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La Stampa
10 10 2014

Nella terra tra i due fiumi dove la Storia umana e le città sono nate, avanzano fantasmi che impugnano il kalashnikov e il piccone, uccidono uomini e azzerano la storia a una data simbolo.

Urkesh, in Siria, è uno di questi luoghi, dal mistero di millenni da cui sono state staccati e cavati alla luce, questi ruderi traggono, come un figlio dal grembo materno, l'indole la grana la forza il colore. ...

la Repubblica
10 10 2014

Le autorità messicane hanno rinvenuto altre quattro tombe clandestine contenenti resti umani carbonizzati in un sito nel sud-ovest del paese, dove i funzionari temono che gli studenti scomparsi siano stati massacrati da membri della gang e dalla polizia. La nuova scoperta porta il numero di tombe rinvenute nella periferia di Iguala a dieci. Il Procuratore generale Jesus Murillo ha dichiarato che campioni di DNA sono stati prelevati dai parenti degli studenti per una verifica con i resti trovati.

In migliaia hanno marciato attraverso la capitale messicana per chiedere al governo scoprire cosa è successo a 43 studenti mancanti. Murillo ha detto che è in corso una ricerca del sindaco di Iguala, Jose Luis Abarca, al momento latitante, così come della moglie e del capo locale della sicurezza. Il presidente Enrique Pena Nieto ha dichiarato l'intenzione di identificare i responsabili del massacro.

Il procuratore generale di Guerreros, Inaky Blanco, ha detto che 28 corpi erano stati trovati in un sito fossa finora, aggiungendo che era "probabile" che alcuni dei mancanti 43 studenti sono tra i resti. La loro scomparsa è solo l'ultimo episodio di violenza sanguinaria che sta diventando un problema crescente per Pena Nieto, che ha cercato di spostare l'attenzione lontano dalle guerre tra bande locali. Pena Nieto è entrato in carica due anni fa, impegnandosi a reprimere l'ondata di violenza che ha ucciso circa 100.000 persone dall'inizio del 2007. Ventidue agenti di polizia locale sono stati arrestati in connessione con l'incidente. Murillo ha detto che altre quattro persone sono state arrestate in relazione al caso, portando il numero totale di persone detenute a 34.

L'Onu: "Kiev fermi le stragi"

  • Giovedì, 09 Ottobre 2014 11:39 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
09 10 2014

Una relazione degli ispettori delle Nazioni Unite sulla guerra civile in Ucraina rovescia completamente la linea seguita fino ad oggi dagli Stati Uniti e dai grandi organi di informazione europei: secondo un rapporto di 37 pagine reso pubblico ieri e che copre il periodo dal 18 agosto al 16 settembre, le maggiori responsabili per la violazione della tregua e delle violazioni delle norme umanitarie sono state le forze militari di Kiev. "Durante il periodo di riferimento - afferma la relazione dell' Alto commissario per i diritti umani - il diritto umanitario internazionale, compresi i principi di necessità militare, distinzione, proporzionalità e precauzione sono stati continuamente violati da gruppi armati e battaglioni di volontari sotto il controllo delle forze armate ucraine".
La prova specifica tutto questo é consistita in "percosse, cattiva alimentazione e la mancanza di assistenza medica aper i prigionieri".

L'ONU esprime poi "particolare preoccupazione per le "sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e maltrattamenti presumibilmente perpetrate dai membri dei battaglioni di volontari, in particolare quelli denominati Aydar, Dnepr-1, Kiev-1 e Kiev-2.

"L'ONU afferma che almeno 3.660 persone sono state uccise in Ucraina orientale dall'aprile scorso, di cui 330 dal cessate il fuoco del 5 settembre, ed 8756 persone sono state ferite da aprile.

La relazione esorta le autorità ucraine ad esercitare un maggiore controllo sull' esercito e sui gruppi di volontari armati, poiché fin dall'inizio della cosiddetta operazione "anti-terrorismo" e sopratutto dopo il 25 agosto secondo il servizio di sicurezza ucraino, oltre 1.000 persone sono state arrestate con l'accusa di essere "militanti filorussi e sovversivi."

La relazione sottolinea inoltre che la popolazione civile soffre in particolare a causa del bombardamento di quartieri densamente popolati con artiglieria pesante. "Alcuni dei casi di uso sproporzionato del fuoco in aree residenziali sono imputabili alle forze armate ucraine - continua il documento - dopo l'annuncio del cessate il fuoco il 5 settembre, la portata e l'intensità delle operazioni militari sono diminuite drasticamente ma non completamente, e i civili continuano a cadere sotto il fuoco incrociato ed i bombardamenti."

