Boldrini: la vera rivoluzione? Mettere le donne al centro

  • Giovedì, 04 Aprile 2013 11:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

Rassegna.it
04 04 2013

Il presidente della Camera sul Sole24Ore rilancia la questione femminile. "In Italia solo il 54% delle donne lavora o è in cerca di occupazione, il livello più basso d'Europa". Poi sulla politica: "I cittadini devono potersi innamorare delle istituzioni"


“Il vero cambiamento ci sarà quando le donne saranno messe al centro della società: quella sarà la vera rivoluzione culturale”. La presidente della Camera Laura Boldrini, decide di intervenire nel dibattito pubblico con un'intervista al Sole 24 Ore, per rilanciare la questione femminile.

“Bisogna aiutare le donne a uscire dalla condizione di subire la violenza in silenzio – afferma la terza carica dello Stato - potenziando le case-famiglia e i centri di ascolto, ma è altrettanto importante rilanciare l'occupazione femminile sia perché una donna che ha un proprio reddito è più libera sia perché, più in generale, la percentuale delle donne che lavorano o che sono in cerca di lavoro è del 54%, la più bassa d'Europa. E quando le donne lavorano, la produzione aumenta'.


Poi Boldrini sposta lo sguardo sull'attività politica e in particolare sui primi passi mossi dalla Camera che presiede. “Sto portando avanti il mio impegno alla Camera ad un ritmo sostenuto: in 18 giorni abbiamo fatto cinque riunioni di capigruppo, quattro dell'Ufficio di presidenza e sette sedute d'aula”, dichiara Boldrini. “Vista la situazione economica ho pensato che non potessimo essere impermeabili ai bisogni dell'economia reale e perciò è nata la commissione speciale con il compito di valutare la relazione del Governo in vista dello sblocco, quanto prima, di 40 miliardi di debiti della P.A.”.

Quanto alle commissioni permanenti, “ho sollecitato i gruppi a mandarmi i nomi dei deputati, ma non è stato sciolto il nodo' sulla loro costituzione prima o dopo la nascita del nuovo governo. Per la presidente della Camera “i cittadini devono potersi innamorare delle istituzioni e le istituzioni devono rendersi amabili”. “Se vogliamo che i giovani guardino alla politica con altri occhi, la politica deve essere lo strumento per farsi carico dell'interesse comune. E, in nome di questo, deve cercare la sintesi anche tra interessi contrapposti, che - evidenzia - non deve necessariamente essere considerata sinonimo di inciucio, ma espressione del l'esercizio del potere”.

Donna con borsa e simboli

  • Mercoledì, 03 Aprile 2013 08:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
03 04 2013

FORCE è un gruppo femminista che si batte contro lo stupro. Con vari mezzi: dalla sorta di hackeraggio delle pagine social di Victoria’s secret per vendere biancheria intima molto particolare (le mutandine con su scritto “No vuol dire no”, per esempio), al memorial temporaneo, ma efficacissimo, sul Washington Mall: una scritta fluttuante sull’acqua, con le parole I CAN’T FORGET WHAT HAPPENED BUT NO ONE ELSE REMEMBERS. La discussione, non solo fra donne, sulla necessità di avere o meno un monumento, sia pur effimero, contro la violenza, è tuttora aperta (e, mi sembra, approfondita e civile).
Ci sono altri esempi: nel 2010 l’amministrazione di Ciudad Juárez ha annunciato che avrebbe convocato gli artisti messicani per un monumento contro il femminicidio, poi inaugurato nell’agosto 2012. Nel 1992, un anno dopo la serie di morti femminili che aveva sconvolto Ottawa, viene realizzato un monumento deciso dalla WUAC e portato a termine in cooperazione con l’amministrazione comunale e l’Università delle donne. Nel 1997, un altro monumento, scelto da una giuria, viene inaugurato a Vancouver, in memoria delle donne uccise. La lista è lunga: cito solo, per quanto riguarda l’Italia, il concorso per gli studenti del liceo artistico di Piacenza per realizzare un’opera- simbolo contro la violenza sulle donne.
Ora, possiamo discutere quanto volete se un monumento sia o meno necessario. Credo che iniziative come quelle di Force siano - proprio per il loro carattere volutamente caduco - più forti. E credo, sempre a titolo personale, che assai più efficace sia il lavoro nelle scuole e il finanziamento dei centri antiviolenza. La carrellata di storie e memorial è finalizzata però alla ormai famigerata vicenda della statua di Ancona, peraltro presentata come “prima in Europa e forse nel mondo”.

