Insulti allo studente gay Il liceo: lo difendiamo noi

  • Mercoledì, 06 Febbraio 2013 09:33 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
06 02 2013

La scritta sul muro del liceo è stata subito cancellata, la rabbia e la solidarietà restano. Tutta la scuola si è stretta attorno a P., il quindicenne del liceo Tacito, contro il quale nella notte tra domenica e lunedì è apparsa una croce celtica e due parole assurde: "Frocio dimettiti".
Lui, moro, occhi nocciola, piercing sotto al labbro, rappresentante al Consiglio di istituto eletto con più di 300 voti, omosessuale e vicino a SeL, ha reagito con ironia.

Foto della scritta pubblicata su facebook e spiegazione tagliente: "Mi hanno dedicato un murales, sono quasi contento!". E poi: "Non riescono neanche a farmi soffrire. Fosse per me gli darei poca importanza ma c'è chi paga con la vita stessa, non posso chiudere un occhio".
Sotto il post sono subito arrivate centinaia di adesioni e decine di commenti dei suoi compagni di classe: c'è chi se la prende con i fascisti, chi urla vergogna, chi si indigna e chi ribadisce la propria stima e il proprio affetto per P.

"Un ragazzo come tutti, amatissimo in classe e nell'istituto. Eletto rappresentante a maggioranza, il più votato tra i quattro che siedono in consiglio. Qualche studente di destra c'è ma P. non ha mai subito aggressioni o minacce" dicono in coro gli insegnanti e la preside Giuliana Mori, riuniti ieri in Collegio docenti e di nuovo oggi in Consiglio di istituto per discutere del caso.

Le telecamere sulla facciata hanno ripreso tutto ma, spiega la dirigente scolastica, "i filmati che abbiamo visionato sono scuri, non si vede nulla". Poi aggiunge: "È un fatto gravissimo, un attacco alle rappresentanze democratiche giovanili, oltre che al ragazzo. Con il bullismo non c'entra nulla, da noi c'è un clima disteso e aperto. Penso sia opera di esterni, le lotte tra scuole purtroppo esistono e anche episodi simili come le aggressioni e gli insulti che hanno colpito il Manara o il Giulio Cesare. Non so se le elezioni fomentino le violenze, ma Prati è piena di celtiche e svastiche che andrebbero rimosse".

Non è la prima croce nera sui muri del Tacito: altre scritte, oggi rimosse, portano la firma di organizzazioni di estrema destra con sede in Prati.
Anche Arduino Maiuri e Andrea Basini, professori del Tacito, difendono la scuola: "Teniamo corsi sull'omosessualità nel mondo antico e abbiamo un bel rapporto con i ragazzi. Quest'atto deprecabile e odioso non c'entra nulla col nostro liceo". E di P. la preside Mori aggiunge: "Ha reagito benissimo, ha una bella famiglia alle spalle, ma quella scritta va oltre, il messaggio che vuole trasmettere è che i gay non devono stare nelle istituzioni, gravissimo".

Telefono Azzurro e Facebook insieme per i “social” sicuri

  • Martedì, 05 Febbraio 2013 15:06 ,
  • Pubblicato in Flash news
Vita
05 02 2013

Lanciata un’app che, attraverso il social network, consente a bambini e adolescenti (ma anche ai loro genitori) di imparare i trucchi per un utilizzo corretto del web.

La strategia dichiarata di Telefono Azzurro è chiara: andare a intercettare i ragazzi nei loro mondi, instaurare un dialogo partendo dal “loro” punto di vista. E il mondo dei ragazzi, oggi, passa per una porzione importante del tempo, e delle abitudini dalla rete, e in particolare dai sociale network. Come confermato dai dati della recente Indagine sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza realizzata da Telefono Azzurro in collaborzione con Eurispes, da cui emerge che il 64% dei bambini italiani usa un computer tutti i giorni fino a 2 ore al giorno. Un bambino su 4 ha un computer privato a cui non hanno accesso i genitori. Il 60,6% degli adolescenti naviga fino a due ore al giorno e uno su 10 ci passa più di 4 ore. Più della metà degli adolescenti ha paura che non connettendosi potrebbe essere tagliato fuori da ciò che accade nel mondo.

