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Raccontando Gaza (Paola Mirenda, Left)

"Non c'è nemmeno un centimetro di terra che si possa considerare sicuro a Gaza". Il responsabile nella Striscia dell'Ufficio delle Nazioni unite per i rifugiati (Unrwa), Antonio Zubillaga, lo dice parlando dell'ultima scuola colpita dai missili dell`esercito israeliano il 3 agosto. ...

Gaza, tregua finita: un bambino è la prima vittima

  • Venerdì, 08 Agosto 2014 11:43 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
08 08 2014

Riprese i raid israeliani sulla Striscia: un bambino di 10 anni e morto e altri 5 sono rimasti feriti. Migliaia di palestinesi in fuga dalle proprie abitazioni.

La tregua umanitaria di 72 ore è finita e sono già riprese le ostilità tra israeliani e palestinesi. Il sito Haaretz ha riferito che almeno 20 missili sono già stati lanciati da Gaza verso Israele, subito dopo la fine del cessate il fuoco alle otto ora locale. Non sono stati segnalati al momento vittime o danni, hanno fatto sapere da twitter, fonti dell'esercito di Tel Aviv.

Ripresi i raid sulla Striscia. Le forze armate israeliane hanno risposto al lancio dei missili, allo scadere della tregua, riprendendo i i raid aerei sulla Striscia di Gaza. Uno di questi bombardamenti ha provocato, secondo l'agenzia Maan, una forte esplosione a Gaza City e un bambino di 10 anni sarebbe rimasto ucciso, mentre altre 5 sarebbero rimasti gravemente feriti.

Israele: i nuovi raid sono colpa di Hamas. «A seguito del rinnovato lancio di razzi su Israele, l'esercito ha colpito siti terroristici nella Striscia» ha spiegato il portavoce dell'esercito Peter Lerner. «La cattiva decisione di Hamas di infrangere il cessate il fuoco, sarà perseguita. Continueremo a colpire Hamas, le sue infrastrutture i suoi operativi e riporteremo la sicurezza per lo stato di Israele». Nel frattempo le autorità egiziane hanno deciso di riaprire «eccezionalmente» il valico di Rafah al confine con la Striscia per prestare soccorso ai palestinesi feriti.

Palestinesi in fuga da Gaza. Migliaia di palestinesi, già prima della fine della tregua, avevano cominciato a lasciato le proprie case nelle zone a est di Gaza, per timore di nuove operazioni israeliane. In fuga, tante donne e bambini. Migliaia di persone sono fuggite da Shujayya, dal quartiere di Zaytoun, dal distretto di Tuffah, dalla zona di Johr Ad Dik, dal campo rifugiati di al-Bureij. Tante famiglie, stando a quanto riportano i media locali, stanno lasciando Gaza a bordo di macchine e carretti diretti verso le zone centrali, considerate più sicure.

Attivisti sulle antenne, domani #nomuos in corteo

  • Venerdì, 08 Agosto 2014 11:11 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
08 08 2014

Blitz notturno e sette attivisti sulle antenne RTF a Niscemi, nonostante intimidazioni, misure cautelari e silenzio mediatico, il movimento No Muos si prepara a tornare in piazza domani.

Con un blitz al chiaro di luna questa notte sono tornati sulle antenne RTF sette attivisti No Muos, questa volta con i colori della Palestina dipinti sul volto. Si prepara cosi la manifestazione che partirà domani 9 agosto alle ore 15 dal presidio permanente No Muos, danneggiato da ignoti solo pochi giorni fa.

"Nel pomeriggio di sabato 2 agosto" infatti, scrivono sul sito nomuos.info "alla luce del sole, il Presidio permanente NO MUOS di Niscemi è stato saccheggiato; ogni oggetto e suppellettile presente dentro la baracca è stato distrutto o reso inservibile. Il vile gesto vandalico rappresenta un chiaro messaggio intimidatorio verso il movimento NO MUOS che si accinge a dare vita al campeggio resistente e alla manifestazione del 9 agosto, e si aggiunge agli altri fin troppo chiari segnali arrivati in queste settimane: dai fogli di via a 29 attivisti, cui è stato proibito di entrare nel territorio di Niscemi, al rifiuto apposto al percorso della manifestazione del 9 dentro la Sughereta, al continuo stillicidio di denunce e convocazioni per attivisti rei di aver preso parte a manifestazioni e iniziative diversi mesi fa."

