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Carceri e polizia violenta, pure l'Italia nel mirino Usa

  • Lunedì, 10 Marzo 2014 11:10 ,
  • Pubblicato in Flash news

Italia Oggi Sette
10 03 2014

Violenza delle forze dell'ordine, sovraffollamento carcerario, casi di discriminazione razziale. A 65 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani gli Usa hanno elaborato un rapporto sui diritti umani che riguarda circa 200 paesi. E anche l'Italia finisce nel mirino. Il rapporto per ogni paese è redatto dalle ambasciate americane in giro per il mondo. ...

 

Tortura, una brutta legge che tortura la democrazia

  • Giovedì, 06 Marzo 2014 14:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
06 02 2014

Il Senato ha approvato una legge sulla tortura ma il testo la definisce come reato generico e non come reato specifico del pubblico ufficiale. E' una differenza non da poco. Gli agenti devono sapere che l'abuso sui detenuti o su persone momentaneamente private delle libertà è un reato odioso e insopportabile per chi veste una divisa e rappresenta lo stato.

Non un reato qualunque con una semplice aggravante se commesso da un agente. Il testo originario del senatore Luigi Manconi è stato pressoché manomesso definendo tortura solo se ci sono "più atti di violenza o minaccia" proprio come da anni chiedeva la Lega che, su questo, riuscì a bloccare il parlamento nella scorsa legislatura. Miracoli delle larghe intese col silenzio-assenso di Sel e 5 Stelle.

Secondo l'Osservatorio repressione il testo passato in Senato è frutto di precise pressioni esercitate in questi anni dai vertici delle forze dell'ordine, che hanno sempre considerato l'eventualità di una legge ad hoc sulla tortura come un'offesa, quasi un atto d'accusa. Più o meno come l'introduzione del codice alfanumerico per chi opera mascherato e irriconoscibile in ordine pubblico.

Ma la formazione del personale nel senso di un rapporto corretto con le persone e la Costituzione non è mai stata in cima alle preoccupazioni di un dipartimento, quello della Polizia di Stato, indifferente e spesso complice con gli scandali di malapolizia che riguardano tutti i livelli della scala gerarchica: per fare un esempio, da chi guidava le volanti a via Ippodromo fino al numero due del Viminale Izzo o al capo del Ros Ganzer passando per i sindacati e i sindacatini che li coprono.

L'Italia, secondo l'Osservatorio repressione, conferma di avere seri problemi quando si tratta di garantire i diritti fondamentali delle persone. Anche l'Unione delle camere penali (gli avvocati penalisti) dice che la legge è sbagliata perché non rispetta le indicazioni dell'Onu e crea confusione rispetto a reati già previsti dal codice penale. In teoria la legge potrebbe essere corretta dalla Camera ma questo Parlamento è lo stesso che tortura diritti e violenta la Costituzione in gran parte dei suoi atti.

Secondo Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verità e Giustizia per Genova, siamo di fronte a una legge molto più che deludente. Diciamo pure inadeguata. L'Italia, come confermano ormai molti episodi e molti processi degli ultimi anni, è un paese nel quale appartenenti alle forze dell'ordine hanno praticato varie forme di tortura.

Approvare una legge che non qualifica la tortura come reato specifico delle forze dell'ordine significa rinunciare a quell'effetto deterrente che una legge del genere dovrebbe avere. Significa fingere di vivere in un altro paese. Nella pratica è un cedimento della politica ai desiderata - in questo caso poco responsabili - dei vertici delle forze dell'ordine, che altrimenti si sarebbero sentiti messi sotto accusa, mentre è ben chiaro che una seria legge sulla tortura (che preveda anche la non prescrizione del reato) è nell'interesse di forze dell'ordine a loro pieno agio all'interno di un sistema autenticamente democratico.

Checchino Antonini

Non riuscivano a tenerlo, lui urlava e si dimenava. Hanno chiamato i carabinieri, che lo hanno immobilizzato a terra. Lui improvvisamente si è calmato: era il suo cuore che stava andando in crisi e si sarebbe fermato definitivamente pochi minuti dopo. ...

Nasce Acad, contro gli abusi degli agenti

  • Sabato, 22 Febbraio 2014 08:09 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Giacomo Russo Spena, MicroMega
19 febbraio 2014

Il tema è fra i più controversi e non esiste un database ufficiale. Né è possibile stilare trend statistici. Ma a sentire almeno la denuncia di Acad (Associazione contro gli abusi in divisa ONLUS) sono in forte aumento le segnalazioni dei cittadini sul corretto operato degli agenti: abusi di potere e molestie sessuali in primis.

