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Apre la scuola materna "Vittorio Arrigoni"

  • Venerdì, 31 Ottobre 2014 09:29 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Manifesto
31 10 2014

Compagni e amici in Italia, i nostri calorosi saluti a tutti voi da Gaza, dalla terra della fermezza e dell'eroismo. Calorosi saluti dai bambini della scuola materna "Vittorio Arrigoni" per l'anima di Vittorio Arrigoni, quei ragazzi ai quali, con il vostro sostegno siano riusciti a disegnare un sorriso sui volti. ...

Le macerie di Shujayea: dopo le bombe il silenzio

Domani al Cairo dovrebbero ricominciare i negoziati indiretti tra palestinesi e israeliani per il prolungamento della tregua e la fine dell'assedio di Gaza. In pochi si fanno illusioni. I delegati israeliani non andranno nella capitale egiziana per accogliere le richieste della gente di Gaza: libertà di movimento, piena riapertura dei valichi di confine, costruzione di un porto marittimo e un aeroporto.
Michele Giorgio, Il Manifesto ...
Guerra a GazaVentidue palestinesi sospettati di aver passato informazioni sono stati uccisi davanti alla gente per la strada. Li hanno seppelliti in queste tombe senza nome perché le famiglie, per vergogna, non hanno chiesto indietro i corpi. Dal 2007, quando comanda Hamas nella Striscia, sono 57 le presunte spie palestinesi giustiziate per strada.
Fabio Scuto, la Repubblica ...

Palestina: sabato manifestazione nazionale a Roma

  • Mercoledì, 24 Settembre 2014 11:48 ,
  • Pubblicato in Flash news
Pop Off
22 09 2014

Alla luce del silenzio calato sulla Palestina e il suo popolo, il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia ha indetto per sabato una manifestazione contro l’occupazione israeliana.

Si sono spenti i riflettori su Gaza. La Palestina nella maggior parte dei media non trova più spazio. Come se la carneficina di quest’estate provocata dai bombardamenti delle Forze israeliane, le distruzioni di case e infrastrutture, gli oltre 2000 morti, le migliaia di feriti e orfani corteo palestina 27 settembre 2014siano entrati già a far parte di una storia lontana, sempre più sbiadita. Il governo di Tel Aviv, però, avrà pure fermato i suoi micidiali raid aerei e rimesso a riposo i riservisti dell’esercito, ma non ha mia fermato il suo progetto egemone sul territorio palestinese. Continua il furto di terre, meno di un mese fa Israele ha eseguito uno degli “espropri” più importanti di terra palestinese in Cisgiordania; continua la fabbrica degli insediamenti illegali e le deportazioni di palestinesi in nuovi siti; continua la repressione e gli arresti, anche questi illegali, di palestinesi, sempre più giovani, che a tutto questo provano ad opporre resistenza. In Palestina è in corso una “intifada silenziosa” di cui quasi nessuno parla.

Con la speranza e l’obiettivo di far sì che si torni a parlare del popolo palestinese e della sua tragedia, ma anche della sua resistenza, il Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia ha indetto per sabato 27 settembre una manifestazione nazionale con appuntamento a Roma, Piazza della Repubblica, ore 14. Moltissime strutture, associazioni e comitati di solidarietà hanno aderito all’appello delle Comunità palestinesi in Italia che di seguito integralmente riportiamo.

Terra, pace e diritti per il popolo palestinese. Fermiamo l’occupazione

Appello per una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese il 27 settembre a Roma

L’aggressione Israeliana contro il popolo palestinese continua, dalla pulizia etnica del 1948, ai vari massacri di questi decenni, dal muro dell’apartheid, all’embargo illegale imposto alla striscia di Gaza e i sistematici omicidi mirati, per finire con il fallito tentativo di sterminio perpetuato in questi ultimi giorni sempre a Gaza causando più di 2000 morti ed oltre 10.000 ferite.

Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:

- per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese:

- per mettere fine all’occupazione militare israeliana;

- per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;

- per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;

- per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi.

- per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

- per uno stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu).

- l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra.

Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce contro ogni forma di accordi militari con Israele.

Chiediamo al Governo italiano e in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.

