Gaza, Margine protettivoGianna Urizio, Zeroviolenza
7 luglio 2015

Tornare da Gaza e provare a condividere il disastro visto è difficile. Difficile comunicare emozioni, le enormi distruzioni viste, i volti dei bambini feriti, la quantità di famiglie senza più casa, ospitati da parenti o che vivono ancora nelle scuole dell'UNRWA perché non hanno i soldi per una casa in affitto,

Freedom Flotilla: #NextPortGaza

  • Lunedì, 29 Giugno 2015 11:07 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
29 06 2015

C’è la “Marianne di Gote­borg” ma anche le “Vit­to­rio”, “Rachel” e “Juliano II”. Por­tano i nomi di tre atti­vi­sti e intel­let­tuali scol­piti per sem­pre nella memo­ria col­let­tiva dei pale­sti­nesi e di tanti altri nel mondo, tre delle quat­tro navi che com­pon­gono il nuovo con­vo­glio della Free­dom Flo­tilla III, par­tito venerdì notte da Creta e inten­zio­nato, come i pre­ce­denti, a rag­giun­gere la Stri­scia di Gaza, vio­lando il blocco che la Marina mili­tare israe­liana impone su quel pic­colo ter­ri­to­rio pale­sti­nese. Vit­to­rio Arri­goni, Rachel Cor­rie e Juliano Mar-Khamis. Tutti e tre hanno pagato con la vita il soste­gno ai diritti di chi vive in Cisgior­da­nia e Gaza, in due casi per mano di bru­tali assas­sini pale­sti­nesi privi di dignità e tra­di­tori delle aspi­ra­zioni della pro­pria gente. Per­cor­rono la rotta che seguì Vit­to­rio Arri­goni nell’agosto del 2008 durante la prima mis­sione della Free­dom Flo­tilla, le quat­tro imbar­ca­zioni ora in navi­ga­zione nel Medi­ter­ra­neo e che, forse, lunedì giun­ge­ranno davanti alle coste di Gaza.

Le spe­ranze di suc­cesso sono minime. Come è acca­duto dalla fine del 2008 in poi, anche que­sto con­vo­glio della Free­dom Flo­tilla non ha molte pos­si­bi­lità di arri­vare al porto di Gaza city. Israele ha già aller­tato la sue unità da guerra per bloc­care le quat­tro pic­cole navi. Governo Neta­nyahu e gran parte dei par­titi poli­tici guar­dano a que­sta mis­sione come ad una “impresa ter­ro­ri­stica”, in pre­sunto appog­gio al movi­mento isla­mico Hamas al potere a Gaza dal 2007. In un sito d’informazione della destra più estrema, Arutz 7, un “edi­to­ria­li­sta” ha esor­tato ad affon­dare il con­vo­glio. A favore dell’uso della forza si è espresso anche una delle firme più note della destra in giacca e cra­vatta, Dan Mar­ga­lit. Inten­zioni che fanno tre­mare i polsi. È ancora vivo il ricordo dell’arrembaggio in acque inter­na­zio­nali del tra­ghetto turco “Mavi Mar­mara”, nel mag­gio 2010, in quella che è stata la più ampia e tra­gi­ca­mente nota mis­sione della Free­dom Flo­tilla. I com­mando israe­liani scesi sulla nave ad un certo punto fecero fuoco ucci­dendo 10 atti­vi­sti. Per Tel Aviv fu «legit­tima difesa» dalle «aggres­sioni dei pas­seg­geri» e non un atto di pira­te­ria inter­na­zio­nale come in quella occa­sione denun­cia­rono molti nel mondo e non solo i palestinesi.

