La misoginia dei soliti sospetti e degli insospettabili

  • Sabato, 02 Settembre 2017 06:12 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Femminicidio ViolenzadonneSarantis Thanopulos, Il Manifesto
2 settembre 2017

Abid Jee, un improbabile mediatore culturale di una cooperativa bolognese, ha scritto su Facebook in seguito ai gravi episodi di violenza carnale accaduti a Rimini: "Lo stupro è un atto peggio, ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale". Sempre su Facebook, Saverio Siorini, segretario della Lega a San Giovanni Rotondo, si è chiesto: "Quando alla Boldrini e alle donne del Pd?".

Huffington Post
24 09 2015

Violentata a 27 anni durante la Seconda Guerra Mondiale, viene risarcita 71 anni dopo: la storia di Rosa, 98 anni

Rosa aveva 27 anni quando il 22 di maggio 1944 fu stuprata, oggi ne ha 98. A ben 71 anni di distanza da quella terribile notte, la Corte dei Conti la ripaga delle violenze subite e le impartisce un risarcimento per i danni morali. Una magra consolazione a corredo di una delle pagine più buie che la storia italiana ricordi. Perché, come racconta Il Corriere della Sera, Rosa non fu la sola che in quell'occasione subì un tale abuso.

Era il maggio del 1944 e diversi paesi del basso Lazio, che attendevano gli americani liberatori, vissero invece l’incubo dei 7.000 goumiers (organizzati in “goums”, gruppi da una settantina di uomini) che rubarono, ammazzarono, distrussero, violentarono. Uno stupro di massa che segnò e distrusse la vita di 3.000-3.500 donne e minorenni, secondo le stime più attendibili. E molti uomini che tentavano di proteggere le loro mogli e figlie vennero sodomizzati e uccisi.

Un episodio che è stato poi ricordato non solo dai libri di storia. Proprio da questi tragici fatti, Alberto Moravia prese spunto per scrivere La Ciociara dal quale Vittorio De Sica ne trasse un film omonimo che valse l'Oscar a Sophia Loren.

La ragion di Stato (Italia, alleata dei nazisti, uscita perdente dalla guerra e Francia vincente) tenne a lungo coperte le atrocità subite da quei paesi della Ciociaria ai piedi dei monti Aurunci tra il 12 e il 27 maggio del’44. Pochi anni dopo partirono le battaglie legali per ottenere i risarcimenti.

Rosa venne ricoverata in ospedale alcuni mesi dopo la violenza e negli anni subirà poi una serie di interventi chirurgici. Nel 1992 le riconoscono la pensione di guerra di ottava categoria “per l’infermità ‘stato nevrosico’ contratta a seguito della violenza carnale subita in epoca bellica”. Ma gli avvocati della signora Rosa fanno un passo ulteriore: chiedono, sempre nel ‘92, la liquidazione del danno non patrimoniale sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale del 1987.

Hanno violentato due volte una turista americana nel bagno della discoteca, poi si sono scattati un selfie facendo il segno della vittoria con l'indice e il medio e l'hanno postato su Facebook.
Titti Beneduce, Il Corriere Della Sera ...

Ho per compagna una cicatrice e te la spiego, figlia mia

  • Venerdì, 31 Luglio 2015 11:06 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
31 07 2015

Tutte le volte che guardo la mia cicatrice ricordo quello che è successo nel 1998. Sono trascorsi molti anni ma la cicatrice non mi permette di dimenticare. Perciò ho scelto di conviverci. C’è questa traccia qui con me e quasi le voglio bene. La capisco, mi commuove, è parte di me.

Era una sera di maggio. Avevo indossato un vestito nuovo. Mi piaceva e avevo abbinato un paio di scarpe che adoravo. Mi guardavo allo specchio e mi sentivo una gran figa. Mi sono truccata un po’, giusto un filo di colore sulle guance e sulle labbra. Un po’ di rimmel. Due orecchini che portavo sempre e una collana con un ciondolo di legno a forma di luna.

