Nuotare contro corrente

  • Giovedì, 30 Maggio 2013 07:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
30 05 2013

Chiara Volpato è docente di Psicologia sociale all’Università di Milano-Bicocca. Ha scritto in precedenza il bellissimo “Deumanizzazione. Come si legittima la violenza”. Ora, sempre per Laterza, è in uscita “Psicologia del maschilismo”, che vi consiglio caldamente e da cui traggo questo brano.

“Di fronte al cambiamento femminile, gli uomini paiono aver attuato una sorta di resistenza passiva, nella speranza, forse, di mantenere le posizioni acquisite facendo concessioni parziali e limitate. Lo rivelano le ricerche sulla concezione del sé che mostrano cambiamenti tra le donne, non tra gli uomini. Lo confermano le ricerche sul contenuto degli stereotipi che fanno trapelare mutamenti nello stereotipo femminile, non in quello maschile. Lo ribadiscono le analisi di libri e programmi per adolescenti e giovani, che indicano anch’esse una trasformazione nelle immagini femminili, non in quelle maschili.
Una conferma viene da un lavoro di Patrizia Romito e Caterina Grego (2013) che hanno chiesto a un gruppo di femministe canadesi, francesi e italiane e ai loro figli maschi di raccontare quella che hanno definito “un’esperienza di nuoto contro corrente”, vale a dire la difficile impresa di crescere un figlio maschio, rendendolo consapevole di appartenere alla casta dei dominanti, fornendogli gli strumenti per leggere e rifiutare il maschilismo, motivandolo a essere un uomo diverso, senza ferirlo, senza isolarlo dal mondo degli uomini, senza farne un outsider. (…)
Le interviste mettono in luce delle differenze che fanno riflettere tra i tre paesi: in Québec colpisce la legittimità sociale acquisita dal femminismo, considerato un movimento capace di promuovere cambiamenti positivi e di veicolare valori importanti per la vita di tutti; in Francia emergono determinazione, coerenza, consapevolezza nelle madri e accettazione degli inusuali percorsi di vita nei figli; in Italia dominano da entrambe le parti esitazioni, dubbi, amarezze.
(…) In Québec, in particolare, si respira un clima di libertà e rispetto per le istanze delle donne assolutamente sconosciuto in Italia, dove il termine femminista provoca imbarazzo e prese di distanza e parlare di uomini femministi o pro-femministi suscita il sorriso. E’ chiaro che, nel clima di sessismo benevolo che connota nel nostro paese gli ambiti della famiglia e dell’educazione, l’impresa di crescere dei figli maschi con idee e comportamenti inconsueti è improba e soliaria. L’educazione femminista è una battaglia culturale condotta da una minoranza di donne e uomini contro i comportamenti maggioritari, rafforzati dall’ambiente e diffusi dai media.
Oggi, comunque, il sessismo è un’ideologia nostalgica che guarda indietro. Può avere successo, come tutti i movimenti di restaurazione e controriforma, soprattutto in un paese come il nostro, abituato a sperimentare rivoluzioni conservatrici. In generale, però, il dominio maschile non si impone più con l’evidenza di ciò che è ovvio. Il maschilismo ha cessato di essere funzionale, se mai lo è stato, perché non è più in grado di dare risposte soddisfacenti a una società che cambia. Ne è esempio la crisi attuale, nella quale si intravede lo slancio di una mascolinità senza freni fondata sull’amore del rischio e dell’avventura, sull’avidità, sulla voglia sfrenata di potere, sull’esibizione di una supposta competenza finanziaria, sul desiderio di umiliare gli altri e sbandierare il proprio status”.

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