Di “Violata”, opera di Floriano Ippoliti, si è discusso fino allo sfinimento in rete e sui giornali (locali, quasi sempre). Ieri sono state presentate le settecento firme della petizione che ne chiede la rimozione. Si è parlato, non solo sul web, della preesistenza della statua (col nome di “Donna con borsa”, visibile sul sito di Ippoliti), cui sarebbe stato rapidamente cambiato il nome e il valore simbolico. Si è parlato di tante cose, ci si è interrogati su chi abbia deciso di scegliere, senza concorso, quell’opera per rappresentare la violenza contro le donne (la Commissione pari opportunità, a quanto sembra, in concordanza e concorso con i nomi incisi sulla targa della statua: Regione Marche, Consiglio Regionale Assemblea Legislativa, Comune di Ancona, Corecom Marche, Camera di Commercio di Ancona, Anconambiente, famiglia Alberto Rossi, Comitati Snoq Marche, Fidapa Ancona Riviera del Conero, Inner Wheel Club di Ancona, Movimento Italiano Casalinghe Marche, Penelope donne nella pesca Ancona, Soroptimist International Ancona). Ci si è chiesti perché investire i 17.000 euro del budget della commissione in un’opera che era già stata (a quanto riferisce il Carlino) precedentemente rifiutata da Provincia, Comune e Regione e che, si ripete, esisteva già con altro nome e non certo con destinazione pubblica. Si sono fatte performance (come quella dell’accappatoio, bollata come gesto bigotto e contro l’arte libera). La risposta della presidente delle Pari Opportunità, Adriana Celestini, così come riportata dal Messaggero, è raggelante: “Quella statua non è un’ offesa alle donne perché quello che si è voluto leggere dai più è la cultura del rispetto. Chi ci vede altro è una persona che deve essere curata.”
Questo, a dispetto delle sfinenti spiegazioni sulla differenza fra opera scelta come simbolo pubblico e opera d’arte, sul fatto che non ci fosse stato un bando, sul fatto che tutto fosse stato fatto in fretta e furia, alla vigilia della campagna elettorale di Ancona, per incassare il telegramma di apprezzamento della presidente della Camera (che con ogni probabilità non ha visto la statua). Non so cosa accadrà, a firme consegnate. Ma credo che quella di Violata sia una brutta pagina, che dovrebbe dimostrare cosa avviene quando si piega un’emergenza reale, e la morte delle donne, a fini di visibilità partitica. Avviene che, assai tristemente, viene a cadere la fiducia di chi dovrebbe parlare a nome delle altre donne, e rappresentarle. Ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, oggi.

Dominus maschile. E le donne?

  • Mercoledì, 03 Aprile 2013 08:04 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Elettra Deiana, Zeroviolenzadonne
3 aprile 2013

La crisi in cui si dibatte l'Italia - e non solo - è crisi di un'idea del mondo, delle relazioni umane, delle strutture economiche sociali politiche simboliche di cui gli uomini sono stati il dominus. ...

Una donna al quirinale: la petizione

  • Mercoledì, 03 Aprile 2013 08:03 ,
  • Pubblicato in Flash news

Vita da streghe
03 04 2013

Dopo la nomina dei dieci saggi da parte di Napolitano (tutti uomini), non appare affatto irragionevole la proposta di eleggere una donna come Presidente della Repubblica. Anzi, oserei dire quanto mai necessaria. Se pensavate infatti che ormai la lotta per la parità rappresentativa fosse cosa obsoleta, forse è il caso che vi prendiate un attimo per riflettere, alla luce dei fatti recenti, se le cose stiano davvero così e se non sia forse il caso di firmare e diffondere la petizione lanciata su Change da Enrica Beccalli.

Nel momento in cui scrivo sono già oltre 1.800 i firmatari e le firmatarie. Sarebbe bello se fossero di più e soprattutto se il valore simbolico della petizione arrivasse, tramite il nostro tam tam, alle orecchie della politica, che a quanto pare senza pressioni dal basso, su questo tema pare ancora abbastanza sorda.
Certo, essere donna non è garanzia di bontà istituzionale, siamo tutti d'accordo, ma è pur vero che di donne in ruoli autorevoli abbiamo un gran bisogno e non penso sia impossibile trovarne di degne e meritorie fra la maggioranza della popolazione italiana, quale è il numero di donne oggi in Italia.

Il testo della petizione, che vi copincollo di seguito, invita anche a scrivere le vostre proposte di nomi di donne per la presidenza della Repubblica:

PARLAMENTO ITALIANO: ELEGGERE UNA DONNA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

E' importante perché serve un chiaro e radicale segnale di cambiamento in questo paese. La condizione delle donne in Italia dimostra che siamo un paese che ha bisogno di una radicale evoluzione culturale. In Italia il 52% della popolazione è femminile, tuttavia non sono garantite le pari opportunità e a pagarne le spese sono tutte le famiglie, tutti i cittadini e le cittadine, tutta la nazione.
C'è una forte correlazione tra il divario di genere di un paese e la sua competitività nazionale, perché le donne rappresentano la metà della base di potenziali talenti di un paese. La competitività di una nazione dipende in modo significativo dalla condizione delle donne.
Nel 2011 il Paese continua a collocarsi tra i più arretrati nella graduatoria dell’indice Global Gender Gap (al 74° posto su 145 paesi; 21° posto tra quelli dell’Unione europea), i ritardi riguardano l’accesso al mercato del lavoro, il livello delle retribuzioni, la carriera, il raggiungimento di posizioni apicali e l’iniziativa imprenditoriale.
Evidenze internazionali mostrano i possibili benefici di una maggiore partecipazione
femminile al mercato del lavoro, nelle posizioni di vertice, nelle amministrazioni.
A una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli
di corruzione più bassi e un’allocazione delle risorse orientata alla spesa sanitaria e ai
servizi di cura e di istruzione. Una maggiore occupazione femminile si associa all’acquisto di beni e servizi, specie quelli di cura, altrimenti prodotti all’interno della famiglia, stimolando l’espansione di un mercato in Italia poco sviluppato; può determinare un aumento del numero di famiglie con redditi da lavoro e una riduzione del rischio di povertà, con una crescita complessiva del PIL.
E' tempo di cambiare. Facciamolo insieme.
Un presidente della Repubblica Italiana donna sarebbe un forte segnale per dare inizio a questo cambiamento, visto che fino ad ora il problema è stato sottovalutato o ignorato da chi avrebbe dovuto prendere decisioni in merito.
WHY NOT?

Qui per firmare:

http://www.change.org/it/petizioni/parlamento-italiano-eleggere-una-donna-come-presidente-della-repubblica


 

Dovremo farci carico dell'umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore, ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento. ...

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