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Anche l'Italia, come il resto d'Europa, ha le sue periferie  ghetto. Quartieri in cui il disagio latente degli abitanti, acuito dalla crisi economica, insieme alla crescente immigrazione, alla microcriminalità diffusa e all'assenza dello Stato - fisicamente percepibile nella pressoché totale incapacità di controllo del territorio
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"Voi siete senza lavoro, è terribile ma la colpa non è nostra". I rifugiati nel centro: "Siamo in Italia per essere protetti, invece abbiamo paura." [...] La furia profonda di chi non li vuole più vedere non sembra scemare, anzi contagia altre periferie di questa Roma impiastricciata di cortei rabbiosi e appelli sconsiderati. La civiltà è uno strato sottile, basta la pioggia per cancellarla. "La gente ci insultava e noi zitti nel bus, gli occhi bassi..."
Domenico Quirici, La Stampa ...

Così abbiamo abbandonato le periferie

  • Lunedì, 17 Novembre 2014 08:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache del Garantista
16 11 2014

di Khalid Chaouki 

Ci sono quartieri di Roma dove molti romani che conosco non ci mettono mai piede, e chi vive a Roma, prima o poi deve ammettere che, in fondo, ci sono due città: la Roma del centro, dei palazzi istituzionali, delle case affittate a caro prezzo agli universitari e delle linee metro che ti accompagnano fin sotto casa. E la Roma che devi andare a cercare perché non ci capiti per caso, la sconfinata periferia romana di Casal de’ Pazzi e Rebibbia, Borgata Ottavia, Nuovo Salario e Fidene, Corcolle, Borghesiana, Tor Pignattara, Centocelle e, appunto, Tor Sapienza.

La storiaccia di Tor Sapienza è una storia romana, di questa Roma degli ultimi, delle periferie che ci ha raccontato per anni Pasolini, borgate che sorgono tutto intorno a Roma, quartieri oggi attanagliati da una crisi feroce, dalla mancanza di lavoro, da un degrado urbano che soffoca e deprime i cittadini, quartieri dove molti immigrati trovano un alloggio a buon prezzo.

In questi giorni Tor Sapienza, 16 mila abitanti ad Est di Roma, è balzata prepotentemente alle cronache quando il 12 novembre alcuni residenti hanno tentato l’assalto del nuovo centro per i richiedenti asilo di via Morandi dove vivono 35 rifugiati provenienti da diversi Paesi: Pakistan, Mali, Etiopia, Eritrea, Afghanistan, Mauritania. Uomini, donne e ragazzi che hanno conosciuto la guerra e la persecuzione, le prigioni della Libia e un pericoloso viaggio per mare prima di arrivare qui da noi.

Ma intanto, a Tor Sapienza la rabbia che da tempo covava nei bar e per le strade è esplosa con violenza, e qualcuno si è anche sorpreso dell’accaduto. Ma le avvisaglie, purtroppo, c’erano e si mostravano chiaramente a chi aveva occhi per vederle. Il mio impegno politico, negli ultimi anni, ha trovato una naturale collocazione nelle periferie, qui ho incontrato i cittadini, italiani e immigrati, qui sono venuto per ascoltare i loro disagi e le loro critiche ad un’amministrazione ancora troppo assente in queste latitudini, qui, con i comitati di quartiere abbiamo organizzato splendide iniziative, che ancora porto nel cuore: una giornata di pulizia delle strade, dei parchi e delle aiuole che ha visto lavorare insieme italiani e immigrati, perché la qualità della vita dipende moltissimo dall’ambiente che ci circonda.

E a Tor Pignattara, solo un mese fa, abbiamo fatto una lunga passeggiata interculturale che ci ha portati a conoscere le bellezze di questa borgata, la street art che attraversa il quartiere, il Cinema Impero che è un cantiere di idee e che presto diventerà un laboratorio di danza e teatro; perché c’è una Roma silenziosa e laboriosa che crede nella convivenza e nel dialogo.

Oggi più di ieri abbiamo il dovere di lavorare per costruire una società davvero interculturale e plurale, capace di convivere nelle differenze, non possiamo più aspettare per realizzare questo mondo non solo possibile, ma urgentemente necessario. La coesistenza nel rispetto e nella legalità non può essere solo una chimera, un’utopia lontana, deve diventare pratica quotidiana, dev’essere la grammatica di una lingua nuova che i quartieri periferici della Capitale devono imparare a parlare. Anche perché altrimenti è solo caos e violenza, e questa è un’alternativa non percorribile.

Qualche giorno fa su Repubblica monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, ha definito quella di Tor Sapienza una «guerra fra poveri» evidenziando «la spregiudicatezza di taluni politici che cavalcano il malcontento attirando i gruppi più estremi». Parole chiare e dure quelle di Monsignor Feroci, che ci ricordano come sarebbe grave e addirittura complice, giunti a questo punto, il silenzio delle istituzioni, che non possono rimanere indifferenti di fronte al dilagare di una guerriglia che, nelle borgate, è diventata una caccia allo straniero.

Le periferie romane attendono un’importante opera di riqualificazione urbana, ormai non più procrastinabile, la qualità della vita passa per la qualità e la dignità dei luoghi in cui viviamo, questo sforzo è chiesto al Comune di Roma, perché le borgate vanno riconsegnate alla legalità e alla civiltà, le scene orribili di cieca violenza dello scorso 12 ottobre, la paura negli oggi di Yousef e Semia ospiti del centro Morandi, le bombe carta e gli slogan razzisti sono scene che non vogliamo più vedere. Per cambiare rotta però dobbiamo rimboccarci le maniche, e sporcarci le mani insieme agli operatori culturali, ai cittadini di buona volontà e a chiunque sia pronto a costruire con noi una città aperta, plurale, accogliente e sicura.

*Deputato Pd

Che succede a Tor Sapienza?

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 19:34 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Dinamo Press
12 novembre 2014

Sono giorni di fuoco quelli che si stanno verificando nel quartiere di Tor Sapienza, nel cuore della periferia romana. Abitanti del quartiere, uniti a gruppi riconducibili all'estrema destra romana, hanno tentato un assalto prima a un'occupazione dei movimenti per il diritto all'abitare abitato da una dozzina di famiglie[...];

Il fascino del Quadraro tra graffiti e murales

quadraroVivere in una città che perde svariate speranze al giorno rende disattenti. Ci si guarda meno intorno anche quando si pedala, per non soffrire; non si fa caso alle rare cose recenti interessanti, perché non si crede più che a Roma ne possono succedere.
Maria Laura Rodotà, Il Corriere della Sera ...

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