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Omar se ne torna dalla scuola dell'Unrwa di Shejaia con uno zainetto stinto sulle spalle, come tutti i ragazzini del mondo alla fine delle lezioni. Cammina con la testa bassa, deve traversare mezzo di questo quartiere fatto adesso di collinette alte otto-dieci metri, sono le macerie delle case distrutte nella guerra di questa estate. I ragazzini di questa zona, li riconosci subito. Portano le scarpe senza calzini, anche se la temperatura sfiora appena i sei gradi. Dalle rovine di casa sono state strappate coperte e poco altro.
Fabio Scuto, la Repubblica ...

Il documentario di Banksy a Gaza: nuovi graffiti fra le macerie

  • Giovedì, 26 Febbraio 2015 14:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

la Repubblica
26 02 2015

Banksy, l'anonimo artista di strada, è apparso di nuovo, questa volta mentre dipinge i muri di Gaza.

Nella sua pagina ufficiale l'artista ha pubblicato un breve documentario sulla sua ultima serie di lavori disegnati sulle pareti degli edifici distrutti. L'artista si filma in prima persona, stando attento a rimanere anonimo, mentre entra a Gaza passando dai tunnel sotterranei che collegano la striscia all'Egitto.

Il video, denso di messaggi politici e satira come ci ha abituato l'artista, finge di proporre una nuova destinazione turistica allo spettatore occidentale: "Make this the year you discover a new destination", ovvero "Fai in modo che quest'anno tu scopra una nuova destinazione".

Fra gli edifici distrutti dall'esercito israeliano durante l'ultima operazione militare si ergono i graffiti dell'artista, donne che piangono, bambini che giocano su una giostra costruita attorno a una torre di vedetta dell'esercito di Tel Aviv e un gattino che osserva un cumulo di rifiuti nascosto fra i detriti della città distrutta.

Il mini documentario si conclude con una frase scritta su un muro crivellato dai colpi: "If we wash our hands of the conflict between the powerful and the powerless we side with the powerful, we don't remain neutral", " Se ci laviamo le mani del conflitto fra potenti e oppressi stiamo dalla parte dei potenti e non possiamo rimanere neutrali".

Israele apre le dighe e inonda la Valle di Gaza

  • Lunedì, 23 Febbraio 2015 11:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

Nena News
23.02.2015

Evacuate oltre 80 famiglie. L’acqua e il fango peggiorano una situazione al collasso. La mancata ricostruzione e il maltempo di questi giorni hanno messo in ginocchio la Striscia: quartieri allagati, case mobili sprofondate. I social network in questi giorni sono affollati di foto di un Medio Oriente sotto la neve: l’ondata di freddo che ha colpito la regione ha imbiancato la Spianata delle Moschee, tutta Gerusalemme, Betlemme fino al suo deserto.

"Gli italiani non possono pernottare nella Striscia"

Banksy, Peace"A tutti gli italiani che entrano nella Striscia di Gaza e al personale italiano delle nostre Ong. Sulla base delle indicazioni del nostro Consolato Generale a Gerusalemme, si raccomanda in maniera tassativa: 1) di non pernottare nella Striscia di Gaza; 2) di avvertire via e-mail il Consolato Generale dell'intenzione di farvi ingresso; 3) di usare tutte le possibili precauzioni di sicurezza negli spostamenti...".   
Michele Giorgio, Il Manifesto ...

Il Fatto Quotidiano
30 12 2014

Il 14 giugno tre giovani coloni israeliani vengono rapiti a Hebron, nei Territori palestinesi. In poche ore il governo guidato da Benjamin Netanyahu mette in campo migliaia di uomini per la ricerca dei coloni. In meno di una settimana oltre 500 palestinesi, in buona parte legati ad Hamas, vengono arrestati. I corpi dei tre coloni vengono ritrovati solo due settimane dopo. Ricostruendo la vicenda i media europei vengono a conoscenza che Israele sapeva della morte dei tre coloni già dopo poche ore dal rapimento.

La situazione è molto tesa in Cisgiordania, ma anche a Gerusalemme dove il 4 luglio viene ritrovato il corpo carbonizzato di un tredicenne arabo israeliano. Ben presto si scoprirà che a uccidere il giovane sono stati tre coloni. Durante il funerale iniziano gli scontri. Hamas lancia alcuni razzi verso Israele, Tel Aviv bombarda la Striscia. Quattro giorni più tardi comincia l’operazione militare dell’esercito israeliano denominata Protective Edge (Margine Protettivo). I bombardamenti israeliani continueranno senza sosta fino a inizio agosto. Hamas risponde con razzi e attentati contro basi militari in territorio israeliano.

L’Egitto tenta di mediare per trovare un accordo tra le parti. Vengono firmate diverse tregue, ma sembra non esserci la capacità di arrivare a un cessate il fuoco duraturo. L’esercito israeliano entra in forze all’interno della Striscia, questo provoca centinaia di migliaia di rifugiati e rende molto più cruenta la lotta. Hamas, dopo aver subito i bombardamenti per settimane, combatte ora per le strade contro i soldati di Tel Aviv.

Il 26 agosto Israele e Hamas arrivano a un accordo, sempre attraverso la mediazione egiziana. Sono morti oltre 2200 palestinesi, almeno il 70% di questi erano civili. Il movimento islamista ha ucciso 66 soldati israeliani, il bilancio più pesante per Tel Aviv tra tutte le recenti operazioni contro Hamas nella Striscia, e sette civili. La fine delle ostilità non porta però una pace che sembri duratura.

Nelle ultime settimane dell’anno il conflitto riaffiora. Diversi paesi europei riconoscono la Palestina come Stato, cosa che Israele non può accettare. Hamas viene cancellato dalla lista europea dei gruppi terroristici. Un ministro del governo di Ramallah viene ucciso dai soldati israeliani durante una manifestazione. Il governo israeliano vacilla e il premier Netanyahu decide di indire le elezioni per 17 marzo 2015, con quasi due anni d’anticipo dalla naturale fine legislatura. Alle urne si presenterà una società civile israeliana ancora più spostata a destra rispetto al voto di tre anni e che chiede a gran voce, ai propri leader politici, un’azione definitiva per cancellare Hamas da Gaza

di Cosimo Caridi

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