" all'interno di una scuola non di destra. "C'è qualcuno che ha usato le sue convinzioni sulla sfera sessuale di mio figlio per premere il grilletto contro di lui", dice la madre.

Il sostituto procuratore Pierfilippo Laviani, però, non ha ancora inserito nel fascicolo aperto contro ignoti il reato di istigazione al suicidio. "In quella scuola", sempre la madre, "molti ragazzi pensano così: non sei rozzo, non sei sboccato, non fumi, allora non sei figo. Anzi, sei frocio".

Teresa ribadisce: "Non avevo dubbi sull'identità sessuale di Andrea: gli piacevano le ragazze, e lui sapeva che a me poteva dire tutto. Era stato cresciuto nella libertà e nella tolleranza. Aveva un astuccio rosa, e allora? Era pieno di fantasia, aperto, a nove anni si era iscritto alla biblioteca comunale e da allora si era letto mille libri. Era un passo avanti gli altri, mi sembrava grande. I jeans rosa erano il frutto di una lavatrice sbagliata, non li usava da marzo. E lo smalto sulle mani fu una mia iniziativa: si mangiava le unghie e doveva riprendere ad esercitarsi al piano. Ho grandi sensi di colpa, adesso".

La famiglia di Andrea, tutta, ha un forte risentimento con il liceo Cavour, i suoi dirigenti. "Ero convinta fosse un ragazzo integrato", dice la madre, "e ad ogni colloquio gli insegnanti me lo facevano credere. Adesso devo leggere docenti dire che mio figlio aveva la forza per difendersi dalle violenze quotidiane. E perché non mi hanno mai detto nulla? Perché devo scoprire adesso che Andrea tre settimane fa aveva già tentato il suicidio? Un insegnante, voglio dirvelo, lo riprese durante un'interrogazione per quel benedetto smalto alle unghie: "Ma lo sa tua mamma che lo porti?". Andrea gli rispose, con la sua ironia acuta: "Mamma mi dice sempre: fa quello che vuoi, basta che mi dai dei nipotini. No, voglio che i responsabili del bullismo siano individuati, anche se fossero dei minorenni. E che siano riconosciute le responsabilità della scuola".

Lo fa usando un nickname che contiene il suffisso "trans" e mette, in una sezione visibile solo a chi ha la sua autorizzazione, alcune sue foto in abiti femminili e con il viso truccato.
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