Il coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze politiche e sindacali e a tutti le associazioni e comitati che lavorano per la pace e la giustizia nel mondo di aderire alla nostra manifestazione inviando l’adesione al nostro indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia

Sabra e Shatila, solitudine della memoria

  • Venerdì, 19 Settembre 2014 08:25 ,
  • Pubblicato in Flash news

Nena news
19 09 2014

32 anni fa il mondo scopriva il massacro di Sabra e Chatila, caduto nel silenzio di un Occidente cieco e sordo quando il carnefice si chiama Israele. Come ogni settembre, il Comitato creato dal nostro Stefano Chiarini, torna a Beirut per non dimenticare e per chiedere che la legalità internazionale valga anche per il popolo palestinese. Un viaggio tra la cruda quotidianità dei campi profughi, specchio della recente devastazione di Gaza.

di Maurizio Musolino – Il Manifesto

Beirut, 19 settembre 2014, Nena News – Gaza, Deir Yassin, Sabra e Chatila, Jenin, e ancora Gaza, Qana e decine di altri massacri, crudeli come tutti i massacri e caduti nel silenzio di un Occidente che si copre bocca, occhi e orecchie quando il carnefice è Israele. Una spirale che sembra inarrestabile e che si poggia sull’impunità degli assassini. Nessuna giustizia per queste donne e questi uomini. Appunto da questa profonda ingiustizia ha preso vita, oramai quindici anni fa, il Comitato «Per non dimenticare Sabra e Chatila», creato dalla lungimiranza di un eccezionale giornalista del manifesto, Stefano Chiarini. Da allora ogni anno a settembre una delegazione si reca a Beirut per non dimenticare, e per chiedere che la legalità internazionale valga anche per il popolo palestinese.

Quest’anno le celebrazioni per il 32° anniversario del massacro risentono del recente attacco a Gaza, vecchi crimini si mischiano con i nuovi, e così Gaza finisce per essere il perno degli incontri. È diffusa la consapevolezza che l’impunità genera nuovi mostri e perpetua i crimini, fra i più giovani però c’è anche un senso di impotenza. Ahmad ha 22 anni, è del campo di Nahr El Bared, ed è un militante del Fronte popolare, appena mi vede inizia a raccontarmi che a Gaza i palestinesi hanno vinto, che i sionisti sono con le spalle al muro, ma appena la discussione tocca la cruda quotidianità è lui stesso a spiegarmi che lì ha tanti amici, che li sente via internet tutti i giorni, e che gli raccontano come finiti i bombardamenti tutto sia ritornato come prima: stesso embargo, stesso senso claustrofobico, stessa mancanza di futuro, stesse divisioni fra Hamas e Fatah. Nelle sue parole non c’è retorica.

Di Gaza ci parla anche il dottor Ghassan Abu Seta, un medico chirurgo plastico di Beirut, figlio di genitori palestinesi e libanesi, che durante i bombardamenti ha deciso di andare a prestare il suo aiuto a Gaza. Ci racconta delle difficoltà per entrare e delle limitazioni che la stessa amministrazione di Gaza frapponeva al suo lavoro. «C’erano morti, tantissimi feriti bisognosi di cure, i medici erano pochi ed erano costretti a turni spaventosi. Che senso aveva impedirci di lavorare?». Ghassan racconta di un suo collega che appresa la notizia della morte del nipotino ha smesso di lavorare solo il tempo di una sigaretta… bisognava pensare ai vivi.

Gli stessi vivi a cui ci esorta a pensare il responsabile per le questioni palestinesi del Partito Hezbollah: «Dobbiamo onorare i martiri, ma la resistenza deve pensare alle donne e agli uomini che soffrono oggi, deve pensare alle migliaia di prigionieri che illegalmente sono detenuti nelle carceri di Israele». Un appello che trova terreno fertile all’interno della delegazione. Bassam Saleh, da oltre quarant’anni in Italia, è alla guida del comitato italiano per la solidarietà ai prigionieri politici palestinesi. Bassam viene in Libano da molti anni ma ad ogni incontro non riesce a nascondere l’emozione. «Non bisogna mai smettere di ricordare i crimini, ma soprattutto dobbiamo ricordare che nei campi vivono ancora tantissimi rifugiati in condizioni miserrime, dobbiamo ricordare il loro diritto a tornare nelle loro case. La nostra presenza li fa sentire meno soli e a chi mi dice che non serve a nulla gli rispondo che “le battaglie perse sono quelle che non si combattono…”».

