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Le macerie di Gaza

Internazionale
02 09 2014

Un video diffuso su Youtube dalla società di produzione palestinese Media Town rivela il livello di distruzione della Striscia di Gaza dopo l’ultimo conflitto con Israele.

Le immagini aeree mostrano il quartiere di Al Shejaiya, alla periferia orientale di Gaza, particolarmente colpito tra il 19 e il 20 luglio 2014. Secondo alcune organizzazioni internazionali, nell’ultimo conflitto sono state distrutte almeno 17mila abitazioni.

La vita a Gaza in tempo di guerra

Mohammed Othman, Internazionale
26 agosto 2014

Manal Abu Assar, 39 anni, si concede qualche istante per lavare i vestiti dei figli nel parco vicino all'ospedale Al Shifa, dove la sua famiglia ha montato una tenda. La donna approfitta dell'assenza degli uomini, che si sono allontanati per poche ore. ...

Gaza, la tregua che mantiene lo status quo

  • Giovedì, 28 Agosto 2014 11:09 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
28 07 2014

La tregua tra Hamas e Israele alla fine, com'era prevedibile, è arrivata dopo aver fatto sudare sette camice ai mediatori egiziani. Una tregua che, al pari degli altri cessate il fuoco "permanenti", annuncia nuovi conflitti. I droni e i jet israeliani hanno smesso di lanciare bombe e la popolazione festeggia, Hamas gonfia il petto presentando l'accordo come una vittoria mentre Bibi Netanyahu deve tenere a bada gli uomori di un pezzo consistente di società isrealiana e della destra di governo che avrebbero più morti e distruzione.

Ora che le bombe hanno smesso di cadere e le pallottole di fischiare è opportuno provare a capire le ragioni e le conseguenze dell'ultimo conflitto scatenatosi sulla Striscia di Gaza.

- Alla luce dei risultati della campagna militare isrealiana è sempre più evidente come l'obiettivo principale di Israele sia mantenere lo status quo. Per farlo ciclicamente è necessario indebolire le capacità militari dell'avversario e le sue infrastrutture, mobilitare il paese contro il nemico (questa volta presentato con il volto efferato degli assassini di tre giovanissimi coloni), evitare la riunificazione della leadership palestinese. Quella contro Gaza, per quanto la conta dei morti sia tragiaca, non è una guerra di annientamento ma uno strumento di governo e gestione di un territorio, della sua popolazione "ostile" e delle risorse.

- La guerra guerreggiata rafforza le ragioni di chi vuole continuare con gli insediamenti illegali, i muri e l'apartheid, spostando in un domani indefinito la possibile soluzione del conflitto: se non è possibile immaginare così la nascita di uno Stato palestinese, per quanto a sovranità limitata, che avrebbe per le forze politiche isrealiane le caratteristiche di uno "stato canaglia", figuriamoci un'unica nazione arabo-isrealiana!

- Il conflitto ha messo in luce come dentro Israele ci sia sempre meno spazio per l'opposizione alle politiche di apartheid: le immagini delle manifestazioni di contestazione ai raid su Gaza aggredite da squadracce di destra parlano chiaro. Lo stesso meccanismo è in atto in diverse comunità ebraiche nel mondo, dove l'identificazione con le politiche isrealiane "senza se e senza ma" annichilisce il dibattito e le posizioni dissonanti. Un circolo vizioso che si alimenta ad ogni nuovo conflitto ripropone lo schema binario amico/nemico senza possibili sfumature: se sei isrealiano, o di religione ebraica, devi stare con Israele, pena l'accusa di tradimento. In questo contesto appare sempre più urgente consolidare la solidarietà internazionale con le voci dell'opposizione isrealiana.

- Le manifestazioni e i riot in Cisgiordania hanno mostrato come sia possibile lo scoppio di una terza intifada, della disponibilità ad una rinnovata mobilitazione di ampi strati, in particolar modo giovanili, della società palestinese, anche al di là delle leadership dei partiti politici, laici o islamisti che siano, ampiamente screditati

- Al centro torna la questione della democrazia come possibile grimaldello per rimescolare le carte. Israele appare sempre di più una etnodemocrazia, il cui primo obiettivo è mantenere la maggioranza isrealiana ed ebraica dei cittadini con pieni diritti. Per farlo usa tutti gli strumenti a sua disposizione: le leggi di accesso alla cittadinanza, l'occupazione militare, l'arbitrarietà dell'accesso alle risorse e della libertà di movimento della popolazione araba dentro e fuori Israele. Il regime di apartheid deve cessare, per farlo è indispensabile una rinnovata mobilitazione internazionale che inventi nuove pratiche di azione diretta e di solidarietà.

Cosa prevede il cessate il fuoco tra Hamas e Israele

Internazionale
27 08 2014

Dopo 50 giorni di guerra, il 26 agosto Hamas e Israele hanno trovato un accordo per un cessate il fuoco permanente nella Striscia di Gaza. L’accordo, proposto dall’Egitto, prevede una serie di tappe nel breve periodo. Ma altre questioni sono rimandate a una nuova sessione di trattative che dovrebbe aprirsi tra un mese.

I punti dell’accordo a breve termine

Hamas non lancerà razzi contro Israele.

Israele fermerà tutte le operazioni militari di aria e di terra nella Striscia di Gaza.

Israele aprirà i valichi verso Gaza per lasciare entrare materiale da costruzione e convogli di aiuti umanitari.

L’Egitto aprirà il valico di Rafah che collega il paese con la Striscia di Gaza.

L’Autorità palestinese si assume la responsabilità di controllare le frontiere della Striscia di Gaza e di impedire ad Hamas di introdurre armi e munizioni.

La zona cuscinetto alla frontiera tra Gaza e Israele sarà ridotta da 300 metri a 100 metri dal confine.

Israele concede che la zona di pesca si estenda da tre a sei miglia dalla costa della Striscia di Gaza.

Tra un mese le due parti cominceranno nuovi negoziati con la mediazione dell’Egitto.

Le questioni in discussione

Hamas chiede il rilascio di prigionieri palestinesi, sia quelli in carcere da lungo tempo, sia quelli arrestati nelle numerose retate in Cisgiordania, dopo il rapimento e l’uccisione di tre ragazzi israeliani a Hebron.

Hamas chiede la costruzione di un porto e di un aeroporto a Gaza.

Israele chiede la restituzione dei corpi dei soldati israeliani uccisi durante il conflitto e la demilitarizzazione della Striscia.


Già prima dell'inizio della tregua, alle 18 italiane, centinaia di palestinesi, non solo attivisti di Hamas, erano scesi in strada a festeggiare la fine del massacro, di immense distruzioni. Poi a migliaia hanno attraversato città e villaggi della Striscia sorridendo, cantando, urlando la loro gioia. È finita, almeno per ora. Un massacro. Così deve essere descritto e non come una "guerra" ciò che è avvenuto a Gaza in questi ultimi due mesi. Un massacro che ha pagato la popolazione civile palestinese prima di chiunque altro. ...

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