A segnare indi­ret­ta­mente il destino di que­sta nuova mis­sione per Gaza è stato anche il Segre­ta­rio gene­rale dell’Onu, Ban Ki moon, soste­nendo che non ser­vi­rebbe ad alle­viare le dure con­di­zioni di vita della popo­la­zione pale­sti­nese. Ban in realtà ha scon­fes­sato le fina­lità poli­ti­che della Free­dom Flo­tilla e con esse l’urgenza di met­tere fine al blocco di Gaza, a mag­gior ragione dopo la deva­stante offen­siva israe­liana di un anno fa. In assenza della coper­tura delle Nazioni Unite, un’azione di forza israe­liana è pra­ti­ca­mente certa. Gli orga­niz­za­tori peral­tro hanno denun­ciato un ten­ta­tivo di sabo­tag­gio avve­nuto in Gre­cia a danno della “Juliano”.

I “peri­co­losi ter­ro­ri­sti” che Israele intende fer­mare sono una cin­quan­tina. Tra di essi l’ex pre­si­dente tuni­sino Mon­cef Mar­zouki, che ha gui­dato il suo Paese dal 2011 al 2014, la par­la­men­tare danese Öslem Sara Cekic, la suora bene­det­tina Teresa For­ca­des, la gior­na­li­sta sve­dese Kajsa Ekis Ekman, l’europarlamentare spa­gnola Ana Miranda. C’è anche un atti­vi­sta ita­liano, Clau­dio Tama­gnini, che prima della par­tenza ha spie­gato in video le fina­lità della mis­sione (https://youtu.be/Aq6eVUs2PYU) . Par­te­ci­pano anche reti tele­vi­sive, come Euro­news, Maori Tv (Nuova Zelanda), al Jazeera, al Quds, Chan­nel 2 (Israele) e Rus­sia Today.

A susci­tare irri­ta­zione in Israele è in par­ti­co­lare la pre­senza sulle navi del musi­ci­sta Dror Frei­ler, ebreo con pas­sa­porto israe­liano, e di Basel Ghat­tas, depu­tato pale­sti­nese della Lista Araba Unita alla Knes­set, che una set­ti­mana fa aveva annun­ciato la sua pre­senza nel con­vo­glio per Gaza atti­ran­dosi addosso cri­ti­che e accuse da un po’ tutto il Par­la­mento (nel 2010 una sua com­pa­gna di par­tito, Hanin Zouabi, era a bordo della “Mavi Mar­mara”). Ghat­tas ha difeso la sua deci­sione di pren­dere parte a una ini­zia­tiva con­tro il blocco di Gaza, con un «atto poli­tico legit­timo e non-violento». In una let­tera inviata al pre­mier Neta­nyahu e al mini­stro della difesa Moshe Yaa­lon ha chie­sto che «le forze di sicu­rezza israe­liane stiano lon­tano dalla Flotilla…non vi è alcuna ragione di sicu­rezza che ci impe­di­sca di rag­giun­gere Gaza e di for­nire l’assistenza che por­tiamo con noi». Oltre cento euro­par­la­men­tari inol­tre hanno indi­riz­zato alla “mini­stra degli esteri” della Ue, Fede­rica Moghe­rini, un mes­sag­gio in cui si chiede di appog­giare la Free­dom Flo­tilla e di met­tere fine al blocco di Gaza.

Il “carico peri­co­loso” che Israele vuole bloc­care è com­po­sto da pan­nelli solari per l’ospedale al-Shifa, da equi­pag­gia­mento medico per futuro nuovo ospe­dale al-Wafa, da dise­gni di bam­bini ita­liani per i loro coe­ta­nei pale­sti­nesi; dalla let­tera delle donne sici­liane per le donne della Stri­scia. La “Marianne” sarà donata ai pesca­tori di Gaza.

Vik a Gaza via mare

La nuova missione di Freedom Flotilla è partita da Creta, ma deve superare l'ostilità di Israele. A bordo, attrezzature mediche e aiuti umanitari.
Michele Giorgio, Il Manifesto ...