Sono andata a prendere la mia amica e poi siamo andate all’appuntamento con una comitiva di ragazzi e ragazze. Ci siamo visti davanti una gelateria. Poi siamo andati insieme a prendere una pizza. Mi sono ritrovata a fianco un tizio che non conoscevo. Era nuovo del gruppo. Abbiamo parlato tanto e dopo due birre e un paio di bicchieri di vino bianco io ero letteralmente ubriaca. Non reggo bene l’alcool anche se ero cosciente e quindi mi ricordo tutto.

Uscendo sono finita in macchina con il tizio e ho poggiato la testa sulla sua spalla. Mi girava la testa e avevo una gran nausea ma ridevo. L’alcool ti fa questo effetto a volte. Lui fece un giro lungo. Accompagnò a casa quelli che erano saliti con noi in auto e alla fine avrebbe dovuto accompagnare anche me. Invece mi portò in un posto, bello, se ci penso bene. In altre circostanze lo avrei proprio apprezzato. Un prato verde, una chiesetta con dei mosaici all’ingresso. Era una meta turistica e da lì vedevi tutta quanta la città.

Solitamente si andava in quel posto in estate perché solo lì riuscivi a respirare, con il vento fresco e le stelle attaccate al cielo. A maggio c’eravamo solo noi. Mi chiese di scendere e io ne approfittai per prendere un po’ d’aria. La nausea diminuiva e lui mi afferrò per la vita per impedirmi di cadere. Ridevo e rideva anche lui. Poi mi disse che sarebbe stato bello fare l’amore, lì, su quel prato. Dissi che, certo, sarebbe stato bello, ma era un’affermazione che non si riferiva a quel momento e certamente a noi.

Lui lo prese per un si, immagino. Dal bagagliaio prese una coperta, tenda, tessuto, non so dire. So che pungeva la pelle e mi dava un prurito enorme. Mi disse di stendermi e io obbedii. Chiusi gli occhi e ad alta voce cantavo una canzone. Una canzone stupida. Che idiota sono stata. Cantavo e ridevo, da sola. Lui cominciò a toccarmi e io ero infastidita. Non mi piaceva. Gli allontanai la mano e tentai di rialzarmi. Ripetevo “andiamo… andiamo…” e volevo mi riaccompagnasse a casa.

Per lui non era un’opzione valida. “Ma come, mi hai fatto arrivare fin qui. È tutta la sera che mi usi da stampella e non vuoi neppure ricambiare?” E io pensai, ma ricambiare come? Per cosa? Era lui che aveva scelto quella destinazione e se voleva sottrarsi al mio barcollare poteva andare via e basta. Mi tirò giù e si mise sopra di me. Rideva e nel frattempo mi tirava su il vestito. Gli dissi che stavo per vomitare e lui imperterrito continuò. Ero talmente rincoglionita da non riuscire neppure a spostarlo con le mani. Facevo gesti che non miravano giusto, ma lui sapeva che dicevo no.

Tolse le mutandine, mi penetrò, concluse e poi mi aiutò a rivestirmi e mi trascinò in macchina. Quando mise in moto ed era già per strada mi prese un moto di reazione e avevo voglia di scappare, non volevo stargli vicino. Aprii lo sportello della macchina e mi lanciai. Non riuscii a saltare perché lui mi trattenne, rischiando di fare un incidente. Io guadagnai un livido nella testa e un taglio all’altezza dell’orecchio. Era un taglio profondo, con tanto sangue che mi riempì la faccia. Mi accompagnò al pronto soccorso. Disse che ero la sua ragazza e che ero caduta non so dove. Mi ricucirono e mi mandarono via. Per la medicazione e per togliere i punti sarei dovuta ritornare qualche giorno dopo.

Quando arrivai a casa, tramortita, completamente rincoglionita, con i miei che facevano mille domande e il dolore che sentivo sulla tempia e all’orecchio, posai la testa sul cuscino e mi svegliai il giorno dopo. Elaborai tutto quello che era successo, chiamai un amico per farmi dare il numero del tizio. Gli mandai un messaggio: “tu sei uno stupratore”. E lui rispose che io ero pazza. Se non c’era lui sarei rimasta sanguinante in quel posto e non aveva nulla di cui scusarsi. A scusarmi dovevo essere io.