L'ONU ha notato anche un "aumento dimercenari stranieri" nei ranghi delle forze armate delle repubbliche di Donetsk e Lugansk e parla del ritrovamento di fosse comuni. Alcune di esse sono state scoperte dai reparti filo russi nei pressi di Donesk al di fuori del periodo preso in esame, e dunque formalmente non sono state soggette ad esame da parte della missione di monitoraggio. Sulla loro esistenza, confermata peraltro dall'Osce, si possono però nutrire pochi dubbi.

Almeno venti morti dopo un attentato a Sanaa

Internazionale
09 10 2014

Almeno venti persone sono morte in un attentato suicida nel centro di Sanaa, la capitale dello Yemen. L’attacco è avvenuto a piazza Tahrir e ha causato anche molti feriti, secondo testimoni citati dalla Reuters.

Secondo Al Jazeera l’obiettivo dell’attentato era un raduno dei ribelli sciiti houthi e le modalità dell’attacco fanno pensare ad Al Qaeda, anche se non c’è stata ancora alcuna rivendicazione.

L’attentato arriva un giorno dopo che Ahmed Awad bin Mubarak, l’uomo scelto come primo ministro nell’ambito del trattato di pace mediato dall’Onu e firmato il 21 settembre, ha rifiutato l’incarico di guidare il nuovo governo. Gli houthi si erano opposti alla sua candidatura.

Gli houthi sono un gruppo etnico di religione sciita originario del nord dello Yemen. Chiedono un nuovo governo e di poter partecipare all’esecutivo.

Corriere della Sera
09 10 2014

Brittany Maynard ha 29 anni. Una famiglia, un marito, una vita tranquilla fino a quando non ha scoperto di essere malata: un tumore al cervello. Dopo un’operazione e un ciclo di cure, in aprile i medici le hanno detto che il cancro era tornato più aggressivo di prima, e le restavano solo sei mesi di vita, da trascorrere tra atroci dolori. Così Brittany ha deciso: ha scelto la «dolce morte» per andarsene «con dignità». E ha scelto anche il giorno: il 1 novembre. Morirà in Oregon, dove è consentito il suicidio assistito. Il giorno prima, il 30 ottobre, festeggerà per l’ultima volta il compleanno di suo marito, Dan.

Il video per raccontare la sua storia
La storia di Brittany ha commosso gli Usa. Anche perché la donna ha deciso di raccontare la sua storia e le motivazioni della sua scelta in un video pubblicato sul web. Ai media statunitensi la donna ha spiegato che non si tratta di un istinto suicida: «Io non voglio morire, ma sto morendo, e voglio farlo alle mie condizioni, con dignità». Brittany ha raccontato che da San Francisco si è dovuta trasferire a Portland, perché per ottenere i farmaci che le permetteranno una fine «pacifica e indolore», deve essere residente in Oregon. «Non voglio dire a nessuno di fare la mia stessa scelta - ha affermato - Ma la mia domanda è: chi ha il diritto di decidere per me, e decidere che merito di soffrire enormemente per settimane o per mesi?». Brittany sta utilizzando le sue ultime giornate per aiutare i pazienti dell’associazione Compassion & Choices, che si occupa dei malati terminali in California, Colorado, Connecticut, Massachusetts e New Jersey. Inoltre, difende la scelta della «morte con dignità» con la campagna «Brittany Maynard Fund», combattendo perché altri Stati diano il via libera alla prescrizione degli stessi farmaci. «La mia famiglia ha dovuto affrontare enormi cambiamenti e sacrifici per permettermi di porre fine alla mia vita con dignità, come trovare un nuovo posto dove vivere e una nuova casa - ha affermato - Ma ci sono tantissimi americani che non hanno la possibilità o il denaro per fare lo stesso, e questo non è giusto».

La legge negli Usa
Grazie ad una legge del 1997, nello Stato - oltre che in Vermont, Montana, New Mexico e Washington - i malati terminali hanno infatti la facoltà di porre fine alle loro sofferenze. Da quando è entrata in vigore la norma, 1.173 persone hanno ottenuto la prescrizione per i farmaci, ma poi solo 752 li hanno utilizzati per morire.

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