Giornalettismo
14 02 2014

Via la divisa. È questo lo slogan della manifestazione organizzata dai famigliari di Federico Aldrovandi che si terrà sabato pomeriggio a Ferrara per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti condannati per omicidio colposo, tre dei quali sono recentemente tornati in servizio.

IL CORTEO E LA PETIZIONE CONTRO I POLIZIOTTI CONDANNATI - L’iniziativa, promossa dall’Associazione Federico Aldrovandi, trova l’appoggio del senatore del Partito Democratico Luigi Manconi, che ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere ai ministri Alfano e Cancellieri che gli agenti condannati per la morte del diciottenne ferrarese non tornino a svolgere un servizio che preveda contatti con il pubblico.

REATO DI TORTURA - Il corteo organizzato dall’Associazione Federico Aldrovandi si riunirà alle 14 di domani, sabato 15 febbraio, in via Ippodromo e sfilerà per il centro di Ferrara per concludersi sotto il palazzo della Prefettura. Lo scopo della manifestazione è chiedere, oltre alla destituzione dei poliziotti tornati in servizio, anche l’introduzione del reato di tortura e di un numero identificativo per gli appartenenti alle forze dell’ordine. La manifestazione prende le mosse da una frase di Stefano Aldrovandi, fratello di Federico, che scriveva:

Oggi io penso che chi usa la forza in maniera consapevole e provocando dolore senza pentirsene è una persona deviata e non si merita comprensione da nessuno. Mio fratello è morto a pugni, calci e manganellate per mano di 4 violenti in divisa non pentiti. Tali responsabili riprendono il loro lavoro dopo una condanna di omicidio. La domanda è sempre la stessa: che senso ha?

FEDERICO ALDROVANDI E I POLIZIOTTI CHE LO HANNO UCCISO - Allo stesso modo, un paio di settimane fa Patrizia Moretti, madre di Federico, era stata protagonista di un servizio de Le Iene, in cui si ricostruiva la morte del ragazzo, avvenuta all’alba del 25 settembre 2005 in seguito a un violento pestaggio da parte di quattro poliziotti. Contro i quattro agenti, condannati in via definitiva per eccesso colposo in omicidio colposo, c’è la testimonianza di una donna che ha raccontato di aver assistito al pestaggio dalla finestra di casa sua e alcune intercettazioni delle conversazioni tra agenti e centrale («L’abbiamo bastonato di brutto…») che dimostrerebbero i tentativi di depistaggio delle indagini da parte degli agenti. Dei quattro solo tre sono tornati in servizio, mentre Paolo Forlani non rientrerà in cura per una «nevrosi reattiva».

LEGGI ANCHE: La lettera del padre di Federico Aldrovandi ai poliziotti che lo hanno ucciso

LA PETIZIONE DEL SENATORE MANCONI - Anche il senatore Luigi Manconi, nella sua petizione, chiede con fermezza che i quattro poliziotti non tornino in servizio:

Hanno ucciso a mani nude e con i manganelli un ragazzo di 18 anni. Hanno aspettato 6 ore per avvisare la famiglia. Hanno disinformato, omesso, mentito. A causa dei depistaggi hanno avuto una condanna per un omicidio che di colposo non ha niente. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata a chi si è reso responsabile di questo orrore. Chiediamo pertanto che quei poliziotti non siano mai più nella posizione di poter fare ancora ciò che già hanno fatto. Non hanno mai chiesto scusa, non si sono mai mostrati addolorati per aver tolto la vita a Federico. Ora possono tornare, armati, a svolgere un servizio istituzionale delicato come quello della gestione dell’ordine pubblico. Ciò è ingiusto. [...] Chiediamo di sapere quale sia stato l’esito del procedimento disciplinare a carico dei quattro poliziotti. Chiediamo che vengano disarmati e messi nelle condizioni di non nuocere più ad alcuno. Chiediamo che sia loro impedito di svolgere funzioni di ordine pubblico e di sicurezza e chiediamo che siano applicati esclusivamente a funzioni amministrative e che svolgano un servizio che non preveda, né ora né mai, alcun contatto con il pubblico.

Valentina Spotti

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