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Nuovo "gioco" a scuola: trova l'aspirante jihadista

  • Giovedì, 27 Novembre 2014 09:25 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
27 11 2014

Barba lunga non curata, perdita di peso legata a frequenti digiuni, rifiuto di farsi tatuare.

Sono alcuni punti che emergono nel manuale anti-jihad pubblicato dal provveditorato agli studi di Poitiers. Un documento di 14 pagine per la "prevenzione della radicalizzazione in ambito scolastico" destinato agli insegnanti della città (storicamente nota perché è qui che nel 732 Carlo Martello cacciò gli invasori musulmani) per aiutarli a riconoscere gli alunni "a rischio", quelli che potrebbero convertirsi all'Islam radicale e arruolarsi nell'Isis.

La guida mette in evidenza alcuni "comportamenti" sospetti, come il "ripiegamento identitario" o "l'esposizione selettiva ai media". E individua modelli generici ai quali i ragazzini si potrebbero adeguare. Il modello "Lancillotto" per esempio, quello del giovane "votato al sacrificio", o il "Madre Teresa" di chi è "da motivazioni umanitarie".

È stato il giornale on line Mediapart a rivelare l'esistenza della guida. ...

Il Fatto Quotidiano
20 11 2014

Le donne mancano di “istinto omicida” e non hanno “testosterone”. E per questo non sono “buone alla guerra“, così dovrebbe essere loro impedito di combattere. Ha scatenato una polemica quanto scritto in un intervento pubblicato dal Times, quotidiano britannico, l’ex colonnello in pensione Richard Kemp, che per anni ha guidato le truppe di sua maestà in Afghanistan. Il momento per intervenire, ha precisato il militare, è “quello giusto”. Infatti proprio in queste settimane in parlamento, a Westminster, si sta discutendo se consentire oppure no alle donne nell’esercito (il 9% del totale) di combattere in prima linea contro il nemico, un qualcosa finora vietato, se non in casi estremi, dalle leggi britanniche. Anche il ministero della Difesa ha avviato le sue discussioni in materia e ora, appunto, iniziano a fioccare commenti e interventi sulla stampa del Regno Unito.

Secondo l’ex colonnello, consentire alle donne di combattere “danneggerebbe le capacità belliche e comprometterebbe la coesione fra le truppe”. Un intervento che ora viene bollato come “sessista” dalle associazioni femministe della Gran Bretagna, anche se Kemp ha riconosciuto “l’importanza di questo dibattito per questioni di trasparenza”. Poco importa che, negli ultimi anni, ben otto donne abbiano perso la vita sul fronte, spesso in attacchi ai campi dell’esercito o in aree minate non segnalate. Per il militare, uno dei più ascoltati quando si parla di questioni legate alla difesa britannica, le donne dovrebbero stare in disparte. Utili sì, ma non di certo quando si ha a che fare direttamente, faccia a faccia, con il nemico, ha scritto sul più importante – e conservatore – quotidiano del Paese.

“Dare una priorità alla political correctness – ha aggiunto – minerebbe l’efficacia nei combattimenti e metterebbe tante vite a rischio“. E poco importa anche che lo scorso maggio l’allora ministro della Difesa, Philip Hammond, ora ministro degli Esteri e sostituito a luglio da Michael Fallon, abbia detto che “è giunto il tempo di mettere da parte questa immagine da macho dell’apparato militare”. Le parole di Hammond suscitarono grandi polemiche anche cinque mesi fa, critiche perlopiù basate sulla presunta incapacità delle donne di sopportare, fisicamente e psicologicamente, il combattimento. Ora, appunto, Kemp si è aggiunto in quella bufera di commenti: “Servire al fronte richiede un’etica da guerrieri e un legame cameratesco”. Tutte cose eventualmente precluse alle donne, ha scritto apertamente il militare, a guida di una campagna a Kabul che si è chiusa ufficialmente solo poche settimane fa.

“Le donne non sono adatte a una banda di fratelli pieni di testosterone e potrebbero ridurre la coesione e la capacità guerriera di una piccola unità di combattimento”, ha inoltre aggiunto sul Times. Il ministero ha comunque negato che le discussioni sul ruolo delle donne nell’esercito siano state bloccate. Così non sono arrivati commenti ufficiali, tranne uno: “Non abbiamo ancora preso una decisione e ogni ipotesi di queste ultime ore è inaccurata”. Il parlamento sarà chiamato ufficialmente a votare, molto probabilmente prima di Natale, una volta che il ministero della Difesa abbia varato una direttiva ufficiale.

Daniele Guido Gessa

 

Scotland Yard e i casi insabbiati degli orchi pedofili

Ancora pedofili, ancora un ragazzino scomparso. Ancora politici e alti papaveri coperti dalla casta di Westminster e dalla polizia. E ancora quella casa degli orrori, la Elm Guest House, a Londra, che torna in una nuova testimonianza. Lo scoop è del Daily Telegraph, che ha intervistato il padre di Vishal, 8 anni, scomparso nel 1980. 
Caterina Soffici, Il Fatto Quotidiano ...

Lotta per uno stipendio dignitoso

  • Venerdì, 14 Novembre 2014 12:13 ,
  • Pubblicato in Flash news

Internazionale
14 11 2014

Sonja, 39 anni, è una madre single di South London che divide un monolocale con sua figlia Isobel, 14 anni.

Isobel sogna di diventare avvocata. "Sono orgogliosa di mia madre", dice mentre lei le sorride. Sonja (non è il suo vero nome) si è trasferita dal Portogallo cinque anni fa e oggi lavora per dieci ore al giorno come addetta alle pulizie negli uffici della Her Majesty's revenue and customs (Hmrc), un dipartimento del governo britannico responsabile della raccolta delle tasse e anche dell'applicazione del salario minimo.

Comincia il turno alle cinque del mattino e finisce alle tre del pomeriggio. "Dicono che non hanno mai avuto una donna delle pulizie come me", racconta con orgoglio. "Ma siamo invisibili. I dipendenti sanno solo che i bagni sono puliti". ...

 

"No a inchiesta sui crimini di guerra a Gaza"

Salvador DalìSecco no di Israele, anche questa volta, all'inchiesta del Consiglio dell'Onu per i Diritti Umani (Codu). Mercoledì sera le autorità israeliane hanno impedito l'ingresso ai componenti della Commissione guidata dal giudice canadese William Schabas, proveniente da Amman, incaricata di accertare i crimini di guerra commessi da Israele, ma anche dall'ala militare di Hamas.
Michele Giorgio, Il Manifesto 
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