Osservatorio sulla Repressione
11 02 2013

Il gip Adriana Petri dispone l'archiviazione per 20 dirigenti e funzionari accusati di non avere impedito il tentato omicidio del free lance inglese Mark Covell, pestato e massacrato di botte all'esterno della scuola Diaz il 21 luglio 2001.

Per il gip Adriana Petri non vi sono elementi probatori sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio dei dirigenti e funzionari delle forze di polizia al G8 di Genova (Giovanni Luperi, vice direttore Ucigos, Francesco Gratteri e Gilberto Calderozzi, direttore e vice direttore dello Sco, Spartaco Mortola, dirigente della Digos di Genova, Vincenzo Canterini e Michelangelo Fourniei, comandante e vicecomandante del Primo Reparto Mobile di Roma, e tutto il gruppo apicale coinvolto quella notte) per non avere impedito il tentato omicidio nei confronti del giornalista inglese Mark Covell e le lesioni aggravate di altri quattro giovani fuori dalla scuola Diaz la sera del blitz della polizia nel luglio 2001.

Per questo motivo ha disposto l'archiviazione del procedimento, "pur censurando come gravissima la mancata collaborazione degli investigatori con la Procura di Genova che di fatto ha impedito l' individuazione dei singoli responsabili".

Inoltre il il gip Adriana Petri  ha disposto l'archiviazione dei reati di lesioni personali aggravate essendosi prescritte prima della richiesta di archiviazione. Ha pure ritenuto infondata l'eccezione di incostituzionalità delle norme del codice penale sulla prescrizione dei reati, in quanto materia di esclusiva competenza del legislatore. In tutto le posizioni archiviate sono state 20.

La vicenda del giornalista britannico Mark Covell era stata una delle più gravi ed eclatanti all’interno della ‘macelleria messicana’ che si pertetrò alla scuola Diaz.

L’uomo fu picchiato selvaggiamente e senza motivo da un drappello di poliziotti a pochi metri dall’ingresso della scuola Diaz, poco prima che gli agenti facessero irruzione in quello che era il media center della protesta massacrando decine di mediattivisti ed inermi manifestanti.

Covell finì in coma, con alcune costole fratturate, i polmoni perforati, ben 16 denti rotti o saltati, un’emorragia interna e danni anche alla spina dorsale. Non solo. Nessuno delle decine di agenti che passarono accanto al suo corpo si degnò di prestargli soccorso.

La sua storia aveva fatto il giro del mondo, insieme a quelle di altri attivisti stranieri pestati selvaggiamente in quelle giornate del luglio del 2001.

Supporto cartaceo – 11 matite per Supporto Legale

  • Giovedì, 07 Febbraio 2013 21:11 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Venerdì 8 febbraio, ore 19.00
Nuovo Cinema Palazzo
Piazza dei Sanniti 9A, Roma

Anna Simone, Zeroviolenzadonne
11 dicembre 2012

C'è un dato fondamentale che accompagna le trasformazioni dei movimenti e dei corpi che li incarnano da almeno un decennio a questa parte ed è la presenza, pressocchè ovunque, di giovani femministe. Una delle critiche che si può fare con il senno di poi al "movimento dei movimenti" nato a Genova è, infatti, proprio quella di essere stato un movimento "neutro".

Il coraggio di Genova

  • Venerdì, 30 Novembre 2001 00:00 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
IL CORAGGIO DI GENOVA è una Maratona di articoli e testimonianze sui fatti di Genova 2001 e a sostegno della Campagna 10X100.


GENOVA NON È FINITA. DIECI, NESSUN@, TRECENTOMILA...
Appello alla società civile e al mondo della cultura

La gestione dell'ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.
Dieci anni dopo l'omicidio di Carlo Giuliani, la "macelleria messicana" avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l'ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Leggi il resto dell'APPELLO e FIRMA!