Per questo, da oggi, Telefono Azzurro sceglie di sbarcare sul social network per eccellenza, Facebook, con an’app dedicata, che può essere utilizzata anche da chi non ha un account FB, e che costituisce un punto di accesso e di dialogo privilegiato per tutti gli utenti, minori ma anche i loro genitori, o i loro insegnanti, con l’équipe di esperti di Telefono Azzurro. L’app infatti consente di avere in diretta tanto consigli pratici per utilizzare al meglio – e in modo sicuro – il social network: come gestire i contatti, come proteggere il proprio profilo, come rimuovere una foto imbarazzante o bloccare persone invadenti. Inoltre sempre dall’app, è possibile accedere direttamente a una chat dedicata e comunicare in tempo reale con un operatore specializzato di Telefono Azzurro a cui chiedere aiuto o consiglio sui temi più diversi.

«La realtà di Telefono Azzurro rimane profondamente legata al tema del sostegno a ragazzi e adolescenti e alla capacità di intervenire anche in emergenza in maniera professionale», ha dichiarato Ernesto Caffo, Presidente dell’Associazione. «Stiamo solo cambiando pelle, e strumenti, seguendo la naturale evoluzione delle abitudini comportamentali dei nostri ragazzi e nuovi rischi che oggi si chiamano Cyberbullismo, Gambling, o Sexting. E lo facciamo con alleanze eccellenti come quella con Facebook e mettendo a disposizione una conoscenza più che ventennale. Oggi il nostro Telefono Azzurro, non è più solo un telefono, ma anche una Chat, un’Application, una pagina sui principali Social Network e tutto quanto necessario per garantire ascolto e supporto a chi ne fa richiesta».

L’iniziativa dal respiro europeo è stata realizzata in collaborazione con Facebook, ed è il secondo passo di una strategia complessiva di attenzione alla corretta navigazione in rete da parte dei minori che ha già sviluppato un modello in Francia, dove Facebook si è affidata all’esperienza dell’Associazione francese E-Enfance, legata come Telefono Azzurro al network In-Hope nato grazie al Programma della Commissione Europea “European Safer Internet Program”.

«A Facebook crediamo che la sicurezza sia un argomento aperto e una responsabilità condivisa» ha commentato Richard Allan a capo della Divisione di Facebook che si occupa delle Public Policy europee. «Noi lavoriamo regolarmente con genitori, educatori, istituzioni competenti e ad altri servizi online per poter condividere la nostra esperienza e imparare gli uni dagli altri. Grazie alla lunga storia di Telefono Azzurro a protezione dei bambini e adolescenti, siamo quindi entusiasti di condividere questo nuovo progetto con loro».

Bullismo, è quello cyber a fare più paura

Antonella De Gregorio, Corriere.it
4 febbraio 2013

"È come salire su un ring: o le prendi o le dai". Lo dice con candore la ragazzina del cartoon diffuso da Save the Children. E se ti capita di "darle" il divertimento è assicurato, sembra suggerire quel tratto di matita. Che male fa? Una foto, un video, un "like" possono, al massimo, far ridere...

Il Paese delle donne
29 01 2013

Si chianma Harassmap ed è un sito interattivo che raccoglie le segnalazioni di molestie e violenze avvenute per le strade del Cairo che le donne inviano all’organizzazione attraverso e-mail, facebook, twitter, le verifica e poi le traccia come punti dati su una mappa della città.

Harassmap offre alle donne un nuovo modo di comunicare la loro paura e frustrazione in una città in cui la penetrazione del telefono cellulare è superiore al 100%.

"La tecnologia consente alle persone di raggiungerci, al di là di tutte queste barriere sociali che esistevano", dice Rebecca T. Chiao.co-fondatrice del sito, che spiega: “dare alle donne la possibilità di segnalare i loro aggressori dà loro un senso di empowerment, la sensazione di non essere vittime senza voce”.
Ma la visione di Chiao va ben oltre la semplice documentazione e la compilazione di rapporti sugli incidenti. Le sue squadre di volontari/volontarie intervengono in prima persona per salvare le donne in pericolo e incoraggiano i leader della comunità ad fare altrettanto quando assistono a episodi di molestie.

Segnalare inoltre, attraverso adesivi e manifesti, le zone più tranquille per le donne del Cairo.
Il sito promuove le imprese e le aree della città attribuendo un "bollino" di sicurezza ai luoghi sicuri che accolgono le donne e la loro attività.

La strategia di Harassmap è infatti quella di fornire incentivi economici e sociali affinché le persone smettano di ignorare le molestie che le circondano.

"Vogliamo che la gente dica molestie e violenza contro le donne non concordano con i nostri valori, la storia e la tradizione egiziana e che quindi non sranno più tollerate”.

