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Indossa un elegante shalwar kameez viola e fucsia ("me lo ha comprato la mamma"). Ai piedi, i tacchi (della mamma) con cui non supera il metro e 57, proprio come due anni fa. "Ma non bisogna essere alti - dice - per cambiare il mondo".
Viviana Mazza, Corriere della Sera ...

Pakistan: dieci ergastoli per gli attentatori di Malala

  • Giovedì, 30 Aprile 2015 12:04 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

la Repubblica
30 04 2015

Un tribunale antiterrorismo pachistano ha condannato dieci persone all'ergastolo per l'attentato realizzato contro Malala Yousafzai, la giovane pachistana Premio Nobel per la Pace. La giovane, di 15 anni, fu ferita gravemente il 19 ottobre 2012 da un commando di talebani del TTP.

Malala fu gravemente ferita alla testa mentre ritornava a casa da scuola a Mingora, nella Valle dello Swat, e l'attentato fu rivendicato dai militanti del Tehreek-e-Taliban Pakistan. Insieme a lei furono ferite, anche se meno gravemente, due altre giovani studentesse, Kainat e Shazia.

I dieci imputati condannati oggi, originari del Malakand, furono arrestati dall'esercito pachistano nel settembre dello scorso anno e consegnati ai tribunali antiterrorismo. Trasportata in aereo in Gran Bretagna, Malala fu sottoposta a delicati interventi chirurgici recuperando quasi completamente il suo stato fisico. La sua azione per l'istruzione, soprattutto delle bambine nel mondo islamico, le ha permesso lo scorso anno di diventare la più giovane Premio Nobel per la Pace, insieme all'attivista indiano Kailash Satyarthi.

Solo la scuola cambia la vita dei bambini

Malala"Questo premio non è solo per me: è per tutti quei bambini dimenticati che desiderano un'istruzione. È per quei bambini spaventati che vogliono la pace. È per quei bambini senza voce che vogliono un cambiamento. Sono qui per far valere i loro diritti, far sentire la loro voce... Non è il momento di compatirli. È il momento di darsi da fare affinché questa sia l'ultima volta che vediamo negata l'istruzione a un bambino. L'istruzione è uno dei beni della vita, e una necessità". 
Malala Yousafzai, la Repubblica ...

Corriere della Sera
10 12 2014

di Viviana Mazza

Pubblichiamo la lettera di Babar Khan Yousafzai, un ragazzo pachistano di 24 anni che studia Lingue presso l’Università di Cassino. Alcuni nel suo Paese non ammirano Malala, ma lui sì la considera un modello per i musulmani.

Malala Yousafzai, attivista pachistana per il diritto all’istruzione, insieme all’attivista indiano per i diritti dei bambini Kailash Satyarthi, ha vinto il Nobel per la Pace. A 17 anni, Yousafzai è oggi la più giovane vincitrice. Nell’ottobre del 2012 i talebani le spararono per aver parlato a favore dell’istruzione delle donne. Nonostante questo, non si è arresa ma ha riaffermato l’importanza della sua causa.

La storia di Yousafzai confuta gli stereotipi che vedono le donne musulmane come bisognose di salvezza esterna dall’oppressione portando l’attenzione non solo sulle attiviste musulmane come Malala ma motivando altre a fare altrettanto. L’idea che le donne musumane debbano essere subordinate agli uomini non ha senso. In realtà, molte nazioni a maggioranza musulmana, come la Tunisia, l’Algeria, l’Iraq, l’Afghanistan, hanno oggi maggiori percentuali di donne nei loro parlamenti rispetto agli Stati Uniti.

Coloro che nei Paesi a maggioranza musulmana si oppongono all’istruzione femminile si basano su valori culturali e non sull’Islam in sé, perché l’Islam fa riferimento direttamente e indirettamente all’istruzione come un dovere per uomini e donne. Si può discutere e dibattere sull’opportunità o meno di un curriculum laico, ma queste sono questioni che richiedono un dialogo e non giustificano un divieto dell’istruzione femminile.

