Ricordando Pasolini quarant'anni dopo

  • Mercoledì, 21 Ottobre 2015 15:03 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
21 10 2015

Le iniziative per ricordare lo scrittore da martedì 27 al Teatro India poi sulla scena dell'Argentina

Scrittore, poeta, cineasta, pensatore militante, mito critico e tragico, "testimone carnale" di ieri, profeta dell'oggi, spirito più moderno di ogni artista moderno, l'anti-istituzionale Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla sua scomparsa si vede attribuito un serissimo omaggio di programmi, progetti e risguardi che parte dal Ministero dei Beni Culturali per iniziativa del Ministro Dario Franceschini, che allo scopo ha attivato un Comitato presieduto da Dacia Maraini, e ha preso parte ieri a una delle conferenze più umane e documentate che si siano tenute al Teatro India, spazio laborioso del Teatro di Roma che è in prima fila tra i poli nazionali ideatori di proposte pasoliniane.

"Forse è rischioso associare Pasolini a una sua celebrazione - ha notato Franceschini - ma un risarcimento pubblico gli è dovuto, anche se con colpevole ritardo ufficiale. Più che solo commemorare il passato, ora dovremmo trasmettere il suo esempio, il suo disincanto e suo presentimento del futuro alle nuove generazioni, concentrandoci anche sul tema delicato delle periferie urbane". Nei panni di padrone di casa, il direttore del Teatro Nazionale di Roma Antonio Calbi ha annunciato gli appuntamenti dedicati a questo rivoluzionario autore: Sono Pasolini di Giovanna Marini dal 27 all'India, la maratona di letture di frammenti da Petrolio del 2 novembre all'Argentina a cura di Maraini-Calbi-Siciliano con 22 artisti di culto, lo spettacolo-partita di pallone Pier Paolo! di Giorgio Barberio Corsetti in un campo di Pietralata, La stanza della tortura da "Salò/Sade" con Francesca Benedetti diretta da Marco Carniti, Il Vantone con Ninetto Davoli, Dopo Pasolini delle Ariette, il Calderón con regia di Federico Tiezzi, e PPP Ultimo inventario prima di liquidazione di ricci/forte, con in più la messinscena di Ragazzi di vita a firma di Massimo Popolizio nel novembre 2016.

Sono stati illustrati gli eventi monografici della Cineteca di Bologna e dell'intera regione del Friuli, si è riferito del potenziale della Biblioteca Pasoliniana del Gabinetto Vieusseux di Firenze, si è fatto cenno ai 30 programmi di Rai Cultura a partire dal 26 ottobre e a un film tratto dalle 60 ore di tv con Pasolini "solo con la voce e col corpo di Pasolini stesso", in onda l'1 novembre alle 23,30. E s'è reso noto che il Museo Criminologico apre l'accesso al pubblico perché prenda visione degli effetti personali del poeta. Poi, degnissimo e commovente finale, Giovanna Marini ha eseguito il suo canto-lamento sulla morte di Pasolini, "Persi le forze mie, persi l'ingegno, la morte m'è venuta a visitare...".

Rodolfo di Giammarco

La Storia Sbagliata dell'Idroscalo

  • Lunedì, 19 Ottobre 2015 14:59 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
PasoliniAntonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano
19 ottobre 2015

"Sono Oriana Fallaci. Padellaro, ascolta bene: Pasolini è stato ucciso dai fascisti. DAI FASCISTI, devi scriverlo". ...

Perché fu un delitto politico

  • Domenica, 04 Ottobre 2015 09:41 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
Pier Paolo PasoliniCarlo Lucarelli, La Lettura
4 ottobre 2015

Tre cose. La prima. Finché è vissuto, Pier Paolo Pasolini è stato un intellettuale che con la sua vita e le sue opere ha litigato e fatto litigare molto (come del resto accade sempre quando si incontrano originalità, creatività e genio). ...

Ogni casa porta a Pasolini

Ogni anno, il 19 di agosto qualcuno lascia accanto al portone di via Eufrate una rosa rossa. Nessun biglietto, se non una volta, ed è impossibile sapere cosa ci fosse scritto. Il 19 agosto non è la data della morte di Pier Paolo Pasolini, e neanche quella della sua nascita.
Silvia D'Onghia, Il Fatto Quotidiano ...

Contro la televisione

  • Lunedì, 16 Marzo 2015 11:32 ,
  • Pubblicato in Il Commento
Pasolini e la televisionePierpaolo Pasolini, Corriere della Sera
9 dicembre 1973

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati.

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