×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Attacco "agli stranieri" a Kabul

Mercoledì, mentre dalla Turchia il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg annunciava una nuova missione post-2016 in Afghanistan, da Qolola Poshta, un quartiere residenziale di Kabul, sede di Ong e dell'ambasciata olandese, si sono sentiti i primi colpi. Provenivano dal Park Palace, un hotel di livello medio-alto, frequentato soprattutto ma non esclusivamente da stranieri. [...] Per quattordici persone non c'è stato niente da fare.
Giuliano Battiston, Il Manifesto ...

I taleban assaltano l’aeroporto di Kabul

  • Giovedì, 17 Luglio 2014 09:41 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
17 07 2014

I taleban assaltano l’aeroporto di Kabul. 5 ore di guerriglia, uccisi tutti gli insorti

Un commando di taleban ha dato l’assalto nella notte all’aeroporto di Kabul. Il blitz si è concluso con la morte di tutti i miliziani (e senza vittime civili) dopo 5 ore di combattimenti. Il portavoce del ministero, Sidiq Sidiqi, ha precisato che gli attaccanti avevano preso posizione all’interno di un edificio in costruzione da dove hanno sparato razzi contro il settore militare dello scalo.

Complessivamente il bilancio è di sei morti e un agente ferito come ha riferito il portavoce del ministero dell’Interno afghano, Sediq Sediqqi, precisando che uno degli assalitori è morto in un’operazione kamikaze, mentre gli altri cinque hanno perso la vita in quasi quattro ore di scontri con le forze di sicurezza. Secondo fonti governative, citate dall’agenzia Dpa, l’attacco non ha provocato danni allo scalo. Gli scontri sono avvenuti nella zone militare dell’aeroporto, che è adiacente a quella civile.

Il Fatto Quotidiano
04 04 2014

In vista delle elezioni di sabato 5 aprile lo staff di donne afghane di Fondazione Pangea ha intervistato 100 donne di Kabul che partecipano al progetto di microcredito “Jamila” per capire come stavano vivendo questo periodo, se sarebbero andate a votare e con sentimento e quali aspettative avevano per il loro futuro e per quello del loro Paese.

Questa piccola ricerca non ha certo la pretesa di dare dati statistici assoluti, né di essere lo specchio di quanto accade in tutto il paese Afghanistan. Per noi di Pangea, impegnati dal 2003 e su più fronti nel dare un aiuto concreto alle donne e alla ricostruzione, era tuttavia importante verificare concretamente se il nostro lavoro di informazione, di sensibilizzazione ai diritti e all’empowerment delle donne avesse in qualche misura contribuito a far accrescere la loro volontà di partecipazione anche al processo elettorale.

La nostra indagine si sviluppa attraverso 22 domande rivolte a donne tra i 18 e i 50 anni e che fanno parte del nostro progetto da almeno due o tre anni. Il 92% sono sposate e tutte vivono a Kabul.

Abbiamo chiesto se e come erano venute a conoscenza delle elezioni presidenziali, se conoscevano i programmi dei candidati e sulla base di quali valutazioni esprimeranno la loro preferenza; se avranno la volontà e la possibilità di esprimere il proprio voto liberamente; quali sono le prime cose che dal loro punto di vista dovrebbe realizzare il neopresidente e infine un giudizio sul futuro dell’Afghanistan.

Tutte le intervistate (il 98%) si sono rivelate informate riguardo alle elezioni – ma ricordiamo che siamo parlando di cittadine di Kabul -, e con una forte consapevolezza dell’importanza dell’andare a votare. Infatti il 90% lo farà, mentre solo un 2% è incerta perché ha paura per la propria sicurezza.

72 su 100 sono già in possesso della carta elettorale e ciò dimostra una notevole sensibilità su ciò che accadrà sabato 5 aprile nel paese e una decisa volontà di portare un cambiamento sociale attraverso il voto.

In questo scenario, i mass media giocano un ruolo cruciale: 83 intervistate su 100 sono venute a conoscenza e traggono informazioni sulle elezioni e sui candidati dalla televisione e dalla radio, un altro importante segnale di cambiamento della società afghana, proprio a partire dalle donne, perché dimostra il desiderio di proiettarsi in un dialogo nazionale che passa dai media e che collega al resto del mondo. Ciò in qualche modo è all’antitesi del periodo oscurantista talebano in cui vigeva un isolamento culturale e mediatico estremo, almeno per quel che riguarda la situazione nella capitale. Altro invece è il discorso per le aree rurali, isolate non solo dal punto di vista logistico.

Conoscono i candidati 91 donne su 100 e nessuna voterà in base dell’appartenenza etnica. 75 di loro affermano infatti che voteranno sulla base dei programmi. La possibilità che i familiari, gli uomini nello specifico, possano influenzare il loro voto, pare non riguardate 73 intervistate, che dichiarano non solo di non subire tale pressione e che andranno a votare liberamente, ma che comunque sceglierebbero di testa loro, indipendentemente dal volere di mariti, padri o fratelli. Una dozzina di donne, invece, seguirà le indicazioni familiari. E questa è per Pangea un importante segnale. E’ la testimonianza dell’efficacia del nostro lavoro nel favorire una maggiore fiducia in se stesse e consapevolezza nelle donne.

Ma alla fine, queste elezioni cambieranno qualcosa? Secondo il 94% delle intervistate sì. E tanta è la fiducia e l’ottimismo per il futuro dell’Afghanistan. È evidente che vi è una forte voglia di cambiamento forse dovuta al fatto che ormai dopo anni la popolazione stessa, a partire dalle donne, ha voglia di riscrivere la propria storia in pace.

La risposta all’ultima domanda che abbiamo fatto – “Quali sono i problemi più urgenti da affrontare per il Paese?” – ci racconta molto della vita quotidiana delle persone: in 60 donne hanno detto la disoccupazione, in 46 la sicurezza, in 15 la condizione femminile, in 7 la corruzione, in 7 la sicurezza alimentare, in 4 l’educazione e una donna il ritiro delle truppe Isaf.

Ognuno tragga da sé le proprie conclusioni. Il Progetto Jamila di Fondazione Pangea risponde alla prima priorità, risolvere la disoccupazione: grazie al microcredito, infatti si crea lavoro, ma per fortuna non partecipiamo alle elezioni in Afghanistan!

Simona Lanzoni

Scritto in collaborazione con Barbara Gallo, attivista di Pangea è appassionata di Afghanistan

Dopo la denuncia di Human Rights Watch, l'ha confermato al Wall Street Journal il direttore dell'ufficio legislativo del ministero, Abdul Raouf Brahawee: il gruppo che lavora alla riforma della giustizia sta valutando la reintroduzione della pena di morte per lapidazione. ...
Oggi in qualche scuola della capitale esistono persino classi miste: un timido ma importante tentativo di ridare dignità alle donne, che oggi siedono persino nel 28% dei seggi in Parlamento e per le strade di Kabul camminano coprendosi il capo con veli sempre meno claustrofobici. ...

facebook