Del resto nel 1960, al Cairo in effetti le donne indossavano minigonne e maniche corte senza temere le molestie sessuali, ma le testimonianze raccolte da Harrasmap indicano che la maggior parte delle molestie è rivolta contro giovani donne che indossano foulard, maniche lunghe e gonne lunghe o pantaloni, e che semplicemente passeggiano all’aperto.. 

Nessuna donna sembra ormai potersi sottrarre alle molestie negli spazi pubblici del Cairo: né le donne coperte dalla testa ai piedi in abiti neri (abaya) e il viso-veli (niqab) né i gruppi di donne che camminano insieme per la città nonostante la giurisprudenza islamica sia molto chiara sul fatto che un uomo anche solo sbirciando una donna che non sia sua moglie, senza toccarla, si rende colpevole di un peccato, a prescindere da come questa sia vestita.

"Quando abbiamo iniziato, avevamo una visione stereotipata di chi erano le vittime e chi i molestatori" - continua Chiao - "credevamo alle solite scuse offerte da parte delle autorità egiziane, secondo le quali i molestatori sono giovani uomini economicamente svantaggiati o giovani che non possono permettersi di sposarsi, e che non hanno altro sbocco per la loro frustrazione sessuale.

Ma le testimonianze raccolte portano alla luce una realtà spesso molto peggiore: gli aggressori sono, nell’8,5% dei casi gruppi di bambini.

Alcuni hanno appena otto o 10 anni, ragazzini che non ho ancora raggiunto la pubertà, ma che hanno imparato a coalizzarsi contro le donne come una forma di semplice bullismo.

"Tutti gli stereotipi nascono dall’idea che le molestie sessuali siano l’espressione del desiderio sessuale. Questo è sbagliato: si tratta invece di un atto di aggressione, di un atto per rivendicare potere" conclude Chiao.

Il Centro per i diritti delle donne egiziane (ECWR) ha pubblicato un’indagine (solo in inglese e arabo) secondo la quale circa l’83% delle donne egiziane e il 98% delle donne straniere presenti nel paese hanno subito una qualche forma di molestia e nel 62% di questi casi si è trattato di una vera e propria violenza sessuale.

Secondo il parere di Azza Suleiman, direttrice del Centro egiziano per l’assistenza legale alle donne (solo in arabo), la Harass Map è uno strumento utile, ma c’è bisogno di molto tempo per poterne vedere gli effetti positivi. Purtroppo sono ancora tante le donne che con la tecnologia hanno molto poco a che fare e tante altre sono restie a dichiarare a terzi quanto gli accade, anche quotidianamente; "l’argomento è molto sensibile. La prima volta le donne non parlano, la seconda dicono qualcosa e la terza si aprono" afferma Suleiman.

Harassmap, che ha avuto una concessione 300.000 $ dal Centro per lo Sviluppo Internazionale del Canada (IRDC), ha assunto uno staff di 12 persone, la maggior parte donne e per il momento si sta concentrando sul Cairo; tuttavia Chiao dice di essere stata contattata da persone provenienti da 18 paesi diversi interessate alla configurazione di programmi simili.
Gli ultimi mesi, naturalmente, sono stati momenti di grande cambiamento politico e sconvolgimenti in Egitto , eppure Chiao vede il movimento Harassmap come parte di una più grande energia nella società egiziana, un momento in cui la gente inizia ad assumersi una responsabilità personale per la loro comunità.

"La gente non si sente più impotente - , dice - sono pronti a esercitare il loro potere in questo momento. In mezzo a tutto il caos politico in corso, questo è qualcosa che lascia ben sperare per il futuro, credo. "
Nel frattempo sul sito femminista egiziano nazra.org e sul sito egyptindependent.com giungono notizie di altre violenze sulle donne che manifestavano nei giorni scorsi in piazza.

Un giornalista testimone di un episodio di violenza contro una manifestante dichiara: "Posso dire che, quando i canti familiari risuonavano nella piazza, e i manifestanti gridavano il loro bisogno di giustizia, di un nuovo governo e di una nuova costituzione, mi sono sentito un po’male. Piazza Tahrir e i suoi dintorni non sono solo uno spazio rivoluzionario, ma sono anche il terreno di brutale violenza sessuale.
La piazza è sia un posto in cui la gente domanda dignità per sé sia un posto dove la spoglia violentemente ad altre persone.
Questo fatto, reso più chiaro ieri sera di quanto non lo sia mai stata prima, deve essere affrontato a testa alta. Come ho scoperto, non è possibile farlo da soli, e l’immagine della donna che non ho potuto raggiungere mette a disagio la mia coscienza.
Non è possibile fare molto da soli, ma è possibile fare qualcosa collettivamente.