Ultima ondata intimidatoria, i 29 avvisi relativi al divieto di dimora a Niscemi recapitati il 27 luglio scorso a attivisti no muos di diverse città siciliane: il comitato di Niscemi denuncia "l’intento, attraverso questa limitazione della libertà personale, di far fallire il corteo previsto il prossimo 9 agosto. Gli attivisti colpiti dai provvedimenti provengono da ogni parte della Sicilia, da Siracusa a Palermo, da Catania a Caltanissetta. Non potranno, nel periodo del campeggio No Muos dal 6 al 12 agosto, accedere al territorio niscemese. In questo modo tentano di intimidire una protesta che non da segni di cedimento, nemmeno dopo il montaggio delle parabole, nemmeno dopo il voto di Camera e Senato. Non saranno certo i divieti a fermare gli attivisti No Muos."

Ed infatti dopo settimane dense di intimidazioni, minacce, divieti della Questura rispetto al percorso del corteo, devastazioni del campeggio, il movimento no muos oggi raccoglie adesioni di decine di sindaci, amministratori locali, associazioni, attivisti, e si prepara a tornare sotto le antenne, ad un anno dalla grande manifestazione del 9 agosto scorso, quella dell'invasione della base militare da parte di migliaia di persone.

Si tornerà quindi in piazza per fermare il Muos, e per reclamare con forza la fine del massacro israeliano, ma anche per una politica di inclusione, apertura dei confini e di pace nel mediterraneo.

Per lo smantellamento della base e la sua riconversione in centro internazionale per l'accoglienza, la solidarietà e la pace, il trasferimento del denaro per gli F-35 per progetti sociali ed ecologici elaborati dal basso, la fine della collaborazione militare e commerciale con Israele, da poco condannato per violazione dei diritti umani, fino a quando si arrivi a una soluzione giusta e condivisa tra Israele e Palestina. Il blocco delle vendite di aerei e armi da combattimento da parte delle nostre fabbriche a tutti i paesi violatori di diritti umani.

Ed infine, contro il Mediterraneo come frontiera e cimitero di migranti, la manifestazione chiede la conversione del denaro e degli sforzi militari e polizieschi (Marenostrum, Cie, Cara) usati per solo per rinchiudere migranti e deportarli, creando e rendendo operativo da subito un piano di accoglienza solidale e diffuso che preveda il salvacondotto consolare europeo per i migranti che scappano da guerre e dittature, dando l'esempio agli altri paesi.

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Il Fatto Quotidiano
07 08 2014

Questa mattina, Amnesty International ha pubblicato una serie di testimonianze di medici, infermieri e personale delle ambulanze della Striscia di Gaza, finiti sotto gli attacchi dell’esercito israeliano soprattutto a partire dal 17 luglio, anche mentre stavano cercando di soccorrere ed evacuare i civili feriti in precedenti attacchi.

In alcuni casi, è stato del tutto impedito ai soccorsi di raggiungere le aree attaccate, lasciando centinaia di feriti senza cure mediche vitali e intere famiglie senza nessuno che potesse aiutarle e rimuovere i corpi dei loro parenti.

Riporto alcune testimonianze, rimandando al documento integrale in inglese.

Jaber Khalil Abu Rumileh, supervisore dei servizi di ambulanza dell’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, ha descritto l’attacco del 21 luglio durato 30 minuti.

Erano le 3 del pomeriggio, mi trovavo nell’unità di pronto soccorso. Un colpo di artiglieria ha colpito il quarto piano, dove si trovano il reparto maternità e la sala attrezzata per i parti cesarei. Poi ci sono stati altri colpi. La gente era terrorizzata, i pazienti correvano da tutte le parti, i medici non riuscivano a entrare per portare via i morti e i feriti. Poi è stato colpito il terzo piano e quattro persone sono rimaste uccise. Ho visto una donna correre via col bambino che aveva appena partorito. Altre hanno partorito durante l’attacco”.

Mohuamed Abu Jumiza ha perso parzialmente l’udito dopo essere stato ferito alla testa, il 24 luglio a Khan Yunis, quando è stata attaccata l’ambulanza con cui era andato a prendere dei feriti.