Non lo dissi a molte persone. Smisi semplicemente di frequentare quella compagnia. Non mi avrebbero creduto e poi mi avevano visto parlare con lui per tutta la sera. Avrebbero concluso che ero stata io a provocarlo o qualcosa del genere. Non ne ho ricavato un grosso trauma. Ho continuato a vivere. La cicatrice si fece via via meno visibile e io mi allontanavo sempre più da quella sera. Ho vissuto e vivo. Non mi lamento, non me ne frega niente di quel che avrà potuto dire lui. Io so qual è la verità e tanto mi basta.

Sono sposata. Ora ho una figlia. Non so come spiegarle che può accaderle qualcosa di brutto. Non voglio opprimerla con la mia ansia ma mi sono ripromessa che le racconterò come è fatto il sesso bello e condiviso e spero di evitarle un dolore. Ed è così che le donne, per tanto tempo, secondo me, si sono comportate, passando di mano il testimone, di madre in figlia, dolore su dolore, perché è un’eredità importante, l’esperienza, la consapevolezza, e quando quell’eredità diventa parte di te allora è più facile che tu riesca a riconoscere uno stronzo, quando ne vedi uno, e a reagire come ti piace. Se ne riconosci uno, figlia mia, mollagli un calcio anche da parte mia e poi torna a casa e abbracciami, perché io sono sempre qui per te e mai, ricorda, proprio mai dirò che è stata “colpa” tua.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.

laglasnost

Stupro di Firenze, la rabbia delle donne contro la sentenza

  • Mercoledì, 29 Luglio 2015 08:13 ,
  • Pubblicato in Flash news

Popoff Quotidiano 
29 07 2015

In corteo non autorizzato, migliaia di donne hanno manifestato ieri sera a Firenze contro la sentenza che ha assolto sei uomini dall’accusa di stupro

da Firenze, Marina Zenobio
Erano arrabbiatissime le donne che ieri sera hanno protestato a Firenze contro la sentenza con cui la Corte di Appello di Firenze ha assolto sei uomini dall’accusata di aver stuprato, nel luglio del 2008, una giovane donna nell’area del parcheggio della Fortezza da Basso.

Alla manifestazione, convocata da un nutrito gruppo di associazioni, sono intervenute in più di duemila da diverse città del centro e nord Italia per esprimere solidarietà alla donna e alzare la voce contro una sentenza che risulta essere più un giudizio sulle scelte di vita della vittima piuttosto che nei confronti di chi quella vita ha violato.

Le stesse motivazioni della sentenza racchiudono in sé giudizi morali nei confronti della donna che non ha avuto diritto di giustizia perché secondo i giudici la sua vita “non è lineare”, quattro pagine in cui sostengono che “il comportamento della ragazza ha dato modo ai ragazzi di pensare che la stessa fosse consenziente”. In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.

Ieri sera erano tante le donne, ma c’erano anche uomini da alcune accettati da altre tollerati, che hanno prima sfilato intorno alla Fortezza da Basso, percorso autorizzato, ma poi hanno valutato che la gravità del caso pretendeva qualcosa di più che un girotondo e hanno deciso di osare di più.

Hanno prima occupato via Strozzi, davanti la questura, per proseguire verso il centro della città, via Cavour, la stazione ferroviaria, piazza del Duomo per tornare alla Fortezza.

Moltissimi i cartelli con l’hastag #nessuna scusa, ad indicare che non esistono giustificazioni per uno stupro, tanti slogan contro il patriarcato, alcuni anche duri sul tono “L’Italia stupra impunita, se non c’è giustizia ci sarà vendetta”. E non sono mancati riferimenti internazionalisti al coraggio e alle lotte delle “sorelle curde, yazide, nigeriane, indiane…”

La manifestazione, anche se in buona parte non autorizzata, si è conclusa intorno a mezzanotte e comunque senza incidenti, tra la curiosità dei molti turisti e la solidarietà delle e dei fiorentini che per qualche minuto hanno abbandonato la tv e si sono affacciati da balconi e finestre per salutare l’insolito corteo.

Anche a Roma, nel quartiere del Pigneto, in contemporanea con la manifestazione di Firenze, si è tenuta una protesta in solidarietà con la donna che ha subito violenza e contro la sentenza che ha assolto i suoi stupratori.

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