Venerdì sera circa 100 attivisti sono stati coinvolti in una varietà di ruoli.

Trenta di loro, uomini e donne, si sono riuniti in gruppi, e in piazza hanno cercato di salvare fisicamente coloro che erano state aggredite. 

Molti di loro, uomini e donne, sono stati aggrediti sessualmente ess* stess*. Sapevano che questo poteva accadere, e sapevano cosa volesse dire. Lo hanno fatto in ogni caso.

A volte, gli scontri tra gruppi di giovani mascherati e polizia possono sembrare una messa in scena, senza direzione e stereotipata. Per quanto sono espressione di rabbia reale e legittima, spesso sono anche espressioni di machismo adolescenziale, e stupidità.
Gli interventi anti-molestie sessuali sono viscerali, di principio, e senza compromessi. Essi richiedono coraggio reale. Stanno in netto contrasto con l’acquiescenza pratica delle principali forze politiche, che celebramo i loro martiri, e ignorano il lato oscuro della piazza".


Fonti: 
habibi.forumfree.it, 
blogs.edmontonjournal.com, 
womensenews.org, 
theamericanmuslim.org, 
ecwronline.org,
twitter.com/harassmap, 
egyptindependent.com,
www.facebook.com/opantish

Ippolita, Foucault e Facebook

  • Venerdì, 18 Gennaio 2013 10:53 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
18 01 2013

Ippolita è un collettivo che si occupa di social media. E’ bene conoscerli e leggere i loro libri, per chi i social frequenta (e anche per chi non li frequenta. Un’occasione giusta, per i romani, è quella di oggi: alle 18, presentano il loro (importantissimo) “Nell’acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo” al Caffè letterario della Casa Internazionale delle Donne in Via San Francesco di Sales 1A Roma. Siateci. Per capire di cosa si parla, Ippolita mi ha mandato un testo, che pubblico con molto piacere.

Social media Junkie

Facebook non è affatto gratuito, questo ormai lo sanno anche i sassi.
Nessun social media è gratis.
Quello che forse non viene afferrato è che cosa sia e quanto valga l’oggetto di scambio di questa nuova e croccante formula del capitale. Ci troviamo a barattare oro massiccio con specchietti e vetri colorati.
La maggior parte delle persone che conosciamo e che stanno su Facebook ritiene semplicemente di poter cedere gran parte delle proprie chiacchiere online (più o meno intellettuali) per le quali tutto sommato non sentono una grande affezione.
Si tratta per l’appunto di chiacchiere, non di scritti che prevedano una codifica formale e sulla quale esercitare una responsabilità concreta.
Eppure le nostre inutili ciance quotidiane costituiscono nel mondo dei social network il codice dei nostri legami sociali.
Dare accesso a questo codice (in modo assoluto, libero, senza limitazioni di spazio, irrevocabile, perpetuo e gratuito) significa non avere inteso, o fingere di non voler capire, che cosa sia l’estensione del bio-potere foucaultiano alla società delle megamacchine digitali. Immersi nella società della prestazione non siamo disposti a riconoscere il tratto dispotico del social media. Verremmo tacciati di bigottismo e arretratezza. Alla meglio e con grande sforzo di snobismo. Ci fa comodo dunque pensare che la tecnologia sia neutra e che l’obiettivo di Facebook sia essenzialmente illuminista e operiamo così un’accettazione routinaria dello status quo.
Frattanto nella stanza dei bottoni è all’opera la trasparenza radicale, il sistema con il quale veniamo indotti al massimo dell’esposizione personale e il cui limite estremo è la pornografia emotiva. Questa accecante luminosità fa da contrasto al completo occultamento del sistema tecnico e del dispositivo economico.

La trasparenza totale, propagandata come stile di vita, è una trasparenza del nulla poiché chi è responsabile del servizio si sottrae ad un confronto leale. La trasparenza vale per la massa, non per i sistemi di potere. L’ingegneria sociale sottesa alla piattaforma rimarrà dissimulata, negata, materia per la tecnocrazia dei Big Data.

Il soggetto di prestazione immerso in un mondo privo di conflitto dove tutto è possibile -yes we can- è un soggetto perennemente stressato, in bilico sulla depressione.

Il vitalismo del tecno entusiasmo è inteso in termini di produzione e consumo, non ha alcun potere trasformativo, se non quello ovvio di una migliore adesione al sistema. Stiamo diventando social media junkie (drogati di social media).

facebook

Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

leggi di più

 Creative Commons // Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli articoli contenuti in questo sito, qualora non diversamente specificato, sono sotto la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0)