Stavamo rientrando verso l’ospedale Nasser, luci e sirene accese come sempre. L’ambulanza aveva tutti i simboli identificativi. Il medico, l’infermiere e io avevano i camici. Quando abbiamo raggiunto l’Università islamica c’è stata un’esplosione e i vetri dell’ambulanza sono andati in frantumi. Ho cercato di fare manovra ed è arrivato un secondo missile, poi un terzo, poi un quarto. A quel punto, ho perso il controllo del mezzo, siamo scesi e ci siamo rifugiati in un palazzo. Poi sono arrivati altri due missili”.

Il dottor Bashar Murad, direttore dei servizi di pronto soccorso e delle ambulanze della Mezzaluna rossa palestinese, ha dichiarato ad Amnesty International che dall’inizio del conflitto sono stati uccisi almeno due operatori delle ambulanze, almeno altri 35 sono stati feriti e 17 ambulanze colpite non sono state più utilizzabili.

Hanno preso di mira le nostre ambulanze, anche se avevano tutti i simboli distintivi. L’esercito israeliano dovrebbe essere in grado, dall’alto, di rendersi conto che sta per colpire delle ambulanze”.

I due operatori delle ambulanze che hanno perso la vita, cui fa riferimento il dottor Murad, si chiamavano Mohamad Al-Abadlah e A’ed Mostafa Bur’i.

Il primo è stato ucciso il 25 luglio a Qarara, dove era andato a soccorrere un ferito. È stato raggiunto da proiettili all’anca e al petto ed è morto dissanguato. La sua ambulanza aveva i segni distintivi e lui indossava la divisa medica. I colleghi che sono corsi a soccorrerlo sono a loro volta stati presi di mira, senza rimanere feriti.

A’ed Mostafa Bur’i è morto sempre il 25 luglio a Beit Hanun dopo che l’ambulanza sui cui era a bordo è stata centrata da un colpo d’artiglieria.

Colpire strutture ospedaliere e operatori sanitari è assolutamente vietato dal diritto internazionale. Attacchi del genere costituiscono crimini di guerra e rafforzano ulteriormente la necessità di attivare la giurisdizione della Corte penale internazionale.

Riccardo Noury


Crimini di guerra: l'Onu indaga su Israele

  • Giovedì, 07 Agosto 2014 10:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
07 08 2014

Intanto, durante i colloqui indiretti del Cairo, Hamas e Israele non hanno trovato un accordo per prolungare la tregua che scade domani.

Pierre Krahenbuhel, il capo di Unrwa, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi, ha chiesto un'indagine immediata sugli attacchi alle scuole delle Nazioni Unite a Gaza durante l'offensiva israeliana. Il rappresentante lo ha dichiarato parlando, in videoconferenza durante una riunione dell'Assemblea Generale. "Con questo cessate il fuoco, di cui la popolazione aveva disperatamente bisogno, la catastrofe nella Striscia e' ora completamente visibile al mondo", ha aggiunto Krahenbuhel.

Nessun accordo per prolungare la tregua. Non è arrivato ancora l'accordo tra Israele e Hamas per il prolungamento della tregua umanitaria di 72 ore e che è in corso da martedì mattina nei territori della Striscia di Gaza. Israele aveva dichiarato ieri sera di accettare un prolungamento della pausa dei combattimenti senza condizioni, ma Hamas ha replicato che nessun accordo in proposito è stato concluso tra i negoziatori israeliani e palestinesi durante i colloqui indiretti che si stanno svolgendo al Cairo, in Egitto.

"Israele non vede alcun problema al prolungamento del cessate il fuoco senza condizioni" ha dichiarato un responsabile sotto copertura dell'anonimato, manifestando apparentemente la volontà israeliana di dettare le condizioni del negoziato. "Non c'è nessun accordo per prolungare il cessate il fuoco", ha ribattuto invece Moussa Abou Marzuk, numero 2 di Hamas. Israele e l'organizzazione islamista che controlla Gaza stanno osservando da martedì scorso alle 8 un cessate il fuoco che durerà fino a domani alle 8 (le 5, ora italiana) nei territori devastati dagli scontri.

Ganz: Hamas colpita duramente. Il capo di stato maggiore israeliano ''Hamas e' stata colpita duramente e l'esercito resta vicino al confine per proteggere il sud di Israele''. Lo ha detto il capo di stato maggiore israeliano Benny Gantz in un incontro con i comandanti che sono stati impegnati nell'operazione a Gaza. Per Gantz e' Hamas a dover essere condannata per "la tragica devastazione nella Striscia".

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