Israele bombarda Gaza ad un giorno dal rapporto Onu

  • Mercoledì, 24 Giugno 2015 08:48 ,
  • Pubblicato in Flash news

Nena News
24 06 2015

Stamattina la risposta dell’aviazione di Tel Aviv dopo che un razzo è caduto ieri sera in territorio israeliano. È il quinto episodio in un mese, mentre crescono le voci su un accordo segreto tra Israele e Hamas. 

Se non si contano gli spari della Marina israeliana contro i pescatori gazawi e quelli delle truppe di terra contro i contadini al confine, oggi si è registrata la quinta rottura della tregua in un solo mese: stamattina all’alba l’aviazione israeliana ha colpito la Striscia di Gaza, in risposta – fanno sapere i vertici di Tel Aviv – al lancio di un razzo da Gaza al sud del territorio israeliano, alle 10 di ieri sera.

Secondo quanto riportato dall’esercito, il missile è caduto in una zona aperta vicino a Yad Mordechai, un kibbutz al confine con la Striscia. Nessun ferito né danni a cose o oggetti. Subito è giunta la risposta israeliana che ha bombardato Gaza, provocando alcuni danni a strutture.

Un’ennesima rottura del cessate il fuoco siglato il 26 agosto del 2014 e che chiudeva la terribile operazione militare israeliana “Margine Protettivo”, quella per cui la Commissione Onu per i Diritti Umani ha pubblicato ieri i risultati della propria inchiesta: la giudice McGowan Davis nelle pagine del rapporto consegnato ieri parla di uso sproporzionato della forza da parte israeliana e di volontà da parte dei vertici politici di non modificare la strategia neppure quando apparve chiaro che a morire erano i civili palestinesi. Allo stesso modo la McGowan Davis parla di possibili crimini di guerra non solo per Israele ma anche per i gruppi militari palestinesi, responsabili di “terrorizzare la popolazione civile” con il lancio di razzi.

Ma soprattutto lo scambio di fuoco di stamattina (ovviamente non proporzionato della sua potenza, missile contro raid) arriva a pochi giorni dalle voci di un accordo segreto che Israele e Hamas starebbero cercando di archiviare sotto l’ala del Qatar. Una tregua di lungo periodo da raggiungere senza l’Anp: per Hamas un modo per risolvere alcuni dei problemi di Gaza, per Israele quello di isolare ulteriormente il presidente Abbas e mostrarlo come partner poco credibile per un negoziato che Israele non vuole. Il movimento islamista ha trascorso l’ultima settimana a negare il negoziato sotto banco, ma Abbas ne ha già approfittato per giustificare il licenziamento del governo di unità e la formazione di un nuovo esecutivo.

Le volte precedenti a rivendicare il lancio di razzi era stato un piccolo gruppo, Sheikh Omar Hadid – Beit al Maqdis, vicino ai salafiti. A dimostrazione che Hamas con sempre maggior difficoltà riesce a controllare i gruppi militari attivi nella Striscia, che seppur di piccole dimensioni si mostrano sempre più attivi.

Ad approfittarne, al di là del muro, sono i piromani dello spettro politico israeliano: subito dopo il lancio del razzo, ieri sera, l’ex ministro degli Esteri Lieberman è tornato a chiedere che si prendano iniziative per porre fine a tale situazione. Non si perde occasione per fare campagna elettorale né per usare la paura per rafforzare le spinte destrorse dell’opinione pubblica interna. 

Gaza, la stanza chiusa

Il 19 novembre del 2013 Nidaa Badwan ha chiuso la porta della camera e non è più uscita per quattordici mesi. Il giorno prima i miliziani di Hamas l'avevano fermata mentre aiutava un gruppo di giovani a preparare una mostra. [...] Non ha lasciato la stanza neppure durante i cinquanta giorni di guerra tra Israele e Hamas l'estate scorsa. La famiglia è scappata da questo villaggio nella parte centrale della Striscia e si è rifugiata verso la città di Gaza. La ragazza, 28 anni, è rimasta sotto i bombardamenti. [...]
Davide Frattini, Corriere della Sera ...

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