Chissà quanta consapevolezza di questo c’è nelle teste di quei giovani che ci vedono passare per le strette vie di Chatila. Ci guardano cercando ci capire cosa pensiamo e nello stesso tempo sembrano urlarci il loro senso di impotenza, la loro rabbia. Samihe non ha più di vent’anni, ma il suo sguardo è duro come i suoi lineamenti. Ci ringrazia, quando passiamo davanti alla sua casa. Ma poi rivolto al nostro accompagnatore dice: «Vedi, vengono dall’Italia, ma non dai paesi qui intorno, i nostri fratelli arabi ci hanno abbandonato. E anche noi continuiamo a litigare fra palestinesi… Non meritiamo questo». Di anno in anno cresce la disillusione fra i palestinesi. Un brutto sentimento.

Eppure qualche piccola vittoria in questi anni sono riusciti ad ottenerla. Nahr El Bared, il campo a nord di Tripoli, distrutto dall’esercito libanese nel 2007, sta risorgendo. Per la prima volta nella storia del Paese dei cedri un campo distrutto viene ricostruito. Non era successo a Sabra e a Tel Azzatahar. Il miracolo è frutto della tenacia e dell’ostinazione dei palestinesi che vivono in Libano, ma anche a Marwan Al Abd, leader del fronte popolare in Libano e responsabile per la ricostruzione. Marwan ci racconta delle difficoltà affrontate, della volontà di coinvolgere la popolazione e degli ostacoli che i paesi donatori e il governo libanese hanno frapposto al suo lavoro. Oggi il campo è ricostruito quasi per metà e i lavori vanno avanti. Marwan sottolinea le analogie con quanto accaduto sette anni fa a Nahr El Bared e quanto sta accadendo oggi in Siria e Iraq con l’Isis.

«Il gruppo Fatah Al Islam, che si era nascosto in una parte del campo, non era diverso dai criminali di oggi dell’Isis. E noi palestinesi avevamo capito bene, in anticipo sui tempi, alcune caratteristiche di questo fenomeno. Non si trattava di al Qaeda, ma di qualcosa di diverso. Come altri gruppi dell’estremismo islamico però erano nati ed erano pagati da “insospettabili” di turno». Del fenomeno Isis ci parla anche il segretario generale del Partito nasseriano libanese, Osama Sa’ad. Osama ci spiega che «attualmente Isis non è operativo in Libano, anche se le idee e probabilmente alcune cellule dormienti, sono in agguato.
Dobbiamo stare attenti. Noi – insiste Osama – combattiamo il sionismo, l’imperialismo e sappiamo che queste forme di oscurantismo sono figlie e complici di quegli stessi poteri». In questi giorni il Libano è un incrocio di commemorazioni, i maroniti ricordano l’uccisione di Bashir Gemayel, un omicidio dalle tinte oscure e mai chiarito, i progressisti libanesi, l’inizio della resistenza e i palestinesi Sabra e Chatila. Anche nelle ricorrenze il Libano non smette di essere il paese delle divisioni.
Ci sarà una manifestazione che culminerà nella fossa comune di Sabra. I palestinesi si stanno preparando. Si preparano le forze politiche e sociali, ma soprattutto i giovani che riempiranno quel corteo con la musica tradizionale palestinese. È anche questo un modo di lottare contro l’oscurantismo. L’arte da sempre è stato un fenomenale antidoto a chi voleva uccidere l’uomo, oggi lo è contro chi vuole uccidere l’idea stessa di Palestina.

Di tutto questo è convinta Tullia, la figlia maggiore di Stefano Chiarini, che da anni è una delle colonne del Comitato per non dimenticare…: «È fondamentale essere qui, per non dimenticare quei crimini, per non lasciare soli i nostri amici palestinesi. Ma oggi lo è ancora di più dopo Gaza. Noi in Italia dobbiamo lavorare per coinvolgere chi non ha la nostra stessa sensibilità, lo vedo fra i miei coetanei (Tullia ha 20 anni) in pochi conoscono la questione palestinese e la loro sensibilità è solo superficiale e figlia del momento. Ma ogni volta che vengo qui mi pongo una domanda: forse ripongono in noi una fiducia eccessiva. Noi siamo deboli e il contesto del nostro Paese non ci aiuta. È una sensazione bruttissima». E così anche le frustrazioni ci legano e ci fanno sentire ancora più vicini al popolo palestinese. 

 

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