Yousafzai ci ricorda che “Non possiamo avere successo se metà di noi viene esclusa”. Sappiamo che investire nell’istruzione delle donne è di beneficio non solo alle donne ma all’intera comunità. L’istruzione femminile ha un ruolo enorme nell’affrontare questioni globali come la lotta alla povertà e la mortalità infantile. Per esempio, secondo l’Unesco, tra gli anni 1970 e 2009, la crescita dell’istruzione femminile ha prevenuto la morte di 4 milioni di neonati. Una madre che ha ricevuto un’istruzione minima ha il 50% di probabilità in più di tenere in vita il proprio bambino oltre i 5 anni.

Quando Malala è apparsa alla tv americana, al Daily Show With Jon Stewart e le hanno chiesto che cosa farebbe se si trovasse di fronte l’uomo che e ha sparato, lei ha risposto “Gli dirò quanto è importante l’istruzione per i suoi figli”. Dopotutto, il legame tra ignoranza e paura è forte,, ma per fortuna non è impenetrabile. Per costruire una società più prospera l’istruzione deve essere accessibile a tutti, al dilà del sesso, razza, classe, e regione. Andare a scuola non sarà sufficiente a creare persone di mentalità aperta e ben informate, ma è comunque nostro dovere dare ai bambini la possibilità di accedere ad una istruzione di qualità.

Non c’è uguaglianza tra uomini e donne nell’istruzione in tutto il mondo, ed è importante sradicare la tendenza ad escludere e scoraggiare le donne da alcune discipline. Per questo, il lavoro di Yousafzai deve far riflettere ogni comunità sulle mancanze all’interno di ogni sistema educativo. Il riconoscmento del suo lavoro ispirerà altre persone sulla stessa strada. Noi giovani siamo i leader del futuro. Abbiamo la responsabilità di partecipare attivamente a migliorare il nostro mondo. Yousafzai ricorda il nostro diritto all’istruzione indipendentemente dalla nostra identità di genere.

Corriere della Sera
17 11 2014

 

La nuova edizione di «Io sono Malala», edito da Garzanti, vede alcuni contenuti inediti, tra cui una nuova prefazione di cui pubblichiamo uno stralcio

di Malala Yousafzai


È trascorso un anno dall’uscita del mio libro e due da quella mattina di ottobre in cui i talebani mi spararono, mentre tornavo a casa dalle lezioni su un autobus. La mia famiglia ha affrontato molti cambiamenti. Siamo stati prelevati dalla nostra vallata di montagna nello Swat, in Pakistan, e trasportati in una casa di mattoni a Birmingham, in Inghilterra. A volte sembra così incredibile che mi viene voglia di darmi un pizzicotto.

Ora ho diciassette anni, ma una cosa che non è cambiata è la mia riluttanza ad alzarmi al mattino. La cosa stupefacente, invece, è che adesso è la voce di mio padre a svegliarmi. E’ il primo ad alzarsi e prepara la colazione per me, mia madre e i miei fratelli, Atal e Kushal. Ovviamente non lascia che il suo impegno passi inosservato, e ci tiene a far notare come spreme le arance fresche, come frigge le uova, scalda il pane e prende il miele dall’armadietto. «È solo la colazione!» lo prendo in giro. Per la prima volta nella sua vita fa pure la spesa, anche se lo odia. L’uomo che non sapeva il prezzo di un litro di latte va tanto spesso al supermercato da conoscere la posizione di tutti gli articoli sugli scaffali! «Sono diventato come una donna, un vero “femminista”!» dice, e io per scherzo gli tiro dietro qualche oggetto.

