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Di chi sono questi figli?

  • Giovedì, 17 Aprile 2014 10:36 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
Maria Novella De Luca, La Repubblica
16 aprile 2014

Di chi sono, a chi appartengono i due gemelli, un maschio e una femmina, che verranno al mondo alla fine dell'estate, cresciuti nell'utero di una madre, che porta però dentro di sé il materiale genetico di un'altra coppia che dunque li reclama? ...
Di chi sono, a chi appartengono i due gemelli, un maschio e una femmina, che verranno al mondo alla fine dell'estate, cresciuti nell'utero di una madre, che porta però dentro di sé il materiale genetico di un'altra coppia che dunque li reclama? E poi, ancora, nel mondo sempre più complesso dell'ingegneria procreativa, cosa conta di più, il legame affettivo o quello biologico? La legge del cordone ombelicale insomma, contro la legge del Dna. ...

Aborto, muore in ospedale dopo aver usato la RU486

  • Venerdì, 11 Aprile 2014 09:29 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
11 04 2014

Il ginecologo Silvio Viale: "No alle strumentalizzazioni"

Una donna di 37 anni, A. M., è morta mercoledì sera all'ospedale Martini di Torino dopo che le era stata somministrata la seconda parte dei farmaci previsti per l'aborto farmacologico: l'RU486 e altre sostanze che provocano contrazioni uterine e favoriscono l'interruzione di gravidanza. Dopo un primo tentativo di far ripartire il cuore e dopo il ricovero in rianimazione, la donna è morta nella serata.

Sotto choc medici e ostetriche: "Era tutto regolare, abbiamo effettuato un'ecografia e gli esami sia la prima sia la seconda volta che la signora è venuta qui per l'interruzione. Solo dopo il suo primo malore l'abbiamo sottoposta a un ecocardiogramma che ha rivelato la fibrillazione, e siamo intervenuto per rianimarla". Si tratta del primo caso in Italia di decesso che potrebbe essere collegato all'aborto farmacologico, che ormai dal 2009 rappresenta un'alternativa a quello chirurgico.

L'autopsia, questa mattina, cercherà di stabilire le possibili connessioni tra i farmaci e il decesso, che nella casistica mondiale sono stati 25 su oltre un milione e mezzo di aborti eseguiti con questo metodo. La donna aveva già un primo figlio di 4 anni, che sperava di poter andare a prendere all'asilo poco prima di essere colpita dall'attacco cardiaco.

Intanto il ginecologo Silvio Viale, considerato il "padre della pillola abortiva" in Italia, respinge "ogni strumentalizzazione". Viale, che dirige il principale servizio italiano per interruzioni di gravidanza all'Ospedale Sant'Anna di Torino, osserva che sono "decine di milioni le donne che hanno assunto la RU486 nel mondo" e "40.000 in Italia". "L'episodio - aggiunge Viale - ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec). Sono gli altri farmaci, gli stessi che si impiegano per le IVG chirurgiche, i maggiori sospettati di un nesso con le complicazioni cardiache".

Viale, nel dirsi addolorato per quanto accaduto, sostiene come sin da ora si possa "affermare che non vi è alcun nesso teorico di causalità con il mifepristone (RU486), perché non ci sono i presupposti farmacologici e clinici. ll mifepristone è regolarmente autorizzato dall'Aifa anche per gli aborti chirurgici volontari del primo trimestre e per le interruzioni terapeutiche del secondo trimestre, per cui le buone norme di pratica clinica prescriverebbero di utilizzarlo nel 100 per cento degli aborti e, se non è cosi, è solo per motivi politici e organizzativi".

"A differenza del mifepristone - afferma Viale - sono gli altri farmaci utilizzati nelle interruzioni di gravidanza, sia mediche che chirurgiche, che possono avere effetti cardiaci, seppure raramente: la prostaglandina (gemeprost) in primo luogo, già individuata come responsabile di decessi e complicazioni cardiache, ma anche l'antidolorifico (ketorolac) ampiamente utilizzato off-label in gravidanza e l'antiemorragico (metilergometrina) utilizzato in Italia di routine in quasi tutti gli aborti in ospedale e a domicilio. Anche la gravidanza di per se è un fattore di rischio. In attesa che l'autopsia indichi la causa della morte ribadisco che ben difficilmente, per non dire con ragionevole certezza, la RU486 potrà essere chiamata come responsabile diretta o indiretta delle complicazioni che hanno portato al decesso".

Libertà va cercando. Ma non la troverà, pare, in Italia. Dal terzo Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica che si è aperto ieri a Roma emerge infatti che il nostro Paese ha qualche problema su questo fronte. ...

Mamma, io sarò una Einstein

  • Venerdì, 28 Marzo 2014 15:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

La 27 Ora
28 03 2014

L'Ocse "rimanda" le ragazze in scienze: "Troppa ansia". Ma ora i professori aprono la caccia per averle tra gli allievi

La colpa è di noi mamme. Almeno in parte. Sarebbero infatti le mamme delle ragazze le prime ad instillare nelle loro figlie il dubbio che la matematica, l'informatica, per non dire l'ingegneria, non siano cose per loro.

E che loro siano in qualche modo inadeguate a studiare le materie scientifiche, considerate aride e troppo poco creative per le menti femminili. ...

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