×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Pagina99
29 04 2014

Emessa la sentenza per un leader dei Fratelli musulmani e altri 682 imputati; confermate altre 37 sentenze. Difensori e gruppi per i diritti umani protestano. Messo al bando il Movimento 6 aprile, che si batte per la democrazia

Un tribunale egiziano ha condannato a morte il leader dei Fratelli musulmani, l'organizzazione politica di cui è parte il deposto presidente Mohammed Morsi, e altri 628 imputati, tutti accusati di sostenere l'organizzazione ora messa al bando. Poco dopo un diverso tribunale ha confermato la sentenza di morte per altri 37 imputati, parte di un precedente maxi-processo. Infine, sempre oggi si apprende che un altro tribunale ha messo al bando il Movimento 6 Aprile, raggruppamento per la democrazia che aveva contribuito in modo decisivo alle mobilitazioni che rovesciarono l'ex presidente Hosni Mubarak nel 2011. Sommate, queste notizie testimoniano di un drastico giro di vite nella repressione in Egitto, in vista delle elezioni presidenziali.

Il processo di massa contro Mohamed Badie, «guida generale» dei Fratelli musulmani, e gli altri 628 imputati, è stato molto criticato dagli avocati difensori e da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty international: la richiesta dell'accusa è arrivata dopo un procedimento durato appena due giorni, e i difensori dicono che era materialmente impossibile leggere migliaia di pagine di atti e considerare la posizione di ciascun imputato.

Il mese scorso un simile maxi-processo di era concluso con 529 sentenze capitali: oggi la pena di morte è stata confermata per 37 di loro, mentre per altri è stata riconvertita in ergastolo. In entrambi i processi di massa l'accusa è di appartenere alla Fratellanza e di aver ucciso due poliziotti, in due precisi episodi avvenuti lo scorso agosto in due cittadine della provincia di Minya, nell'Egitto meridionale. Molti degli imputati protestano: in molti casi non si trovavano sul luogo dei fatti, non sono neppure simpatizzanti della Fratellanza. Tutti gli imputati hanno diritto a fare ricorso. La richiesta di morte per Mohamed Badie sarà inoltrata al Muftì d'Egitto, per un parere (solo consultivo).

Sentenze capitali così «all'ingrosso» sono il segno della volontà di annientare la Fratellanza musulmana e zittire il dissenso, dicono i gruppi per i diritti umani. «La decisione [del tribunale] è forse il più ampio ricorso alla pena di morte nella storia mondiale recente», nota Sarah Leah Whitson, di Human Rights Watch: «Sembra che queste sentenze puntino a instillare il terrore in quanti si oppongono al governo ad interim». Non tutti in Egitto condividono tanta indignazione per le condanne a morte, al contrario: dopo mesi di martellamento sulla minaccia di terrorismo interno, e un'ondata di attacchi che ha raggiunto anche il Cairo, il messaggio arrivato all'opinione pubblica è che gli imputati sono pericolosi terroristi: o almeno, questo commentano i media ufficiali.


L'escalation repressiva è segnalata anche dalla messa al bando del Movimento 6 Aprile, annunciata da fonti giudiziarie riprese sul sito web del giornale al Ahram. Tre figure leader del movimento – Ahmed Maher, Mohamed Adel e Ahmed Douma – sono in galera, dopo che in dicembre sono stati condannati a tre anni con l'accusa di fomentare proteste illegali: due settimane fa il loro appello è stato respinto e le sentenze confermate. I tre sono condannati in base a una legge sulle manifestazioni pubbliche approvata in novembre denunciata da più parti – secondo Human Rights Watch la legge «da nei fatti carta bianca alla polizia per bandire ogni pubblica manifestazione in Egitto». Sabato al Cairo alcune centinaia di persone hanno manifestato contro questa legge. In questo caso si tratta dell'opposizione laica e democratica, ossatura del movimento di piazza Tahrir nella primavera 2011: rimasto però in minoranza, schiacciato tra la Fratellanza musulmana e la generale restaurazione di legge e ordine.

- See more at: http://www.pagina99.it/news/mondo/5360/720-condanne-a-morte-in-un.html#sthash.XgGaRI1B.dpuf

Le persone e la dignità
05 03 2014

Dopo anni di appelli, di raccolte di firme e pressioni internazionali ieri è tornato libero il vignettista tunisino Jabeur Mejri, condannato a sette anni e mezzo di prigione per aver pubblicato nel 2012, sulla sua pagina Facebook, disegni del Profeta Maometto giudicati blasfemi. Mejri è stato scarcerato grazie a un provvedimento di grazia firmato dal presidente della Tunisia, Morcef Marzouki, due settimane fa. “È tornato a casa sua, a Mahdia, e sta bene” ha reso noto ieri sera il suo avvocato, Ahmed Mselmi.

La decisione sulla grazia sarebbe arrivata dopo una lettera di scuse. “Lo scorso ottobre – aveva spiegato il portavoce del presidente, Adnene Mansare -, Jabeur Mejri ha scritto al presidente una lettera di scuse per aver offeso il poeta Maometto e l’Islam”. Ma la sua scarcerazione non è stata immediata perché nel frattempo il blogger era stato raggiunto dall’accusa di aver rubato circa 1000 dollari in biglietti del treno mentre lavorava per le ferrovie tunisine nel 2011. Stranamente il mandato di arresto gli era stato notificato soltanto alla fine dello scorso gennaio. Un espediente, avevano pensato in molti, per tenerlo in carcere anche dopo la grazia. Poi, ieri, la tanto sospirata liberazione.

Mejri era stato arrestato il 5 marzo 2012, a seguito della denuncia di alcuni avvocati che avevano letto gli articoli e la vignetta postati sulla sua pagina Facebook. Il 28 marzo dello stesso anno, è stato condannato dal tribunale di Mahdia per “aver attentato ai valori sacri con azioni o parole” e per “aver attentato alla morale pubblica”. Stessa condanna per il suo amico Ghazi Beji che però è riuscito a rifugiarsi all’estero.

Per la sua scarcerazione si erano mobilitate le organizzazioni dei diritti umani, in primis Amnesty International che lo considerava un prigioniero di coscienza.

“La condanna di Jabeur è stato uno shock enorme. Incredibile. La gente parla del successo della transizione democratica in Tunisia, ma possiamo parlare a tutti gli effetti di democrazia in un paese in cui a qualcuno viene inflitta una condanna così pesante solo per aver espresso le sue opinioni?” aveva detto Lina Ben Mhenni, autrice del blog Una ragazza tunisina, e simbolo della primavera del Paese.

Egitto. Sama, una danzatrice contro i fratelli musulmani

  • Martedì, 25 Febbraio 2014 11:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
25 02 2014

La sua avvenenza e abilità nella danza del ventre l'avevano resa una delle giovani artiste più amate dal grande pubblico televisivo egiziano e mediorientale. Per questo le sue critiche al deposto presidente Morsi - quando era ancora in carica - avevano avuto una risonanza molto forte e bel al di là dei confini nazionali ...

La situazione è dunque molto complessa, quasi incoglibile nelle sue tante sfumature. Forse, per usare una categoria cara alla psicanalisi, ha a che fare con il "rimosso". ...

La rivoluzione finisce in prigione

Sharif Abdel Kouddous, Internazionale
31 gennaio 2014

Quest'anno il 25 gennaio, il giorno del terzo anniversario della rivolta egiziana del 2011, sembrava di essere tornati al punto di partenza. Oggi al centro di piazza Tahrir, al Cairo, c'è un brutto monumento fatto costruire dal nuovo governo appoggiato dall'esercito. ...

facebook