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Contributi e articoli


- La campagna 10x100 non è finita
- Dal carcere di perugia una lettera di Fagiolino
- L'oblio di Genova, di Lorenzo Guadagnucci
- Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l'orrore di Piazza Alimonda?, da Giap
- Genova. Condanne inutili ed inique, di Fabio Marcelli
- Il trauma di Genova, di Ambrogio Cozzi
- Genova 2001 e la sentenza 10×100. Orizzonti di gloria, di Wu Ming 4
- La violenza sotto la pelle dello Stato, di Monica Pepe
- Devastazione e saccheggio. Analisi di un reato politico
- Dopo Diaz: per una nuova generazione di forze dell'ordine, di Fabio Marcelli
- Genova 2001: uno straordinario fallimento, di Fabrizio Crasso
- Philopat e Genova 2001: «Io sono tutto questo disastro», da Giap
- Aspettando il 13 luglio, di Giorgio Salvetti
- Quando i fatti non contano, di Enrico Zucca
- G8, Zucca contro la Cassazione: "De Gennaro assolto, prova di forza", di Marco Preve
- "Devastazione e saccheggio", ancora la vendetta Genova, di Valerio Renzi
- Il ritorno della belva, di Franco Bifo Berardi
- Undici anni meno un mese, da Psikosomatica
- Genova, Europa, di Roberto Musacchio
- Dialogo con Daniele Vicari, di Monica Pepe
- Uno di quei dieci è Luca, di Mauro Vanetti
- Io a Genova non c'ero, di Luca Cardin
- A piazza Carlo Giuliani, ragazzo, di Rosario Dello Iacovo
- Genova 2001, l'orrore e lo stupore
, di Grazia Fracescato
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, Il commento di Nunzio D'Erme
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, di Francesco Caruso
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, di Lorenzo Misuraca
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, di Ramon Mantovani
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, di Alfio Nicotra
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, di Mario Portanova
- Genova G8-Blu notte, di Carlo Lucarelli
- "La polizia ha fallito"
- Napoli 2011, il precedente
, di Gianni Barbacetto
- Black bloc e tenerezza
, di Enzo Baldoni


Dal G8 al Ministero di Giustizia

  • Lunedì, 26 Novembre 2012 10:30 ,
  • Pubblicato in Flash news
10x100
26 11 2012

La carriera del generale Bruno Pelliccia, prescritto per le violenze a Bolzaneto
 
E’ uno degli agenti e funzionari prescritti in appello per le violenze all’interno della Caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001 l’attuale direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia a Roma.

Si tratta del generale della polizia penitenziaria Bruno Pelliccia, 51 anni, il cui nome è balzato alla cronache in questi giorni, dopo un video pubblicato da Repubblica.it ha ipotizzato che sul corteo degli studenti romani di mercoledì scorso fossero stati tirati lacrimogeni direttamente dalle finestre del Ministero di Giustizia, ipotesi che ha provocato sgomento ma anche una buona dose di ironia come si vede dai finti cartelli stradali “Piovono lacrimogeni”, attaccati in tutta via Arenula da un gruppo di artisti.

Ma se, sul punto, sia il generale Pelliccia (che in pratica comanda gli agenti della penitenziaria a guardia del Ministero) sia le indagini affidate dal ministro Severino al Racis dei Carabinieri, sembrano escludere che i lacrimogeni siano davvero stati lanciati dall’alto, la vera notizia è che, ancora una volta, un ufficiale condannato (prescritto) per le violenze al G8 di Genova, ha fatto nel frattempo carriera.

Pelliccia era infatti capitano del disciolto corpo degli agenti di custodia nelle giornate del G8 del 2001. E’ stato assolto in primo grado, ma dichiarato in secondo grado responsabile civilmente in quanto i reati per i quali è finito a processo (abuso d’ufficio e abuso d’autorità contro persone arrestate e detenute) sono stati nel frattempo dichiarati prescritti. Stessa (buona) sorte per il collega di pari grado Ernesto Cimino, anche lui condannato (prescritto) in appello e anche lui nominato generale lo stesso giorno, il 26 gennaio 2011.

La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Genova il 5 marzo 2010 contiene 44 condanne (in primo grado erano 15) a carico di medici infermieri, poliziotti e agenti di polizia penintenziaria, anche se i reati sono caduti quasi tutti in prescrizione.

Condanne che devono passare ancora al vaglio della Cassazione, che si pronuncerà il prossimo maggio. La promozione a generale risale al gennaio 2011 e il nuovo prestigioso incarico a Direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia è del 22 febbraio di quest’anno, dopo quindi la sentenza della Corte di appello di Genova che sancisce, anche se non in via definitiva, la responsabilità civile dell’attuale generale.

“Sono allibito da questa notizia – dice l’avvocato Riccardo Passeggi, che difende alcune dell vittime di Bolzaneto – perché prescrizione non significa assoluzione: se queste condanne, come ci auguriamo, saranno confermate in Cassazione queste persone dovranno risarcire le vittime, e nel frattempo fanno carriera”.

“Mentre gli ufficiali condannati a risarcire le vittime vengono promossi – aggiunge Emanuele Tambuscio anche lui legale di parte civile – il Ministero della Giustizia e quello degli Interni non hanno ancora versato un euro per risarcire le vittime, come stabilito già nel 2008 dalla sentenza di primo grado” .

Katia Bonchi

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