Poi io e i miei fratelli usciamo per correre ognuno in una scuola diversa. E lo stesso fa nostra madre Toor Pekai: questo è uno dei cambiamenti maggiori. Per cinque giorni alla settimana va in una scuola di lingue per imparare a leggere e a scrivere, e anche a parlare inglese. Mia madre non ha ricevuto alcuna istruzione, e forse è questo il motivo per cui ci ha sempre incoraggiati ad andare a scuola.
Un anno fa pensavo che non ci saremmo mai ambientati, invece comincio a sentirmi a casa a Birmingham. Non sarà mai come lo Swat, che mi manca ogni giorno, ma quando faccio un viaggio e poi torno, mi sento a casa mia. Ho persino smesso di pensare alla pioggia costante, però mi viene da ridere quando le mie amiche di qui si lamentano del caldo appena il termometro tocca i 20-25 gradi. A me sembra primavera. Alla scuola nuova sto facendo amicizie, anche se la mia migliore amica resta Moniba; stiamo ore su Skype a raccontarci tutto. Quando mi parla delle feste nello Swat, vorrei tanto essere là. A volte parlo con Shazia e Kainat, le altre due ragazze ferite sull’autobus, che ora stanno in Galles all’Atlantic College. È difficile per loro vivere in una cultura così diversa, ma sanno che è una grande opportunità di realizzare il loro sogno, quello di aiutare la loro comunità d’origine.

Il sistema scolastico qui è molto diverso da quello del Pakistan. Nella mia vecchia scuola ero «quella brava». Qui in Gran Bretagna, gli insegnanti si aspettano di più dagli studenti. In Pakistan scrivevamo lunghe risposte ai quesiti. Si poteva scrivere quello che si voleva; a volte i professori si stufavano e non leggevano fino in fondo, ma davano ugualmente voti alti! Può darsi che le aspettative fossero più basse perché il solo fatto di andare a scuola era una sfida. A casa mia ero considerata un’amante dei libri perché ne avevo letti otto o nove. Ma nel Regno Unito ho conosciuto ragazze che hanno letto centinaia di libri. Adesso mi rendo conto di non avere letto quasi nulla. L’anno prossimo farò la maturità e spero di andare all’università a studiare Scienze politiche e Filosofia.

Ho ancora la speranza di tornare nello Swat. Sono certa che un giorno sarà possibile. Sogno di poter essere un personaggio influente nella vita politica pachistana, un giorno. Purtroppo Maulana Fazlullah, il capo dei talebani dello Swat che mi hanno sparato, ora è il capo dei talebani di tutto il Pakistan. Questo ha reso ancora più rischioso il ritorno in patria. Ora la mia salute è buona. I dottori dicono che ora il recupero del mio nervo facciale è al 96%. L’impianto cocleare ha migliorato il mio udito. Non soffro più di mal di testa e posso fare sport, purché gli altri stiano attenti a non tirarmi una palla in testa!

Quando ricevo un premio mando il denaro nello Swat: spero di aiutare i bambini ad andare a scuola o gli adulti ad avviare piccole attività, come un negozio o un taxi, con cui guadagnare soldi per la famiglia. Con il Malala Fund, ho avviato progetti in Giordania, Pakistan, Kenya e Nigeria. Come dice mio padre, siamo gli esuli trattati meglio al mondo, in una bella casa, eppure daremmo qualsiasi cosa per la nostra patria. Nell’ultimo anno sono cambiate tante cose, ma in realtà io sono ancora quella Malala che andava a scuola nello Swat. La mia vita è cambiata, ma io no. Se lo chiedeste a mia madre, risponderebbe: «Sì, forse Malala è diventata più saggia, ma a casa è sempre la stessa ragazzina litigiosa che getta la camicia di qua e i pantaloni di là, la stessa ragazzina disordinata che strilla sempre: “Non ho fatto i compiti!”». Certe cose, anche se sono piccole, restano sempre uguali.
Birmingham, luglio 2014

La nuova edizione del libro «Io sono Malala», edito da Garzanti, vede alcuni contenuti inediti, tra cui una nuova prefazione (qui sopra, uno stralcio). Contiene anche una nuova intervista alla studentessa pachistana diciassettenne sopravvissuta a un attentato dei talebani e vincitrice, quest’anno, del premio Nobel per la Pace.
Nelle edicole il libro sarà in vendita con il Corriere della Sera a 12,90 euro più il prezzo del quotidiano. Disponibile anche l’ebook nell’app per iPad Biblioteca del Corriere a 8,99 euro.

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